Gli "angoli" di Vinciguerra vinciguerra_da@yahoo.com
23-07-01-- :Finalmente
si inizia: almeno una volta a settimana scriverò un editoriale. Consentitemi
però, oggi, alcune riflessioni.
Voglio in primo luogo dire che tutti dovremmo essere grati al Webmaster per
quello che ha fatto per tutti i giojosani e per tutti gli amanti di Giojosa del
mondo. Ha contribuito a farci sentire più vicini alle tante generazioni
d’emigrati sparse per i continenti, quelli di vecchia e nuova emigrazione; ha
fatto sì che i tanti venuti d’estate o in primavera a San Giorgio o a Calavà,
incantati dal luogo, ammagliati dai colori del mare, dalla vecchia Guardia,
potessero ritrovare quei luoghi e quelle genti in un sito; ed ha fatto un regalo
incommensurabile anche a quelli che a Giojosa vivono permanentemente,
consentendo scontri interessanti e costruttivi nel Forum a gente che altrimenti
mai avrebbe parlato fra loro o mai avrebbe avuto la possibilità di dire quello
che pensava pubblicamente. Checchè se ne dica questa è la verità!
Il webmaster, io e Ruggero d’Altavilla, lo conosciamo dai tempi degli « Amorfos »;
ha sempre avuto queste manie strane, innovative, divertenti, talvolta uniche,
straordinarie. Ha reso possibile a tutti quelli che lo vogliono di comunicare in
una chat « giojosana », ha avuto l’idea di giocare con quelle
foto, ha intuito quale straordinario contenitore poteva essere il Canapè e
quale diverrà da quì a qualche anno (e nel quale purtroppo d’ora innanzi non
potrò più partecipare per ovvie ragioni).
Quanto a me, mi si potrà scrivere all’indirizzo e-mail. Per quanto potrò
cercherò di rispondere alle Vostre domande. Ah dimenticavo, mi perdonerete
l’enfasi, o meglio, come dire … il peccato linguistico/storico, che d’ora
innanzi porrò nei miei editoriali.
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31-07-2001
-- Da
M.Milingo:
Faccio un appello a
Vinciguerra: Caro Sommo, ci illumini, la prego, sui
testi scritti sulla storia del nostro
paese. Affinchè ci si renda conto che le poche cose
che noi conosciamo non corrispondono mai con l'intera
verità. m.milingo@virgilio.it
Caro mons. Milingo,
Giovanni Raffaele é un ottimo studioso di storia siciliana,
e pur essendo un "ottocentista" ha scritto
pagine mirabili sulla nascita della mafia nebroidea. Detto
questo, devo anche dire che é stato meno ligio
al dovere quando ha parlato della storia di Guardia: primo
per non aver consultato i copiosi testi
manoscritti dell'archivio parrocchiale di Gioiosa Marea,
dell'archivio storico diocesano e dell'Arca
Magna di Patti; e secondo per aver soggiogato la storia
di Gioiosa ai suoi fini accademici, ovvero
giusticando l'esodo con gli spostamenti dei mercati serici
nell'oriente, le nuove forze economiche
straniere, le nascenti mafie economiche messinesi. Avesse
consultato i registri parrocchiali, ed in
ispecie gli Stati Animarum, avrebbe di certo evitato il
grave errore di considerare la storia della
nascente Gioiosa accorpabile "sic et simpliciter" con altre
realtà sciagurate. Avrebbe visto che l'esodo era
in atto da oltre due
secoli e che la crisi del serico a Gioiosa Guardia fu
d'estrema marginalità; avrebbe
contato gli abitanti per contrada e seguito il loro esodo
dalla vecchia Guardia verso i quattro imponenti
nuclei collinari (Landro, Galbato, San Leonardo e Casale)
e non alle marine di Tono e San Giorgio. E
volendo poi approfondire l'analisi avrebbe anche riportato
i dati dei libri mastro, delle giuliane,
onde poi sommarli alle conseguenze del terremoto di fine
Settecento ed ancor più a quello di fine
Seicento, alle seguenti carestie, all'invasione delle cavallete,
alla penuria idrica. Se avesse poi
veramente voluto fare un buon lavoro, avrebbe anche dovuto
studiare gli influssi e le già incredibili
voluttà del nascente capitalismo locale di cui fu testimonianza
lo scontro tra i Pisano ed i Forzano
(per lo scontro vedi i testi di Gaetani e Forzano); ed ancor
più la discutibile attitudine dell'allora
vescovo di Patti, nonché Barone di Gioiosa, mons. Raymundo
Moncada, che cerco' di traslare tutto quanto era
possibile alle marine, anche la stessa Patti, di cui
promise rifabbricare a sue spese cattedrale,
seminario e chiese (per la cronaca del suo vescovado vedi
il testo del Giardina).
Sicchè, caro monsignore, spesso
la storia divulgata é quella dell'estremo (massimalismo
o minimalismo che sia), quello per intenderci
"globalizzante", e tende a ridurre ed annullare
l'unità: la peculiarità al mero computo analitico.
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Grazie
per la risposta, anche se è solo parziale. |
04-08-2001
-Caro Milingo,
la risposta era esaustiva, apprendo solo ora che vuoi sapere dell’altro.Il
libro più vicino agli ottanta anni è quello di Gaetani (1928), suppongo ti
riferisca a quello. Eppure così facendo non riconosceremmo i meriti d’altri
che, prima di lui, scrissero delle due Giojose. A parte le minchiate
parossistiche su Plinio che secondo alcuni volle decantare proprio il rosso
corallo giojosano, che mi potrebbe pure stare bene, ma come una favola; altri
nei secoli avevano già scritto qualche pagina o alla meno qualche commento:
ovvero studiosi di storia siciliana ed affermati etno-storici quali Pitrè,
Pirri, Mongitore, Busacca, Di Marzo et cetera. E prima del Gaetani avevano anche
scritto Forzano (1887, 1889) e Giardina (1888), arrovellandosi in una deprimente
sequela d’insulti. E del Forzano sappiamo anche aver scritto più articoli a
cavallo tra i due secoli e per lo meno un saggio d’una certa consistenza su
San Giorgio. E non scordiamo l’opera monumentale del pattese Sciacca, ed un
libricino di storia locale disperso dello stesso sindaco Prestipino Giarritta.
Dopo
l’opera di Gaetani ci sono stati innumerevoli scritti su Guardia, e pur
sorvolando sulle fictions di Mollica e della Perlungo, bisogna dar atto agli
studi di Alibrandi e dell’associazione “Alternativa”, specie sulla
tonnara; bisogna citare i “pattesi”, studiosi di quei lunghi secoli di
dominio vescovile, di quando la storia dei giojosani era un tutt’uno con
quella del vescovo barone (Sardo Infirri, Mancuso, Arlotta, Magistri, Porrazzo,
Sidoti), nonché i tanti gioiosani: Saggio, Torre, Natoli, Ferlazzo e Argentina,
lo scritto sul trekking di Lena et al. e le splendide tesi della Di Nardo e
della Maniaci, nonché le altre tre “in fieri”. A ciò bisogna poi sommare
gli scritti sull’insediamento sicano: della Chevalier, di Vozza, della Molica
Baratta e soprattutto di Bernabò Bea; le cronache ecclesiastico-storiche (padre
Ocera, padre Miracola), ed ancora gli scritti sulle opere d’arte, dalla
Barricelli al Bonanno.
Quanto alle mie ipotesi, e suppongo tu ti riferisca all’esodo, seguitano a
collimare con quanto è detto nell’introduzione a “Petra supra a Petra”, e
non credo muteranno fino a che, Dio lo volesse, qualcuno non trovi, in qualche
archivio o in qualche casa privata, gli atti vescovili che sancirono lo
spostamento dell’arcipretura e dell’Universitas.
Il rispetto del lettore mi suggerisce di fargli risparmiare il peso d’una
critica ad ogni opera censita, e la promessa di correre a mutar argomento.
Quanto invece a te, caro Milingo, ora mi sovviene il più grande degli scrittori
siciliani della seconda metà del Novecento, Gesualdo Bufalino: “Occorrono
cure diverse, e io dico timidamente: libri e acqua, libri e strade, libri e
case, libri e occupazione. Libri.”
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14-08-2001
- Gioiosa in maschera
Grazie all’impegno degli studenti e dei professori dell’Istituto Comprensivo
di Gioiosa Marea è finalmente uscita una pubblicazione sulla storia del locale
carnevale. Il nuovo libro, dall’esaustivo titolo “Gioiosa in maschera”,
presentato presso i locali dello storico Circolo Mediterraneo, ridona giusta
gloria non solo ad uno dei carnevali più antichi della Sicilia, si ha
documentazione fotografica sin dal 1938, ma ancor più ad una delle pochissime
maschere isolane, il Murgo.
Il testo, corredato da splendide foto d’epoca, ripercorre col tratto veloce
impresso dallo stile della locale poetessa Rosalia Perlungo, tutte le evoluzioni
e le varianti subite dal dissacrante e goliardico rito carnascialesco, dalla
Racchia alla Racchietta, dal Teatro di Carnevale al Palio, sino alla recente
istituzione della Maschera d’Argento, ovvero sfilata e premiazione del
migliori gruppi mascherati tra tutti i carnevali dei paesi nebroidei.
24-08-2001 - Risposte
Caro Vinciguerra,
ho comprato il libro sul carnevale gioiosano, iniziativa lodevole. Mi chiedo
come mai i professori delle scuole medie, che hanno curato il libro, non hanno
interpellato i MAGGIORI esponenti nonché partecipanti al carnevale di Gioiosa?
Non per altro ma sono certo che potevano fornire delle foto uniche di tante
edizioni del nostro bel carnevale. Ciao Vinciguerra. (laCernia)
|
Il libro non è male, se però si escludono le ultime 20 pagine che potevano dedicare ad altre foto più caratteristiche invece di autocelebrarsi visto che il libro è a pagamento e non è un omaggio ! (Raymundo Moncada) |
Carissimi laCernia e Moncada,
ho letto il libro dell’istituto comprensivo (vedi
editoriale del 14 agosto) ed abbiamo commentato a casa le foto, come credo si
sia fatto in quasi tutte le famiglie di Gioiosa Marea. Mi sono ritrovato una
volta di spalle, altri si sono ritrovati due volte, altri ancora non c’erano:
diciamo che in famiglia sono quello che ha partecipato meno volte al carnevale,
eppure mi è andata percentualmente assai bene.
