Gli "angoli" di Vinciguerra     vinciguerra_da@yahoo.com

23-07-01-- :Finalmente si inizia: almeno una volta a settimana scriverò un editoriale. Consentitemi però, oggi, alcune riflessioni.
Voglio in primo luogo dire che tutti dovremmo essere grati al Webmaster per quello che ha fatto per tutti i giojosani e per tutti gli amanti di Giojosa del mondo. Ha contribuito a farci sentire più vicini alle tante generazioni d’emigrati sparse per i continenti, quelli di vecchia e nuova emigrazione; ha fatto sì che i tanti venuti d’estate o in primavera a San Giorgio o a Calavà, incantati dal luogo, ammagliati dai colori del mare, dalla vecchia Guardia, potessero ritrovare quei luoghi e quelle genti in un sito; ed ha fatto un regalo incommensurabile anche a quelli che a Giojosa vivono permanentemente, consentendo scontri interessanti e costruttivi nel Forum a gente che altrimenti mai avrebbe parlato fra loro o mai avrebbe avuto la possibilità di dire quello che pensava pubblicamente. Checchè se ne dica questa è la verità!

Il webmaster, io e Ruggero d’Altavilla, lo conosciamo dai tempi degli « Amorfos »; ha sempre avuto queste manie strane, innovative, divertenti, talvolta uniche, straordinarie. Ha reso possibile a tutti quelli che lo vogliono di comunicare in una chat « giojosana », ha avuto l’idea di giocare con quelle foto, ha intuito quale straordinario contenitore poteva essere il Canapè e quale diverrà da quì a qualche anno (e nel quale purtroppo d’ora innanzi non potrò più partecipare per ovvie ragioni).

Quanto a me, mi si potrà scrivere all’indirizzo e-mail. Per quanto potrò cercherò di rispondere alle Vostre domande. Ah dimenticavo, mi perdonerete l’enfasi, o meglio, come dire … il peccato linguistico/storico, che d’ora innanzi porrò nei miei editoriali.  

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31-07-2001 -- Da M.Milingo: 
Faccio un appello a Vinciguerra: Caro Sommo, ci illumini, la prego, sui testi scritti sulla storia del nostro paese. Affinchè ci si renda conto che le poche cose che noi conosciamo non corrispondono mai con l'intera verità. m.milingo@virgilio.it


Caro mons. Milingo,
Giovanni Raffaele é un ottimo studioso di storia siciliana, e pur essendo un "ottocentista" ha scritto
pagine mirabili sulla nascita della mafia nebroidea.
Detto questo, devo anche dire che é stato meno ligio
al dovere quando ha parlato della storia di Guardia:
primo per non aver consultato i copiosi testi
manoscritti dell'archivio parrocchiale di Gioiosa
Marea, dell'archivio storico diocesano e dell'Arca
Magna di Patti; e secondo per aver soggiogato la
storia di Gioiosa ai suoi fini accademici, ovvero
giusticando l'esodo con gli spostamenti dei mercati
serici nell'oriente, le nuove forze economiche
straniere, le nascenti mafie economiche messinesi.
Avesse consultato i registri parrocchiali, ed in
ispecie gli Stati Animarum, avrebbe di certo evitato
il grave errore di considerare la storia della
nascente Gioiosa accorpabile "sic et simpliciter" con
altre realtà sciagurate. Avrebbe visto che l'esodo era
in atto da oltre due secoli e che la crisi del serico a Gioiosa Guardia fu d'estrema marginalità; avrebbe
contato gli abitanti per contrada e seguito il loro
esodo dalla vecchia Guardia verso i quattro imponenti
nuclei collinari (Landro, Galbato, San Leonardo e
Casale) e non alle marine di Tono e San Giorgio. E
volendo poi approfondire l'analisi avrebbe anche
riportato i dati dei libri mastro, delle giuliane,
onde poi sommarli alle conseguenze del terremoto di
fine Settecento ed ancor più a quello di fine
Seicento, alle seguenti carestie, all'invasione delle
cavallete, alla penuria idrica. Se avesse poi
veramente voluto fare un buon lavoro, avrebbe anche
dovuto studiare gli influssi e le già incredibili
voluttà del nascente capitalismo locale di cui fu
testimonianza lo scontro tra i Pisano ed i Forzano
(per lo scontro vedi i testi di Gaetani e Forzano); ed
ancor più la discutibile attitudine dell'allora
vescovo di Patti, nonché Barone di Gioiosa, mons.
Raymundo Moncada, che cerco' di traslare tutto quanto
era possibile alle marine, anche la stessa Patti, di cui promise rifabbricare a sue spese cattedrale,
seminario e chiese (per la cronaca del suo vescovado
vedi il testo del Giardina).
Sicchè, caro monsignore,
spesso la storia divulgata é quella dell'estremo (massimalismo o minimalismo che sia), quello per intenderci "globalizzante", e tende a ridurre ed annullare l'unità: la peculiarità al mero computo analitico.   

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Grazie per la risposta, anche se è solo parziale.
Adesso sappiamo chi è il prof.Raffaele, e conosciamo le ipotesi di Vinciguerra (anche se forse le conoscevamo già). Purtroppo non sappiamo ancora chi altri ha scritto su Gioiosa negli ultimi ottant'anni.
Grazie comunque,
Milingo

04-08-2001 -Caro Milingo,
la risposta era esaustiva, apprendo solo ora che vuoi sapere dell’altro.Il libro più vicino agli ottanta anni è quello di Gaetani (1928), suppongo ti riferisca a quello. Eppure così facendo non riconosceremmo i meriti d’altri che, prima di lui, scrissero delle due Giojose. A parte le minchiate parossistiche su Plinio che secondo alcuni volle decantare proprio il rosso corallo giojosano, che mi potrebbe pure stare bene, ma come una favola; altri nei secoli avevano già scritto qualche pagina o alla meno qualche commento: ovvero studiosi di storia siciliana ed affermati etno-storici quali Pitrè, Pirri, Mongitore, Busacca, Di Marzo et cetera. E prima del Gaetani avevano anche scritto Forzano (1887, 1889) e Giardina (1888), arrovellandosi in una deprimente sequela d’insulti. E del Forzano sappiamo anche aver scritto più articoli a cavallo tra i due secoli e per lo meno un saggio d’una certa consistenza su San Giorgio. E non scordiamo l’opera monumentale del pattese Sciacca, ed un libricino di storia locale disperso dello stesso sindaco Prestipino Giarritta.
Dopo l’opera di Gaetani ci sono stati innumerevoli scritti su Guardia, e pur sorvolando sulle fictions di Mollica e della Perlungo, bisogna dar atto agli studi di Alibrandi e dell’associazione “Alternativa”, specie sulla tonnara; bisogna citare i “pattesi”, studiosi di quei lunghi secoli di dominio vescovile, di quando la storia dei giojosani era un tutt’uno con quella del vescovo barone (Sardo Infirri, Mancuso, Arlotta, Magistri, Porrazzo, Sidoti), nonché i tanti gioiosani: Saggio, Torre, Natoli, Ferlazzo e Argentina, lo scritto sul trekking di Lena et al. e le splendide tesi della Di Nardo e della Maniaci, nonché le altre tre “in fieri”. A ciò bisogna poi sommare gli scritti sull’insediamento sicano: della Chevalier, di Vozza, della Molica Baratta e soprattutto di Bernabò Bea; le cronache ecclesiastico-storiche (padre Ocera, padre Miracola), ed ancora gli scritti sulle opere d’arte, dalla Barricelli al Bonanno.
Quanto alle mie ipotesi, e suppongo tu ti riferisca all’esodo, seguitano a collimare con quanto è detto nell’introduzione a “Petra supra a Petra”, e non credo muteranno fino a che, Dio lo volesse, qualcuno non trovi, in qualche archivio o in qualche casa privata, gli atti vescovili che sancirono lo spostamento dell’arcipretura e dell’Universitas.
Il rispetto del lettore mi suggerisce di fargli risparmiare il peso d’una critica ad ogni opera censita, e la promessa di correre a mutar argomento. Quanto invece a te, caro Milingo, ora mi sovviene il più grande degli scrittori siciliani della seconda metà del Novecento, Gesualdo Bufalino: “Occorrono cure diverse, e io dico timidamente: libri e acqua, libri e strade, libri e case, libri e occupazione. Libri.”                                                                                                             

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14-08-2001 - Gioiosa in maschera
Grazie all’impegno degli studenti e dei professori dell’Istituto Comprensivo di Gioiosa Marea è finalmente uscita una pubblicazione sulla storia del locale carnevale. Il nuovo libro, dall’esaustivo titolo “Gioiosa in maschera”, presentato presso i locali dello storico Circolo Mediterraneo, ridona giusta gloria non solo ad uno dei carnevali più antichi della Sicilia, si ha documentazione fotografica sin dal 1938, ma ancor più ad una delle pochissime maschere isolane, il Murgo.
Il testo, corredato da splendide foto d’epoca, ripercorre col tratto veloce impresso dallo stile della locale poetessa Rosalia Perlungo, tutte le evoluzioni e le varianti subite dal dissacrante e goliardico rito carnascialesco, dalla Racchia alla Racchietta, dal Teatro di Carnevale al Palio, sino alla recente istituzione della Maschera d’Argento, ovvero sfilata e premiazione del migliori gruppi mascherati tra tutti i carnevali dei paesi nebroidei.

24-08-2001 - Risposte
Caro Vinciguerra,
ho comprato il libro sul carnevale gioiosano, iniziativa lodevole. Mi chiedo come mai i professori delle scuole medie, che hanno curato il libro, non hanno interpellato i MAGGIORI esponenti nonché partecipanti al carnevale di Gioiosa? Non per altro ma sono certo che potevano fornire delle foto uniche di tante edizioni del nostro bel carnevale. Ciao Vinciguerra. (laCernia)

Il libro non è male, se però si escludono le ultime 20 pagine che potevano dedicare ad altre foto più caratteristiche invece di autocelebrarsi visto che il libro è a pagamento e non è un omaggio ! (Raymundo Moncada)

Carissimi laCernia e Moncada,
ho letto il libro dell’istituto comprensivo (vedi editoriale del 14 agosto) ed abbiamo commentato a casa le foto, come credo si sia fatto in quasi tutte le famiglie di Gioiosa Marea. Mi sono ritrovato una volta di spalle, altri si sono ritrovati due volte, altri ancora non c’erano: diciamo che in famiglia sono quello che ha partecipato meno volte al carnevale, eppure mi è andata percentualmente assai bene.
Certo, io sono solo uno dei tanti che partecipa al carnevale giojosano e di certo non sono un personaggio, come tu ben dici caro laCernia, “maggiore”. E ricordo anch’io gruppi e personaggi che han fatto la storia del carnevale moderno (non ho invece ricordi visivi, data l’età che ci accomuna, dell’antico) ed ho anch’io sentito dire di carri e maschere storiche che nel libro non c’erano. Potrei dire i nomi, ma non sarebbe corretto perché dimenticherei qualcuno.
La prof. Rosalia Perlungo ed il prof. Tino Laurà, ovvero gli artefici del libro e della spesso dimenticata splendida precedente mostra, compaiono nelle foto più di altre persone. Peccherei se negassi d’aver sentito varie discussioni ove si numeravano financo le volte che i due comparivano, o che comparivano sicuramente più di tanti altri che magari allo stesso modo avrebbero meritato.
E’ vero, caro Moncada (pure a te l’età m’accomuna) il libro è a pagamento e comprandolo non t’aspetti di trovare quelle foto e quei visi ripetuti. Vero, anzi innegabile. Io comunque credo nella loro buona fede, e so pure per esperienza che le scelte sono sempre editoriali: è cioè l’editore che decide come impaginare i sedicesimi e quali e quante foto mettere. Io reputo, ad esempio, una gran minchiata non aver valorizzato una foto che trovasi a centro libro (“le vamp”), che di sicuro, messa in prima di copertina, nell’economia della vendita del libro, avrebbe reso molto di più.
A maggior gloria della verità dovrebbe difatti dirsi che il libro non ha un editore, e questo purtroppo peserà assai sulle vendite, che per quanto comunque già copiose avrebbero di certo toccato anche altre fasce di domanda. E ricordo pure che prima della mostra, i ragazzi delle scuole erano mobilitati alla ricerca delle fotografie, onde si potrà solo obiettare che presumibilmente non si è cercato bene, o che magari si è ben cercato ma le altre foto non erano di qualità.
             Certo, scorrere i soliti volti avrà creato qualche problema anche agli autori (che avranno di certo visto i loro visi ben più di altri visi), ma sarebbe un’ingiustizia non ricordare che, dopo la morte della prof. Mela Maggio, sono stati proprio loro a lavorare instancabilmente coi ragazzi delle medie per il carnevale (basti ricordare il successo degli Sbandieratori). Conoscendo poi di persona Rosalia Perlungo, non credo gli siano consone velleità “autocelebranti”, ed anzi so dell’impegno da lei profuso per questo libro, credetemi, andato ben oltre il suo mestiere di docente!
Quanto agli interpellati, credo che l’intento (o forse l’errore, se v’è errore) sia stato proprio quello della ricerca scolastica, e non si è quindi effettuato un lavoro di interviste, che avrebbe di certo evitato gli equivoci e presumibilmente permesso di rintracciare altre foto che di sicuro la gente avrà ricordato d’avere solo dopo aver visto quelle del libro: consuetudine classica giojosana.

