Riceviamo e pubblichiamo un'interessante lettera da parte dell'amico Avv.Vincenzo Amato

Considerazioni sulle nostre comunità di Vincenzo Amato del 9-4-08

Caro Marcello,
in diverse occasioni abbiamo discusso ‘dell'anomalia’ in cui vivono gli abitanti del versante Zappardino del Comune di Piraino, ovvero della contraddizione di una popolazione appartenente amministrativamente ad un Comune del quale, tuttavia, non condivide appieno l'identità.

Forse l'esigenza di parlare dell'argomento nasceva dalla consapevolezza di essere noi stessi parte della contraddizione in quanto entrambi nativi della zona: tu di Zappardino, io di Sant’Ignazio. Abbiamo convenuto che a causa di tale condizione la stragrande maggioranza degli abitanti di quei luoghi hanno sempre mostrato scarsa vivacità e partecipazione rispetto alle vicende pirainesi (tranne per quelle spicciole legate alle esigenze quotidiane) perchè le sentono lontane ed estranee, mentre mostrano interesse e si lasciano coinvolgere da quelle riguardanti la vicina Gioiosa Marea con la cui comunità, sostanzialmente, si identificano.

Ciò detto mi è venuta l'idea di ragionare in maniera più articolata della questione che può sintetizzarsi nel seguente quesito: i cittadini residenti nel versante Zappardino del Comune di Piraino possano considerarsi come facenti parte della Comunità Gioiosana?

Per rispondere occorre intenderci sul concetto di comunità.

In un'accezione generica, la comunità può indicare una struttura organizzativa sociale, tipo un quartiere, un paese o una regione, comunque di estensione geografica limitata, in cui gli abitanti abbiano delle caratteristiche comuni.

Tuttavia qui interessa rilevare l'aspetto sociologico che, secondo i canoni basilari elaborati dagli studiosi di sociologia, identifica l'appartenenza ad una comunità nella sussistenza di caratteristiche tali da creare un'identità degli appartenenti, tramite una storia comune, ideali, tradizioni e/o costumi condivisi. Una dimensione di vita comunitaria implica tipicamente la condivisione di un sistema di significati, come norme di comportamento, valori, pratiche religiose, una storia comune, l'esser parte di un sistema economico e di un tessuto produttivo e relazionale comune.

Nel nostro caso, analizzando le specifiche caratteristiche evidenziate, possiamo rilevare, ad esempio, che per quanto riguarda le pratiche religiose i cittadini dello Zappardino condividono integralmente quelle gioiosane: dalla processione del Venerdì Santo che viene ritenuta la propria processione, dalla devozione verso tutte le ricorrenze tipiche di Gioiosa anch'esse vissute e percepite come proprie. Ma l'esempio più eclatante è la festa del patrono: credo che nessuno sappia quand'è quella di Piraino, e forse neanche chi sia (si crede erroneamente che sia l'Ecce Homo, mentre, in effetti è San Giuseppe e si festeggia a fine marzo), mente tutti sanno delle ricorrenza di San Nicola a Gioiosa Marea, naturalmente percepita come una festa propria.

Riguardo agli aspetti legati ai costumi, ai comportamenti, alle tradizioni popolari, eccetera, è di palmare evidenza l'assoluta identità tra i due versanti. Basta parlare con le persone anziane per avere l'immediata contezza che usi e costumi del passato legati ai riti e ai momenti più importati della vita delle persone, quali il fidanzamento, il matrimonio, erano del tutto identici. Lo stesso dicasi per le feste popolari nelle contrade, per il modo di trascorre il tempo libero, eccetera.

Al giorno d'oggi, poi, se osserviamo i comportamenti, sia delle persone adulte, sia dei nostri ragazzi, non notiamo alcuna differenza. Sono identici i modi di dire, i luoghi comuni e gli atteggiamenti.

Un ulteriore esempio che sancisce in modo eclatante la condivisone di usi e costumi è costituito dalla festa dell'Ottava di Pasqua: una festa esclusivamente Gioiosana (importantissima dal punto di vista simbolico in quanto ricorda la fondazione dell'attuale Gioiosa Marea) che gli abitanti del versante Zappardino hanno sempre vissuto e considerato come  propria, mentre era ed è pressoché sconosciuta nel resto del Comune di Piraino.