Certo, io sono solo uno dei tanti che partecipa al carnevale giojosano e di
certo non sono un personaggio, come tu ben dici caro laCernia, “maggiore”. E
ricordo anch’io gruppi e personaggi che han fatto la storia del carnevale
moderno (non ho invece ricordi visivi, data l’età che ci accomuna,
dell’antico) ed ho anch’io sentito dire di carri e maschere storiche che nel
libro non c’erano. Potrei dire i nomi, ma non sarebbe corretto perché
dimenticherei qualcuno.
La prof. Rosalia Perlungo ed il prof. Tino Laurà, ovvero gli artefici del libro
e della spesso dimenticata splendida precedente mostra, compaiono nelle foto più
di altre persone. Peccherei se negassi d’aver sentito varie discussioni ove si
numeravano financo le volte che i due comparivano, o che comparivano sicuramente
più di tanti altri che magari allo stesso modo avrebbero meritato.
E’ vero, caro Moncada (pure a te l’età m’accomuna) il libro è a
pagamento e comprandolo non t’aspetti di trovare quelle foto e quei visi
ripetuti. Vero, anzi innegabile. Io comunque credo nella loro buona fede, e so
pure per esperienza che le scelte sono sempre editoriali: è cioè l’editore
che decide come impaginare i sedicesimi e quali e quante foto mettere. Io
reputo, ad esempio, una gran minchiata non aver valorizzato una foto che trovasi
a centro libro (“le vamp”), che di sicuro, messa in prima di copertina,
nell’economia della vendita del libro, avrebbe reso molto di più.
A maggior gloria della verità dovrebbe difatti dirsi che il libro non ha un
editore, e questo purtroppo peserà assai sulle vendite, che per quanto comunque
già copiose avrebbero di certo toccato anche altre fasce di domanda. E ricordo
pure che prima della mostra, i ragazzi delle scuole erano mobilitati alla
ricerca delle fotografie, onde si potrà solo obiettare che presumibilmente non
si è cercato bene, o che magari si è ben cercato ma le altre foto non erano di
qualità.
Certo,
scorrere i soliti volti avrà creato qualche problema anche agli autori (che
avranno di certo visto i loro visi ben più di altri visi), ma sarebbe
un’ingiustizia non ricordare che, dopo la morte della prof. Mela Maggio, sono
stati proprio loro a lavorare instancabilmente coi ragazzi delle medie per il
carnevale (basti ricordare il successo degli Sbandieratori). Conoscendo poi di
persona Rosalia Perlungo, non credo gli siano consone velleità “autocelebranti”,
ed anzi so dell’impegno da lei profuso per questo libro, credetemi, andato ben
oltre il suo mestiere di docente!
Quanto agli interpellati, credo che l’intento (o forse l’errore, se
v’è errore) sia stato proprio quello della ricerca scolastica, e non si è
quindi effettuato un lavoro di interviste, che avrebbe di certo evitato gli
equivoci e presumibilmente permesso di rintracciare altre foto che di sicuro la
gente avrà ricordato d’avere solo dopo aver visto quelle del libro:
consuetudine classica giojosana.
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24-08-2001
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risposta di Raymundo Moncada |
risposta del 25/08/2001 10.03 |
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Carissimo Vinciguerra grazie per l'esauriente risposta
che addirittura ha fatto parte del suo ultimo editoriale ( che onore). |
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risposta di Cristina |
risposta del 25/08/2001 14.40 |
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Caro
Cernia, |
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risposta di Rosalia |
risposta del 27/08/2001 09.31 |
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Cari
Gioiosani,
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Carissimi della comunità “spadina”,
ho risposto alle Vostre domande interpretando il libro e
commentandolo a modo, ovviamente, mio. Perché se è vero che si scrive
traducendo le proprie sensazioni sul foglio è non di meno vero che poi bisogna
sempre sottomettersi al giudizio del pubblico che il più delle volte legge e
vede cose che l’autore mai e poi mai aveva pensato o voluto dire. Suppongo sia
il fascino ed insieme il rischio di chi ama scrivere.
Ovviamente, mi si chiedesse: <<Dovendo scegliere tra
un libro di Rosalia Perlungo sul Carnevale giojosano in italiano o un altro ove
lei scrive di Colapesce o di Guardia in vernacolo siciliano, tu, che
faresti?>>. Ebbene, senza dubbio, io sceglierei le poesie in dialetto,
perché in quel campo non la vedo sinceramente seconda a nessun altro in tutto
il nostro interland. Certo, altri opterebbero per il libro sul Carnevale; ma
questo è nella natura delle cose, o meglio questo è il bello della libera
scelta.
In ogni caso è innegabile che il contributo dato alla
comunità giojosana tutta dagli autori è impagabile, ed io che dall’età di
13 anni ho mancato solo tre Carnevali e di cui conservo gelosamente tutti i
vestiti sarei un ipocrita se non dichiarassi che quel libro lo sento pure mio,
come dovrebbero sentirlo tutti i giojosani.
Mi è piaciuto l’appunto di Cristina (io credo che il libro sul Carnevale è stato l'evento
più importante dell'intera estate, l'unico episodio di cui rimarrà traccia) e
lo condivido completamente, perché a parte i mirabili giochi d’artificio non
posso non confessare d’essere stato uno di quelli che hanno fischiato i Gazzosa
per aver questi cantato in playback, ed anzi di loro non vorrei veramente
restasse alcun ricordo a Gioiosa perché, pagati, ci hanno preso per il culo.
E mi ha infine
sollevato la spiegazione data dalla stessa autrice sulle incriminate ultime
venti pagine (Siamo
l’unico documento storico “stratificato” nel tempo del Carnevale a scuola
con ricaduta sul territorio (anni 1986, 1987, 1989, 1997, 1998 ) e la storia si
basa sui documenti pervenuti e non sulle simpatie, con buona pace dei
revisionisti o dei distratti),
perché altrimenti anche noi (da buoni “Cinque di Spade”, caro Moncada)
avremmo speculato per qualche settimana ancora, come si continuerà “sotto gli
alberi”.
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21-09-2001
Jelica
risiede a Gioiosa Marea oramai da moltissimi anni, possiede col figlio Nino e
col marito Carmelo una casa in una frazione collinare e gestisce coi cognati due
dei più rinomati bar cittadini. Jelica nacque però serba e da serba dovette
anch’essa emigrare per la sempre ricca Germania, solo che poi nufragò per
amore in Sicilia, luogo d’origine del marito, anch’esso emigrato. Sicchè a
differenza dei nuovi emigrati, non è parte dei recenti esodi di disperati:
Jelica arrivò nell’Isola quando ancora l’odio etnico non era scoppiato;
quando dirsi jugoslava, o meglio “titina”, era più che un vanto; quando
anzi i torti erano divisi ed anche la nostra Italia discriminava nel nome dei
blocchi e delle ideologie.
Jelica,
ovvero Elisabetta, Jovanovic Granata ha così raccontato nella sua autobiografia
(Da Rabrovo a Gioiosa Marea, Armando Siciliano Editore) una storia unica
per contesto storico ed umano: dettagli d’una vita vissuta, travagliata,
sofferta, itinerante, e negli ultimi anni magnificata da un’adozione. Al testo
fa da splendida corona la prefazione dell’on. Salvatore Natoli Sciacca, che già
fondatore del Movimento Indipendentista Siciliano rispolvera, fino a far
emergere in splendida sintesi, sorprendenti similitudini tra i destini dei due
popoli.
Jelica
visse la fame del primo dopoguerra, conobbe i tormenti d’una ricca famiglia
che sopravvisse orgogliosa pure dopo la morte del padre e che venne salvata
miracolosamente con eventi degni d’essere sceneggiati. La sua infanzia, gli
anni passati a Jagnilo, l’amore per il fratello Rade, il trasferimento a
Rabrovo, sono però sempre vissuti sotto l’ombra coscientemente protettrice di
Marsal Tito, di cui Jelica, come ogni slava della sua generazione, si considera
figlia (per averli fatti studiare con delle sue borse di studio, per avergli
inculcato il supremo valore della solidarietà, et cetera).
E
la dominante componente politica nella sua vita, Jelica la trasporta pure nella
nuova terra siciliana, tant’è che scandisce i tempi del suo arrivo o quelli
dall’acquisto della cittadinanza italiana contando le autorità politiche e
religiose succedutesi: tre papi, sei presidenti della repubblica, sei sindaci a
Gioiosa Marea (suppongo sorvoli sui presidenti del consiglio per aver perso pure
lei il conto).
Dice
un vecchio detto slavo che «là dove c’è un serbo c’è la Serbia »,
sostiene Natoli che questa convinzione è alla base di tante recenti
degenerazioni. Jelica è stata invece cara amica di Mira, la moglie di Milosevic,
che per quanto s’apprende dalla sua voce era anche una buona persona. Ma
Jelica è oggi soprattutto atterrita dalla violenza che nel nome dell’etnia
s’è perpetrata nella sua patria, odio inconcepibile per una «titina»:
incredibile nel nome di quei valori che lei aveva conosciuto ai tempi del
Maresciallo; inaccettabile per aver lei lasciato la sua patria nel pieno del
regime comunista, che di tutto si potrà accusare ma non d’aver posto proprio
la difesa delle uguaglianze quale suo emblema.
Ma
anche la sconfitta è inaccettabile per un serbo, daltronde anche tutti i serbi
d’oggi (dalle più meridionali enclaves macedoni alle sopravvissute, sparute
zone etniche slovene) venerano a tutt’oggi re Lazar quale eroe nazionale,
ovvero un re sconfitto, morto in combattimento proprio in quel sacro Kossovo
oggi così conteso; e lo hanno venerano fino a fare addirittura di quella data
(uno dei pochissimi casi documentati al mondo) loro festa nazionale. Ed
Elisabetta, ovvero Jelica, Granata Jovanovic non ha mai smesso di venerare
quella festa: pure in Sicilia, a Gioiosa Marea.
Quanto segue è stato scritto appena un anno fa :
Hanno fatto tante bellissime “cosette” per il paese: “la fontanella”, il “monumento”, e le stradine di campagna, i “marcia piedi” nel paese, sedie attorno agli alberi per sedersi anziani ed anche i passanti.
