5000 leoni gioiosani
Alla rabbia per la morte
del povero Clochard, precipitato sugli scogli sotto Capo Skino, è seguita ieri
la protesta della comunità di Gioiosa Marea, degli abitanti del versante
orientale del Comune di Piraino, e di tanti altri cittadini indignati della
zona. Una mobilitazione straordinaria di gente esasperata che si è riversata
per le strade, una marea che comprendeva anche i bambini delle Elementari ed i
ragazzi di Medie e Superiori (che sono riusciti a convincere anche altri
studenti delle Superiori di Patti a non entrare nelle classi).
Si badi bene, quando sentimenti latenti di malessere trovano espressione pubblica, in forme di protesta più o meno eclatanti, in uno stato di diritto, vuol dire che c’è un problema strutturale. Il problema strutturale diventa serio quando non si ha più fiducia nelle elite che rappresentano i cittadini. Ed a Gioiosa Marea ieri si è verificato proprio questo.
Dopo aver metabolizzato il lutto del Clochard, povero martire ucciso dalla burocrazia italiana, la gente si è riversata in strada per protestare contro un nemico invisibile e senza nome che da anni la perseguita. L’innominato nelle sue varie forme ha fatto sollevare con forza il problema della credibilità delle istituzioni sovra-ordinate, intendo le istituzioni pubbliche quali siamo soliti conoscerle, ovvero la Regione Siciliana, la Repubblica Italiana, l’Unione Europea.
A Gioiosa Marea si è
denudata la credibilità nelle istituzioni pubbliche. Istituzioni che per loro
stessa natura dovrebbero essere garanti della sicurezza dei cittadini; ma che
sono state invece latitanti e conseguentemente colpevoli delle sofferenze della
comunità, ivi inclusa la morte di un povero Clochard.

Ieri mattina, a Gioiosa Marea, circa
5000 cittadini sono scesi in strada per protestare contro la lunga chiusura
della Strada Statale 113 all’altezza di Capo Skino. La
Strada Statale collega Messina (tredicesima città d’Italia per popolazione)
con Palermo (quinta città d’Italia per popolazione). E
come se non bastasse, la Strada Statale 113 è sulla direttrice del cosiddetto
(costituendo) ‘Corridoio
Uno Berlino-Palermo’, cioè uno degli assi
prioritari dei Trans European
Network voluti dall’Unione Europea, fondamentale per collegare Nord e Sud
Europa.
Alla
luce della protesta di ieri bisogna quindi capire e ridefinire ruoli e
significati di vari enti, capire chi è chi sul territorio e cosa vuole dal
territorio. L’espressione
tecnica per il problema va sotto il nome di ‘responsabilità’, laddove etica
e governo si intrecciano, laddove dovrebbe regnare la legittima pretesa di avere
rispettate le aspettative, specie se legittime, ancor più se basate su promesse
pubbliche.

Perché
qui di promesse si parla. Promesse mai mantenute da vari organi istituzionali. E
spetta quindi a loro capire cosa vogliono fare del territorio e dei suoi
abitanti, se cioè renderli parte integrante di uno stato di diritto o farli
tornare ad uno stato di feudalesimo quale era a Gioiosa Guardia sotto
Vinciguerra d’Aragona [lo scrivente, ndr],
che famoso fu per aver distrutto territorio ed economia locale portando a forza
pescatori e coloni a costruire un casale fortificato per meglio difendere la già
turrita Patti da Monte Meliuso.
Ma difatti distruggendo l’economia del territorio.

Solo
che oggi i gioiosani non sono più vassalli. E ieri mattina, circa 600 persone,
hanno anche occupato per più ore la Stazione Ferroviaria di Gioiosa Marea,
impedendo ai già pochissimi treni che ci passano di transitare. Minimo
l’impatto in una Sicilia oramai isolata dal resto del mondo; ma devastante il
messaggio in termini di visibilità. Ancor più la presenza di tanti sindaci,
con la fascia tricolore.
Isolamento
è proprio questo; e rabbia si chiama il suo corollario.
Ma gioiosani e ‘bannapirainoti’ non erano soli.
Basti pensare che ieri il sito gioiosani.it
ha raggiunto
il limite massimo giornaliero di "pagine viste"
stabilito dal nostro contatore (3000). I
dati eccedenti non sono stati conteggiati, ma supponiamo di aver superato i 4000
accessi (e per questo bisogna anche ringraziare tutto lo staff di Antenna del
Mediterraneo).
E quanto alle migliaia di presenze non gioiosane, sono da ringraziare
innanzitutto i tanti che da Patti sono venuti a portare la loro solidarietà, e
che data l’antichissima rivalità tra i due paesi ha commosso tanta gente.

