Il vicolo cieco
Nel programma di Giuseppe Pintaudi ad Antenna del Mediterraneo sulla politica gioiosana del 24 novembre 2006, con la presenza di 4 esponenti politici gioiosani, la frase che ho sentito ripetere di più è stata: ‘siamo in un vicolo cieco’.

C’è una cosa che vorrei che non succedesse alle prossime elezioni. Non vorrei, per il bene del paese, che il sindaco fosse scelto a Patti: chiunque sia, e da dovunque possa venire, che lo scelgano i gioiosani, senza passare per qualche villetta di Patti.
E c’è un’altra cosa che vorrei, invece, succedesse alle prossime elezioni provinciali. Vorrei che, per il bene della dialettica politica, i gioiosani la smettessero di votare sempre per gente di fuori, di Piraino, di Brolo o di Patti e concentrassero i loro voti verso uno del posto.

Il dibattito di ieri sera mi ha inoltre chiarito due cose. Il sindaco attuale, Ignazio Spanò, si ri-candiderà, ed il suo ex vicesindaco, Giovanni Princiotta, non ha negato una sua candidatura. Vien da se che ci sono ancora circa 3.000 voti, e parlo per difetto, che nelle condizioni attuali non andrebbero a nessuno dei due. C’è quindi spazio per almeno altre due candidature.
Del Buon Governo
Ma mi sono recentemente convinto anche del fatto che è divenuta priorità la scelta consapevole e responsabile dei membri dell’esecutivo che il prossimo sindaco di Gioiosa Marea dovrà fare. Il prossimo sindaco dovrà avere cognizione e convinzione che suo compito è quello di governare, non di vincere. Mi si potrà anche dire che per governare bene ci vuole stabilità, e questo lo accetto, ma non mi basta.

Quello che ci vuole è pure la scelta di gente competente, gente che sa quello che fa, gente che capisce che sta lavorando essenzialmente per il bene del paese, gente che abbia competenza settoriale: gente, insomma, capace.
Sono inoltre fermamente convinto che ancor prima di pensare a vincere bisogna pensare a come potere governare bene per cinque anni, rispettando come galantuomini i patti pre-elettorali. Questo vuol dire che bisogna lasciare un buon ricordo, fare crescere il paese, pensare al lungo termine. Non è scritto in nessun posto, mi ripeto, che si deve vincere e necessariamente vincere e vincere per forza e pensare unicamente a ri-vincere quando ancora si sta governando, trattando pure con il diavolo se del caso, come siamo abituati a vedere, e come incominciamo ad intravedere.
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La cosa più difficile,
e lo dimostra la storia recente, è semplicemente governare. Governare per
tutti, per il bene della collettività. Per farlo ci vuole gente capace, non
gente che porta i voti e quindi deve per forza co-governare. Se vi servono, e ve
li scegliete, solo perché portano tanti voti, allora credo siate sulla strada
sbagliata, perché dovete pensare a come poter poi governare. |
Mi viene in mente una cosa che mi continua a disturbare, cioè la distribuzione sommaria delle deleghe agli assessori. Spesso non hanno nessuna logica, con accorpamenti che a volte lasciano senza parole e non trovano spiegazione. Ma di questi strani accorpamenti non voglio in questo momento parlare, perché parlarne sarebbe troppo lungo.
Voglio invece parlare di un altro aspetto delle deleghe. Voglio parlare di smembramenti. Credo che definire bene le deleghe eviti confusioni, empasse e a volte il ridicolo. Basta con l’attribuire, ri-attribuire, invertire, riconsiderare, riagguantare, ridefinire, rimodellare, competenze che dovrebbero essere semplici e chiare e che poi investono invece l’area settoriale di quattro o cinque assessori: sicché il Turismo è di A, l’Ambiente di B, la Cultura di C, la Pubblica Istruzione di D e i Beni Culturali di E (non ricordo bene a Gioiosa Marea l’esatta distribuzione, ma se non sono 5 sono almeno 4). Guardate che non stiamo parlando di Roma o Milano, parliamo di Gioiosa Marea.
Non sono contrario a
competenze concentriche e a scelte a più livelli, anzi auspico un lavoro comune
quando le competenze si intrecciano, ma mi rende altamente dubbioso la politica
delle distribuzioni. La gente difatti non sa bene chi ha cosa e cosa ha chi.
Questo porta pure a delle confusioni nella ripartizione degli spazi che,
limitati, anzi limitatissimi, a volte marginali, portano poi al totale
annullamento dell’immagine dell’assessore responsabile che diviene come un
dipendente comunale e fa quello che dovrebbe fare un dipendente comunale, o
all’opposto a cercarsi uno spazio di visibilità con stranissime strategie.
Fino al punto che qualche esperto e navigato dipendente comunale riesce a
sostituirsi tranquillamente allo stesso assessore.
Del Distinto Carnevale
Pensate agli ultimi
episodi su Gioiosa Guardia. Anzi no, poi dite che parlo sempre di questo.
Pensate allora al Carnevale. Con la mia corte abbiamo stavolta deciso di
scendere, lo avevo promesso a MG e alla Scellerata, e spero di mantenere la
promessa. Quindi farò di tutto per esserci.
Ci sarò e vedrò il più ‘distinto’ Carnevale di Sicilia.