Hanno tenuto anche il paese molto pulito ed è questo che si apprezza moltissimo dei sindaci del paese, che non fanno i debiti che non sono necessari e che il turismo fanno funzionare dato che “Gioiosa” campa a maggior parte con il turismo e che i turisti non li tengono solo nei villaggi ma anche nel nostro gioioso paese, che noi li aspettiamo con le braccia aperte e che così funziona anche negli altri paesi>> *****************
29-09-2001 - Gioiosa Marea: specchio del
cronico male isolano
Dopo le importanti e complesse
elezioni politiche e regionali, chiare e puntuali solo nel loro inattaccabile
risultato, la Sicilia ha ora alcune scadenze inappellabili. Innanzi tutto Agenda
2000, cioè l’utilizzo dei fondi strutturali europei (2000-2006), che
necessitano semplicemente di una gestione capace di fare scelte per
spendere le risorse come previsto dalla Comunità Europea per uno sviluppo che
consenta una svolta qualitativa. Ed ancora una scadenza che tocca la Sicilia
nell’accezione sua più consona, quella isolana, ovvero la spesso sottesa data
del 2010, del libero scambio nel Mediterraneo. Problemi e scadenze dimenticate,
talora deliberatamente sommerse.
Sicché l’Isola nel suo complesso,
e di più nelle sue diramazioni amministrative fino al più piccolo comune,
persevera nel male cronico. E Gioiosa Marea, che ne è parte integrante, è
specchio sincero d’ogni sua crisi, in quanto sua parte carnale.
Ad esempio, l’attuale crisi politica, o meglio la mancanza di confronto
politico di merito, è quanto di peggio possa accadere ad una comunità. Le
discussioni sulle mozioni di sfiducia, prima sulla Presidente del Consiglio
Comunale e di recente contro lo stesso Sindaco, dovevano essere precedute da un
limpido e trasparente dibattito, comprensibile ai cittadini, illustrando le
posizioni di maggioranza e minoranza per non lasciare spazio alla retorica ed
all’ambiguità.
Inevitabilmente col tempo si sono così ristretti gli spazi democratici,
problema amplificato dallo stesso scioglimento del Consiglio Comunale, sciolto
per aver disatteso all’obbligo istituzionale dell’approvazione del bilancio,
onde si è nominato un commissario. I commissari poi, sinceramente, non mi
piacciono, così come non vorrei burocrati e tecnici, e questo perché credo
ancora nella politica e considero il peggior Sindaco migliore del miglior
commissario.
Certo, avrei voluto, e suppongo
l’avrebbero voluto pure i cittadini, si fosse politicamente discusso del perché
non si sono tradotte in ricchezza per il paese le circa 500.000 presenze
turistiche ufficialmente attestate (Gioiosa Marea è il quarto comune in
provincia), avrei poi voluto che si fosse detto della bandiera nera data da
Goletta Verde al Consiglio Comunale, ed ancor più avrei voluto si fosse
dibattuto delle presunte lottizzazioni di cui ha dato ampia notizia tutta la
stampa nazionale. Su questo avrei voluto si fosse discusso, ma non avrei
disdegnato neanche un bel dibattito sul fetido che era nell’acqua del mare e
sull’orrido che emanavano le cataste di rifiuti solidi urbani.
Ma
probabilmente il farlo avrebbe disatteso quelle che si credono ancora le
immutabili aspettative giojosane, o meglio isolane, e magari rinnegato le
peculiarità d’ogni singolo paese in quanto sua parte, e d’ogni sua parte in
quanto mondo a sé.
************* La leggenda di Colapisci ***************
23-11-2001 La leggenda di Colapisci da Messina è
indubbiamente il mito d’amore e morte più famoso della tradizione siciliana;
il più celebre dono volontario per la «causa del popolo»; il più teatrale
tra gli inviti al riscatto contro i rischi della cultura mafiosa. Ai copiosi
contributi, che in età recente sfiorano la letteratura siciliana da Quasimodo a
Bufalino, e che sono magnificati da Buttitta, è ora da aggiungere Colapisci,
La Resistenza siciliana, piccolo itinerario di educazione alla legalità
(Armenio Ed.), opera della poetessa giojosana Rosalia Perlungo.
Il Colapisci
postmoderno è volto della resistenza che non affoga nello Stretto
popolato dai nuovi mostri, ovviamente in una personale versione del mito ben
contestualizzata nella prospettiva dell’educazione alla legalità. Segue
però a far disperare la madre con lunghe assenze ed è ancora maledetto fino a
divenire pesce e dover vivere nelle profondità. Il mito della Perlungo incontra
ancora il re (forse Federico II), ne ripesca l’anello, si rituffa per
conoscere gli abissi e scopre ancora che l’Isola poggia su tre colonne «di
cui una corrosa, quasi spezzata», e che il fuoco le scorre sotto. E nel
rispetto del mito scompare ancora, e ligio al volere del re ritorna sott’acqua
per «reggere la colonna spezzata su cui poggia Messina, per impedire che la
Sicilia (affondi) nello stesso mare».
La
Perlungo indaga la letteratura che di Cola ha trattato. Dagli spagnoli (par che
lo stesso Don Chisciotte interrogato sulle virtù per divenire un cavaliere
errante rispose che si doveva «saper nuotare… come Colapesce»)
all’umanista Pontano, ai contemporanei. La poetessa scopre così un Cola che
si apparenta con San Nicola di Bari (protettore dei pescatori), un Cola che
nasce dalle paure degli siciliani della costa orientale per le eruzioni e i
tremuoti, fino a vederne un «dio minore… più consanguineo».
Daltronde
la letteratura su Colapisci è assai ampia, corre dal provenzale Jordan e dai
suoi contemporanei inglesi che dissero di tale «Nicolaus», alla favola di fra
Salimbene da Parma che ne scrisse come di un nuotatore messinese «messo alla
prova da re Federico». Ed ancora il bolognese Pipino (con cui compare il
soprannome pesce e la maledizione della madre), i siciliani Tommaso Fazello e
Giulio degli Omodei, i tedeschi Kircher ed ancor più Federico Schiller. Il Pitrè
ne studiò invece i tratti epico-letterari, «valorizzando la tradizione orale
della zona nord-orientale della Sicilia», e fu infine un rivoluzionario per il
catanese Domenico Tempio.
E
di recente Benedetto Croce, Leonardo Sciascia, Francesco Maurolico, fino
all’opera che più piace alla Perlungo e di cui più risente: la versione
teatrale del 1986 di Ignazio Buttitta. Ed è lì che Cola è il salvatore
che vuole liberare la Sicilia dagli ingannatori, l’«innamorato della
luna» che continua a cantare: e daltronde, come la stessa poetessa ammette,
l’opera vuole abbracciare «due ambienti: quello dei valori della legalità e
quello della cultura della memoria e del nostro dialetto siciliano».
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09-01-2002
Un
anno di giojosani
Mi è stato chiesto di scrivere
qualcosa sul primo anniversario,
lo faccio anche per gli altri
che avrebbero dovuto…
E vai mitico webmaster.
Come sempre, sin dai tempi del Liceo, la tua genialità è ripagata.
Bravo.
A nome di tutti.
Bravo per averci fatto contare i pochi accessi che mancavano per arrivare a
6.000, e poi ad 8.000, e poi a 10.000.
In tanti quella notte hanno sperato d’essere proprio loro i fortunati: quelli
del numero 10.000.
Oggi, dopo un anno, dopo gli intrugli, gli insulti, le forze endogene e quelle
esogene, i giojosani di Gioiosa ed i giojosani d’altre realtà municipali, più
o meno si conoscono; o si intuiscono la gran parte dei partecipanti al forum.
Quelli che non si intuiscono sono intuiti da altri e quelli che si fingono altri
spesso si tradiscono: tant’è che ognuno ha le sue manie, i suoi modi di
scrivere, le sue fisime, i suoi nick prevedibili, i suoi obiettivi, le sue
pubblicità, i suoi amori, le sue corna ed i coi controcazzi.
Grazie per averci fatto scoprire l’altra Gioiosa, grazie per avermi fatto
partecipare al
grande fratello, grazie per aver reso possibile le alleanze tra i
campani, gli svizzeri, i lombardi ed i laziali; per averci permesso di tagliare
gli abusi e per averci fatto scoprire che la gran parte dei frequentatori ha le
palle e non sa solo nominarle, sa sfottere con rispetto e sa autocensurare gli
abusi.
Scrivo di getto e giuro di non ricontrollare che gli errori, così non mi si
accuserà di pignoleria.
Ma ho un’altra cosa da dirti. Io
sono uno di quelli che vive parte del tempo fuori Gioiosa: come me ci sono
altri.
Ma grazie al forum s’è saputo della piazzetta e s’è detto dei pro e
dei contro, e lo stesso per altre scelte urbanistiche, e lo stesso per le
modifiche all’esecutivo cittadino e lo stesso per le scomparse di locali,
uomini, donne e simboli.
Grazie webmaster.
Abbiamo solo un rimpianto: dovevi fare il regista, ma c’è ancora tempo per
fare il sindaco...
Risposta del webmaster " ....sindaco sarà lei e tutta la sua famiglia !!! "
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26-01-2002 Testimonianza dal Canadà raccolta da Vinciguerra
Un mio amico è stato in Canada due volte.
Dice d’aver conosciuto comunità
giojosane nel Quebec e nell’Ontario e conosciuto abitanti d’una cittadina
che conta poco meno abitanti d’origine giojosana della stessa madrepatria.
Dice d’aver visto fare maccheroni col
buco con le mani come si facevano una volta e visto mettere piselli e macinato
nelle sfoglie attorcigliate per fare cannelloni.
Dice d’aver visto imprenditori
completamente integrati, gente arricchitasi nell’umiltà, gente orgogliosa
della propria sicilianità.
Pare invece che altri dicessero degli
scempi urbanistici, delle strutture mancanti, del come non c’era un cinema, un
luogo per bere una birra la sera, del come non era rimasta una sola osteria o di
quello che era diventato Calavà, e più in là Calanovella, o dall’altro lato
San Giorgio, il Cicero.
E dice che ora finalmente possono votare: loro che hanno costruito parte di
questa Terra, che sono andati per fare fortuna, che magari anziani sono tornati
per lasciare i figli ed aprirgli prospettive migliori.