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24-08-2001

risposta di Raymundo Moncada

risposta del 25/08/2001 10.03

 

Carissimo Vinciguerra grazie per l'esauriente risposta che addirittura ha fatto parte del suo ultimo editoriale ( che onore).
Io tengo a precisare che il libro mi è molto piaciuto, anzi lo ritengo l'unica opera realizzata sullo storico carnevale gioiosano. Le foto sono belle e simpatiche e riprendono i personaggi storici (se ne manca qualcuno pazienza) del carnevale gioiosano.
Quello che non capisco è questo: se il libro è in vendita e non è un omaggio, perché auto-celebrarsi con le "foto personali" nelle ultime 20 pagine? Si fosse trattato di un omaggio allora nessuno avrebbe detto niente (a caval donato…), ma il libro è in vendita!
Mancanza di materiale per riempire il libro? Credo di no perché quando visitai la mostra fotografica da cui poi si è tratto il libro, vi erano tantissime foto degne di essere pubblicate.
I miei cordiali saluti anche agli autori del libro "Gioiosa in maschera" che hanno avuto, in ogni caso, un'idea originale, simpatica ed ammirevole.
Scusate la piccola polemica ma d'altronde………………..siamo o non siamo Cinque di Spade ?

Ps x i miei concittadini: cerchiamo di far rivivere gli splendori dei carnevali passati, perché gli ultimi facevano veramente………...piangere.
"Con niente si organizzava di tutto; adesso con tutto non riusciamo a far niente ! "

risposta di Cristina

risposta del 25/08/2001 14.40

 

Caro Cernia,
io credo che il libro sul Carnevale è stato l'evento più importante dell'intera estate, l'unico episodio di cui rimarrà traccia.
Credo che però Vinciguerra nei suoi articoli non ha prima scritto tutto quello che voleva dire e non ha poi risposto completamente ai quesiti tuoi e di Raymundo Moncada.
Forse perché conosce gli autori?

risposta di Rosalia

risposta del 27/08/2001 09.31

 

Cari Gioiosani,
Con piacere leggo e rileggo le recensioni, le “botte”e le “risposte” sul libro “GIOIOSA IN MASHERA” da me curato e, a quanto pare, diventato l’evento caldo nella pur sempre calda stagione estiva.
Come Vinciguerra ha riferito e come è stato illustrato nella presentazione dell’11 agosto scorso, il libro è nato dal “matrimonio” della sottoscritta, “fabbrica” del prodotto, con il prof. Laurà, “indotto”di riconosciuta fama.
Ma come in ogni “unione” che funzioni, c’è dietro un grande amore, un’antica e profonda passione che, per quanto mi riguarda, affonda le sue radici in un terreno più ampio che abbraccia non soltanto il Carnevale, ma tutto il mondo delle tradizioni popolari, soprattutto nostrane.
Il libro, non va dimenticato, è nato nel contesto limitato e particolare della scuola, che, come agenzia formativa prioritaria sul territorio, ha da sempre il diritto-dovere di offrire competenze, risorse, stimoli culturali e civili agli utenti ed all’ambiente in cui opera, ma nello stesso tempo, adotta metodi, spazi, tempi e finalità legati al suo specifico magistero diretto a soggetti in continua crescita.
Sono stati, pertanto, gli alunni lo “strumento più idoneo” di raccolta delle foto, la “longa manus” di noi docenti e contemporaneamente delle famiglie, a cui la meritoria e personale ricerca del prof. Laurà ha offerto un “valore aggiunto”.
In quest’ottica, il libro è riuscito bene, come risulta a me stessa autrice, confortata dal quotidiano plauso di molti gioiosani e non.
Certamente, qualche lacuna c’è stata, a volte non voluta, spesso trascinata da inevitabili scelte tecniche, alla fine partorita dalla fretta degli ultimi giorni tempestati dai diktat non certo sentimentali dell’editore. E di questo ci scusiamo.
Vorrei anche ricordare ad un pubblico inconsapevole o poco attento che il Progetto-libro non coincide con la Programmazione della scuola (tante altre cose fanno, per fortuna, i nostri ragazzi!) ma rappresenta appena un decimo dell’intero Piano dell’Offerta Formativa redatto dal nostro Istituto. Esso, pertanto, può risultare “lacunoso” nelle operazioni, negli itinerari e “pressato” nei tempi, ma in perfetta armonia con le nostre finalità educative e didattiche che antepongono “il metodo di ricerca” alla ricerca stessa, “il processo evolutivo” al risultato finale, “la costruzione consapevole del percorso o del manufatto” alla completezza del prodotto finito e, non ultimo, il significato “valoriale” dello stesso nell’ambito della cultura del recupero della identità e della memoria di una comunità pur sempre vivace e originale come quella gioiosana, anche se tradizionalmente pigra, ciarliera e “spadina”.
Per questo siamo soddisfatti dei risultati e siamo grati anche a voi che avete saputo cogliere l’essenza positiva della nostra fatica.
Un chiarimento. A proposito delle ultime pagine del libro, per intenderci, quelle “dell’autocelebrazione”.
Esse fanno parte della “sezione” dedicata per nostra scelta al “Carnevale a scuola” (non al Carnevale nel mondo, o nei Circoli o in cucina ecc…), pertanto, non potevamo escluderci, poiché, piaccia o no, siamo stati nel tempo gli unici organizzatori e protagonisti del Carnevale con etichetta scolastica, affiancati, in misura minore, dalla prof.ssa Scateni, dal prof. Amico e da quest’anno da alcuni insegnanti dei segmenti della scuola materna ed elementare.

Siamo l’unico documento storico “stratificato” nel tempo del Carnevale a scuola con ricaduta sul territorio (anni 1986, 1987, 1989, 1997, 1998) e la storia si basa sui documenti pervenuti e non sulle simpatie, con buona pace dei revisionisti o dei distratti.
Con l’augurio e la speranza che altri insegnanti nel futuro seguano il nostro esempio e “arricchiscano” di nuovi volti, magari più giovani, il nostro amato e splendido Carnevale.
P.S.
Nel ringraziare tutti per la collaborazione ed il plauso espressi, ricordo che i proventi della vendita del libro andranno ”esclusivamente” al Fondo di Istituto della nostra scuola e saranno così suddivisi:
- primariamente per il pagamento dei costi di editoria ;
- successivamente, attraverso le scelte dei docenti e dei rappresentanti dei genitori, per attività e materiali didattici a supporto di nuovi Progetti la cui valenza culturale ed educativa va oltre i confini della scuola stessa, come questa Pubblicazione riprova.
Aiutateci, pertanto, con iniziative e suggerimenti, nella vendita del “nostro” libro che dal suo nascere non è soltanto della Scuola , ma di tutta la comunità.

GRAZIE. Un amichevole saluto.
Rosalia Perlungo
Gioiosa Marea 26 agosto 2001

 Carissimi della comunità “spadina”,
ho risposto alle Vostre domande interpretando il libro e commentandolo a modo, ovviamente, mio. Perché se è vero che si scrive traducendo le proprie sensazioni sul foglio è non di meno vero che poi bisogna sempre sottomettersi al giudizio del pubblico che il più delle volte legge e vede cose che l’autore mai e poi mai aveva pensato o voluto dire. Suppongo sia il fascino ed insieme il rischio di chi ama scrivere.
Ovviamente, mi si chiedesse: <<Dovendo scegliere tra un libro di Rosalia Perlungo sul Carnevale giojosano in italiano o un altro ove lei scrive di Colapesce o di Guardia in vernacolo siciliano, tu, che faresti?>>. Ebbene, senza dubbio, io sceglierei le poesie in dialetto, perché in quel campo non la vedo sinceramente seconda a nessun altro in tutto il nostro interland. Certo, altri opterebbero per il libro sul Carnevale; ma questo è nella natura delle cose, o meglio questo è il bello della libera scelta.
In ogni caso è innegabile che il contributo dato alla comunità giojosana tutta dagli autori è impagabile, ed io che dall’età di 13 anni ho mancato solo tre Carnevali e di cui conservo gelosamente tutti i vestiti sarei un ipocrita se non dichiarassi che quel libro lo sento pure mio, come dovrebbero sentirlo tutti i giojosani.
Mi è piaciuto l’appunto di Cristina (io credo che il libro sul Carnevale è stato l'evento più importante dell'intera estate, l'unico episodio di cui rimarrà traccia) e lo condivido completamente, perché a parte i mirabili giochi d’artificio non posso non confessare d’essere stato uno di quelli che hanno fischiato i Gazzosa per aver questi cantato in playback, ed anzi di loro non vorrei veramente restasse alcun ricordo a Gioiosa perché, pagati, ci hanno preso per il culo.
E mi ha infine sollevato la spiegazione data dalla stessa autrice sulle incriminate ultime venti pagine (
Siamo l’unico documento storico “stratificato” nel tempo del Carnevale a scuola con ricaduta sul territorio (anni 1986, 1987, 1989, 1997, 1998 ) e la storia si basa sui documenti pervenuti e non sulle simpatie, con buona pace dei revisionisti o dei distratti), perché altrimenti anche noi (da buoni “Cinque di Spade”, caro Moncada) avremmo speculato per qualche settimana ancora, come si continuerà “sotto gli alberi”.  

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21-09-2001     Jelica risiede a Gioiosa Marea oramai da moltissimi anni, possiede col figlio Nino e col marito Carmelo una casa in una frazione collinare e gestisce coi cognati due dei più rinomati bar cittadini. Jelica nacque però serba e da serba dovette anch’essa emigrare per la sempre ricca Germania, solo che poi nufragò per amore in Sicilia, luogo d’origine del marito, anch’esso emigrato. Sicchè a differenza dei nuovi emigrati, non è parte dei recenti esodi di disperati: Jelica arrivò nell’Isola quando ancora l’odio etnico non era scoppiato; quando dirsi jugoslava, o meglio “titina”, era più che un vanto; quando anzi i torti erano divisi ed anche la nostra Italia discriminava nel nome dei blocchi e delle ideologie.

Jelica, ovvero Elisabetta, Jovanovic Granata ha così raccontato nella sua autobiografia (Da Rabrovo a Gioiosa Marea, Armando Siciliano Editore) una storia unica per contesto storico ed umano: dettagli d’una vita vissuta, travagliata, sofferta, itinerante, e negli ultimi anni magnificata da un’adozione. Al testo fa da splendida corona la prefazione dell’on. Salvatore Natoli Sciacca, che già fondatore del Movimento Indipendentista Siciliano rispolvera, fino a far emergere in splendida sintesi, sorprendenti similitudini tra i destini dei due popoli.

Jelica visse la fame del primo dopoguerra, conobbe i tormenti d’una ricca famiglia che sopravvisse orgogliosa pure dopo la morte del padre e che venne salvata miracolosamente con eventi degni d’essere sceneggiati. La sua infanzia, gli anni passati a Jagnilo, l’amore per il fratello Rade, il trasferimento a Rabrovo, sono però sempre vissuti sotto l’ombra coscientemente protettrice di Marsal Tito, di cui Jelica, come ogni slava della sua generazione, si considera figlia (per averli fatti studiare con delle sue borse di studio, per avergli inculcato il supremo valore della solidarietà, et cetera).

E la dominante componente politica nella sua vita, Jelica la trasporta pure nella nuova terra siciliana, tant’è che scandisce i tempi del suo arrivo o quelli dall’acquisto della cittadinanza italiana contando le autorità politiche e religiose succedutesi: tre papi, sei presidenti della repubblica, sei sindaci a Gioiosa Marea (suppongo sorvoli sui presidenti del consiglio per aver perso pure lei il conto).

Dice un vecchio detto slavo che «là dove c’è un serbo c’è la Serbia », sostiene Natoli che questa convinzione è alla base di tante recenti degenerazioni. Jelica è stata invece cara amica di Mira, la moglie di Milosevic, che per quanto s’apprende dalla sua voce era anche una buona persona. Ma Jelica è oggi soprattutto atterrita dalla violenza che nel nome dell’etnia s’è perpetrata nella sua patria, odio inconcepibile per una «titina»: incredibile nel nome di quei valori che lei aveva conosciuto ai tempi del Maresciallo; inaccettabile per aver lei lasciato la sua patria nel pieno del regime comunista, che di tutto si potrà accusare ma non d’aver posto proprio la difesa delle uguaglianze quale suo emblema.

Ma anche la sconfitta è inaccettabile per un serbo, daltronde anche tutti i serbi d’oggi (dalle più meridionali enclaves macedoni alle sopravvissute, sparute zone etniche slovene) venerano a tutt’oggi re Lazar quale eroe nazionale, ovvero un re sconfitto, morto in combattimento proprio in quel sacro Kossovo oggi così conteso; e lo hanno venerano fino a fare addirittura di quella data (uno dei pochissimi casi documentati al mondo) loro festa nazionale. Ed Elisabetta, ovvero Jelica, Granata Jovanovic non ha mai smesso di venerare quella festa: pure in Sicilia, a Gioiosa Marea.

  Quanto segue è stato scritto appena un anno fa :

  <<Dal tempo che io diventai cittadina italiana sono cambiati tre papi, sei presidenti della repubblica e nel paese dove abito, Gioiosa Marea, sono cambiati sei volte i sindaci, i sindaci erano Scirocco, Magistro, Scaffidi, e Piccione.