La comune identità risulta sancita anche dalla medesima inflessione dialettale.

Quanto ai rapporti economici e alle attività produttive, vi è sempre stata interdipendenza, con interscambio di operatori e allocazione di risorse in un contesto considerato unico. Anche le relazioni umane ed interpersonali sono ascrivibili ad un contesto unitario ed in particolare le figure professionali e le personalità gioiosane sono state sempre considerate naturali punti di riferimento.

Per finire, e questo è forse l'elemento che più di ogni altro dimostra il comune senso di identificazione ed il forte legame tra i due versanti, gli abitanti del versante Zappardino hanno da sempre seppellito i propri cari nel Cimitero di Gioiosa, circostanza, questa, che sancisce il legame indissolubile e definitivo tra le due sponde.

Si potrà obiettare che quanto illustrato è la naturale conseguenza della vicinanza geografica con Gioiosa e della eccessiva distanza dal centro di Piraino. Tuttavia si tratta di una condizione necessaria ma non sufficiente. Altri nuclei insediati sui confini comunali e lontani dai centri principali (si pensi a San Giorgio, ovvero al versante di Fiumara di Piraino) hanno sviluppato e mantenuto una propria identità molto forte non omologabile con quelle dei comuni limitrofi. Gli abitanti di San Giorgio, infatti, non sono identificabili con la comunità pattese, né quelli di Fiumara con quella di Brolo. Viceversa gli abitanti dello Zappardino non hanno mai sviluppato alcuna identità peculiare, ma si sono sempre relazionati in maniera naturale con Gioiosa laddove si sentono a casa loro.

Ciò premesso, il quesito iniziale può senz'altro essere risolto positivamente nel senso che i cittadini del versante Zappardino di Piraino si possono a tutti gli effetti considerare parte della Comunità Gioiosana, sebbene non lo siano amministrativamente.

Corollario di tale conclusione è che il concetto di comunità prescinde dai confini amministrativi e, nel nostro caso, quelli esistenti risultano essere ‘artificiali’.

Allora diventa consequenziale un altro quesito: è giusto che una comunità omogenea resti divisa da confini amministrativi ‘artificiali’?

La questione pone problemi molto delicati e, com'è facilmente intuibile, potrebbe innescare strumentalizzazioni e reazioni di ogni tipo. Per quanto mi riguarda non la ritengo prioritaria e non ho alcuna pregiudiziale, né in un senso, né nell'altro. Tuttavia il permanere di tale situazione comporta un'oggettiva limitazione dei diritti dei cittadini di quei luoghi che impedisce loro di essere pienamente partecipi della vita della loro comunità, negando il diritto fondamentale di partecipare al processo di formazione della volontà popolare mediante l'elezione dei propri rappresentanti e quindi con scarsa possibilità di incidere, poi, sulle scelte che invece li riguardano. Penso che l'attuale situazione non potrà protrarsi indefinitamente e che verrà il tempo in cui la questione dovrà essere rimessa nelle mani dei cittadini interessati affinché possano liberamente scegliersi il proprio destino, come è giusto che sia, indipendentemente delle opinioni di ognuno. Sarebbe, dunque, auspicabile che sulla questione si aprisse un dibattito per consentire a chiunque di esprimere, serenamente, senza pregiudizi e retropensieri, la propria opinione per far maturare un'adeguata consapevolezza che consenta di fare la scelta più idonea per migliorare le condizioni di vita degli interessati. E in un epoca in cui il valore dell'autonomia è diventato centrale anche nel dibattito politico, chi ha responsabilità di governo non potrebbe ignorare le indicazioni dei cittadini in quanto il compito primario della politica è quello di migliorare le loro condizioni di vita e quindi assecondare le loro scelte. Che ne pensi?

Un caro saluto.

                                                                                                Vincenzo Amato      

 

Caro Vincenzo,

dici bene quando scrivi di ‘anomalia’. Il termine è sicuramente appropriato. E le ragioni di questa anomalia, altrimenti detta contraddizione, sono innumerevoli. Il tuo invito ad iniziare una discussione in merito è necessario e si situa in contesto attualissimo, laddove la dimensione locale è specchio di drammi lasciati dalla necessità di un riordino delle istituzioni decentrate (specie l’ente Provincia) mai seriamente iniziato, o se iniziato, lasciato colpevolmente decadere.