Apprezzo la semantica,
che è nella nuova definizione del Comune, ovvero dell’Assessore al Turismo,
Franco Maraffa.
Ma il termine, come sanno in tanti a Gioiosa Marea, non è una
novità. Solo che la mente fine che lo propose, qualche anno fa, pensava
sicuramente ad un corollario per quel nome: non lo avrebbe lasciato solo, ma lo
avrebbe cullato, fatto crescere e dato una dignità culturale: come il prof.
Scaffidi seppe dare a tutto quello che fece in quel breve periodo di giunta. Sul
fatto che questo si sia oggi capito ho qualche dubbio.

Distinto è chi si vuole distinguere, su questo, invece, non ci sono dubbi. Ma distinto è anche qualcosa che si separa da altro, come un mobile componibile. Distinto può anche riferirsi all’immagine, al suono o al rumore o alla musica. Ma distinto è anche un comportamento, un modo d’essere. E la parola distinto è anche propria delle formule epistolari, con riferimento a persona o gruppi. Ed infine distinto è anche proprio di una platea, di uno stadio, di un settore. Insomma, può essere di tutto, pure un voto, a ben pensarci, tra l’ottimo ed il discreto.
Che voglio dire con questo? Voglio solo dire che mi sarebbe, a questo punto, piaciuta un’articolazione di quel termine, un comunicato che ne definisse i parametri, insomma. Avete le idee, portatele a termine, continuate se dovete continuare, non abbiate paura di sbagliare, poiché non mi basta un aggettivo. Non voglio proclami, voglio idee!

Che vuol dire ‘distinto’ e perché lo chiamiamo così? Da dove arriva questo termine e come e perché lo si lega al carnevale gioiosano e non ad altri? Cosa rende ‘distinto’ il nostro carnevale e non rende ‘distinti’ gli altri carnevali? C’è una dinamica storica? C’è una dinamica nei costumi o nelle musiche o nei carri o nei gruppi mascherati? Era il Murgo ‘distinto’ o era la Racchia ‘distinta’? Animatevi, insomma. Abbiamo già fabbricato il prodotto? ed allora cerchiamo quantomeno di impacchettarlo bene!

Trovategli qualcosa da legargli, inventatevelo, perché anche questo è politica.
C’è ancora del tempo assessore, ma dato che il tempo è poco ed hai già scelto il nome senza averne spiegato o articolato il significato, devi veramente sbrigarti, altrimenti … sarà pure un bel nome ed una bella idea … ma c’è anche il rischio che resti pure un altro, inutile, fuggevole, proclama.
Vinciguerra d’Aragona
Capitano d’Arme