Lettera
all’Onorevole Salvatore Natoli Sciacca

Caro Onorevole,
ricordo che, tre anni fa, dopo aver pubblicato il primo volume sulla storia di Gioiosa Marea e di Gioiosa Guardia, molti lettori, gioiosani e non, mi manifestarono delle perplessità per l’eccessivo spazio che avevo dedicato alla Sua vita politica nelle ultime pagine del testo. Tanti dissero che Lei non meritava lo spazio che Le avevo dedicato, soprattutto perché la Sua storia non era parte della storia contemporanea di Gioiosa Marea e che anzi per il Suo paese Lei non aveva fatto quello che avrebbe potuto e che anzi aveva fatto del danno.

Di quello che avevo scritto ho sempre detto che non mi sono pentito e che se un protagonista della storia contemporanea siciliana era un gioiosano, era sicuramente personaggio a cui nella storia contemporanea gioiosana si doveva trovare un giusto spazio. La parte più controversa riguardava un’affermazione che nel testo avevo voluto lasciare, per quanto sapevo che quella scelta avrebbe creato delle turbolenze. Dicevo, che dopo il vescovo gioiosano Pisano (seconda metà del XVIII secolo), la persona più importante nella storia del paese era stata Lei. Ripeto oggi che quanto ho voluto scrivere, cosciente del fatto che in un testo di storia quanto è scritto resta, lo riscriverei.

Sulla Sua storia politica è stato recentemente edito un testo (Alfredo Natoli, Presidente per una notte, Armando Siciliano Editore, Messina 2006) in forma d’intervista autobiografica.
Risposte che tracciano dettagliatamente le scelte politiche di un gioiosano che ha avuto la fortuna, e la sfortuna, di conoscere, semplicemente perché parte d’essa, la storia recente dell’Isola. Un testo che credo non dovrebbe mancare nelle biblioteche delle case gioiosane, a prescindere delle simpatie, o antipatie, che Lei, uomo politico, ha nel corso degli anni suscitato.

Non sono sempre stato d’accordo con
Lei, nelle numerose discussioni su vari argomenti che abbiamo avuto. Non ho mai
capito perché per Lei la colpa dell’imprigionamento del capo del PKK,
Abdullah Ocalan, è dell’allora Presidente del Consiglio, Massimo D’Alema.

I
miei tanti amici rifugiati kurdi mi continuano a ripetere che D’Alema, in
quella occasione, non poteva fare di più. Non sono inoltre d’accordo con le
peripezie semantiche nella distinzione tra indipendentismo, separatismo ed
autonomia. Anzi, sono convinto che la fragilità dell’idea indipendentista
siciliana dalla nascita del MIS si lega proprio ad un problema dialettico,
retaggio anch’esso della vecchia eredità strutturale borbonica, nelle sue
varianti amministrative ancorché, e me ne duole da siciliano, mentali.

Insomma, Onorevole, noi siamo quello che siamo stati e continuiamo ad esserlo perché è il contesto socio-ambientale, non necessariamente economico, che ci ha modellati. Da qui nasce la ricerca del posto fisso, la visione del politico uomo che può aiutare (dell’uomo politico che non deve servire l’elettore, ma di colui che deve essere riverito), la visita all’ufficio comunale (in qualunque paese siciliano) con l’idea che il dipendente ti fa un favore e di conseguenza deve essere ringraziato e se alle seguenti elezioni ti cerca il voto per un parente tu glielo dai perché ti senti in debito perché ti ha fatto un documento (documento che tu percepisci come un favore e non come un suo dovere).

Non ho mai votato per Lei. Era candidato ricordo una volta quando il Suo Movimento si accordò con la federazione del fu Partito Comunista dei Nebrodi. Non votai allora, come non votarono tanti giovani di sinistra, semplicemente perché non si poteva votare, allora, quella strana creatura di sinistra, con cui il suo Movimento si era alleato. E questo non perché politicamente lontano da tanti che in quella Federazione dei Nebrodi di allora credevano, ma semplicemente perché non credevamo in quel partito per quello che in quel momento quel partito rappresentava. Se Lei non venne eletto non fu a causa di suoi errori, Lei non venne letto perché la gente preferì votare altri partiti di sinistra, non quello.
Ora però sono contento che tanti, che magari non hanno avuto la fortuna di ascoltarla e conoscerla come ho avuto modo io, avranno la possibilità di conoscere l’uomo, coerentemente di sinistra. Una sinistra che oggi è al governo, una sinistra che però, lo ammetto, non necessariamente si deve manifestare nella sua sede naturale, ovvero i partiti della pseudo-sinistra. Ma questo che vuol dire? Perché un uomo dovrebbe cercare di dire quello che vuole nei parametri di una struttura monolitica, come la definisce Lei, che impone scelte di partito che un uomo coerentemente libero, pur nelle sue contraddizioni di uomo libero, non può accettare?!
Credo che l’Isola dovrebbe
ringraziarla Onorevole. E questo semplicemente perché è bello sentire dire che
si è siciliani e si è orgogliosi di esserlo.

Le confesso che io devo continuamente sopportare, e lo faccio da dieci anni, continue battute sulla mia sicilianità. Anche i miei studenti scherzando fanno delle allusioni, che non sono fatte in malafede, ma solo perché la stampa del mondo, le serie televisive che ci riguardano, non fanno che far pensare alla Sicilia come una terra di mafia e alla mafia come a qualcosa di ‘romantico’.