La mia Zappardino, come la tua Sant’Ignazio, non sono mai state separate da Gioiosa Marea. Entrambi abbiamo coltivato le nostre amicizie a Gioiosa Marea (o nelle nostre frazioni); entrambi, come chi abita nelle nostre zone, è sempre andato a passeggiare al Canapè o ha sempre utilizzato le Banche gioiosane e la Posta gioiosana; e per la gran parte ci hanno sempre assistiti medici gioiosani (alla cui Guardia Medica facciamo costante riferimento). Ed entrambi conosciamo poca gente di Piraino centro, ancor meno di Gliaca o di Fiumara-Salinà. Mentre conosciamo, e ci conoscono, tantissimi gioiosani.

Abbiamo sempre dato un maggior contributo a Gioiosa Marea rispetto a Piraino: e questo semplicemente perché non abbiamo spesso visto la realtà amministrativa e culturale pirainese oltre le nostre frazioni. Nella vicina Gioiosa Marea, dibattito e fermenti culturali ci hanno invece sempre attratti, e questo perché abbiamo vissuto una situazione geografica che non ha consentito granché nel nostro paese di residenza anagrafica.

A dire il vero io ho portato la residenza a Gioiosa Marea tre anni fa, ed uno dei motivi è stato proprio questo senso di appartenenza. D’altronde negli ultimi anni non si capisce più chi è di Gioiosa Marea e chi è di Zappardino. Gli ultimi insediamenti nella zona di Zappardino hanno visto una imponente diaspora gioiosana e sinceramente non so più quanti sono quelli che hanno casa a Zappardino e sono di Gioiosa Marea, e viceversa. Ti porto a conferma il mio caso personale. Sono nato a Zappardino, mia madre è di Zappardino, mio padre di Gioiosa Marea. Dopo qualche anno dalla mia nascita portarono la residenza a Gioiosa Marea, dove si mantenne per una decina di anni. Poi la riportarono a Zappardino. Loro risiedono ancora a Zappardino. Io da qualche anno sono di nuovo residente a Gioiosa Marea e mia moglie è gioiosana.

Ma a parte la mera residenza anagrafica, è il punto che sollevi sulla scarsa vivacità della nostra zona che ha portato me e tanti altri a dire, quando siamo fuori, che siamo di Gioiosa Marea. Raramente ho detto di essere di Piraino, anche se spesso dico di essere nato a Zappardino. Ma nei fatti la gente mi considera gioiosano per aver sempre partecipato alla vita gioiosana. Ed anche quelle che definisci piccole esigenze quotidiane, per chi è nato a Zappardino e ci vive, nei fatti, si sono sempre svolte a Gioiosa Marea per ragioni pratiche, topografiche e (si licet) culturali, perché con la vita gioiosana ci siamo sempre identificati. E non scopro l’acqua calda dicendo che buona parte dei rappresentanti nel Consiglio Comunale di Gioiosa Marea hanno legami, più o meno intensi, con la vallata dello Zappardino: chi ci è nato, chi ha un ramo della famiglia, chi ci vive, chi ci lavora. Ma consentimi una brevissima analisi storica.

Forse non tutti sanno che l’unico riferimento ad una comunità di Sant’Ignazio e di Zappardino, con insediamenti stabili e censimento della popolazione, si trova nei Registri Parrocchiali di Gioiosa Guardia all’anno 1759, quando si censiscono Cicà e Zappardino e non c’era ancora Ciappe di Tono, quella che poi diventerà Gioiosa Marea, a meno che non la si voglia considerare come insistente proprio sul territorio censito, quantomeno per la Chiesa di Gioiosa Guardia, come di Zappardino. Mi chiedo, quindi, perché si sarebbe dovuto citare Zappardino nei Registri Parrocchiali dell’allora Gioiosa Guardia e non in quelli di Piraino, pur se religiosamente Zappardino era pertinenza dell’arcipretura di Piraino e quindi dell’arcivescovo di Messina e amministrativamente feudo dei Duchi Denti, e non dell’arcipretura di Gioiosa Guardia e quindi del Vescovo di Patti che per inciso ne era anche Barone?  Vero è, inoltre, che tutti gli storici locali legano la fondazione di Gioiosa Guardia ad un forzato insediamento voluto da Vinciguerra d’Aragona con gente che era residente a Zappardino (da qui le varie accezioni del nome, tra cui Casalis Zampardinorum, che fu il primo nome di Gioiosa Guardia).