Hanno fatto tante bellissime “cosette” per il paese: “la fontanella”, il “monumento”, e le stradine di campagna, i “marcia piedi” nel paese, sedie attorno agli alberi per sedersi anziani ed anche i passanti.

Hanno tenuto anche il paese molto pulito ed è questo che si apprezza moltissimo dei sindaci del paese, che non fanno i debiti che non sono necessari e che il turismo fanno funzionare dato che “Gioiosa” campa a maggior parte con il turismo e che i turisti non li tengono solo nei villaggi ma anche nel nostro gioioso paese, che noi li aspettiamo con le braccia aperte e che così funziona anche negli altri paesi>> 
« Gioiosa Marea è anche molto ospitalaria, i gioiosani sono molto generosi e fanno la solidarietà ai paesi bisognosi con tutto il cuore.
Quanto ai giovani, peccato che non hanno lavoro e vanno fuori a cercare una migliore possibilità perchè Gioiosa non è industrializzata, si lavora negli uffici e nelle campagne, muratori e locali pubblici. Gioiosa è grande all’incirca ventiquattro chilometri quadrati e possiede settemila o ottomila abitanti. Vi ripeto che è un paesino splendido, anche tutti i Gioiosani » .
(Jelica/Elisabetta Jovanovic, Da Rabrovo a Gioiosa Marea, Armando Siciliano Editore, Messina, 2000, p. 82).

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 29-09-2001  -   Gioiosa Marea: specchio del cronico male isolano

Dopo le importanti e complesse elezioni politiche e regionali, chiare e puntuali solo nel loro inattaccabile risultato, la Sicilia ha ora alcune scadenze inappellabili. Innanzi tutto Agenda 2000, cioè l’utilizzo dei fondi strutturali europei (2000-2006), che necessitano semplicemente di una gestione capace di fare scelte per spendere le risorse come previsto dalla Comunità Europea per uno sviluppo che consenta una svolta qualitativa. Ed ancora una scadenza che tocca la Sicilia nell’accezione sua più consona, quella isolana, ovvero la spesso sottesa data del 2010, del libero scambio nel Mediterraneo. Problemi e scadenze dimenticate, talora deliberatamente sommerse.
        Sicché l’Isola nel suo complesso, e di più nelle sue diramazioni amministrative fino al più piccolo comune, persevera nel male cronico. E Gioiosa Marea, che ne è parte integrante, è specchio sincero d’ogni sua crisi, in quanto sua parte carnale.
Ad esempio, l’attuale crisi politica, o meglio la mancanza di confronto politico di merito, è quanto di peggio possa accadere ad una comunità. Le discussioni sulle mozioni di sfiducia, prima sulla Presidente del Consiglio Comunale e di recente contro lo stesso Sindaco, dovevano essere precedute da un limpido e trasparente dibattito, comprensibile ai cittadini, illustrando le posizioni di maggioranza e minoranza per non lasciare spazio alla retorica ed all’ambiguità.
            Inevitabilmente col tempo si sono così ristretti gli spazi democratici, problema amplificato dallo stesso scioglimento del Consiglio Comunale, sciolto per aver disatteso all’obbligo istituzionale dell’approvazione del bilancio, onde si è nominato un commissario. I commissari poi, sinceramente, non mi piacciono, così come non vorrei burocrati e tecnici, e questo perché credo ancora nella politica e considero il peggior Sindaco migliore del miglior commissario.
   
         Certo, avrei voluto, e suppongo l’avrebbero voluto pure i cittadini, si fosse politicamente discusso del perché non si sono tradotte in ricchezza per il paese le circa 500.000 presenze turistiche ufficialmente attestate (Gioiosa Marea è il quarto comune in provincia), avrei poi voluto che si fosse detto della bandiera nera data da Goletta Verde al Consiglio Comunale, ed ancor più avrei voluto si fosse dibattuto delle presunte lottizzazioni di cui ha dato ampia notizia tutta la stampa nazionale. Su questo avrei voluto si fosse discusso, ma non avrei disdegnato neanche un bel dibattito sul fetido che era nell’acqua del mare e sull’orrido che emanavano le cataste di rifiuti solidi urbani.
   
     Ma probabilmente il farlo avrebbe disatteso quelle che si credono ancora le immutabili aspettative giojosane, o meglio isolane, e magari rinnegato le peculiarità d’ogni singolo paese in quanto sua parte, e d’ogni sua parte in quanto mondo a sé.

*************      La leggenda di Colapisci     ***************

23-11-2001   La leggenda di Colapisci da Messina è indubbiamente il mito d’amore e morte più famoso della tradizione siciliana; il più celebre dono volontario per la «causa del popolo»; il più teatrale tra gli inviti al riscatto contro i rischi della cultura mafiosa. Ai copiosi contributi, che in età recente sfiorano la letteratura siciliana da Quasimodo a Bufalino, e che sono magnificati da Buttitta, è ora da aggiungere Colapisci, La Resistenza siciliana, piccolo itinerario di educazione alla legalità (Armenio Ed.), opera della poetessa giojosana Rosalia Perlungo.

         Il Colapisci postmoderno è volto della resistenza che non affoga nello Stretto popolato dai nuovi mostri, ovviamente in una personale versione del mito ben contestualizzata nella prospettiva dell’educazione alla legalità. Segue però a far disperare la madre con lunghe assenze ed è ancora maledetto fino a divenire pesce e dover vivere nelle profondità. Il mito della Perlungo incontra ancora il re (forse Federico II), ne ripesca l’anello, si rituffa per conoscere gli abissi e scopre ancora che l’Isola poggia su tre colonne «di cui una corrosa, quasi spezzata», e che il fuoco le scorre sotto. E nel rispetto del mito scompare ancora, e ligio al volere del re ritorna sott’acqua per «reggere la colonna spezzata su cui poggia Messina, per impedire che la Sicilia (affondi) nello stesso mare».

La Perlungo indaga la letteratura che di Cola ha trattato. Dagli spagnoli (par che lo stesso Don Chisciotte interrogato sulle virtù per divenire un cavaliere errante rispose che si doveva «saper nuotare… come Colapesce») all’umanista Pontano, ai contemporanei. La poetessa scopre così un Cola che si apparenta con San Nicola di Bari (protettore dei pescatori), un Cola che nasce dalle paure degli siciliani della costa orientale per le eruzioni e i tremuoti, fino a vederne un «dio minore… più consanguineo».

Daltronde la letteratura su Colapisci è assai ampia, corre dal provenzale Jordan e dai suoi contemporanei inglesi che dissero di tale «Nicolaus», alla favola di fra Salimbene da Parma che ne scrisse come di un nuotatore messinese «messo alla prova da re Federico». Ed ancora il bolognese Pipino (con cui compare il soprannome pesce e la maledizione della madre), i siciliani Tommaso Fazello e Giulio degli Omodei, i tedeschi Kircher ed ancor più Federico Schiller. Il Pitrè ne studiò invece i tratti epico-letterari, «valorizzando la tradizione orale della zona nord-orientale della Sicilia», e fu infine un rivoluzionario per il catanese Domenico Tempio.

E di recente Benedetto Croce, Leonardo Sciascia, Francesco Maurolico, fino all’opera che più piace alla Perlungo e di cui più risente: la versione teatrale del 1986 di Ignazio Buttitta. Ed è lì che Cola è il salvatore che vuole liberare la Sicilia dagli ingannatori, l’«innamorato della luna» che continua a cantare: e daltronde, come la stessa poetessa ammette, l’opera vuole abbracciare «due ambienti: quello dei valori della legalità e quello della cultura della memoria e del nostro dialetto siciliano».  

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09-01-2002 

Un anno di giojosani
Mi è stato chiesto di scrivere
qualcosa sul primo anniversario,
lo faccio anche per gli altri
che avrebbero dovuto… 
E vai mitico webmaster.
Come sempre, sin dai tempi del Liceo, la tua genialità è ripagata.
Bravo.
A nome di tutti.
Bravo per averci fatto contare i pochi accessi che mancavano per arrivare a 6.000, e poi ad 8.000, e poi a 10.000.
In tanti quella notte hanno sperato d’essere proprio loro i fortunati: quelli del numero 10.000.
Oggi, dopo un anno, dopo gli intrugli, gli insulti, le forze endogene e quelle esogene, i giojosani di Gioiosa ed i giojosani d’altre realtà municipali, più o meno si conoscono; o si intuiscono la gran parte dei partecipanti al forum.
Quelli che non si intuiscono sono intuiti da altri e quelli che si fingono altri spesso si tradiscono: tant’è che ognuno ha le sue manie, i suoi modi di scrivere, le sue fisime, i suoi nick prevedibili, i suoi obiettivi, le sue pubblicità, i suoi amori, le sue corna ed i coi controcazzi.
Grazie per averci fatto scoprire l’altra Gioiosa, grazie per avermi fatto partecipare al
grande
fratello, grazie per aver reso possibile le alleanze tra i campani, gli svizzeri, i lombardi ed i laziali; per averci permesso di tagliare gli abusi e per averci fatto scoprire che la gran parte dei frequentatori ha le palle e non sa solo nominarle, sa sfottere con rispetto e sa autocensurare gli abusi.
Scrivo di getto e giuro di non ricontrollare che gli errori, così non mi si accuserà di pignoleria.
Ma ho un’altra cosa da dirti.
  Io sono uno di quelli che vive parte del tempo fuori Gioiosa: come me ci sono altri.
Ma grazie al forum s’è saputo della piazzetta e s’è detto dei pro e dei contro, e lo stesso per altre scelte urbanistiche, e lo stesso per le modifiche all’esecutivo cittadino e lo stesso per le scomparse di locali, uomini, donne e simboli.

Grazie webmaster.
Abbiamo solo un rimpianto: dovevi fare il regista, ma c’è ancora tempo per fare il sindaco...

Risposta del webmaster " ....sindaco sarà lei e tutta la sua famiglia !!! "

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26-01-2002      Testimonianza dal Canadà raccolta da Vinciguerra

Un mio amico è stato in Canada due volte.  
Dice d’aver conosciuto comunità giojosane nel Quebec e nell’Ontario e conosciuto abitanti d’una cittadina che conta poco meno abitanti d’origine giojosana della stessa madrepatria.  
Dice d’aver visto fare maccheroni col buco con le mani come si facevano una volta e visto mettere piselli e macinato nelle sfoglie attorcigliate per fare cannelloni.
 Dice d’aver visto imprenditori completamente integrati, gente arricchitasi nell’umiltà, gente orgogliosa della propria sicilianità.
  Dice d’averli sentiti discutere della vecchia Isola, della vecchia Gioiosa: di come erano cambiati gli abitanti, di come s’era allargata verso la Marina e verso Licari.
Pare invece che altri dicessero degli scempi urbanistici, delle strutture mancanti, del come non c’era un cinema, un luogo per bere una birra la sera, del come non era rimasta una sola osteria o di quello che era diventato Calavà, e più in là Calanovella, o dall’altro lato San Giorgio, il Cicero.
  Dice d’essersi visto come uno dei tanti che poteva essere nato lì, lì come altrove: Francia, Australia, Svizzera, Germania, Argentina.
  Dice d’aver pensato alle loro rimesse, a quell’incredibile strenuo attaccamento alla terra, alla ferma, costante, immutabile volontà nelle generazioni di costruire una casa in Sicilia.
E dice che ora finalmente possono votare: loro che hanno costruito parte di questa Terra, che sono andati per fare fortuna, che magari anziani sono tornati per lasciare i figli ed aprirgli prospettive migliori.
  Ah dimenticavo… dice d’averli sentiti pure dire: A ‘Merica docu ieni.

