Liberarsi dai pregiudizi. Solo la tolleranza e il rispetto delle diversità garantiscono una società migliore
Caro Vinciguerra,
capita spesso di ascoltare opinioni fondate su pregiudizi, ovvero frutto di posizioni preconcette che prescindono dal merito delle questioni di cui si discute.
Gioiosa, purtroppo, non si sottrae a questa logica, anzi sembra essere un luogo in cui è ben radicata, soprattutto quando si discute delle iniziative e degli eventi promossi e organizzati, a vario titolo, da singole persone o da associazioni. Da più parti montano le critiche ed i giudizi negativi non perché si ritiene che quanto realizzato sia sbagliato, di qualità scadente, inappropriato, inopportuno, ecc.. No. Il giudizio è negativo perché risulta antipatico chi ha proposto e/o organizzato l’iniziativa la quale, solo per tale fatto, merita di essere bocciata: ecco il pregiudizio.

Un modo di ragionare deleterio e inaccettabile perché impedisce ad una società di crescere; perché le relazioni sociali si risolvono in sterili veti incrociati fine a se stessi, non si riescono a cogliere le ragioni valide di un iniziativa proposta da una persona che la pensa diversamente. Viceversa una società cresce, progredisce e va avanti quando le idee, le proposte, i progetti vengono valutati per quelli che sono, indipendentemente da chi la propone. Se non si condividono è giusto criticarli aspramente, ma nel merito, mentre è inaccettabile affermare che non sono validi sol perche non piace il proponente.
Tra l’altro, poi, molti di quelli che criticano sono coloro i quali pontificano, dispensano sentenze, senza però fare nulla: la peggiore specie di persone che vi possa essere. Io preferisco quelli che fanno qualcosa anche se rischiano di sbagliare. Perché chi opera rischia di sbagliare, mentre chi non fa nulla non sbaglia mai. Ma senza far nulla una società muore. Occorre invece che le migliori intelligenze, chiunque abbia qualcosa da proporre la metta in campo e quando è ritenuta valida che venga condivisa e sostenuta da tutti. Le società dinamiche ragionano con questa mentalità.
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foto tratta da http://it.dreamstime.com/b
Ciò vale anche e soprattutto per la politica. In particolare nella politica locale laddove i problemi sono noti a tutti e spesso non hanno colore.
È notorio che le nostre comunità vivono un forte disagio. Occorre
che tutte le persone di buona volontà si svestano dai pregiudizi e mettano in
campo idee e proposte, che si ritrovino attorno a dei valori condivisi e sulle
cose essenziali da realizzare per rilanciare la comunità.
Ferme restando le diverse sensibilità e opinioni politiche, è necessario
trovare un patrimonio comune di idee, un metodo comune d’azione per dare un
sterzata radicale. Non è questa la sede per scendere nei dettagli, però mi
piacerebbe che come punto di partenza ci si ritrovasse attorno a dei principii
cardine.
Spesso ci affanniamo a trovare soluzioni, a cercare parole nuove per dare il senso del cambiamento e dell’innovazione alle nostre idee e alle nostre proposte. Tuttavia dimentichiamo che nelle solidissime radici della nostra cultura occidentale abbiamo già tutti gli strumenti per costruire una società libera, progredita, democratica, tollerante in cui ogni cittadino possa vivere bene e sentirsi a proprio agio.
Qualcuno 2500 anni fa parlava così:
Qui ad Atene noi facciamo così.
Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Qui ad Atene noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Pericle - Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.

immagine tratta da http://4.bp.blogspot.com/_
Cosa aggiungere? Secondo me nulla. E’ un ragionamento attualissimo, quasi rivoluzionario tenuto anche conto di ciò che si vede e si sente in giro. Una straordinaria modernità vecchia di 2.500 anni. Una piattaforma su cui ognuno dovrebbe costruire l’impegno per la propria comunità affinché si possa dire: qui nel mio paese noi facciamo così.
Vincenzo Amato
Caro Vincenzo,
ti ringrazio per gli stimoli che fornisci a noi ed ai nostri lettori con questa riflessione, che spero susciti ulteriori interventi. E d’altronde la parresía, l’arte di parlar con la verità, ovvero francamente, era di casa ad Atene proprio in quegli anni. Ma se l’Atene di Pericle era la città-stato, parte e insieme di un mondo intero, dove la politica era tanto necessità locale quanto esigenza nazionale, le nostre piccole comunità (inclusa Gioiosa) – chiamalo frutto maturo dei valori occidentali – facendo dei personalismi ragion di vita, hanno traviato il senso del sentire (socio-unitario) locale nel nome dell’individualismo stesso, e peggio, motivandone la sua ultima ragion d’essere con logica auto-referenziale. Oh, quanti esempi mi fa venire in mente la tua corrispondenza …
Vinciguerra d’Aragona,
Capitano d’Arme