L’identità collettiva e la memoria storica delle due comunità, tra l’altro geograficamente attigue, è oltremodo documentata. Le traiettorie migratorie hanno seguito gli stessi canali. 

Se cioè i flussi migratori di una frazione come San Giorgio (per ciò che riguarda Gioiosa Marea) e di Gliaca (per ciò che riguarda Piraino) sono stati diversi,, paradossalmente quelli delle genti di Zappardino e di Sant’Ignazio hanno seguito quelli dei gioiosani. La stessa storia migratoria che iniziò nel primo Settecento da Gioiosa Guardia seguì precipuamente il corso della Fiumara dello Zappardino, facendo del borgo marinaro che poi sarebbe divenuto il centro amministrativo la sua ultima tappa. Ne sono testimonianze indelebili sia i comuni riti religiosi (su cui ritornerò a breve) sia le stesse inflessioni dialettali e le trame culinarie o, in epoca più recente, lo stesso percorso delle sale da ballo (che soleva partire dalle case di Zappardino per giungere a Gioiosa Marea) o, come tu stesso evidenzi, le stesse scelte economiche e l’indotto che negli anni hanno prodotto, ivi comprese le varianti turistiche degli ultimi decenni, e financo quella in decadenza della pesca, i cui tessuti ed intrecci si sovrapponevano e, fondamentalmente, si sovrappongono anche oggi.  Ed è proprio dalla pesca e dal mare che trovo lo spunto per inserire una riflessione sulla componente religiosa.

Dici bene quando ne evidenzi la contiguità, anzi l’unicità. Innanzitutto il Venerdì Santo. Storicamente erano i pescatori di Zappardino a portare la statua dell’Addolorata, ed una forte presenza di zappardinoti si nota ancora (anche se non solo sotto la statua dell’Addolorata) sotto altre varette. Mai però gli abitanti di Sant’Ignazio o di Zappardino hanno portato varette a Piraino e raramente hanno preso parte a quei riti religiosi (ivi compresi politici locali di allora e di oggi). Tant’è che l’unico pellegrinaggio che facevano i zappardinoti a Piraino per la seconda domenica di ottobre, in occasione della festa dell’Ecce Homo, si è negli anni andato perdendo.

Ma ancor più eclatante il caso di san Nicola, vero protettore di Zappardino nella comprensione paesana a scapito di San Bernardo. Spiego meglio il concetto. Quando una decina di anni fa festeggiammo il bicentenario dello spostamento della statua di san Nicola da Gioiosa Guardia a Gioiosa Marea, preparando la sfilata storica, fu opinione comune, totalmente condivisa, sia dai gioiosani che dai zappardinoti, di fare partire la statua del santo dalla chiesa di Zappardino (dove passò, veneratissima, la notte precente la processione e la sfilata storica). Ricordo benissimo che c’erano in quella occasione tutte le autorità cittadine gioiosane.
In prima fila c’erano l’allora sindaco Diego Scaffidi e l’arciprete don Salvatore Danzì. Non c’era invece alcun rappresentante civile o religioso di Piraino. Tutta la comunità di Zappardino era in strada e seguiva il sindaco ed arciprete di Gioiosa. Vediamo quindi di capire il perché di quella che potrebbe sembrare una contraddizione incastonata nell’evento di un giorno, ma che è invece la prova che porto per magnificare un intenso e straordinario legame storico-religioso.

La statua toccava da tanti anni, dopo la sua discesa (dettagliata dal Forzano e dal Gaetani) dalla vecchia Matrice di Gioiosa Guardia alla nuova Matrice di Gioiosa Marea, nella processione dell’Ottava di Pasqua, la frazione di Zappardino. Il viaggio aveva sempre avuto una valenza simbolica importantissima. Solo dal Ponte di Zappardino si poteva difatti vedere Gioiosa Guardia, solo da quel ponte si poteva benedire, ruotando la statua di centosessanta gradi, mare e montagna, e, soprattutto, perché solo nella zona di Zappardino c’erano degli alberi di gelso che il santo continuava a benedire (non scordiamo che due filande continuarono ad operare fino alla prima metà del Novecento nella nuova Gioiosa). Benediceva, quindi, la statua del santo, gli ultimi alberi di gelso di Zappardino. Attenzione, non li benediceva a Gioiosa Marea.  O dovrei meglio dire che li benediceva a Gioiosa perché Zappardino era per il santo parte di Gioiosa, o quantomeno lo era a livello religioso, se non amministrativo?