16-02-2002    *****************************

         Quante belle parrucche gialle, bianche e rosa; quanti visi rossi; quante tutine mimetiche c’erano. E che bei contorni di petali arancio e di rigonfi amaranto; quanti cappellini rossicci e berretti ufficiali; quante sfolgoranti false parrucche soprane e sottane arricciate; quante donne vere capricciosamente riparruccate.          Splendidi i diavoli, luccicanti i papillon neri ed i farfallini gialli; ingegnose le finte rughe, maniacali gli occhiali neri. E dire che c’era tra loro pure un re vestito, ma ahimè dietro seguiva un imperatore nudo, circondato come se non bastasse da una corte indiavolata, allietata da danze improvvisate sulle panche del Canapè.          Quanto a rigore e coscienza non hanno lesinato contributi di cronaca talebana, reso grazie agli intercorsi sessuali del vescovo africano, alle scorribande d’un gabibbo indigeno, alle manovre d’un autista autoctono. E non mancò un monsignore vero, ma dietro ahimè c’era un re monetario in cerca di parità fiscale ammanigliato alle sfoglie d’un fiore giojosano.          Eppure taluni erano ancora vestiti da Racchia, sicché l’acqua, ovvero il vino, parve mancare a pansuti e vigili. E fisarmoniche e cappellini continuarano, e meno male, a suonare: attorno a lui, al più dolce, al piccolo folletto.          Tuttavia dominavano i fiori: quanti sui carri, quanti fiorellini appiedati, quanti dispersi tra le rocce e quanti attorcigliati sotto i balconi. Non mancavano poi i fiori delle isole, le foglioline sotto gli ombrelloni ed ancora tra le rocce, ma profumati di donna e da donna coltivati. Ma garantiscono che non si dimetterà assessore, come accadde un tempo, per una brutta Primavera.
         E quanta gente c’era…
D'altronde, quanto alla politica municipale, segue affogando nelle mimetiche, pacatamente si confonde nelle strategie a mante verdi e richiami a stelle e strisce, fino a sbrodolare nelle solite coperte scoperte, anzi a minchia in su, poiché il potere a carnevale è carnivoro e sta antropologicamente giustamente eretto, e con aria ancor più bonaria, perseguita a reiterare lo sbandieramento del suo stendardo.
         Ma spazio ai vincitori veri, quindi a tutte le maschere ed a tutte le mascherine. A chi si è vestito in maschera per Carnevale ed a chi è sempre a Carnevale, a chi il vestito non lo porta per decenza ed a chi lo mette solo nelle case chiuse. Insomma a tutti quelli che non avevano abiti civili, avvero a tutti quelli vestiti di stoffa, lana e cotone. Auguri così agli splendidi cagnoli, ai divertenti diavoletti, alle faccine delle nuove monete globalizzate, alle pollastrelle, alle sbandieratici danzanti ed ai porcellini. Ed ancor più all’odore che chiudeva la sfilata, alla consuetudine, al profumo delle salsicce, al vino di Francari, al lardo affumicato carico di siu.
         E tutto sommato non conta se quelli come me aspettano ancora il Carnevale del Murgo, quello che avrebbe dovuto continuare ad essere il Carnevale giojosano. Ma sono certo, oramai è nell’aria, e l’aria di primavera non mente... Anzi!
                                                                  Vinciguerra d’Aragona

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  06-03-2002    E’ un investimento. In ogni caso, la si voglia o no, arriva.
Giunge quando non l’aspetti, quando non ci speri, quando non vorresti, quando sei disperato e quando la vorresti semplicemente cancellare.
Ma difatti non puoi.
Innanzitutto perché, lo si voglia o no, fa di tutto per imporsi positivamente anche quando non c’è; poi perché ti circonda di messaggerie e squilli, diurni e notturni; ed infine stuzzica gli interessi, soggettivi ancorchè collettivi, per l’imprevedibile prevedibilità.
Quindi aspetti che faccia quanto atteso, e difatti prima o poi, vicino o lontano, personalmente o per interposta persona, ci riesce.
La sua fluidità è però affascinante per i tempi ed i modi d’uso, sicché non è ipotizzabile, pur essendone l’output induttivamente certo. E non è da meno la capacità dispersiva: ma non confonde, nè sì confonde. Anzi!
In buona sostanza è la fattura che attrae, anzi attrae la forma: non passa inosservata anche a chi non la conoscere: e perché non perde occasione per farsi riconoscere, e perché non perde occasione per non farsi notare (che è poi la strategia migliore).
A ben pensare è la somma delle parti a dar forma e sostanza al processo, all’interdipendenza ed alle ìnterconnessioni che coinvolgono, o meglio penetrano deflorandone passionalmente i contorni, l’ambiente che la circonda. Processo bivalente, multi-direzionale e multi-dimensionale.
Eppure, non saprei dire delle amicizie (maschili, femminili ed omo), perché è di tutti, ma difatti non la possiede nessuno. Possiedi tutt’al più le parti disgiunte di quanto s’appalesa disponibile, che è poi la parte emersa dell’iceberg.
Si, è proprio un buon investimento. Ed in ogni caso, la mia amica, la si voglia evitare o no, seguita ad arrivare.
Onde la devi prendere in blocco, para para, sana sana e china china. Daltronde è la psicologa, tale è difatti la categoria che s’onora d’accoglierla, che vorrei avere, e che se potessi consiglierei.  

            26-03-2002    **************             Da radio trottoir all’urna 

Manca un mese alla presentazione delle liste per le elezioni amministrative e mancano due mesi alle stesse elezioni.
Distinguo i momenti.
Il primo è segnato dalle voci di marciapiede, quelle vere e quelle diffuse, quelle controllate e quelle sfuggite al cordone materno. Sono le voci che ruotano attorno al Monumento ai Caduti, gironzolano sulle prime sedie del Circolo Roma e si riflettono sul marciapiede di fronte per ritornare, volteggiando tra gli ostacoli, le insidie, le aggiunte, i filtri ed i colori, al Ritrovo Roma: ove affogano nei tanti caffè normalmente offerti.

Il secondo è da venire. E siccome è da venire si può solo preventivare. Ovviamente le teorie elettorali nostrane incontrano variabili indipendenti (San Giorgio, il centro, l’opinione pubblica, le frazioni collinari orientali, la forza dei potentati elettorali dei paesi vicini, la forza dei potentati economici nostrani e dei paesi limitrofi e vicini, ognuno dei circa 700 elettori di sinistra che dice di essere in grado di controllare circa 750 voti, 3 o 4 iscritti a Forza Italia che si dicono unti e depositari di certificati di possesso di circa 1500 voti, cani sciolti che in buona fede vanno avanti per inerzia, i circa 10 pseudo-proprietari dei voti di destra, quei circa 300 voti ancora liberi ma in cerca d’assessorati, quei 300 voti quasi-liberi in cerca d’altro, eccetera) e non sempre la logica interna è sufficiente.
Volendo comparare le prossime elezioni di giugno con quelle passate non noto, per le tre che ricordo, differenze di sorta. I soliti nomi lanciati per essere bruciati, i soliti cretini che si prestano per essere bruciati sognando qualche giorno di gloria, i soliti esperti sopracomunali che dividono la provincia comprendendo pure i nostri paesi, gli adepti dei soliti esperti sopracomunali che credono poter seguire la divisione anche delle frazioni per comparti d’appartenenza e colori politici, una ventina di furbi della vecchia guardia che attendono il momento giusto per intervenire direttamente o per interposta persona, una decina di aventi-realmente-voti che sanno di averli e sanno di poter aspettare anche le ultime due sere, un paio di capomastri. Dei capomastri non si discute se non del merito e delle scelte politiche, poiché in questo paese hanno dimostrato, nei decenni, di saperci fare e di avere politicamente qualcosa in più rispetto agli altri. Potremo così dibattere delle loro scelte politiche, non delle loro capacità politiche, e chi vorrà farlo sarà solo un ipocrita.
A dire il vero l’unica novità è questo sito.
Il sito continuerà a prendere per il culo chiunque vorrà farsi prendere per il culo. E sono, credetemi, in tanti: ci sono quelli che riescono a farlo senza sforzo, ci sono quelli che ci devono mettere più attenzione e ci sono poi quelli che non vedono l’ora di farsi prendere per il culo. Ancora non abbiamo trovato gente che si è incazzata e sinceramente non credo che in questo paese se ne troverà. Poiché fortunatamente il livello culturale del paese è buono, e poiché qualora si dovesse trovare qualcuno che si incazzasse lo si inviterebbe gentilmente a scendere e camminare a piedi.
Ed ora veniamo alle elezioni virtuali. L’idea non era solo quella di prendere per il culo… era, e gli accessi confortano, proprio quella di fare un sondaggio/primarie che fosse il primo in Sicilia. Certo non sapremo mai se i potenziali candidati si autovotano giornalmente tutte le mattine prima di fare la doccia e dopo aver preso il caffè, ma non importa, poiché la cosa bella è proprio il non saperlo. Ma sapremo tra poco, certamente, se le proiezioni sono attendibili o se sono così sbagliate da non contemplare nemmeno il nome dei candidati veri.

Ma torniamo a noi. Ancora una volta, e ce ne duole, la stampa (neanche la locale, che dimostra così l’asservimento) non presta attenzione alle intuizioni del webmaster. Ma si va avanti. L’intenzione del webmaster e dei collaboratori è ora quella di rendere più partecipe la cittadinanza alle elezioni (pubblicazione di interviste, programmi, curtigghi, eccettera) fino al culmine, ovvero il giorno precedente ed il giorno stesso delle elezioni, con inviati nelle sezioni e notizie immediate.

Ah, ovviamente, anche io ho votato. Una sola volta. Per una sola persona… e l’avevo già fatto non molto tempo fa in una cabina vera.

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 PRIM@RIE  VIRTUALI  ON  LINE ! del 03-05-2002
Risultati finali

Teodoro La Monica
(18%)

Elio Coletta
(18%)

Diego Scaffidi Domianello
(17%)

Ignazio Spano'
(17%)

           Non so quanto possano essere attendibili queste primarie.

So anzi per certo che l’eventuale inclusione d’un non politico tra i potenziali pretendenti sarebbe stata la scelta più logica e coerente, propria d’un sito goliardico quale questo vuole essere.
Detto questo, mi riservo però alcuni commenti, pur sapendo che vagano ancora circa 700 voti da piazzare tra i candidati (ultimi momenti, penultima ed ultima notte, ultimi assessorati, futuri incarichi, promesse di future promesse, promesse di futuri assessorati, promesse di futuri incarichi).
L’elettore di sinistra è tradizionalmente l’elettore che parla, scrive, fa casino, urla, contesta, dibatte, controbatte, ribadisce, in buona sostanza partecipa alle primarie virtuali; l’elettore di destra vota nell’urna. E quando vota, se lo fa in massa, e se si mantiene coerente e costante, detta il futuro.
A Gioiosa Marea il centro destra economico-finanziario ha circa tre volte i voti dello pseudo-centrosinistra; orbene, un candidato unico di centrodestra avrebbe stravinto le elezioni e continuato a regnare/interregnare per almeno 50 anni. Ma la sicurezza dei voti fa sì che tutti gli aventivoti di centrodestra cercano di fare il sindaco. La cosa grave è che lo stesso accade anche nel centrosinistra, ove paradossalmente i voti sono un terzo dei primi ma i potenziali candidati si triplicano.

Teodoro La Monica ha vinto le primarie virtuali senza essere candidato, non sappiamo se ha vinto perché non era candidato e quindi la gente lo ha votato perché non voleva gli altri, o se ha vinto perché effettivamente la gente lo avrebbe voluto come candidato a sindaco. Comunque Teodoro La Monica in quanto Segretario della Funzione Pubblica della CGIL per la Sicilia era incompatile.

Elio Coletta ha vinto anche lui, solo che è candidato vero alle elezioni comunali di maggio. Elio Coletta è stato più volte consigliere ed assessore provinciale DC e ricopre incarichi d’altissima responsabilità nel comparto medico sanitario della provincia. Scorrendo i nomi della lista d’appoggio emerge chiaramente che, pur se in minima percentuale, anche componenti e frammenti di componenti uliviste sono rappresentate.

Ignazio Spanò ha un punto percentuale meno, solo che è anche lui candidato. Commercialista ed assicuratore, nel paese è unanimemente considerata una brava persona, sempre disponibile e sorridente con tutti. Dovrebbe essere espressione di centro sinistra, ma giunta e lista hanno numerosi rappresentanti di Forza Italia, financo il vicesindaco. Sicché l’amalgama appare assai eteregeneo.

Diego Scaffidi ha preso solo qualche voto in meno, ma non è candidato. E’ stato sindaco di Gioiosa Marea nella penultima amministrazione. A mio avviso chi lo ha votato lo ha fatto perché in Diego Scaffidi ha visto l’uomo nuovo, che si impose per la prima volta nell’elezione diretta. Gioiosa Marea cambiò effettivamente tanto nel corso della sua amministrazione, e chi lo ha votato ha creduto evidentemente che la sua amministrazione sia stata migliore dell’ultima

05-06-2002         Lettera aperta al nuovo sindaco di Gioiosa Marea e delle sue contrade tutte

 Caro sindaco Ignazio Spanò,
è finalmente finita l’orgia elettorale e si possono fare i primi conti.

  Lei è stato eletto sindaco di Gioiosa Marea e di tutte le sue terre emerse con un’altissima percentuale di consensi, tale da stravolgere le più rosee previsioni. Lei ha sonoramente sconfitto il suo avversario diretto, Elio Coletta, più d’ogni possibile dubbio.

  Il Suo programma elettorale è molto interessante, propone prospettive di sviluppo nel medio termine tutt’altro che impossibili. Anzi, basterebbe che se ne realizzasse un quarto ed il paese ne trarrebbe innegabile vantaggio.
  Ovviamente, sarà ora responsabilità Sua.
Vede, caro sindaco, quando un candidato prende tanti voti al primo turno del primo mandato, avendo l’opinione pubblica cittadina dei marciapiedi e l’opinione ristretta extra cittadina dei salotti buoni messinesi e barcellonesi contraria, avendo la stampa avversa spudoratamente servile e l’amica quantomeno dubbiosa e pronta a non negare di volersi parare il culo, allora, mi creda, Lei è veramente il sindaco votato dalla cittadinanza.

  Mi consenta una veloce analisi dei dati. Mi sovviene innanzitutto un commento che feci quando lessi le liste di supporto. Ed oggi a posteriori ribadisco la considerazione dicendo che la lista di supporto a Coletta non era male: tant’è che ha preso più voti del candidato a sindaco. Viceversa per quanto La riguarda, sindaco Spanò: quindi l’elettore ha fatto chiaramente la prima scelta sulla persona e non sul contesto che La circondava.