16-02-2002 *****************************
Quante belle parrucche gialle, bianche e rosa; quanti visi rossi; quante
tutine mimetiche c’erano. E che bei contorni di petali arancio e di rigonfi
amaranto; quanti cappellini rossicci e berretti ufficiali; quante sfolgoranti
false parrucche soprane e sottane arricciate; quante donne vere capricciosamente
riparruccate.
E quanta gente c’era…
D'altronde, quanto alla politica municipale, segue affogando nelle mimetiche,
pacatamente si confonde nelle strategie a mante verdi e richiami a stelle e
strisce, fino a sbrodolare nelle solite coperte scoperte, anzi a minchia
in su, poiché il potere a carnevale è carnivoro e sta antropologicamente
giustamente eretto, e con aria ancor più bonaria, perseguita a reiterare lo
sbandieramento del suo stendardo.
Ma spazio ai vincitori veri, quindi a tutte le maschere ed a tutte le
mascherine. A chi si è vestito in maschera per Carnevale ed a chi è sempre a
Carnevale, a chi il vestito non lo porta per decenza ed a chi lo mette solo
nelle case chiuse. Insomma a tutti quelli che non avevano abiti civili, avvero a
tutti quelli vestiti di stoffa, lana e cotone. Auguri così agli splendidi cagnoli,
ai divertenti diavoletti, alle faccine delle nuove monete globalizzate, alle
pollastrelle, alle sbandieratici danzanti ed ai porcellini. Ed ancor più
all’odore che chiudeva la sfilata, alla consuetudine, al profumo delle
salsicce, al vino di Francari, al lardo affumicato carico di siu.
E tutto sommato non conta se quelli come me aspettano ancora il Carnevale
del Murgo, quello che avrebbe dovuto continuare ad essere il Carnevale giojosano.
Ma sono certo, oramai è nell’aria, e l’aria di primavera non mente... Anzi!
************************************************************
06-03-2002
E’ un
investimento. In ogni caso, la si voglia o no, arriva.
Giunge quando non l’aspetti, quando non ci speri, quando non vorresti, quando
sei disperato e quando la vorresti semplicemente cancellare.
Ma difatti non puoi.
Innanzitutto perché, lo si voglia o no, fa di tutto per imporsi
positivamente anche quando non c’è; poi perché ti circonda di
messaggerie e squilli, diurni e notturni; ed infine stuzzica gli interessi,
soggettivi ancorchè collettivi, per l’imprevedibile prevedibilità.
Quindi aspetti che faccia quanto atteso, e difatti prima o poi, vicino o
lontano, personalmente o per interposta persona, ci riesce.
La sua fluidità è però affascinante per i tempi ed i modi d’uso, sicché
non è ipotizzabile, pur essendone l’output induttivamente certo. E non è da
meno la capacità dispersiva: ma non confonde, nè sì confonde. Anzi!
In buona sostanza è la fattura che attrae, anzi attrae la forma: non passa
inosservata anche a chi non la conoscere: e perché non perde occasione per
farsi riconoscere, e perché non perde occasione per non farsi notare (che è
poi la strategia migliore).
A ben pensare è la somma delle parti a dar forma e sostanza al processo,
all’interdipendenza ed alle ìnterconnessioni che coinvolgono, o meglio
penetrano deflorandone passionalmente i contorni, l’ambiente che la circonda.
Processo bivalente, multi-direzionale e multi-dimensionale.
Eppure, non saprei dire delle amicizie (maschili, femminili ed omo), perché è
di tutti, ma difatti non la possiede nessuno. Possiedi tutt’al più le parti
disgiunte di quanto s’appalesa disponibile, che è poi la parte emersa
dell’iceberg.
Si, è proprio un buon investimento. Ed in ogni caso, la mia amica, la si voglia
evitare o no, seguita ad arrivare.
Onde la devi prendere in blocco, para
para, sana sana e china china. Daltronde
è la psicologa, tale è difatti la categoria che s’onora d’accoglierla, che
vorrei avere, e che se potessi consiglierei.
26-03-2002 **************
Da radio trottoir all’urna
Manca un mese alla
presentazione delle liste per le elezioni amministrative e mancano due mesi alle
stesse elezioni.
Distinguo i momenti.
Il primo è segnato dalle voci di marciapiede, quelle vere e quelle diffuse,
quelle controllate e quelle sfuggite al cordone materno. Sono le voci che
ruotano attorno al Monumento ai Caduti, gironzolano sulle prime sedie del
Circolo Roma e si riflettono sul marciapiede di fronte per ritornare,
volteggiando tra gli ostacoli, le insidie, le aggiunte, i filtri ed i colori, al
Ritrovo Roma: ove affogano nei tanti caffè normalmente offerti.
Il secondo è da venire.
E siccome è da venire si può solo preventivare. Ovviamente le teorie
elettorali nostrane incontrano variabili indipendenti (San Giorgio, il centro,
l’opinione pubblica, le frazioni collinari orientali, la forza dei potentati
elettorali dei paesi vicini, la forza dei potentati economici nostrani e dei
paesi limitrofi e vicini, ognuno dei circa 700 elettori di sinistra che dice di
essere in grado di controllare circa 750 voti, 3 o 4 iscritti a Forza Italia che
si dicono unti e depositari di certificati di possesso di circa 1500 voti, cani
sciolti che in buona fede vanno avanti per inerzia, i circa 10 pseudo-proprietari
dei voti di destra, quei circa 300 voti ancora liberi ma in cerca
d’assessorati, quei 300 voti quasi-liberi in cerca d’altro,
eccetera) e non sempre la logica interna è sufficiente.
Volendo comparare le prossime elezioni di giugno con quelle passate non noto,
per le tre che ricordo, differenze di sorta. I soliti nomi lanciati per essere
bruciati, i soliti cretini che si prestano per essere bruciati sognando qualche
giorno di gloria, i soliti esperti sopracomunali che dividono la provincia
comprendendo pure i nostri paesi, gli adepti dei soliti esperti sopracomunali
che credono poter seguire la divisione anche delle frazioni per comparti
d’appartenenza e colori politici, una ventina di furbi della vecchia guardia
che attendono il momento giusto per intervenire direttamente o per interposta
persona, una decina di aventi-realmente-voti che sanno di averli e sanno
di poter aspettare anche le ultime due sere, un paio di capomastri. Dei
capomastri non si discute se non del merito e delle scelte politiche, poiché in
questo paese hanno dimostrato, nei decenni, di saperci fare e di avere
politicamente qualcosa in più rispetto agli altri. Potremo così dibattere
delle loro scelte politiche, non delle loro capacità politiche, e chi vorrà
farlo sarà solo un ipocrita.
A dire il vero l’unica novità è questo sito.
Il sito continuerà a prendere per il culo chiunque vorrà farsi prendere per il
culo. E sono, credetemi, in tanti: ci sono quelli che riescono a farlo senza
sforzo, ci sono quelli che ci devono mettere più attenzione e ci sono poi
quelli che non vedono l’ora di farsi prendere per il culo. Ancora non abbiamo
trovato gente che si è incazzata e sinceramente non credo che in questo paese
se ne troverà. Poiché fortunatamente il livello culturale del paese è buono,
e poiché qualora si dovesse trovare qualcuno che si incazzasse lo si
inviterebbe gentilmente a scendere e camminare a piedi.
Ed ora veniamo alle elezioni virtuali. L’idea non era solo quella di prendere
per il culo… era, e gli accessi confortano, proprio quella di fare un
sondaggio/primarie che fosse il primo in Sicilia. Certo non sapremo mai se i
potenziali candidati si autovotano giornalmente tutte le mattine prima di
fare la doccia e dopo aver preso il caffè, ma non importa, poiché la cosa
bella è proprio il non saperlo. Ma sapremo tra poco, certamente, se le
proiezioni sono attendibili o se sono così sbagliate da non contemplare nemmeno
il nome dei candidati veri.
Ma torniamo a noi. Ancora una volta, e ce ne duole, la stampa (neanche la locale, che dimostra così l’asservimento) non presta attenzione alle intuizioni del webmaster. Ma si va avanti. L’intenzione del webmaster e dei collaboratori è ora quella di rendere più partecipe la cittadinanza alle elezioni (pubblicazione di interviste, programmi, curtigghi, eccettera) fino al culmine, ovvero il giorno precedente ed il giorno stesso delle elezioni, con inviati nelle sezioni e notizie immediate.
Ah, ovviamente, anche io ho votato. Una sola volta. Per una sola persona… e l’avevo già fatto non molto tempo fa in una cabina vera.**********************************************
PRIM@RIE
VIRTUALI ON LINE ! del 03-05-2002
Risultati finali
|
Teodoro
La Monica |
Elio
Coletta |
|
Diego
Scaffidi Domianello |
Ignazio
Spano' |
Non so quanto possano essere
attendibili queste primarie.
So
anzi per certo che l’eventuale inclusione d’un non politico tra i potenziali
pretendenti sarebbe stata la scelta più logica e coerente, propria d’un sito
goliardico quale questo vuole essere.
Detto questo, mi riservo però alcuni commenti, pur sapendo che vagano ancora
circa 700 voti da piazzare tra i candidati (ultimi momenti, penultima ed ultima
notte, ultimi assessorati, futuri incarichi, promesse di future promesse,
promesse di futuri assessorati, promesse di futuri incarichi).
L’elettore di sinistra è tradizionalmente l’elettore che parla, scrive, fa
casino, urla, contesta, dibatte, controbatte, ribadisce, in buona sostanza
partecipa alle primarie virtuali; l’elettore di destra vota nell’urna. E
quando vota, se lo fa in massa, e se si mantiene coerente e costante, detta il
futuro.
A Gioiosa Marea il centro destra economico-finanziario ha circa tre volte i voti
dello pseudo-centrosinistra; orbene, un candidato unico di centrodestra avrebbe
stravinto le elezioni e continuato a regnare/interregnare per almeno 50 anni. Ma
la sicurezza dei voti fa sì che tutti gli aventivoti di centrodestra cercano di
fare il sindaco. La cosa grave è che lo stesso accade anche nel centrosinistra,
ove paradossalmente i voti sono un terzo dei primi ma i potenziali candidati si
triplicano.
Teodoro
La Monica ha vinto le primarie virtuali senza essere candidato, non sappiamo se
ha vinto perché non era candidato e quindi la gente lo ha votato perché non
voleva gli altri, o se ha vinto perché effettivamente la gente lo avrebbe
voluto come candidato a sindaco. Comunque Teodoro La Monica in quanto Segretario
della Funzione Pubblica della CGIL per la Sicilia era incompatile.