Ricordo che a Lovanio festeggiavamo il
dottorato di un mio collega ed andammo a mangiare in una pizzeria gestita da
pizzaioli veneti. Ci misero delle canzoni di mafia, non le avevo mai sentite. Mi
alzai e me ne andai. Mi associano spesso alla mafia, sa, Onorevole,
semplicemente per il fatto che sono siciliano. Mi associano al Meridione che
arranca, mi dicono che ci ha salvato e ci salva il Nord. E questo, Onorevole,
non me lo dicono in Italia, perché io non lavoro in Italia, me lo dicono
all’estero. Altri come me che lavorano al Nord forse se lo sentiranno dire
pure, e purtroppo da gente che parla la stessa loro lingua.

Lei racconta di un Belice associato a Taormina per screditare la città, di poster fatti ad arte con bambini che facevano la pipì sull’uva che si doveva trasportare all’estero. Le voglio dire che io non dico mai di essere italiano, ma dico sempre di essere siciliano, e guardi che io non ho mai pensato all’indipendentismo ne ho metabolizzato teoricamente l’idea di Nazione Siciliana come ha fatto Lei.

Il Suo testo mi ha confortato, almeno per ora, Presidente, e mi ricorda di quanto è bello essere siciliano. E per questa piacevole lettura volevo ringraziarla pubblicamente.

SU
PASSATI TANTI JORNA
COLAPISCI NUN RITORNA
E L'ASPETTANU A MARINA
LU REGNANTI E LA REGGINA
POI SI SENTI LA SO VUCI
DI LU MARI IN SUPERFICI
MAISTA' MAISTA'
SUGNU CCA' SUGNU CCA'
'NTA LU FUNNU DI LU MARI
CHI NUN POZZU CCHIU' TURNARI
VUI PRIATI LA MADONNA
STAJU RIGGENNU LA CULONNA
CA SINNO' SI SPEZZERA'
E LA SICILIA SPARIRA'
SU PASSATI TANTI ANNI
COLAPISCI È SEMPRI DDÀ
tratto da http://digilander.libero.it/niccet/canti.htm#SICILIA%20BEDDA
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Vinciguerra d'Aragona Capitano d'Arme |
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Gioiosa Marea 07/10/06
Caro
Vinciguerra,
ho letto con interesse la Sua lettera all’on.Natoli,pubblicata sul suo sito
www.gioiosani.it, e non mi ha stranizzato
la Sua constatazione che i
gioiosani avessero poca conoscenza o,peggio,opinioni negative su un personaggio
che Gioiosa costituzionalmente apatica,non ha saputo apprezzare nel suo giusto
valore e sentirsene orgogliosa.
Ciò
perché i gioiosani amano vivere con gli occhi chiusi.
Glielo
dice uno che oltre 20 anni è stato il loro Sindaco e che ha il dovere di dare
testimonianza dell'incidenza della
presenza politica delton.Natoli nella storia e sul progresso di Gioiosa Marea.
Il
passaggio decisivo e di svolta di Gioiosa da paese di emigranti a paese
turistico nasce da una mia intuizione degli anni ‘60,quando ritenni che
imboccare la strada turistica era l’unica che poteva trasformare l’economia
del paese. Chi condivise questa mia impostazione e che essendo al governo
dell’isola poteva aiutare la sua città,rendendo possibile la mia scelta con finanziamenti
importanti ed essenziali,fu proprio l’on.Natoli.
Vennero
quindi fuori la costruzione delle infrastrutture quali la costruzione della
strada di collegamento S.S.113 con la spiaggia di Calavà,che consentì il primo
insediamento turistico,
la costruzione dell’acquedotto intercomunale che dà acqua potabile a tutto
il territorio del comune,
così come la rete fognaria,concepita come disinquinamento della costa con
due condotte sottomarine al centro
ed a San Giorgio;
venne la realizzazione di una seria rete viaria in tutte le contrade,che ha
consentito il recupera del patrimonio urbanistico ed una ottimale residenza nelle
campagne;
venne la costruzione del metanodotto al centro ed a San Giorgio;
venne il recupero della spiaggia che ha salvato la balneazione e che è il
principale richiamo del turismo nazionale.
La verità e che la conseguenza di quella intuizione degli anni '60 ha reso famosa la nostra cittadina per il numero dei posti letto e per le presenze turistiche in provincia di Messina secondarie solo a quelle di Taormina-Giardini e forse le Isole Eolie.
Quello che le scrivo non è nemmeno un riassunto delle cose che ho potuto realizzare magna pars con l’apporto dell’ on.Natoli ma è l’occasione per dirgli grazie,oggi che la sua vita non è più cronaca ma storia come io stesso,senza falsa modestia,mi sento storia di quello che Gioiosa negli ultimi 30 anni è potuta divenire.
Se i Gioiosani sapranno uscire dal loro proverbiale letargo potranno valutare ed utilizzare tutte le opportunità da sfruttare in un contesto socio-economico in un contesto certamente interessante.
La
ringrazio per l’ospitalità e chiedo scusa per un sfogo tendente a ribadire
verità certe o comunque sottovalutate.
Cordialmente
Basilio
Cusmà Piccione