  Secondo punto è l’assoluta uniformità del voto, che vuoi presumibilmente l’arte d’alcuni abili suggeritori nella composizione della sua lista (e non di certo il gruppo di Forza Italia, già reiteratamente sconfitto in passato) e vuoi una generale concordanza d’opinione, o meglio di rabbia, o forse anche di noia, geograficamente diffusa per tutto il comune, lo ha fatto vincere praticamente ovunque. A ciò aggiungerei anche la scarsa capacità organizzativa del suo avversario, che dato l’ingente materiale umano di cui poteva disporre è riuscito non solo a disperdere il consenso iniziale in poche settimane ma peggio a non rendersi credibile a quei detentori di voti che li avevano messi a disposizione negli ultimi giorni. Problemi di credibilità, ma forse più incapacità organizzativa di chi gestiva la campagna per conto del suo avversario.

  Terzo punto, gli spettacolari capovolgimenti e le miscellanee d’alleanze trasversali, inibitorie, violente, squallide, tanto da un lato quanto dall’altro, hanno premiato alla fine proprio Lei. Non trovo, mi perdonerà l’arbitrio, alcun possibile legame con la logica dell’alternanza e l’incipiente presumibile ritorno della sinistra, pur essendo Lei espressione della Margherita. Né trovo legami con le altre vittorie dei paesi viciniori ove ha stravinto il centrosinistra, poiché nel Suo prossimo Consiglio Comunale è dichiaratamente di destra (tanto in maggioranza che in minoranza). Trovo invece tanti voti di forza, non so se di più nella Sua lista (perché quella di Coletta non scherzava neanche!), ma suppongo alla fine si equiparassero, sicché è stata alla fine l’opinione pubblica che ha scelto il nuovo sindaco.

  La scelta, quindi, mi ripeto, è sulla persona, non su quelli che La circondavano. Le ultime elezioni amministrative vennero vinte dall’ex sindaco Cusmà, personalità politica tra le più alte che la storia recente gioiosana ricordi, poiché astutamente riempì la lista di gente che sapeva che per vincere bisognava fare votare il sindaco prima ancora che la lista. Coletta non è stato della stessa bravura. Lei invece non ha avuto il problema perché tra i voti di Forza Italia, le penultime aggiunte socialiste, gli ultimi transfughi, ha trovato più voti di quanti ne potesse prevedere.
Certo, tenga presente che ora saranno in tanti a dire che i voti non erano i suoi. E probabilmente questo è pure vero. Ma Lei potrà tranquillamente dire che è stato scelto dalla gente, che è pure vero, e quindi potrà, laonde ne sarà capace, sentirsi libero.

  Caro sindaco Spanò, ora deve lavorare per il paese. E faccia di tutto per non farsi dimenticare una volta finito il suo mandato, intendo dire abbia il coraggio delle scelte, il coraggio di sbagliare, il coraggio di fare politica. Lei è sindaco della quarta realtà turistica della provincia, sindaco d’una importante realtà commerciale, sindaco d’una splendida cittadina che vuole soprattutto espandersi e non ha più spazi (e vedo bene la scelta nella tua giunta di un esperto dello sviluppo sostenibile), sindaco d’una realtà nota per gli impianti di Calavà (e vedo bene la scelta nella giunta di un esperto del turismo, che in quanto amministratore ancor prima che imprenditore, deve necessariamente anteporre i problemi dello sviluppo urbano a quelli della zona di Calavà), e vedo soprattutto bene gli assessori di san Giorgio (specie la mia amica Franca Sidoti, isolata, tra le isolate componenti femminili in un paese che si conferma maschilista!!).

  Faccia di tutto per non dividere, ma faccia anche di tutto per evitare di mettersi nelle mani dei soliti volponi cittadini. Li eviti, ove possibile non si faccia vedere accanto. Non dimentichi che, per quanto concerneva la parte emersa, la giunta di Coletta non era male (ne avremmo di sicuro avuto dei vantaggi nel campo della cultura ed in quello dello sport), e non dimentichi che tante gioiosane e tanti gioiosani non hanno votato per Lei. Quindi unisca, parli a nome di tutti, non faccia politica perché tradirebbe chi non la pensa come Lei (e non sono di sicuro io!), ma mantenga le sue opinioni, sia cortese, sorrida come ha sempre fatto. Continui ad essere la stessa persona.

  Quanto alla Sua giunta, faccia attenzione.

  Quanto alla politica, questa La potrà aiutare. Concordavo con un mio amico che c’è una consistente componente nel Suo gruppo che ha la necessità (palese necessità!) di legittimarsi politicamente: questo Le agevolerà il compito, non solo perché io dubito fortemente delle loro capacità politiche ma anche perché è convenienza loro seguirLa, almeno per i primi tempi. Un'altra componente potrà cercare incarichi istituzionali, potrà essere probabilmente il dato emergente della competizione, perché avrà la possibilità di risolvere definitivamente e pacatamente (e qui si vedrà la capacità politica) alcuni problemi interni e quindi porre le basi per il futuro. Altri dovranno/vorranno emergere, ma non credo facciano politica.

  Noi, dalla vecchia Guardia, saremo attenti, a vigilare, ad ascoltare i malumori, a raccogliere le opinioni, a pungolare, a proporre. Siamo fiduciosi. Ma, se del caso, e speriamo vivamente di no, siamo pronti a scendere…

30-07-2002   *********************     Il   forum e chi lo frequenta   ******************
Non posso ancora dire della nuova amministrazione, farlo sarebbe mera speculazione politica, preconcetta e becera. Sicché rispondo all’invito del Webmaster e di alcuni frequentatori del sito premettendo astensione da ogni commento politico, ed anzi rivolgendo ancora al nuovo sindaco Spanò i migliori auguri.
Vero però che non ricordo un manifesto murale pubblicizzante l’Estate Mare giojosana brutto come quello di quest’anno.
 O che forse quel pupazzo stilizzato (o meglio sua immagine speculare) rappresenta la maschera tipica giojosana, ovvero il Murgo? e quindi si vuole puntare sul Carnevale? e farlo al punto da iniziare sin d’ora a pubblicizzare l’evento?
Comunque voglio dire e dirò d’altro.
Abbiamo notato che il forum continua ad essere frequentato. Non più di prima e non meno di prima, ma del forum si parla di più. Se ne parla in giro, se ne parla nei bar, se ne parla nelle stanze e sulle scale del municipio vecchio in piazza Santa Maria di Tutte le Grazie e se ne parla nelle stanze e sulle scale dei uffici nuovi di via Giuseppe Natoli Gatto. Benissimo. Ancor più perché qualcuno ne parla con terrore, anzi cu carbuni bagnatu.
Checché se ne dica questo è un innegabile contributo, sia pur minuscolo, a quelle straordinarie ed imprevedibili forme che il processo di democratizzazione segue. Ahimè ancora però lontane dall’essere compite, e specie nell’Isola.
Sappiamo che due assessori comunali prendono parte attiva alle articolate, talvolta confuse, ma sempre efficaci, discussioni del forum. Lo fanno seriamente e lo hanno dimostrato in questi giorni. Hanno anche messo i loro indirizzi di posta elettronica, vogliono evidentemente essere contattati, vogliono evidentemente fare politica.
Direi pure che vogliono by-pass(are) gli uffici e intervenire direttamente, come d'altronde dovrebbe essere sempre. Vogliono evidentemente fare politica, ed assumersi il coraggio delle scelte e soprattutto degli errori. Che è un bene. Così si potrà scegliere per le loro scelte politiche, per i loro errori, e non per quelli degli altri o peggio per l’assenza di scelte.

Supponiamo anche altri (presumibilmente lo stesso primo cittadino) conoscono il forum.

Di certo si sono affrontati problemi seri, e pare siano giunte risposte. S’è detto delle fogne, s’è detto dei parcheggi, s’è detto degli accessi a mare. Temi che non si sono affrontati precedentemente, temi che facevano parte di quel vecchio sistema del vivi e lascia vivere che ci ha accompagnati per decenni.

Non dirò dell’Estate Mare. E non perché non mi sono già fatto un’idea, ma perché potrei cadere nel preconcetto, nella banalità, nel rituale.
Lascio a qualche consigliere comunale l’imbarazzo di cadere nella banalità ed insinuare errori ancor prima che gli errori capitino, e son certo che mentre scrivo, o tutt’al più stasera, o al più tardi stanotte, qualche consigliere comunale alla tentazione non resisterà.
Io direi d’aspettare, lasciamoli lavorare in pace. Poi si trarranno le conseguenze. Tutti ci aspettiamo siano positive, perché in ballo non c’è poco, ma tanto. E quel tanto è la spietata concorrenza dei paesi viciniori. Tutti legittimamente in grado di proporre alternative varie, di promuovere attrattive inaspettate. E quel che peggio in grado (penso a Sant’Angelo di Brolo, Piraino e la stessa Brolo) di avere la lungimiranza di investire nel lungo termine. Di non tirare a campare.
Qui si vedrà la capacità.

Che non è nei giochi d’artificio del ferragosto o nel Carnevale.
Ovviamente potrebbe anche essere un flop. Ed il consenso svanire. Ma ancora c’è tempo. D'altronde il sindaco Spanò sa bene che la ruota amministrativa, oramai collaudata da un decennio di elezioni dirette di sindaci, riconosce statisticamente solo i primi due anni come anni di politica, o anche modifiche, o cambiamenti e financo rivoluzioni. I restanti, ultimi tre anni sono solo attività, campagna elettorale. Quindi non politica.
Pare che qualche piccola rivoluzione c’è stata. E pare pure che l’onda è lunga e che la sua scia ancora biancheggia.
Oltretutto il sindaco pare anche avere le palle. E sembra capace di resistere alle pressioni politiche, onde dimostrare che il sindaco è lui (come attestato da consenso popolare, a tutt’oggi inalterato… se non addirittura cresciuto).

Vinciguerra d’Aragona   Capitano d’Arme

10-09-2002                 Il garibaldino giojosano   
La Sicilia gode, canta e balla

 

L’11 maggio del 1860 Garibaldi sbarcò a Marsala, il successivo 27 maggio ordinò alla brigata Turr di percorrere la strada interna ed alla brigata Medici di avanzare per la costa settentrionale passando da Cefulù e Patti, fino a Messina.

Scrive Irato che Garibaldi e garibaldini giunsero, via mare, a Patti, la notte tra il 18 ed il 19 luglio del 1860.

Nel mentre, nella vicina Gioiosa Marea, a quanto riporta Gaetani, «tutta la popolazione andò a gara per accoglierli festosamente, e non pochi ufficiali furono ospitati da famiglie benestanti del luogo». 

Resta oggi una testimonianza di quegli eventi lungo la Strada Statale 113 Messina-Palermo al Km. 86, in località Calavà. Trattasi di un muro di contenimento, ricordato dagli anziani come Muro di Garibaldi, ubicato a monte della carreggiata, lungo circa 12 metri e alto circa 2 metri (per la parte emersa), che conserva ancora incisi numeri graffiti.

Orbene, non è da escludere che in occasione della sua costruzione o di un suo restauro “un simpatizzante” abbia vergato sul muro scritte di “adesione alla nuova situazione politica”. Vari sono infatti gli “autografi”, specie quelli a firma Giuseppe Molica.

D'altronde, per la stessa Soprintendenza di Messina, che pure ammette che una datazione certa di muro e intonaco non è attribuibile con certezza dati la tecnica ed i materiali propri di un “arco di tempo piuttosto lungo, l’ipotesi di una certa contemporaneità con il passaggio dell’esercito garibaldino sembrerebbe plausibile”.

Quanto, invece, alla strada, prospiciente il Muro di nostro interesse, è punto di intersezione con la vecchia trazzera che da Casini saliva per Skino e ridiscendeva proprio a Calavà. La Statale venne invece iniziata nel 1857, quando si ultimò la perforazione della Rocca di Calavà. Mentre la ferrovia venne iniziata solo nel 1860.

Sembrava quindi plausibile che nel luglio del 1860 un tale Giuseppe Molica avesse inciso sul muro la frase La Sicilia gode, balla e canta.

 Nell’agosto del 1997 il sottoscritto e l’Ispettore della Soprintendenza Piero Airaghi iniziammo un’indagine sul Muro, già allora all’attenzione del Comune di Gioiosa Marea e della Soprintendenza di Messina.

Iniziammo la ricerca analizzando dapprima le scritture murarie, consultammo quindi il Liber Baptizatorum presso il locale Archivio Parrocchiale, ed infine i registri anagrafici presso l’Archivio Comunale. In quegli anni un solo Giuseppe Molica sapeva firmare.

Confrontati i potenziali omonimi e soprattutto le firme, trovammo l’unico compatibile nella persona di Giuseppe Molica Lazzaro. La cui firma rintracciammo nelle carte matrimoniali dell’Ufficio di Stato Civile.

A quel punto ci affidammo alla Scuola per Consulenti e Periti Grafodiagnostici di Milano, sperando in una perizia che chiarisse se le scritte vergate sul muro erano della stessa mano che aveva firmato il documento cartaceo, ovvero tale Giuseppe Molica, vissuto in Sicilia nel secondo Ottocento. 

Sul muro si ripetevano le scritte:

1860     La Sicilia gode, canta e balla.

Scritte che potevano essere della stessa mano di Giuseppe Molica. Mentre sembrava di mano diversa la scritta Ora piange (ulteriori studi si necessitano per chiarirne la paternità).

I materiali di studio erano tre fotografie recanti le seguenti scritte vergate su muro:

Giuseppe Molica;

anno 1860 La Sicilia, gode, balla e canta;

Giuseppe Alibardo (Garibaldi).

Mentre il confronto era su una fotocopia autenticata del documento con firma autografa di Giuseppe Molica.

 La perizia giunse a conclusioni “sufficientemente univoche”.