Quanto al Cimitero, è assolutamente vero che è la prima impronta della memoria storica. Gli abitati del versante orientale del Comune di Piraino seppellivano i loro cari al Cimitero di Piraino fino ad una cinquantina di anni fa. Era una lunga e stancante marcia, documentata da alcuni anziani del posto, che durava ore ed ore e prevedeva varie soste e turni per cambiare i portatori. La marcia è rimasta a tutt’oggi nell’immaginario collettivo di tanti zappardinoti.  Erano ovviamente tempi diversi. Era diverso il ruolo della chiesa, e specie la variante economica che era determinante nei riti funebri. Ma quando le circostanze mutarono, e vennero meno i legami ecclesiastici, nessuno seppellì più a Piraino. Tutti seppellirono a Gioiosa Marea. E lo avrebbero fatto già da qualche secolo se le circostanze lo avessero permesso.

 

Ovviamente tu sai bene che l’aver iniziato questa discussione, soprattutto se si pensa ad un passato non lontano, quando cioè altri iniziarono la stessa discussione e poi ne seguirono strascichi giudiziari, ci porterà delle critiche. Entrambi, comunque, abituati da anni alle critiche, non ci preoccuperemo. Speriamo ora solo che si apra il dibattito. La speranza, che spero tu condivida, è che si coinvolga anche la politica di Piraino, soprattutto chi è rappresentante del versante orientale di quel Comune. In ogni caso, l’arbitrio ‘frontaliero’ non rispetta di certo i confini mentali ed ancor meno l’appartenenza culturale. Di questo sono certo e resterò certo a prescindere dai risultati di questa discussione.

La tua domanda finale la interpreto quindi come un invito alla riflessione. E che poi lo scollamento socio-politico, come la stessa componente culturale (ivi compresa la ritualità religiosa), tra le realtà decentrate che investono sul torrente Zappardino e la sede amministrativa di Piraino centro sia nei fatti, poco importa nell’economia della nostra discussione, almeno fino a quando la realtà amministrativa di cui parliamo resterà parte amministrativa di Piraino. Ma il dubbio sorgerà. E sorgerà ancor più alle prossime amministrative di Piraino.

I lettori del nostro sito perdoneranno l’intrusione di questo argomento, ma non posso non pensare che le prossime elezioni amministrative di Piraino non si giocheranno sul ruolo di Gliaca, una realtà che oramai conta 3 volte gli abitanti di Piraino centro. Il fenomeno migratorio interno ed i costanti insediamenti urbani hanno spostato il baricentro demografico alla Marina. E questa dicotomia, chiamiamola magari contraddizione, avrà un ruolo, anche per il nostro dibattito, che invece assolutamente non vedo a Gioiosa Marea con riferimento al borgo di San Giorgio.

Intanto noi iniziamo col segnalare, con le tue parole, una ‘oggettiva limitazione dei diritti dei cittadini di quei luoghi che impedisce loro di essere pienamente partecipi della vita della loro comunità, negando il diritto fondamentale di partecipare al processo di formazione della volontà popolare mediante l'elezione dei propri rappresentanti e quindi con scarsa possibilità di incidere, poi, sulle scelte che invece li riguardano’. E vorrei aggiungere che il segnalare questa ‘anomalia’ proprio in questi giorni, dopo lo sfacelo della Strada Statale 113 all’altezza di Capo Skino, la presenza di ben due assessori del versante orientale nella giunta del Sindaco di Piraino Giancarlo Campisi (cosa credo mai avvenuta negli ultimi decenni), e con la parola ‘autonomia’ così ampiamente speculata, è cosa buona e giusta.

Se non altro poniamo un problema concreto, e non un altro vago sproloquio dialettico-elettorale.

 

Marcello Mollica