Elio
Coletta ha vinto anche lui, solo che è candidato vero alle elezioni comunali di
maggio. Elio Coletta è stato più volte consigliere ed assessore provinciale DC
e ricopre incarichi d’altissima responsabilità nel comparto medico sanitario
della provincia. Scorrendo i nomi della lista d’appoggio emerge chiaramente
che, pur se in minima percentuale, anche componenti e frammenti di componenti
uliviste sono rappresentate.
Ignazio
Spanò ha un punto percentuale meno, solo che è anche lui candidato.
Commercialista ed assicuratore, nel paese è unanimemente considerata una brava
persona, sempre disponibile e sorridente con tutti. Dovrebbe essere espressione
di centro sinistra, ma giunta e lista hanno numerosi rappresentanti di Forza
Italia, financo il vicesindaco. Sicché l’amalgama appare assai eteregeneo.
05-06-2002 Lettera aperta al nuovo sindaco di Gioiosa Marea e delle sue contrade tutte
Caro sindaco Ignazio Spanò,
è finalmente finita l’orgia elettorale e si possono fare i primi conti.
Vede, caro sindaco, quando un candidato prende tanti voti al primo turno del
primo mandato, avendo l’opinione pubblica cittadina dei marciapiedi e
l’opinione ristretta extra cittadina dei salotti buoni messinesi e
barcellonesi contraria, avendo la stampa avversa spudoratamente servile e
l’amica quantomeno dubbiosa e pronta a non negare di volersi parare il culo,
allora, mi creda, Lei è veramente il sindaco votato dalla cittadinanza.
Certo, tenga presente che ora saranno in tanti a dire che i voti non erano i
suoi. E probabilmente questo è pure vero. Ma Lei potrà tranquillamente dire
che è stato scelto dalla gente, che è pure vero, e quindi potrà, laonde ne
sarà capace, sentirsi libero.
30-07-2002
********************* Il
forum e chi lo frequenta ******************
Non posso ancora dire della nuova amministrazione, farlo sarebbe mera
speculazione politica, preconcetta e becera. Sicché rispondo all’invito del
Webmaster e di alcuni frequentatori del sito premettendo astensione da ogni
commento politico, ed anzi rivolgendo ancora al nuovo sindaco Spanò i migliori
auguri.
Vero però che non ricordo un manifesto murale pubblicizzante l’Estate Mare
giojosana brutto come quello di quest’anno.
O che forse quel pupazzo stilizzato (o meglio sua immagine speculare)
rappresenta la maschera tipica giojosana, ovvero il Murgo? e quindi si vuole
puntare sul Carnevale? e farlo al punto da iniziare sin d’ora a pubblicizzare
l’evento?
Comunque voglio dire e dirò d’altro.
Abbiamo notato che il forum continua ad essere frequentato. Non più di
prima e non meno di prima, ma del forum si parla di più. Se ne parla in
giro, se ne parla nei bar, se ne parla nelle stanze e sulle scale del municipio
vecchio in piazza Santa Maria di Tutte le Grazie e se ne parla nelle stanze e
sulle scale dei uffici nuovi di via Giuseppe Natoli Gatto. Benissimo. Ancor più
perché qualcuno ne parla con terrore, anzi cu carbuni bagnatu.
Checché se ne dica questo è un innegabile contributo, sia pur minuscolo, a
quelle straordinarie ed imprevedibili forme che il processo di democratizzazione
segue. Ahimè ancora però lontane dall’essere compite, e specie nell’Isola.
Sappiamo che due assessori comunali prendono parte attiva alle articolate,
talvolta confuse, ma sempre efficaci, discussioni del forum. Lo fanno
seriamente e lo hanno dimostrato in questi giorni. Hanno anche messo i loro
indirizzi di posta elettronica, vogliono evidentemente essere contattati,
vogliono evidentemente fare politica.
Direi pure che vogliono by-pass(are) gli uffici e intervenire direttamente, come
d'altronde dovrebbe essere sempre. Vogliono evidentemente fare politica, ed
assumersi il coraggio delle scelte e soprattutto degli errori. Che è un bene.
Così si potrà scegliere per le loro scelte politiche, per i loro errori, e non
per quelli degli altri o peggio per l’assenza di scelte.
Supponiamo anche altri (presumibilmente lo stesso primo cittadino) conoscono il forum.
Di certo si sono affrontati problemi seri, e pare siano giunte risposte. S’è detto delle fogne, s’è detto dei parcheggi, s’è detto degli accessi a mare. Temi che non si sono affrontati precedentemente, temi che facevano parte di quel vecchio sistema del vivi e lascia vivere che ci ha accompagnati per decenni.
Non dirò dell’Estate Mare. E non
perché non mi sono già fatto un’idea, ma perché potrei cadere nel
preconcetto, nella banalità, nel rituale.
Lascio a qualche consigliere comunale l’imbarazzo di cadere nella banalità ed
insinuare errori ancor prima che gli errori capitino, e son certo che mentre
scrivo, o tutt’al più stasera, o al più tardi stanotte, qualche consigliere
comunale alla tentazione non resisterà.
Io direi d’aspettare, lasciamoli lavorare in pace. Poi si trarranno le
conseguenze. Tutti ci aspettiamo siano positive, perché in ballo non c’è
poco, ma tanto. E quel tanto è la spietata concorrenza dei paesi viciniori.
Tutti legittimamente in grado di proporre alternative varie, di promuovere
attrattive inaspettate. E quel che peggio in grado (penso a Sant’Angelo di
Brolo, Piraino e la stessa Brolo) di avere la lungimiranza di investire nel
lungo termine. Di non tirare a campare.
Qui si vedrà la capacità.
Che non è nei giochi d’artificio del
ferragosto o nel Carnevale.
Ovviamente potrebbe anche essere un flop. Ed il consenso svanire. Ma ancora c’è
tempo. D'altronde il sindaco Spanò sa bene che la ruota amministrativa, oramai
collaudata da un decennio di elezioni dirette di sindaci, riconosce
statisticamente solo i primi due anni come anni di politica, o anche modifiche,
o cambiamenti e financo rivoluzioni. I restanti, ultimi tre anni sono solo
attività, campagna elettorale. Quindi non politica.
Pare che qualche piccola rivoluzione c’è stata. E pare pure che l’onda è
lunga e che la sua scia ancora biancheggia.
Oltretutto il sindaco pare anche avere le palle. E sembra capace di resistere
alle pressioni politiche, onde dimostrare che il sindaco è lui (come attestato
da consenso popolare, a tutt’oggi inalterato… se non addirittura cresciuto).
Vinciguerra d’Aragona Capitano d’Arme
10-09-2002
Il garibaldino giojosano
La Sicilia gode, canta e balla
L’11
maggio del 1860 Garibaldi sbarcò a Marsala, il successivo 27 maggio ordinò
alla brigata Turr di percorrere la strada interna ed alla brigata Medici di
avanzare per la costa settentrionale passando da Cefulù e Patti, fino a
Messina.
Scrive
Irato che Garibaldi e garibaldini giunsero, via mare, a Patti, la notte tra il
18 ed il 19 luglio del 1860.
Nel
mentre, nella vicina Gioiosa Marea, a quanto riporta Gaetani, «tutta la
popolazione andò a gara per accoglierli festosamente, e non pochi ufficiali
furono ospitati da famiglie benestanti del luogo».
Resta
oggi una testimonianza di quegli eventi lungo la Strada Statale 113
Messina-Palermo al Km. 86, in località Calavà. Trattasi di un muro di
contenimento, ricordato dagli anziani come Muro di Garibaldi, ubicato a
monte della carreggiata, lungo circa 12 metri e alto circa 2 metri (per la parte
emersa), che conserva ancora incisi numeri graffiti.
Orbene,
non è da escludere che in occasione della sua costruzione o di un suo restauro
“un simpatizzante” abbia vergato sul muro scritte di “adesione alla nuova
situazione politica”. Vari sono infatti gli “autografi”, specie quelli a
firma Giuseppe Molica.
D'altronde,
per la stessa Soprintendenza di Messina, che pure ammette che una datazione
certa di muro e intonaco non è attribuibile con certezza dati la tecnica ed i
materiali propri di un “arco di tempo piuttosto lungo, l’ipotesi di una
certa contemporaneità con il passaggio dell’esercito garibaldino sembrerebbe
plausibile”.
Quanto,
invece, alla strada, prospiciente il Muro di nostro interesse, è punto
di intersezione con la vecchia trazzera che da Casini saliva per Skino e
ridiscendeva proprio a Calavà. La Statale venne invece iniziata nel 1857,
quando si ultimò la perforazione della Rocca di Calavà. Mentre la ferrovia
venne iniziata solo nel 1860.
Sembrava
quindi plausibile che nel luglio del 1860 un tale Giuseppe Molica avesse inciso
sul muro la frase La Sicilia gode, balla e canta.
Nell’agosto
del 1997 il sottoscritto e l’Ispettore della Soprintendenza Piero Airaghi
iniziammo un’indagine sul Muro, già allora all’attenzione del Comune
di Gioiosa Marea e della Soprintendenza di Messina.
Iniziammo
la ricerca analizzando dapprima le scritture murarie, consultammo quindi il Liber
Baptizatorum presso il locale Archivio Parrocchiale, ed infine i registri
anagrafici presso l’Archivio Comunale. In quegli anni un solo Giuseppe Molica
sapeva firmare.
Confrontati
i potenziali omonimi e soprattutto le firme, trovammo l’unico compatibile
nella persona di Giuseppe Molica Lazzaro. La cui firma rintracciammo nelle carte
matrimoniali dell’Ufficio di Stato Civile.
A
quel punto ci affidammo alla Scuola per Consulenti e Periti Grafodiagnostici di
Milano, sperando in una perizia che chiarisse se le scritte vergate sul muro
erano della stessa mano che aveva firmato il documento cartaceo, ovvero tale
Giuseppe Molica, vissuto in Sicilia nel secondo Ottocento.
Sul
muro si ripetevano le scritte:
1860
La Sicilia gode, canta e balla.
Scritte
che potevano essere della stessa mano di Giuseppe Molica. Mentre sembrava di
mano diversa la scritta Ora piange (ulteriori studi si necessitano per
chiarirne la paternità).