Si ravvisarono, tra l’altro, una costante irregolarità della pressione nonostante strumenti scrittori diversi, un andamento del rigo costantemente oscillante, delle lettere occhiellate e sostanziali similitudini tra le lettere s, p, e, d ed n.

Il responso aveva chiarito che i documenti in verifica, con ogni probabilità, erano stati vergati dalla stessa mano. 

Di Giuseppe Molica Lazzaro sappiamo che nacque nel 1827 in contrada Francari e che fu battezzato da tale Salvatore Pugliesi. Genitori e padrino non avevano titoli. Ma quando si cresimò (1857) suo padrino fu il dottor Giacinto Pisano, allora Presidente del Comitato Civico, ed il suo nome venne preceduto dall’appellativo don.

Nel 1859 si sposò con donna Rosalia Dainotti (figlia di don Antonino Dainotti di Tusa, già Ufficiale Capoposto Telegrafico) in santa Maria della Catena, nel cui quartiere lei abitava. Li sposò lo stesso arciprete Emanuele Barbera, e tra i testimoni c’era il dottor Pietro Barbera, allora Presidente del Municipio.

Don Giuseppe firmò quell’atto: era la firma che cercavamo per il confronto grafodiagnostico con le scritte sul Muro di Garibaldi.

Nel 1860 nacque la figlia Rosa, che morì però dopo un anno. Nel 1863, nella stessa casa, morì anche la moglie. Aveva 24 anni.

 Da questo momento si perdono le notizie su Don Giuseppe Molica Lazzaro. Il padre di lui morirà nel 1879 nella sua casa di Francari, il fratello Salvatore a Gioiosa nella sua casa di vico Cairoli (oggi via Roma) nel 1910 e la sorella Maria ancora a Francari nel 1915.

Questo era quanto negli archivi e qui c’eravamo persi. Poi rintracciammo una discendente: la signora Carmela Maniaci, figlia di Teresa Molica Lazzaro, figlia di Salvatore, fratello di Giuseppe. Con lei aggiungemmo altri tasselli, grazie ai ricordi dei racconti di suo zio Giovanni, unico ad aver mantenuto rapporti con Giuseppe.

 Don Giuseppe visse dapprima a Francari.

Poi si trasferì a Palermo, parrebbe dopo le morti che lo colpirono. E nella città ebbe una farmacia ed un’amante.

Quando, però, un giorno, Giovanni (ad inizio Novecento) andò a trovarlo, come faceva spesso, trovò la porta della farmacia chiusa. Tutto era scomparso: amante e farmacia.

La signora Carmela ricordava inoltre che a farlo studiare era stato un suo zio sacerdote. Lo fece studiare a Palermo. Ed era quindi da lì che vennero i titoli improvvisi e l’innalzamento sociale.

Scrive d’altronde Forzano che alla sottoscrizione dei lavori per la nuova Matrice (metà Ottocento) contribuì pure tale beneficiale Giuseppe Molica (ulteriori studi si necessitano per chiarirne eventuali relazioni di parentela).

 Quanto infine alla Gioiosa Marea del 1860, sindaco era il dottor Francesco Forzano, si contarono 112 nascite, 39 matrimoni e 75 morti.

Si seppelliva ancora in chiesa (san Nicolò, santa Maria delle Grazie e Catena) e mons. Orsino vi cresimò per l’ultima volta nel 1857.

Erano inoltre in attività la confraternita di san Francesco, l’Opera del Bambin Gesù e la congregazione del SS.mo Nome di Gesù.

07-01-2003 Marcia della Pace   
Cari frequentatori del sito dei “Gioiosani”,
volevo comunicarvi la mia grande gioia perché giorno 11 gennaio 2003 si materializzerà finalmente un sogno. Se ne era parlato l’estate scorsa con alcuni amici, gli amici ne hanno nel mentre parlato con altri amici, e col tempo si è finalmente concretizzata l’idea. Giorno 11 gennaio 2003 ci sarà la prima “Marcia per la Pace” a Gioiosa Marea.
Trattasi di un evento che potrà avere, come sta già avendo, valenza nazionale.
Nei giorni precedenti, dal 7 al 10 gennaio, verranno incontrate le Scuole Medie Inferiori e Superiori dei plessi scolastici situati nei comuni di Brolo, Piraino, Gioiosa Marea e Patti. Le scuole tutte parteciperanno alla “Marcia”.
Giorno 11 mattina, alle 9.30 circa, due cortei, con partenza l’uno da Piazza Annunziatela in Brolo e l’altro con partenza dal lungomare di San Giorgio, si dirigeranno verso il lungomare Canapè (donde tra l’altro il nome del nostro “forum”) di Gioiosa Marea. Dal Canapè di Gioiosa Marea i due cortei, oramai riuniti, si incammineranno per la salitella che scorrendo la via Mazzini giunge fino a Piazza Santa Maria di Tutte le Grazie (ovvero Piazza Municipio). Verso le 12.00, il Vescovo della Diocesi di Patti ed il Sindaco del Comune di Gioiosa Marea saluteranno i partecipanti alla Marcia.
Nel pomeriggio, presso i locali del salone parrocchiale della Chiesa di Gesù Buon Pastore di Gioiosa Marea si terrà una conferenza sui temi della “Pace”, con partecipanti delle Università di Messina e di Lovanio, della Commissione Parlamentare Antimafia, del Sindacato Confederale Nazionale, della Tavola per la Pace di Assisi, del Forum Enti Locali per la Pace, nonché con i sindaci dei comuni di Brolo, Piraino, Gioiosa Marea, Patti ed Antillo (il cui comune è da decenni in prima fila in difesa della pace).
L’idea è quella di fare di Gioiosa Marea una “Città per la Pace”, prima in provincia di Messina, e purtroppo tra pochissime in Sicilia. E Gioiosa Marea potrà così aderire al
Forum Italiano degli Enti Locali per la Pace, previa una delibera del Consiglio Comunale che, promotore il Presidente dello stesso Consiglio, giungerà nella prossima riunione.
Io ed il webmaster ci saremo. Si cercherà anche di coprire, per come possibile, anche la “Marcia per la Pace” sul sito, che della “Marcia per la Pace” darà comunque ampio spazio fotografico.
Un'altra associazione gioiosana, “Progetto33”, sta raccogliendo le adesioni (al sito dell’associazione “Progetto33” ci si può collegare direttamente dalla home page di “Gioiosani”).
Quanto a me nello specifico, Vinciguerra d’Aragona, Capitano d’Armi in Jojusa Guardia, ci sarò e partirò dal mio castello. E ci sarò perché credo che nel marasma generale della politica internazionale, ahimè asservita agli interessi di alcuni stati ricchi, l’Organizzazione delle Nazioni Unite, sia pure talvolta soggetta agli interessi dei più ricchi, rimane baluardo di democrazia e pilastro per i vari processi di democratizzazione. Ci sarò perché credo in un mondo equo, eguale per tutti gli stati del mondo: e credo quindi che bisogna dare forza alle Nazioni Unite che spesso sono troppo deboli, deboli anzi a tal punto che talvolta non possono neanche fare rispettare le loro risoluzioni in tutti i posti!
Mi si dirà che il contributo è minuscolo, ma tanti minuscoli contributi fanno un contributo più grande: di cui i governi non potranno non tener conto.
Poiché noi siamo parte della nostra Isola che è parte della nostra Italia che è parte della nostra Unione Europea che è isola di pace nel mondo. Per cui abbiamo la fortuna di vivere in un mondo che si è abituato a vivere, riconoscendo e metabolizzando negli anni fino a istituzionalizzarla, la risoluzione pacifica di ogni conflitto che tra le sue variopinte parti può sorgere. Ma questo era credetemi impensabile a metà secolo! Eppure, se si è fatto nella nostra Europa perché non farlo in tutto il mondo?!

Questo potrà essere il nostro contributo. Anche se minuscolo.

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Le provinciali 2003   -  "Queste elezioni potrebbero essere piu' importanti di quanto si possa credere. Queste elezioni potrebbero dire della consistenza elettorale di quell'opinione pubblica giojosana che troppe volte si e' lanciata in faide interne disastrose, privileggiando le ragioni di pochi a quelle della collettivita'.
Alle ultime elezioni regionali Teodoro Lamonica ha avuto un successo che ha terrorizzato mezza provincia, il successo e' stato purtroppo e soprattutto fuori Gioiosa Marea. Non che i 550 voti di Gioiosa siano stati pochi, ma di certo potevano essere di piu'. 
La storia si era gia' ripetuta con l'on. Salvatore Natoli per la sua ultima candidatura alle regionali. Natoli ottenne il solito successo personale fuori ma non a Gioiosa (storicamente Natoli non ha mai avuto un gran successo a Gioiosa).

Mi auguro che in questa campagna elettorale quella fetta consistente di opinione pubblica, la stessa che nego' in passato la vittoria a qualche candidato a sindaco e la concesse invece ad altro candidato a sindaco, la stessa che talora riesce a sorprendere per il coraggio delle scelte, non disperda il voto inutilmente e lo concentri sui candidati gioiosani, qualcuno di loro ha serie possibilità di vittoria.

 Una simile vittoria sarebbe un successo per la cittadina di Gioiosa Marea".

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13-06-2003   Senza consigliere È da circa un decennio che Gioiosa Marea non esprime un consigliere provinciale, ovvero dai tempi del dottor Elio Coletta (già assessore alla provincia) e prima di lui dai tempi dell’ex sindaco dottor Basilio Cusmà Piccione (anch’egli già assessore alla provincia).
A mio avviso questo ha definitivamente contribuito alle scelte programmatiche (per quanto limitate) che gli organi provinciali gestiscono ed ha definitivamente pesato sul potere contrattale dei nostri politici (sovente letteralmente annullato perché le scelte sono state dettate di riflesso, come accade quando manca chi parla in prima persona, quindi non parla per se stesso o meglio per la sua comunità).
Certo alcuni partiti ed alcuni personaggi gioiosani hanno il solito pacchetto di voti e se lo giostrano come vogliono (ruotando partiti e correnti) e di questi non è mia abitudine parlare, perché nel mio piccolo e per quanto possa sbagliare parlo solo di politica e quella di cui ad inizio di questo paragrafo non risponde a tale nome. Ma questo non vuol dire che un certo successo i candidati locali alle ultime elezioni provinciali non lo abbiano ottenuto.
L’ex assessore e consigliere Lucio Giovanni Maggio ha avuto quasi 400 voti, e soprattutto risulta essere il primo dei non eletti di Nuova Sicilia nel collegio di Patti. Il presidente del locale consiglio comunale, Basilio Lembo Luscari, ha ottenuto quasi 800 voti (ed il primo degli eletti dei DS non ha raggiunto i 1200 voti). Discreto anche il successo personale dell’ex assessore ed attuale consigliere comunale di minoranza Gabriele Butto’ di Alleanza Nazionale (ha superato i 1000 voti) e quello dell’ex assessore e consigliere comunale Angelo Prestipino Giarritta (170 voti con la Lista Di Pietro).
Una semplice lettura dei dati evidenzia che il primo degli eletti di Nuova Sicilia (eletto ovviamente a Patti) potrebbe anche non restare a lungo in quella posizione e potrebbe essere ricandidato per altre elezioni, e comunque la posizione di Maggio risulta in prospettiva assai forte (comunale e non). Il presidente del consiglio comunale poteva essere eletto se alcuni meccanismi locali non si fossero inceppati e per un visibilissimo gioco di subentri credo che qualcuno oggi debba (o potrebbe) mangiarsi le mani (ma non essendo fisicamente a Gioiosa ammetto che qualcosa sinceramente mi sfugge).
Ma sono sicuro che quello che è mancato e continua a mancare è quello slancio della locale comunità che continua a negare ai suoi cittadini di elezione ogni possibile vittoria extramunicipale. O mancano dei leader nella nuova generazione? O i nuovi leader sbagliano i tempi? O hanno altro in mente? Ma sono sicuro e mi auguro che taluni (soprattutto Maggio) riescano a capitalizzare il successo personale e tradurlo in quel giusto potere contrattuale (specie nel suo partito).
E vengo a qualche considerazione spicciola.
Qualche giorno fa due o tre anonimi frequentatori del nostro forum ponevano il problema del torrente Zappardino, competenza che è tra le poche che sono della provincia (se non erro ci dovrebbero essere anche le acque interne (tipo i laghetti di Ganzirri) e per quel che riguarda la nostra zona soprattutto i laghetti dei Picari, ovvero di Marinello. Nel forum si diceva dell’assessore comunale e delle competenze.
Credo che un simile problema avrebbe avuto immediata soluzione se ci fosse stato a Gioiosa un consigliere provinciale (e meglio se di maggioranza) del posto. I consiglieri provinciali non gioiosani non hanno avuto sicuramente a cuore questi problemi, spesso perché non hanno avuto gli interlocutori (e se li hanno avuti badavano esclusivamente ai loro orticelli cittadini e collinari) e spesso perché si vede il consigliere comunale come appartenente al comune di elezione, ovvero di residenza.
Sono comunque convinto che il consigliere provinciale della Margherita, Luigi Gullo (politicamente vicino al sindaco di Gioiosa Marea), il cui successo elettorale a Gioiosa è stato (come già nella passata legislatura) notevole, avrà modo di farsi valere. Oltretutto è sempre a Gioiosa e quindi sarebbe teoricamente facile contattarlo. E fortunatamente trattasi pure di un bravo e disponibile ragazzo.

del 28-09-2003             Poco a favore...... di un utile svincolo !

