Pitrè e le feste gioiosane ottocentesche

A volte fa bene ricordare che c’è una Gioiosa diversa. Quella della storia.

A volte fa bene ricordare che qualcuno ne parlava nell’Ottocento. Si chiamava Giuseppe Pitrè, la più alta autorità nell’area degli studi folkloristici che il pianeta abbia mai conosciuto.
A Giuseppe Pitrè,tutta la  Sicilia deve essere grata perché – come ha sottolineato Giuseppe Cocchiara, già preside della Facoltà di Lettere a Palermo – la sua opera monumentale resta pietra miliare per la ricchezza e la vastità d'informazioni nel campo del folclore, in cui nessuno ha raccolto “come e quanto” lo scrittore palermitano. Egli anzi, nella seconda metà dell'Ottocento, ha tracciato la via ad altri come Salvatore Salomone Marino e accolto nel suo tempo consensi vivissimi tra cui quelli di Luigi Capuana, che trovò materiale per le fiabe nel suo repertorio, Giovanni Verga, che trasse anche ispirazione per le “tinte schiette” e particolari usanze del suo mondo di umili e perfino per argomenti specifici d'alcune novelle come Guerra di Santi, dalla preziosa documentazione a cui Pitrè lavorò tutta la vita.

A volte fa bene ricordare che bisogna partire da quello che si è stati, e non necessariamente nel rimpianto. Ma nella consapevolezza.

Ecco due frasi, sfuggite ai cultori di storia locale, che ci ha dedicato Giuseppe Pitrè nel 1889, nel secondo volume di ‘Usi e costumi, credenze e pregiudizi del popolo Siciliano’, edito a Palermo da Pedone Lauriel:

In Gioiosa, dietro al corteo, al quale, come dicemmo, prende parte il parentato, suol venire un asino carico di cibi d’ogni genere. Portato al camposanto il cadavere, e seppellito, tutta questa roba si imbandisce all’aperto in un campo, o entro una casa. E chi sa che non sia nato per questi conviti il proverbio:

Ogni pena ed ogni dogghia

Pani e vinu la cummogghia. (pp. 229-230)

L’annuncio della morte d’un bambino è ricevuto con la esclamazione consolatoria:

Gloria e paradisu!

A segno di gaudio si conduce il piccolo cadavere al cimitero con accompagnamento di allegra musica e di violini o di zufoli secondo i luoghi e le occasioni, e in mancanza di questi, sopra una canestra in mezzo a fiori e corone (Gioiosa) (p. 241).

Vinciguerra d’Aragona
Capitano d’Arme