I materiali di studio erano tre fotografie recanti le seguenti scritte vergate su muro:
Giuseppe Molica;
anno 1860 La Sicilia, gode, balla e canta;
Giuseppe Alibardo (Garibaldi).
Mentre il confronto era su una fotocopia autenticata del documento con firma autografa di Giuseppe Molica.
La
perizia giunse a conclusioni “sufficientemente univoche”.
Si
ravvisarono, tra l’altro, una costante irregolarità della pressione
nonostante strumenti scrittori diversi, un andamento del rigo costantemente
oscillante, delle lettere occhiellate e sostanziali similitudini tra le lettere s,
p, e, d ed n.
Il
responso aveva chiarito che i documenti in verifica, con ogni probabilità,
erano stati vergati dalla stessa mano.
Di
Giuseppe Molica Lazzaro sappiamo che nacque nel 1827 in contrada Francari e che
fu battezzato da tale Salvatore Pugliesi. Genitori e padrino non avevano titoli.
Ma quando si cresimò (1857) suo padrino fu il dottor Giacinto Pisano, allora Presidente
del Comitato Civico, ed il suo nome venne preceduto dall’appellativo don.
Nel
1859 si sposò con donna Rosalia Dainotti (figlia di don Antonino
Dainotti di Tusa, già Ufficiale Capoposto Telegrafico) in santa Maria della
Catena, nel cui quartiere lei abitava. Li sposò lo stesso arciprete Emanuele
Barbera, e tra i testimoni c’era il dottor Pietro Barbera, allora Presidente
del Municipio.
Don
Giuseppe firmò quell’atto: era la firma che cercavamo per il confronto
grafodiagnostico con le scritte sul Muro di Garibaldi.
Nel
1860 nacque la figlia Rosa, che morì però dopo un anno. Nel 1863, nella stessa
casa, morì anche la moglie. Aveva 24 anni.
Da
questo momento si perdono le notizie su Don Giuseppe Molica Lazzaro. Il padre di
lui morirà nel 1879 nella sua casa di Francari, il fratello Salvatore a Gioiosa
nella sua casa di vico Cairoli (oggi via Roma) nel 1910 e la sorella Maria
ancora a Francari nel 1915.
Questo
era quanto negli archivi e qui c’eravamo persi. Poi rintracciammo una
discendente: la signora Carmela Maniaci, figlia di Teresa Molica Lazzaro, figlia
di Salvatore, fratello di Giuseppe. Con lei aggiungemmo altri tasselli, grazie
ai ricordi dei racconti di suo zio Giovanni, unico ad aver mantenuto rapporti
con Giuseppe.
Don Giuseppe visse dapprima a Francari.
Poi si trasferì a Palermo, parrebbe dopo le morti che lo colpirono. E nella città ebbe una farmacia ed un’amante.
Quando, però, un giorno, Giovanni (ad inizio Novecento) andò a trovarlo, come faceva spesso, trovò la porta della farmacia chiusa. Tutto era scomparso: amante e farmacia.
La
signora Carmela ricordava inoltre che a farlo studiare era stato un suo zio
sacerdote. Lo fece studiare a Palermo. Ed era quindi da lì che vennero i titoli
improvvisi e l’innalzamento sociale.
Scrive
d’altronde Forzano che alla sottoscrizione dei lavori per la nuova Matrice
(metà Ottocento) contribuì pure tale beneficiale Giuseppe Molica (ulteriori
studi si necessitano per chiarirne eventuali relazioni di parentela).
Quanto
infine alla Gioiosa Marea del 1860, sindaco era il dottor Francesco Forzano, si
contarono 112 nascite, 39 matrimoni e 75 morti.
Si
seppelliva ancora in chiesa (san Nicolò, santa Maria delle Grazie e Catena) e
mons. Orsino vi cresimò per l’ultima volta nel 1857.
Erano inoltre in attività la confraternita di san Francesco, l’Opera del Bambin Gesù e la congregazione del SS.mo Nome di Gesù.
07-01-2003
Marcia della Pace
Cari frequentatori del sito dei “Gioiosani”,
volevo comunicarvi la mia grande gioia perché giorno
11 gennaio 2003 si materializzerà finalmente un sogno.
Trattasi di un evento che potrà avere, come sta già
avendo, valenza nazionale.
Nei giorni precedenti, dal 7 al 10 gennaio, verranno
incontrate le Scuole Medie Inferiori e Superiori dei plessi scolastici situati
nei comuni di Brolo, Piraino, Gioiosa Marea e Patti. Le scuole tutte
parteciperanno alla “Marcia”.
Giorno 11 mattina, alle 9.30 circa, due cortei, con
partenza l’uno da Piazza Annunziatela in Brolo e l’altro con partenza dal
lungomare di San Giorgio, si dirigeranno verso il lungomare Canapè (donde tra
l’altro il nome del nostro “forum”) di Gioiosa Marea. Dal Canapè di
Gioiosa Marea i due cortei, oramai riuniti, si incammineranno per la salitella
che scorrendo la via Mazzini giunge fino a Piazza Santa Maria di Tutte le Grazie
(ovvero Piazza Municipio). Verso le 12.00, il Vescovo della Diocesi di Patti ed
il Sindaco del Comune di Gioiosa Marea saluteranno i partecipanti alla Marcia.
Nel pomeriggio, presso i locali del salone
parrocchiale della Chiesa di Gesù Buon Pastore di Gioiosa Marea si terrà una
conferenza sui temi della “Pace”, con partecipanti delle Università di
Messina e di Lovanio, della Commissione Parlamentare Antimafia, del Sindacato
Confederale Nazionale, della Tavola per la Pace di Assisi, del Forum Enti Locali
per la Pace, nonché con i sindaci dei comuni di Brolo, Piraino, Gioiosa Marea,
Patti ed Antillo (il cui comune è da decenni in prima fila in difesa della
pace).
L’idea è quella di fare di Gioiosa Marea una
“Città per la Pace”, prima in provincia di Messina, e purtroppo tra
pochissime in Sicilia. E Gioiosa Marea potrà così aderire al
Forum Italiano
degli Enti Locali per la Pace, previa una delibera del Consiglio Comunale che,
promotore il Presidente dello stesso Consiglio, giungerà nella prossima
riunione.
Io ed il webmaster ci saremo. Si cercherà anche di
coprire, per come possibile, anche la “Marcia per la Pace” sul sito, che
della “Marcia per la Pace” darà comunque ampio spazio fotografico.
Un'altra associazione gioiosana, “Progetto33”,
sta raccogliendo le adesioni (al sito dell’associazione “Progetto33” ci si
può collegare direttamente dalla home page di “Gioiosani”).
Quanto a me nello specifico, Vinciguerra d’Aragona,
Capitano d’Armi in Jojusa Guardia, ci sarò e partirò dal mio castello. E ci
sarò perché credo che nel marasma generale della politica internazionale, ahimè
asservita agli interessi di alcuni stati ricchi, l’Organizzazione delle
Nazioni Unite, sia pure talvolta soggetta agli interessi dei più ricchi, rimane
baluardo di democrazia e pilastro per i vari processi di democratizzazione. Ci
sarò perché credo in un mondo equo, eguale per tutti gli stati del mondo: e
credo quindi che bisogna dare forza alle Nazioni Unite che spesso sono troppo
deboli, deboli anzi a tal punto che talvolta non possono neanche fare rispettare
le loro risoluzioni in tutti i posti!
Mi si dirà che il contributo è minuscolo, ma tanti
minuscoli contributi fanno un contributo più grande: di cui i governi non
potranno non tener conto.
Poiché noi siamo parte della nostra Isola che è
parte della nostra Italia che è parte della nostra Unione Europea che è isola
di pace nel mondo. Per cui abbiamo la fortuna di vivere in un mondo che si è
abituato a vivere, riconoscendo e metabolizzando negli anni fino a
istituzionalizzarla, la risoluzione pacifica di ogni conflitto che tra le sue
variopinte parti può sorgere. Ma questo era credetemi impensabile a metà
secolo! Eppure, se si è fatto nella nostra Europa perché non farlo in tutto il
mondo?!
Questo potrà essere il nostro contributo. Anche se
minuscolo.
********************************************************************
Le provinciali 2003
- "Queste elezioni potrebbero essere piu'
importanti di quanto si possa credere. Queste elezioni potrebbero dire della
consistenza elettorale di quell'opinione pubblica giojosana che troppe volte si
e' lanciata in faide interne disastrose, privileggiando le ragioni di pochi a
quelle della collettivita'.
Alle ultime elezioni regionali
Teodoro Lamonica ha avuto un successo che ha terrorizzato mezza provincia, il
successo e' stato purtroppo e soprattutto fuori Gioiosa Marea. Non che i 550
voti di Gioiosa siano stati pochi, ma di certo potevano essere di piu'.
La storia si era gia' ripetuta con l'on. Salvatore Natoli per la sua ultima
candidatura alle regionali. Natoli ottenne il solito successo personale fuori ma
non a Gioiosa (storicamente Natoli non ha mai avuto un gran successo a Gioiosa).
Mi auguro che in questa campagna elettorale quella fetta consistente di opinione pubblica, la stessa che nego' in passato la vittoria a qualche candidato a sindaco e la concesse invece ad altro candidato a sindaco, la stessa che talora riesce a sorprendere per il coraggio delle scelte, non disperda il voto inutilmente e lo concentri sui candidati gioiosani, qualcuno di loro ha serie possibilità di vittoria.
Una simile vittoria sarebbe un successo per la cittadina di Gioiosa Marea".
**************************************************************
13-06-2003 Senza consigliere È da circa un decennio che Gioiosa Marea non esprime un consigliere
provinciale, ovvero dai tempi del dottor Elio Coletta (già assessore alla
provincia) e prima di lui dai tempi dell’ex sindaco dottor Basilio Cusmà
Piccione (anch’egli già assessore alla provincia).
A mio avviso questo ha definitivamente contribuito alle scelte
programmatiche (per quanto limitate) che gli organi provinciali gestiscono ed ha
definitivamente pesato sul potere contrattale dei nostri politici
(sovente letteralmente annullato perché le scelte sono state dettate di
riflesso, come accade quando manca chi parla in prima persona, quindi non parla
per se stesso o meglio per la sua comunità).