Con la mia corte abbiamo seguito da Guardia, con sommo interesse, il dibattito cittadino sull’idea della costruzione d’uno svincolo autostradale che potrebbe essere aperto, tra qualche decennio, in zona Oceri-Caferì. Ne parlo ora perché non se ne sta parlando più, e perché, pur dissentendo e ben conscio d’esser voce di minoranza, credo, anzi intuisco, che la gran parte dei giojosani lo voglia: ed è quindi bene riaprire il discorso: e farlo adesso che la bella stagione è finita.
La discussione ci era parsa essersi in ultimo avviata verso il triste, vecchio sentiero della sostanziale speculazione, storicamente infruttuosa e sinceramente indecorosa, anche se confesso che in qualche momento sembrava essersi incanalata nei giusti binari della dialettica costruttiva (difatti spazio è rimasto per dei contributi che mi sarei aspettato su sviluppo sostenibile, impatto ambientale, interessi intermunicipali e municipali, cost-benefit analysis, ecc.).
Quanto all’opinione pubblica, ci pare abbia vissuto gli eventi con varia intensità, sempre crescente in concomitanza di incidenti e frane e ben più rilassata
con … l’arrivo del bel tempo. Quanto invece ai rappresentati eletti, vicini e lontani dall’opinione pubblica, hanno agito toccando, talora astutamente, varie dimensioni: dagli interventi e dagli incontri dei sindaci con le varie autorità governative ai consigli comunali, dai pareri dei singoli consiglieri e dei vari politologi giojosani sotto gli alberi al Ritrovo Roma alle loro esternazioni sui media.
Ed è comunque ovvio rilevare, e lo facciamo con grande piacere, che il dibattito è stato per lungo tempo di enorme passionalità (che è sempre un bene) e che ha destato generalizzati e variegati interessi.
Detto questo, voglio ora dirvi che io e la mia corte dissentiamo, e non perché Gioiosa Marea non abbia un problema di viabilità, questo è anzi uno dei problemi più chiari e manifesti; ma perché non credo lo svincolo sia cosa facile ed immediata e soprattutto perché non credo si stiano affrontando i problemi attuali e drammatici della viabilità interna e dei collegamenti con i paesi viciniori, a cui invece sono, sì facendo ed operando, tolte le urgenti, necessarie anzi vitali energie cui tutti, senza colore politico, dovrebbero contribuire. E la storia, ahimè, insegna che spostare l’attenzione, o meglio attirarla su qualcosa, è sovente frutto di strategie occulte!
Riceviamo da qualche decennio missive ben articolate, dai nostri legati nelle terre basse, sul fatto che si aspetta ancora il completamento dell’autostrada che dalla città di Messina giunge nel capoluogo regionale Palermo, città che conta circa un milione di abitanti ed è la sesta città d’Italia per popolazione residente (e non conta, ahimè, circa tremila abitanti: ovvero quelli che potrebbero usufruire del novello e futuribile svincolo di Oceri-Caferì). E per quanto sicuri e speranzosi che le passate esperienze, di quando voi di là stavate qua, fossero maestre di vita, seguitiamo purtroppo, e lo facciamo da decenni, a ricevere notizie sugli infruttuosi tentativi di risolvere anche il problema della comunicazione tra le città portuali di Messina e di Reggio di Calabria, che ci auguriamo vengano risolti a breve, in qualunque modo, con o senza ponte, con o senza tunnel, con o senza Berlusconi e con o senza i vari addetti tirapiedi ai Lavori Pubblici ai vari livelli, e magari prima del continuamente e pedissequamente, a volte penso addirittura deliberatamente, scordato anno del libero scambio nell’Isola mediterranea di Sicilia del 2010.
E torniamo allo svincolo, con uno spunto che ricavo da un messaggio apparso sul Forum dei Gioiosani qualche mese fa. Noi non sappiamo se i proponenti, fautori dell’idea e supporter, hanno mai fatto la prova partendo, poniamo, dall’ex bar - del mitico ed indimenticabile gestore di locale pubblico Panettiere don Carmelo - Las Vegas e l’abbiano fatta simulando un’emergenza. Ebbene, vorrei che facessero la prova e ci rapportassero del tempo che si impiega per arrivare a Caferì-Oceri in un giorno normale e poi da lì (sommando il tempo supponendo di prendere l’autostrada da Brolo e conteggiandolo dal ponte autostradale che è sullo Zappardino e comunque non scordando quello che bisogna perdere nel futuribile e novello raccordo, ovvero tempi di snodo, di pedaggio, ecc.) all’ospedale Barone Romeo di Patti. E poi facciano la stessa prova prendendo la statale Palermo-Messina in direzione Messina fino all’ospedale Barone Romeo di Patti. E mi dicano se secondo loro si arriva prima da “sotto” o da “sopra”. Ipotizziamo allora un viaggio virtuale per la strada di “sopra” considerando un già esistente svincolo.
Innanzitutto a Gioiosa Marea non c’è un’autoambulanza, e non c’è non perché non si è mai pensato ad averne una, anzi vorrei ricordare ai consiglieri comunali ed agli assessori comunali di ri-controllare il programma elettorale del sindaco e si accorgeranno che all’acquisto di un’autoambulanza è fatta esplicita menzione, mentre mai, dico mai, è fatto riferimento (implicitamente o esplicitamente) allo svincolo autostradale di Oceri-Caferì (onde li inviterei a mantenere le promesse …). Ma l’operato del sindaco non lo discuto e sulle sue volontà ripongo assoluta fiducia: a garanzia prendo la sua determinazione per risolvere il problema degli accessi a mare di Saliceto! Onde non è sicuramente il sindaco il problema, anzi! Comunque, poniamo che in quel momento passi qualcuno con una macchina e carichi il/i malcapitato/i per accompagnarli all’ospedale. Sperando che la persona sia un giojosano, perché altrimenti prenderà sicuramente e per esigenza (sic!) d’orientamento un senso unico, oserei supporre che prenderà quasi sicuramente la via Mazzini, magari con uno spettacolare testacoda, perché altrimenti sarà costretto a salire da via Roma, non potendo svoltare prima a sinistra, e perché sicuramente sceglierà la via dell’Agro Santo (e sempre sperando che non sia un Venerdì di mercato cittadino), perché obbiettivamente non può pensare di restare fermo per dieci minuti sulla Nazionale tra il bar Buzzanca e la gioielleria Lady Mary date le macchine posteggiate in cronica attesa di un piano parcheggi e di un nuovo piano per la segnaletica stradale, al cui nuovo riassetto è fatta chiara ed esplicita menzione, con ossessiva insistenza quotidiana, nel Forum dei Gioiosani (a testimoniare l’importanza del problema e l’urgenza della soluzione evidentemente ancora non trovata … e per quanto le buone intenzioni non siano mancate)
Detto questo, io e la mia corte continuiamo a dissentire. E dissentiamo non perché non ci piacerebbe avere lo svincolo, anzi tutt’altro, ma perché ci pare non essere mai usciti da quel vecchio stile vergognoso delle grandi opere irrealizzabili che ha distrutto e sventrato i nostri territori.
Dalla mia torre campanaria guardo spesso lo spettacolo di zona Sottogrotte e quella del suo annesso impianto sportivo, alla cui pronta soluzione è fatta chiara ed esplicita menzione, con ossessiva insistenza quotidiana, nel Forum dei Gioiosani (a testimoniare l’importanza del problema e l’urgenza della soluzione); mi sposto quindi verso destra e guardo l’altra marina, e rivedo i perenni ed incompiuti lavori della palestra comunale di San Giorgio e l’obbrobrio immane di una nuova chiesa che tutto sembra tranne che la casa del Signore e tra loro l’ingordigia umana farsi persona nello squarcio della vecchia tonnara; ritorno ancora a sinistra e rivedo l’Auditorium di Gioiosa Marea che è (letteralmente) in costante stato di lavoro, con (letteralmente) continui e piccoli lavori o ratteddi, che si trascinano (letteralmente) da decenni.
Dissentiamo quindi perché la nostra paura è che con la storia dello svincolo si possa perdere l’obiettivo iniziale, ovvero la fruibilità sostenibile, altrimenti detta normalizzazione, dei collegamenti esistenti. E quindi dissentiamo perché avremmo voluto che nel breve termine si fosse decisamente puntato il dito sulle attuali strade di collegamento, strade panoramiche e bellissime, che necessitano solo di studi seri ed organici (come li necessita il problema del traffico cittadino), prendendo, se del caso, a pedate nel culo tutti quelli che sono da prendere a pedate nel culo (con somma gioia dei locali calzolai!). E magari nel medio, o meglio nel lungo termine, pensare allo svincolo (anche perché i sogni - non mi si fraintenda ché anche a me, come a chiunque, piacerebbe evitare di uscire a Patti o a Brolo/Capo d’Orlando Est - altresì detti realtà, è sempre bene coltivarli …).

**************    Per Turi           del 6 Gennaio 2004   ***********

 

 Sono praticamente cresciuto con te, come tutti i ragazzi di Zappardino.
 Ti ricordo praticamente da sempre sulla porta di casa mia, con le buste in mano, verso le 11 di mattina, perchè il tuo giro a Zappardino avveniva a quell'ora: "Marcellino, scendi. E' per te".
 Ti ricordo quando stavo nella vecchia casa "o Bagghiu" e poi quando ci siamo trasferiti nella nuova casa sulla Nazionale.
 Ti ricordo con la macchina e con il motorino, ricordo la tua macchina granata ed il motorino colorato del Comune di Piraino, ti ricordo "da Raffaele", "alla curva", ti ricordo per la salita di Calanovella.
 Ti ricordo al Rifornimento "del Cavaliere" accanto a tutti i benzinai che si sono succeduti nel tempo ed accanto a tutti i personaggi storici (tanti oggi scomparsi) di Zappardino, di San Pietro, della Contura, di Oceri.
 E ti ricordo a dare conforto ed anche un sorriso a tutti i malati, a tutti i bambini, ai tanti vecchi che aspettavano di vederti per scambiare una parola, a volta la sola parola di un giorno intero.
 Di recente, da quando sono andato via, e ci si vedeva raramente, tutte le volte che andavi a casa mia chiedevi sempre a mia mamma: "Telefono' u figghiu. Salutamelo quando lo senti".
 Ti ho visto qualche giorno prima di partire. Mi hai detto "auguri", rallentando dalla macchina. Avevi il tuo solito sorriso.
 Mi mancherai, mancherai a tutti.
 Volevo ringraziarti per quello che sei stato, volevo ringraziarti a nome di tutti quelli da "BannadiPiarainu" che hai fatto felici anche con un solo sorriso.

 Grazie Turi, grazie di cuore.
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A dire il vero il Generale Patton aveva un secondo scopo nella sua corsa contro il tempo, voleva arrivare dove MontGomery non era arrivato e voleva dimostrare al comando alleato che evitare che i tedeschi portassero tutte le armi e le vettovaglie oltre il Faro era possibile. Non ci riusci' per poche ore. Ma questa è un'altra storia.
Vero pero' che il genio organizzativo americano (quella lucida, programmata, perfetta tempistica) ha fatto vincere agli Stati Uniti molte guerre. Comunque io parlo di quello che so perchè gli americani non li ho mai visti combattere e spero di non doverli mai vedere combattere. Quello che so è che laddove gli americani eccedono altri sono carenti, e che laddove sono carenti gli altri eccedono. Non tutte le guerre si vincono per "forza" di armi, ma ci sono altre variabili che possono dettare le condizioni. Esiste innanzi tutto la "volontà di soffrire". I Viet Cong per intenderci erano male equipaggiati ma avevano di sicuro un limite di sopportazione più alto, viceversa gli Americani avevano armi avveniristiche ma il loro limite di sopportazione non era quello della guerriglia.
Se ne sono accorti subito i Somali. Hanno trainato per le strade di Mogadisco i corpi di alcuni soldati americani e l'impatto sull'opinione pubblica d'oltre oceano è stato tale da costringere le milizie americane al ritiro. E ci sono andati vicino nell'ultima guerra. Ma qui' ancora ci sono variabili diverse che interagiscono per cui le ragioni del mercato e quelle del prestigio e quelle delle prossime elezioni fanno ancora da bilanciamento per l'impatto che la vista dei corpi morti o mutilati o gli ostaggi puo' avere sull'opinione pubblica interna. Ed ora veniamo a noi.
Il ponte degli americani doveva essere fatto subito perchè altrimente le armate non sarebbero passate e la contraerea tedesca li avrebbe trombati dall'alto. Il tempo è nei limiti. Ma non sono stati i primi. Anzi, non erano da meno i ponti di barche dei romani, che tenuto conto del contesto storico ambientale fanno rabbrividire, e poi perchè no? le stesse astuzie del nostro dimenticato Archimede. Ma la storia non si fa con i se ed Archimede è vissuto in altro tempo. E mi avvicino al tema che ci riguarda da vicino.
Perchè fare il ponte e farlo velocemente e perchè il ponte non si è fatto con la stessa celerità in questi giorni? Non sono del ramo e quindi non so cosa ci vuole. Ma a dire delle foto, comparando le due foto, penso che lo squarcio di oggi sia di minor tenore di quello del '43. Cio' detto potrei pero' essere smentito e chiedo venia in anticipo. In ogni caso il ponte di ferro si è fatto in passato ed anche in un passato non lontano e non vedo perchè non si poteva rifare. Ma forse il ponte di ferro non è sembrata la scelta più ovvia. Non so se nelle scelte poltiche che sono seguite al crollo questa ipotesi è stata avanzata. Ma la politica segue direttive proprie e variabili imprevedibili ne dettano i tempi.
Detto questo, io difendo il sindaco di Gioiosa Marea perchè il sindaco di Gioiosa Marea di più non poteva fare. Difendo il suo operato perchè la politica in Sicilia è morta da tempo. Non ha poteri e non credo ne potrebbero avere altri al suo posto. Siamo nelle mani della burocrazia più squallida. I pochi spazi rimasti alla politica erano a livello regionale e nazionale, ma il latente regime che pian piano si sta imponendo ha tolto respiro anche a quelle poche scelte politiche che un normale governo democratico dovrebbe garantire. Ma anche questa è un'altra storia.
 
