Il
tempo della politica (parte
seconda):
le
sfide che dovrà affrontare il nuovo sindaco:
i
beni culturali (del
3-5-05)
Gioiosa
Marea ha un pesante problema gestionale ed ha una ancor più radicata paura
progettuale. Il paese continua a soffrire per incapacità ereditate. E prima fra
tutte la sovente scarsa corrispondenza tra agenti e competenze. Ma, ancor
peggio, mi pare pure che di recente goda nel lasciar diluire, sbriciolandole,
competenze affini in una mezza dozzina di mani. E si compiace quando il lavorio
di mani diverse ne imbriglia ogni spinta programmatica nei meandri della
confusione. E si bea infine quando riesce pure a fagocitare quanto di buono la
stessa natura le ha consesso, glorificandosi spudoratamente quando i suoi
rappresentanti politici dicono che lo si fa nel nome dell’innovazione. Parlo
nello specifico dei beni culturali, di un settore che dovrebbe essere traino a
quello che è il volano dell’economia gioiosana, e di cui abbiamo parlato la
settimana scorsa, ovvero il turismo (link sul pezzo della settimana scorsa).

Individuo
subito dei brevi spunti sulla gestione complessiva del patrimonio culturale,
mobile ed immobile, itinerante e stabile, religioso e laico. Indico brevi
accenni programmatici per il nuovo sindaco. Tra una settimana diremo delle
strade e tra due delle spiagge.

Credo
di non sostenere nulla di sconvolgente o inaspettato se affermo che Gioiosa
Marea non può più permettersi la suddivisione di deleghe quali pubblica
istruzione, beni culturali, cultura, turismo, et cetera in sei o sette mani. Non
se lo può permettere non solo perché non ha più alcuna valenza o senso
storico, ma soprattutto perché l’esperienza passata dovrebbe insegnare che
non ha portato a nulla buono. Anzi. Ha difatti portato solo ad un intrecciarsi
confuso di competenze e pretese e fraintendimenti e gelosie che non hanno fatto
il bene del paese. Il nuovo sindaco dovrà agire con raziocinio. Raziocinio vuol
dire accorpare, semplicemente accorpare per competenze. Ad esempio, l’area
culturale. Siamo a Gioiosa Marea ed a San Giorgio, che non sono Messina e non
sono Catania. Sono semplicemente Gioiosa Marea e San Giorgio.

Ad
esempio, a volte mi chiedo cosa vuol dire cultura? Cosa vuol dire fare cultura
in un paese? E cosa vuol dire turismo a San Giorgio o a Gioiosa Marea? E nello
specifico, mi si scusi la volgarità, cosa vorrebbe dire oggi, nel 2005, voler
ad esempio valorizzare il rococò gioiosano se non lo si presenta al turista e
se non lo si porge alle nostre scolaresche e se magari non si considera
l’altare del Sacramento nella chiesa di Santa Maria delle Grazie come bene
culturale di primo piano. E quindi mi chiedo, devo per valorizzarlo chiamare sei
assessori, le loro coorti, i loro portatori di voti o i loro rappresentanti di
rappresentanti che si rappresentano tali per diritto di casta? Il nuovo sindaco
non deve fare polveroni, ma deve avere idee, idee chiare, anche poche idee se
vuole, ma almeno chiare. E prima idea fra le idee è che gli deve essere chiaro
che non deve fare confusioni.

Un
po’ di storia. Un esempio per la valorizzazione dei beni culturali. Gioiosa
Guardia venne traslata nella seconda metà del Settecento. Per motivi che ci
sono parzialmente oscuri e su cui possiamo solo avanzare ipotesi, il meglio
delle sue opere si concentra in quel periodo. La spiegazione più ovvia è che
il vescovo gioiosano Mons. Pisani abbia voluto cercare di frenare l’esodo.
Altri potrebbero comunque obiettare che fu per caso che proprio in quegli anni
Olivio Sozzi, che per caso era in zona, ricevette delle commissioni da ricchi
committenti gioiosani e che, ovviamente per soldi, lavorò a Gioiosa Guardia.
Altri ancora potrebbero semplicemente arguire che siccome si sono fottuti tutto
o che tutto è stato distrutto o che semplicemente non sappiamo dove erano le
cose più vecchie che erano a Gioiosa Guardia, abbiamo solo questo perché solo
questo ci è pervenuto e questo necessariamente ci teniamo e questo dobbiamo
valorizzare. Ovviamente, quanto detto potrebbe già essere utilizzato per una
conferenza. Ma non è mia intenzione parlare di questo in questa sede.

Quello
che voglio dire è che se si vuole valorizzare qualcosa basta semplicemente
individuarla. Occorre cioè uscire dagli uffici del palazzo municipale, fare un
giro e guardarsi intorno. Oppure, qualora non si volesse uscire perchè si è
troppo impegnati, si può eventualmente utilizzare il metodo del censimento.
Metodo che ha recentemente riscosso notevole successo in vari paesi della zona,
primo fra tutti, per chi non lo sapesse, Montalbano Elicona. Ovviamente per fare
un censimento basta mettere delle persone in condizione di censire i beni e
quindi dire quello che c’è e quello su cui si può lavorare. Non voglio dire
nulla del patrimonio pittorico. Dirò qualcosina, solo qualcosina, del
patrimonio marmoreo. E dirò solo di una idea che potrebbe essere pilota a tante
idee che ne potrebbero seguire. Non ho, ad esempio, mai sentito dire di alcuna
iniziativa volta a dire di quei magnifici marmi mischi, di quei marmi policromi
che irrompono nelle nostre chiese e si magnificano nell’altare di Santa Maria
delle Grazie nella chiesa omonima. Basterebbe costruire un ragionamento in un
paio d’ore per approdare a delle conclusioni. Un giorno di riflessione per
mettere su un foglio una proposta, venderla ai turisti, porgerla alle nostre
scolaresche e quindi stuzzicare l’indotto. Insomma muoversi mentalmente. Ad
esempio, dire di un parallelo tra l’altare di Santa Maria delle Grazie e
l’altare della Madonna del Tindari nella chiesa vecchia del Tindari o con
l’altare della cappella di San Cono Abate a Naso. Oppure puntare su quel
colore rosso, a volte con delle soavissime sfumature rosa; e narrare di quel
sentire tipicamente femminile che dovette necessariamente indirizzare le scelte
dello scultore. Ed infine fare un caso di tutti quegli altari che datano gli
anni del vescovo Pisani e che si datano poco prima dell’abbandono di Gioiosa
Guardia.

Ora
dico solo che è giunto il tempo che la persona che può sollevare le sorti del
paese si prepari per le prossime elezioni amministrative.

Vinciguerra
d’Aragona
Capitano
d’Arme