Certo alcuni partiti ed alcuni personaggi gioiosani hanno il solito pacchetto di
voti e se lo giostrano come vogliono (ruotando partiti e correnti) e di questi
non è mia abitudine parlare, perché nel mio piccolo e per quanto possa
sbagliare parlo solo di politica e quella di cui ad inizio di questo paragrafo
non risponde a tale nome. Ma questo non vuol dire che un certo successo i
candidati locali alle ultime elezioni provinciali non lo abbiano ottenuto.
L’ex assessore e consigliere Lucio Giovanni Maggio ha avuto quasi 400 voti, e
soprattutto risulta essere il primo dei non eletti di Nuova Sicilia nel collegio
di Patti. Il presidente del locale consiglio comunale, Basilio Lembo Luscari, ha
ottenuto quasi 800 voti (ed il primo degli eletti dei DS non ha raggiunto i 1200
voti). Discreto anche il successo personale dell’ex assessore ed attuale
consigliere comunale di minoranza Gabriele Butto’ di Alleanza Nazionale (ha
superato i 1000 voti) e quello dell’ex assessore e consigliere comunale Angelo
Prestipino Giarritta (170 voti con la Lista Di Pietro).
Una semplice lettura dei dati evidenzia che il primo degli eletti di Nuova
Sicilia (eletto ovviamente a Patti) potrebbe anche non restare a lungo in quella
posizione e potrebbe essere ricandidato per altre elezioni, e comunque la
posizione di Maggio risulta in prospettiva assai forte (comunale e non). Il
presidente del consiglio comunale poteva essere eletto se alcuni meccanismi
locali non si fossero inceppati e per un visibilissimo gioco di subentri
credo che qualcuno oggi debba (o potrebbe) mangiarsi le mani (ma non essendo
fisicamente a Gioiosa ammetto che qualcosa sinceramente mi sfugge).
Ma sono sicuro che quello che è mancato e continua a mancare è quello slancio
della locale comunità che continua a negare ai suoi cittadini di elezione ogni
possibile vittoria extramunicipale. O mancano dei leader nella nuova
generazione? O i nuovi leader sbagliano i tempi? O hanno altro in mente? Ma sono
sicuro e mi auguro che taluni (soprattutto Maggio) riescano a capitalizzare il
successo personale e tradurlo in quel giusto potere contrattuale (specie nel suo
partito).
E vengo a qualche considerazione spicciola.
Qualche giorno fa due o tre anonimi frequentatori del nostro forum
ponevano il problema del torrente Zappardino, competenza che è tra le poche che
sono della provincia (se non erro ci dovrebbero essere anche le acque interne
(tipo i laghetti di Ganzirri) e per quel che riguarda la nostra zona soprattutto
i laghetti dei Picari, ovvero di Marinello. Nel forum si diceva
dell’assessore comunale e delle competenze.
Credo che un simile problema avrebbe avuto immediata soluzione se ci fosse stato
a Gioiosa un consigliere provinciale (e meglio se di maggioranza) del posto. I
consiglieri provinciali non gioiosani non hanno avuto sicuramente a cuore questi
problemi, spesso perché non hanno avuto gli interlocutori (e se li hanno avuti
badavano esclusivamente ai loro orticelli cittadini e collinari) e spesso
perché si vede il consigliere comunale come appartenente al comune di elezione,
ovvero di residenza.
Sono comunque convinto che il consigliere provinciale della Margherita, Luigi
Gullo (politicamente vicino al sindaco di Gioiosa Marea), il cui successo
elettorale a Gioiosa è stato (come già nella passata legislatura) notevole,
avrà modo di farsi valere. Oltretutto è sempre a Gioiosa e quindi sarebbe
teoricamente facile contattarlo. E fortunatamente trattasi pure di un bravo e
disponibile ragazzo.
del 28-09-2003 Poco a favore...... di un utile svincolo !
Con
la mia corte abbiamo seguito da Guardia, con sommo interesse, il dibattito
cittadino sull’idea della costruzione d’uno svincolo autostradale che
potrebbe essere aperto, tra qualche decennio, in zona Oceri-Caferì. Ne parlo
ora perché non se ne sta parlando più, e perché, pur dissentendo e ben
conscio d’esser voce di minoranza, credo, anzi intuisco, che la gran parte dei
giojosani lo voglia: ed è quindi bene riaprire il discorso: e farlo adesso che
la bella stagione è finita.
La discussione ci era parsa essersi in ultimo avviata verso il triste, vecchio
sentiero della sostanziale speculazione, storicamente infruttuosa e sinceramente
indecorosa, anche se confesso che in qualche momento sembrava essersi incanalata
nei giusti binari della dialettica costruttiva (difatti spazio è rimasto per
dei contributi che mi sarei aspettato su sviluppo sostenibile, impatto
ambientale, interessi intermunicipali e municipali, cost-benefit analysis,
ecc.).
Quanto all’opinione pubblica, ci pare abbia vissuto gli eventi con varia
intensità, sempre crescente in concomitanza di incidenti e frane e ben più
rilassata con … l’arrivo del bel tempo. Quanto invece ai rappresentati
eletti, vicini e lontani dall’opinione pubblica, hanno agito toccando, talora
astutamente, varie dimensioni: dagli interventi e dagli incontri dei sindaci con
le varie autorità governative ai consigli comunali, dai pareri dei singoli
consiglieri e dei vari politologi giojosani sotto gli alberi al Ritrovo Roma
alle loro esternazioni sui media.
Ed è comunque ovvio rilevare, e lo facciamo con grande piacere, che il
dibattito è stato per lungo tempo di enorme passionalità (che è sempre un
bene) e che ha destato generalizzati e variegati interessi.
Detto questo, voglio ora dirvi che io e la mia corte dissentiamo, e non perché
Gioiosa Marea non abbia un problema di viabilità, questo è anzi uno dei
problemi più chiari e manifesti; ma perché non credo lo svincolo sia cosa
facile ed immediata e soprattutto perché non credo si stiano affrontando i
problemi attuali e drammatici della viabilità interna e dei collegamenti con i
paesi viciniori, a cui invece sono, sì facendo ed operando, tolte le urgenti,
necessarie anzi vitali energie cui tutti, senza colore politico, dovrebbero
contribuire. E la storia, ahimè, insegna che spostare l’attenzione, o meglio
attirarla su qualcosa, è sovente frutto di strategie occulte!
Riceviamo da qualche decennio missive ben articolate, dai nostri legati nelle
terre basse, sul fatto che si aspetta ancora il completamento dell’autostrada
che dalla città di Messina giunge nel capoluogo regionale Palermo, città che
conta circa un milione di abitanti ed è la sesta città d’Italia per
popolazione residente (e non conta, ahimè, circa tremila abitanti: ovvero
quelli che potrebbero usufruire del novello e futuribile svincolo di Oceri-Caferì).
E per quanto sicuri e speranzosi che le passate esperienze, di quando voi di là
stavate qua, fossero maestre di vita, seguitiamo purtroppo, e lo facciamo da
decenni, a ricevere notizie sugli infruttuosi tentativi di risolvere anche il
problema della comunicazione tra le città portuali di Messina e di Reggio di
Calabria, che ci auguriamo vengano risolti a breve, in qualunque modo, con o
senza ponte, con o senza tunnel, con o senza Berlusconi e con o senza i vari
addetti tirapiedi ai Lavori Pubblici ai vari livelli, e magari prima del
continuamente e pedissequamente, a volte penso addirittura deliberatamente,
scordato anno del libero scambio nell’Isola mediterranea di Sicilia del 2010.
E torniamo allo
svincolo, con uno spunto che ricavo da un messaggio apparso sul Forum dei
Gioiosani qualche mese fa. Noi non sappiamo se i proponenti, fautori dell’idea
e supporter, hanno mai fatto la prova partendo, poniamo, dall’ex bar - del
mitico ed indimenticabile gestore di locale pubblico Panettiere don Carmelo - Las
Vegas e l’abbiano fatta simulando un’emergenza. Ebbene, vorrei che
facessero la prova e ci rapportassero del tempo che si impiega per arrivare a
Caferì-Oceri in un giorno normale e poi da lì (sommando il tempo supponendo di
prendere l’autostrada da Brolo e conteggiandolo dal ponte autostradale che è
sullo Zappardino e comunque non scordando quello che bisogna perdere nel
futuribile e novello raccordo, ovvero tempi di snodo, di pedaggio, ecc.)
all’ospedale Barone Romeo di Patti. E poi facciano la stessa prova prendendo
la statale Palermo-Messina in direzione Messina fino all’ospedale Barone Romeo
di Patti. E mi dicano se secondo loro si arriva prima da “sotto” o da
“sopra”. Ipotizziamo allora un viaggio virtuale per la strada di “sopra”
considerando un già esistente svincolo.
Innanzitutto a
Gioiosa Marea non c’è un’autoambulanza, e non c’è non perché non si è
mai pensato ad averne una, anzi vorrei ricordare ai consiglieri comunali ed agli
assessori comunali di ri-controllare il programma elettorale del sindaco e si
accorgeranno che all’acquisto di un’autoambulanza è fatta esplicita
menzione, mentre mai, dico mai, è fatto riferimento (implicitamente o
esplicitamente) allo svincolo autostradale di Oceri-Caferì (onde li inviterei a
mantenere le promesse …). Ma l’operato del sindaco non lo discuto e sulle
sue volontà ripongo assoluta fiducia: a garanzia prendo la sua determinazione
per risolvere il problema degli accessi a mare di Saliceto! Onde non è
sicuramente il sindaco il problema, anzi! Comunque, poniamo che in quel momento
passi qualcuno con una macchina e carichi il/i malcapitato/i per accompagnarli
all’ospedale. Sperando che la persona sia un giojosano, perché altrimenti
prenderà sicuramente e per esigenza (sic!) d’orientamento un senso
unico, oserei supporre che prenderà quasi sicuramente la via Mazzini, magari
con uno spettacolare testacoda, perché altrimenti sarà costretto a salire da
via Roma, non potendo svoltare prima a sinistra, e perché sicuramente sceglierà
la via dell’Agro Santo (e sempre sperando che non sia un Venerdì di mercato
cittadino), perché obbiettivamente non può pensare di restare fermo per dieci
minuti sulla Nazionale tra il bar Buzzanca e la gioielleria Lady Mary date le
macchine posteggiate in cronica attesa di un piano parcheggi e di un nuovo piano
per la segnaletica stradale, al cui nuovo riassetto è fatta chiara ed esplicita
menzione, con ossessiva insistenza quotidiana, nel Forum dei Gioiosani (a
testimoniare l’importanza del problema e l’urgenza della soluzione
evidentemente ancora non trovata … e per quanto le buone intenzioni non siano
mancate)
Detto questo, io e la mia corte continuiamo a
dissentire. E dissentiamo non perché non ci piacerebbe avere lo svincolo, anzi
tutt’altro, ma perché ci pare non essere mai usciti da quel vecchio stile
vergognoso delle grandi opere irrealizzabili che ha distrutto e sventrato i
nostri territori.