Io non credo inoltre che parlare di svincolo risolva il problema. Fanno male quelli che non fanno altro che parlare di svincolo e solo di svincolo, sia quelli che dello svincolo hanno fatto l'oggetto della loro prossima campagna elettorale sia quelli che di idee sullo svincolo magnificano primogeniture al fine di attaccare il sindaco. Sia quelli dentro e che quelli fuori, quelli pro e quelli contro il sindaco, a mio avviso non fanno il bene della collettività. Semplicemente non lo fanno.
Io credo che ci siano problemi più seri, credo che bisogna concentrare le forze sulla sicurezza delle strade attuali. Nulla togliendo allo svincolo la cui idea non deve essere abbandonata, ma, per come scrissi UN ANNO FA (Clicca qui), ci vuole una autoambulanza e ci vuole soprattutto la messa in sicurezza delle strade esistenti. Voglio dire di pensare ad oggi. A quello che abbiamo: onde cercare di non perdere anche quello.
Al costruttore Lunardi si è recentemente chiesto come faceva a pensare al ponte sullo Stretto di Messina se non c'era ancora l'autostrada per Palermo (SESTA CITTA' D'ITALIA!), e lui candidamente, da grande imprenditore, ha detto che li avrebbe fatti entrambi. Lunardi non è siciliano, non sa una minchia di Sicilia. O forse sa? E sa più di quello che sappiamo noi siciliani? Ma di certo, la gente che vive sulle sponde e sulla parte terminale del torrente Zappardino (contando i due comuni) raggiunge qualche migliaio di abitanti. Loro sono siciliani, nel senso che vivono in Sicilia ed hanno anche visto sulle due sponde dello Zappardino due strade che sono sostanzialmente uguali e di cui la seconda si approvo' perchè si disse che non esisteva l'altra dall'altro lato del torrente quando si presento' il progetto a Palermo (!). Nel regime mafioso imperante quella era la realtà, quella era la logica, quella era la burocrazia.
Non so quale è il peso contrattuale e non so quali sono le priorità edili. A Lunardi vorrei dire che so per certo che a Palermo ancora l'autostrada non arriva. E non arriva da decenni, perchè da decenni se ne parla. A chi vive sulle sponde del torrente vorrei dire che si possono fare anche due svincoli se si conoscono i burocrati, anzi se glielo dico io mi arrestano ed allora conviene farglielo dire direttamente alle due strade, chiedendo magari perchè si sono fatte due strade uguali ...
Anni fa ricordo che con un mio amico ci prendemmo tanta acqua radiottiva in testa perchè in situazione analoga andammo io e lui davanti alle Scuole Medie quando si progettava di bloccare, e si blocco', la strada e la ferrovia per l'isolamento. Nulla accadde. Per chi non lo ricorda voglio ricordare io che il blocco di protesta si è fatto anni fa e che nel paese spuntarono d'improvviso più crumiri che maiali. Ma anche questa è un'altra storia.
E veniamo alle conclusioni. Patton aveva tempo per fare e fotografare il ponte di ferro perhè aveva i soldi e c'era un regime di guerra e se non lo faceva perdeva la sua guerra con MontGomery e di riflesso non acciuffava i tedeschi. Aveva già pero' trattato la resa di tanti vecchi fascisti mafiosi accordandosi con loro e presagendo gli accordi che ne sarebbero seguiti per la nomina dei tanti commissari che fascisti e mafiosi erano. Sapeva bene la storia di Sicilia. E difatti, come Lunardi, non era siciliano. Ma a differenza di Lunardi era americano. Nel senso che a differenza di Lunardi, specchio del primo ministro, avrebbe saputo dire dove inizia il processo di democratizzazione dell'Iraq e dove finisce il processo di feudalizzazione dell'Arabia Saudita. Ma ripeto che Patton era americano ed i conti in tasca se li sapeva fare. Ah, ovviamente Lunardi è italiano e noi, beh noi ... siamo siciliani.
Del ponte sullo Stretto non so che dire. Dello svincolo preferirei parlare dopo aver visto ultimata la strada di collegamento per Palermo, ma di una strada di collegamento sicura che colleghi Gioiosa Marea a Levante ed a Ponente vorrei sentire parlare subito.
 
Un problema serio è che si da troppo spazio alle corde vocali, troppi minchioni hanno preso la parola e troppi ci hanno soffiato sopra. Gli opportunisti di paese hanno addirittura dato la colpa al sindaco. A questi non ho che dire perchè non so quali movenze li spingano. Ma a quelli che lavorano per la soluzione del problema, ovvero la gran parte degli attivisti dico di non scordare la messa in sicurezza delle strade attuali e secondariamente di pensare allo svincolo, che sarebbe un bene per tutti ma che non vedo, anche se come auspico si approvi l'idea o il progetto o quantaltro, di realizzazione immediata. Poichè mi pare d'obbligo difatti una domanda: "E fino allora che minchia facciamo?"

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L'ISOLA CHE NON C'E'

"Grazie a LegaAmbiente, a Piraino si sta finalmente ponendo il problema dell'impatto ambientale e della funzionalità del costruendo muraglione di cinta che dovrebbe by-passare il centro abitato ed agevolare l'entrata e l'uscita degli autoveicoli dal centro storico. Piraino centro vede gente consistente due o tre volte l'anno. Per il resto dell'anno è vuota. Orbene, il muraglione cambierebbe radicalmente l'aspetto del promontorio e risolverebbe il problema dell'ingorgo per questi due o tre giorni l'anno.
A Gioiosa non si è mai apertamente discusso dell'utilità della circonvallazione voluta per by-passare il traffico cittadino di tutti i giorni e solennemente inutilizzata tanto dai residenti quanto dai turisti o dai viaggiatori che da Gioiosa sono costretti a passare. Gioiosa conosce ingorghi costanti di traffico per tutto l'anno, onde sono due o tre i giorni che non conoscono ingorghi. La circonvallazione ha radicalmente cambiato la faccia della Valle del Casini, da Santo Stefano Basso a Olivastrito a Olivastritello a Cicà ma non ha evitato gli ingorghi.
Per quanto mi ricordi l'isola pedonale di Gioiosa non ha mai interessato la circonvallazione, neanche quando a cantare era Bennato. Per quanto mi ricordi la strada alternativa segue sempre le vie del centro perchè le vie del centro sono più vicine e consentono di by-passare velocemente la stessa isola.
Non entro del merito tecnico del muraglione e sulla sua utilità oggettiva e nemmeno sulla sostenibilità, financo estetica, che l'impatto avrà sul promontorio di Piraino - che da ogni suo lato cambiarà aspetto, tanto da Naso, da Brolo, da Sant'Angelo, da Gioiosa o dal mare - e poi di questo parla Lega Ambiente.
Faccio solo una semplice considerazione e mi chiedo se alla luce di quanto l'esperienza insegna, e l'esperienza gioiosana più di altre, qual'è la logica, oggi, di quel muraglione a Piraino, gioiello medievale di viuzze, archi, chiesette e portali?
Se lo si vuole per fare un muro di contenimento per salvare il roccione che c'è sotto Sant'Anna o le mura della Matrice o Santa Caterina o le grotte della Batia e allora mi va bene. Ma se lo scopo è quello di trasformare il muro per farci sopra una strada e by-passare il paese e consentire di parcheggiare la macchina sotto le vecchie mura altro non è che un'assurdità. Non perchè l'edilizia deve essere frenata, anzi. Ma siamo sicuri che fare cento metri a piedi sia dannoso? E, soprattutto, perchè dobbiamo sempre soddisfare i bisogni di chi fatto il primo lavoro vede come poter fare il secondo ricontando la spesa del primo. E sappiamo che in questo Gioiosa docet!"

La Costa Saracena del 22-10-04

La Costa Saracena, quel tratto di mare che corre dal cortissimo sbocco sul litorale che è rimasto nel territorio di Naso alle splendide spiagge del Saliceto di Gioiosa Marea oggi rubate dai privati, si è voluta chiamare così per ricordare i numerosi torrioni d’avvistamento voluti dai Viceré spagnoli quale misura preventiva per segnalare l’arrivo di navi piratesche. Grazie all’arte degli architetti Spannocchi e Camilliani, servirono da vero scudo informatico durante le varie scorrerie che interessarono le coste del basso tirreno.
La cristianità non era comunque nuova alle invasioni di infedeli. Si erano già conosciute epoche quando morire nel campo di battaglia per combattere contro le armate turchesche era garanzia di pace eterna. D'altronde, secoli prima, Sant’Agostino s’era dovuto fermamente opporre al suicidio, fino ai suoi tempi non ufficialmente condannato. Il martirio era anzi accettato. La stessa Bibbia aveva lasciato ampi spazi di ambiguità e più d’ogni altra la morte stessa del Cristo era stata oggetto di speculazioni sulle sue vere volontà e sulle sue intenzioni di vita e di morte. Lo stesso San Paolo diceva di essere indeciso tra la morte e la vita, visto che una morte precoce l’avrebbe portato subito presso il Cristo. Comunque, anche dopo la svolta agostiniana i casi di morte volontaria non si estinsero, e più monaci si lasciarono ammazzare, proprio dai saraceni, in Terra Santa.
Nulla di strano che morire per mano infedele era sinonimo di martirio anche nelle nostre zone. E vi furono tempi quando i saraceni diedero anche ai cristiani delle nostre zone quest’opportunità. Ariadeno Barbarossa ed il Dragut non risparmiarono Patti, Castanea, Rometta e la stessa Lipari. E quanto alla Costa Saracena, furono proprio loro ad uccidere l’arciprete di rito greco Giovanni Scolarici da Piraino con un colpo di sciabola in testa, e con lui scannarono pure il figlio, come attesta un resoconto conservato nel locale archivio parrocchiale, ove é palese l’intenzione d’iniziare anche l’iter per un processo di beatificazione per lo stesso arcipresbitero. Di certo non lasciarono un buon ricordo.
Eppure oggi, a distanza di secoli, si ricordano ancora quelle devastazioni usando il nome proprio dei saccheggiatori. Non che da meno siano state le armate dei re cattolici, e basti per tutti l’eccidio di Tunisi del 1535; ma sembra strano che si sia voluto dare il nome ad un posto turistico quale richiamo ed attrattiva ricordando proprio quanto di cattivo il saccheggiatore fece e non magari quanto di buono l’età araba lasciò in Sicilia.

La Torre delle Ciaule è della Costa Saracena il simbolo. E’ il maniero più famoso della zona. Per quanto però la Costa Saracena si sia data il nome per ricordare anche quella torre nulla pare abbia mai fatto come ente per salvarla dall’erosione del tempo; per quanto invece al Comune di Piraino, che di quei comuni che formano il Consorzio è capofila, questo conobbe addirittura il suo primo martire ucciso proprio per mano saracena. Elogio, quindi, alla memoria. Nominalmente alla memoria dei saraceni.
Il processo di segmentazione che il Ventunesimo secolo ha iniziato è evidente anche a Piraino, a Brolo e nella Costa tutta. Memoria che è a fragmenti e che viene diluita nel tempo e mediata dalle esigenze che la politica locale detta. Memoria soggetta a scelte politiche. Onde in pratica manteniamo il ricordo di quanto è funzionale, e quindi utile, e scordiamo quanto è non funzionale, ovvero inutile. E’ il processo dell’assoggettamento culturale che avanza e l’anestesia culturale che si impone nella ritualità delle istituzioni consolidate e che si riproduce nelle organizzazioni di nuova costituzione.
D'altronde seguitiamo in un mondo che conosce solo segmenti di memorie e distorsioni di realtà. Un mondo, ove il martirio e le libertà individuali sono funzioni politico-militari immediate ancorché religiose di corto termine. Onde non conta, o meglio si censura, che in Arabia Saudita il governo decida di vietare nelle prime elezioni libere della sua storia il voto alle donne, poiché nella funzionalità globale del sistema che si poggia sui petrol-dollati l’Arabia è intoccabile; ma giustificabile diventa invece l’invasione dell’Iraq, pur se mina le leggi internazionali e falsa i resoconti ufficiali nel nome della funzionalità bellica, fino a far scordare che l’Iraq era il più ‘occidentale’ tra gli stati del Golfo, che le donne avevano sempre votato, che il primate di tutti i cattolici aveva sconfessato la guerra, ed ancor più che Terek Aziz, l’ex vicepremier iraqueno, era un fervente caldeo.

 

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