Ma
mobilitazione necessita di un leader. E chiaro che il leader era il sindaco di
Gioiosa Marea, leader per il fatto stesso che era il Sindaco di un paese
martoriato che voleva riscossa (un altro potenziale leader si è sciolto sotto
gli occhi di tutti come candela sotto fumo elettorale alla prima difficoltà). Spero
che oggi questo concetto non venga dimenticato. E quando nelle prossime ore si
proporrà il pericolo della divisione spero che non si dimentichi che era il
Sindaco di tutti per il fatto stesso che aveva la fascia tricolore e che
rappresentava tutti quelli che in quella fascia si riconoscono; e che se la
vittoria di ieri avrà oggi almeno un padre di troppo basterà a ledere l’unità
della comunità.

E
d’altronde mobilitazione funziona solo quando la comunità è coesa. La
comunità tutta ha ieri deciso di unirsi ai circa 600 cittadini che hanno
bloccato per ore la Stazione Ferroviaria, in primo luogo i negozianti che hanno
portato panini ed acqua. Una
macchina di protesta che non era stata sicuramente programmata per funzionare
così bene, ma che si è dimostrata praticamente perfetta. Straordinaria
prova di forza e unione per la memoria delle future generazioni, una lotta ad
oltranza che non ha concesso spazio alcuno alle frottole ed ai parolai: solo
azione.

E da oggi bisognerà chiarirsi anche con alcuni enti locali. Chiarire in maniera definitiva il ruolo ed il significato della Costa Saracena, definire cosa significa Provincia Regionale di Messina e che ruolo ha nel territorio.Perché ieri mattina 5000 cittadini esasperati sono scesi in piazza da soli, contro tutto e tutti, e non solo contro l’assenza delle istituzioni regionali, nazionali ed europee.

Ovviamente non deve finire così. Speriamo non si sprechi quanto costruito ieri, e che si diano scadenze brevi per un’eventuale replica che potrà risultare vincente solo se si mantiene uno stato di costante mobilitazione. Ci sono quindi circa tre giorni per risolvere il problema (o forse anche meno se risultasse veritiera un’ultima agenzia di stampa ). E credo a questo punto sia pura follia parlare dello svincolo autostradale senza legarlo alla parallela riapertura della Strada Statale; è evidente che chi lo fa o sconosce il territorio o, peggio, è in mala fede e ne vuole la sua morte.

Non dovesse comunque sbloccarsi nulla nemmeno entro la prossima settimana allora non saprei più a quale santo rimettermi. O magari, potremmo invocare San Nicola di Bari, vescovo di Mira, protettore di Gioiosa Guardia prima e di Gioiosa Marea poi.
Non
resterebbe che portare a spalla in processione la statua del santo protettore
fino alla frana. D’altronde l‘arciprete di Gioiosa Marea ha invocato
nell’omelia di domenica scorsa una massiccia adesione allo sciopero,
benedicendola quindi dall’altare. Che la statua di san Nicola segua i suoi
figli quindi, condividendone le sofferenze. È una cosa normale, tutt’altro
che fuori luogo. Spiego perché.
Da
che la statua di san Nicola si è trasportata dalla vecchia Gioiosa Guardia alla
nuova Gioiosa Marea non ha mai smesso di benedire mare e montagna, specie dal
Ponte di Zappardino, da dove si vede Gioiosa Guardia. Verso il monte ha
benedetto agricoltori, pastori e armenti; e verso il mare ha benedetto pescato e
pescatori. Questo aveva
un chiaro significato a fine Settecento, quando la statua scese a Gioiosa Marea. Ma la verità è che i gioiosani e gli abitanti del
versante orientale del Comune di Piraino non hanno mai smesso di seguire il
rito, hanno solo cambiato l’oggetto della benedizione, mantenendone comunque
la logica.
Sono,
infatti, nel tempo, cambiate le vocazioni economiche, ed il santo ha continuato
a benedire mare e monti. Fino a che l’ultima ventata economica ha portato,
dagli anni 70, il Turismo. Il santo ha così benedetto turismo e turisti,
albergatori e indotto. Lo ha fatto per la montagna come per il mare; per
agriturismi e alberghi. Lo
ha fatto per il tempo atmosferico perché portasse bene, e per l’acqua del
mare perché fosse scevra da liquami di fogna. E
l’ha fatto perché i turisti continuassero a venire copiosi a Gioiosa Marea e
dintorni.
Ovviamente,
questi copiosi turisti per venire, e poi ritornare, e convincere altri a farlo,
necessitano della strada, che franata li impedisce. Ecco, qui si inserisce il santo: come a Linguaglossa per
eventi calamitosi, o a Capizzi per ragioni storico-religiose, e come in tanti
altri posti siciliani, non ci troverei nulla di male se la statua del santo, per
la sua festa di calendario e non d’adozione nostrana, cioè il 6 dicembre
prossimo, venisse portata a spalla alla frana.
Intervenne
d’altronde già una volta nel Cinquecento per salvare i gioiosani di Gioiosa
Guardia da carestia e peste. Che
interceda ancora per salvarli da opportunisti nostrani e indifferenza di stato
… e per l’anima di quel povero Clochard.
Vinciguerra d’Aragona*
Capitano d’Arme