Dalla mia torre campanaria guardo spesso lo spettacolo di zona Sottogrotte e
quella del suo annesso impianto sportivo, alla cui pronta soluzione è fatta
chiara ed esplicita menzione, con ossessiva insistenza quotidiana, nel Forum dei
Gioiosani (a testimoniare l’importanza del problema e l’urgenza della
soluzione); mi sposto quindi verso destra e guardo l’altra marina, e rivedo i
perenni ed incompiuti lavori della palestra comunale di San Giorgio e
l’obbrobrio immane di una nuova chiesa che tutto sembra tranne che la casa del
Signore e tra loro l’ingordigia umana farsi persona nello squarcio della
vecchia tonnara; ritorno ancora a sinistra e rivedo l’Auditorium di Gioiosa
Marea che è (letteralmente) in costante stato di lavoro, con
(letteralmente) continui e piccoli lavori o ratteddi, che si trascinano
(letteralmente) da decenni.
Dissentiamo quindi perché la nostra paura è che con la storia dello svincolo
si possa perdere l’obiettivo iniziale, ovvero la fruibilità sostenibile,
altrimenti detta normalizzazione, dei collegamenti esistenti. E quindi
dissentiamo perché avremmo voluto che nel breve termine si fosse decisamente
puntato il dito sulle attuali strade di collegamento, strade panoramiche e
bellissime, che necessitano solo di studi seri ed organici (come li necessita il
problema del traffico cittadino), prendendo, se del caso, a pedate nel culo
tutti quelli che sono da prendere a pedate nel culo (con somma gioia dei locali
calzolai!). E magari nel medio, o meglio nel lungo termine, pensare allo
svincolo (anche perché i sogni - non mi si fraintenda ché anche a me, come a
chiunque, piacerebbe evitare di uscire a Patti o a Brolo/Capo d’Orlando Est -
altresì detti realtà, è sempre bene coltivarli …).
************** Per Turi del 6 Gennaio 2004 ***********
Grazie Turi, grazie di cuore.
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L'ISOLA CHE NON C'E'
"Grazie a LegaAmbiente, a Piraino si sta finalmente ponendo il
problema dell'impatto ambientale e della funzionalità del costruendo
muraglione di cinta che dovrebbe by-passare il centro abitato ed
agevolare l'entrata e l'uscita degli autoveicoli dal centro storico. Piraino
centro vede gente consistente due o tre volte l'anno. Per il resto
dell'anno è vuota. Orbene, il muraglione cambierebbe radicalmente
l'aspetto del promontorio e risolverebbe il problema dell'ingorgo per questi
due o tre giorni l'anno.
A Gioiosa non si è mai apertamente discusso dell'utilità della
circonvallazione voluta per by-passare il traffico cittadino di tutti i giorni
e solennemente inutilizzata tanto dai residenti quanto dai turisti o dai
viaggiatori che da Gioiosa sono costretti a passare. Gioiosa conosce ingorghi
costanti di traffico per tutto l'anno, onde sono due o tre i giorni che non
conoscono ingorghi. La circonvallazione ha radicalmente cambiato la
faccia della Valle del Casini, da Santo Stefano Basso a Olivastrito a
Olivastritello a Cicà ma non ha evitato gli ingorghi.
Per quanto mi ricordi l'isola pedonale di Gioiosa non ha mai interessato la
circonvallazione, neanche quando a cantare era Bennato. Per quanto mi ricordi
la strada alternativa segue sempre le vie del centro perchè le vie del centro
sono più vicine e consentono di by-passare velocemente la stessa isola.
Non entro del merito tecnico del muraglione e sulla sua utilità oggettiva e
nemmeno sulla sostenibilità, financo estetica, che l'impatto avrà
sul promontorio di Piraino - che da ogni suo lato cambiarà aspetto, tanto da
Naso, da Brolo, da Sant'Angelo, da Gioiosa o dal mare - e poi di questo
parla Lega Ambiente.
Faccio solo una semplice considerazione e mi chiedo se alla luce di
quanto l'esperienza insegna, e l'esperienza gioiosana più di altre, qual'è
la logica, oggi, di quel muraglione a Piraino, gioiello medievale di viuzze, archi,
chiesette e portali?
Se lo si vuole per fare un muro di contenimento per salvare il roccione che c'è
sotto Sant'Anna o le mura della Matrice o Santa Caterina o le grotte della Batia
e allora mi va bene. Ma se lo scopo è quello di trasformare il muro
per farci sopra una strada e by-passare il paese e consentire di parcheggiare
la macchina sotto le vecchie mura altro non è che un'assurdità. Non perchè
l'edilizia deve essere frenata, anzi. Ma siamo sicuri che fare cento metri a
piedi sia dannoso? E, soprattutto, perchè dobbiamo sempre soddisfare i
bisogni di chi fatto il primo lavoro vede come poter fare il secondo
ricontando la spesa del primo. E sappiamo che in questo Gioiosa
docet!"
La Costa Saracena del 22-10-04
La
Costa Saracena, quel tratto di mare che corre dal cortissimo sbocco sul litorale
che è rimasto nel territorio di Naso alle splendide spiagge del Saliceto di
Gioiosa Marea oggi rubate dai privati, si è voluta chiamare così per ricordare
i numerosi torrioni d’avvistamento voluti dai Viceré spagnoli quale misura
preventiva per segnalare l’arrivo di navi piratesche. Grazie all’arte degli
architetti Spannocchi e Camilliani, servirono da vero scudo informatico durante
le varie scorrerie che interessarono le coste del basso tirreno.
La cristianità non era comunque nuova alle invasioni di infedeli. Si erano già
conosciute epoche quando morire nel campo di battaglia per combattere contro le
armate turchesche era garanzia di pace eterna. D'altronde, secoli prima,
Sant’Agostino s’era dovuto fermamente opporre al suicidio, fino ai suoi
tempi non ufficialmente condannato. Il martirio era anzi accettato. La stessa
Bibbia aveva lasciato ampi spazi di ambiguità e più d’ogni altra la morte
stessa del Cristo era stata oggetto di speculazioni sulle sue vere volontà e
sulle sue intenzioni di vita e di morte. Lo stesso San Paolo diceva di essere
indeciso tra la morte e la vita, visto che una morte precoce l’avrebbe portato
subito presso il Cristo. Comunque, anche dopo la svolta agostiniana i casi di
morte volontaria non si estinsero, e più monaci si lasciarono ammazzare,
proprio dai saraceni, in Terra Santa.
Nulla di strano che morire per mano infedele era sinonimo di martirio anche
nelle nostre zone. E vi furono tempi quando i saraceni diedero anche ai
cristiani delle nostre zone quest’opportunità. Ariadeno Barbarossa ed il
Dragut non risparmiarono Patti, Castanea, Rometta e la stessa Lipari. E quanto
alla Costa Saracena, furono proprio loro ad uccidere l’arciprete di rito greco
Giovanni Scolarici da Piraino con un colpo di sciabola in testa, e con lui
scannarono pure il figlio, come attesta un resoconto conservato nel locale
archivio parrocchiale, ove é palese l’intenzione d’iniziare anche l’iter
per un processo di beatificazione per lo stesso arcipresbitero. Di certo non
lasciarono un buon ricordo.
Eppure oggi, a distanza di secoli, si ricordano ancora quelle devastazioni
usando il nome proprio dei saccheggiatori. Non che da meno siano state le armate
dei re cattolici, e basti per tutti l’eccidio di Tunisi del 1535; ma sembra
strano che si sia voluto dare il nome ad un posto turistico quale richiamo ed
attrattiva ricordando proprio quanto di cattivo il saccheggiatore fece e non
magari quanto di buono l’età araba lasciò in Sicilia.
La
Torre delle Ciaule è della Costa Saracena il simbolo. E’ il maniero più
famoso della zona. Per quanto però la Costa Saracena si sia data il nome per
ricordare anche quella torre nulla pare abbia mai fatto come ente per salvarla
dall’erosione del tempo; per quanto invece al Comune di Piraino, che di quei
comuni che formano il Consorzio è capofila, questo conobbe addirittura il suo
primo martire ucciso proprio per mano saracena. Elogio, quindi, alla memoria.
Nominalmente alla memoria dei saraceni.
Il processo di segmentazione che il Ventunesimo secolo ha iniziato è evidente
anche a Piraino, a Brolo e nella Costa tutta. Memoria che è a fragmenti e che
viene diluita nel tempo e mediata dalle esigenze che la politica locale detta.
Memoria soggetta a scelte politiche. Onde in pratica manteniamo il ricordo di
quanto è funzionale, e quindi utile, e scordiamo quanto è non funzionale,
ovvero inutile. E’ il processo dell’assoggettamento culturale che avanza e
l’anestesia culturale che si impone nella ritualità delle istituzioni
consolidate e che si riproduce nelle organizzazioni di nuova costituzione.
D'altronde seguitiamo in un mondo che conosce solo segmenti di memorie e
distorsioni di realtà. Un mondo, ove il martirio e le libertà individuali sono
funzioni politico-militari immediate ancorché religiose di corto termine. Onde
non conta, o meglio si censura, che in Arabia Saudita il governo decida di
vietare nelle prime elezioni libere della sua storia il voto alle donne, poiché
nella funzionalità globale del sistema che si poggia sui petrol-dollati
l’Arabia è intoccabile; ma giustificabile diventa invece l’invasione
dell’Iraq, pur se mina le leggi internazionali e falsa i resoconti ufficiali
nel nome della funzionalità bellica, fino a far scordare che l’Iraq era il più
‘occidentale’ tra gli stati del Golfo, che le donne avevano sempre votato,
che il primate di tutti i cattolici aveva sconfessato la guerra, ed ancor più
che Terek Aziz, l’ex vicepremier iraqueno, era un fervente caldeo.
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