Il mio piede sinistro
Dopo l'amputazione chirurgica a Patti l'arto gli è stato “restituito” per la mancanza dell'inceneritore
Seppellisce il proprio piede
Pietro Magistro, 56 anni, ha dovuto sborsare 1.400 euro per il “funerale”


GIOIOSA MAREA – È finito con un piede nella fossa, si dice riferendosi a chi ormai ha già il destino segnato. Ma per Pietro Magistro, 56 anni, residente a Gioiosa Marea questo detto fin troppo comune è ormai diventato un'angosciante realtà. Da tre anni non si recava al cimitero per il troppo dolore causato dalla morte del figlio in un terribile incidente stradale. Adesso, però, il signor Magistro si è trovato costretto ad andare contro la sua volontà per una circostanza che indubbiamente non avrebbe mai nemmeno immaginato potesse verificarsi: la sepoltura del proprio piede sinitro. Storia sofferta, quella dei Magistro e del capofamiglia in particolare, affetto da una grave insufficienza renale che lo ha obbligato a peregrinare da un ospedale all'altro per effettuare la dialisi, spostandosi fino a S. Agata Militello. Nell'estate scorsa, però, la situazione si è ulteriormente aggravata, rendendo inevitabile l'amputazione del piede sinistro, avvenuta a Patti. «L'operazione – spiega il dott. Brunello Puglisi, primario del reparto di chirurgia vascolare dell'ospedale “Barone Romeo” – si è resa necessaria in quanto il paziente presentava una cancrena massiccia in stato avanzato che aveva gravemente compromesso la circolazione dal ginocchio in giù». Ma la struttura sanitaria pattese, come aggiunge il chirurgo, non dispone di un inceneritore quindi l'arto è stato riconsegnato al suo “proprietario”. «Se infatti – chiarisce il direttore sanitario del nosocomio Gaetano Sirna in un'intervista rilasciata all'Ansa – per gli organi espiantati durante gli interventi chirurgici la norma prevede il conferimento ad apposite ditte che poi si affidano ad inceneritori speciali, agli arti viene attribuita una sorta di dignità che obbliga al seppellimento». «Al termine dell'operazione – ricorda Magistro – fu mia moglie a riferirmi che bisognava predisporre i documenti per la tumulazione del piede nel camposanto di Gioiosa. Rimasi quanto meno sbigottito, perché ero convinto che l'arto sarebbe andato in qualche università per studiare la malattia oppure in un inceneritore, invece quello strano funerale c'è stato davvero». Carro funebre, doppia cassa di zinco per attraversare due paesi, Patti e Gioiosa, e acquisto del loculo al cimitero, per un costo di quasi 1.400 euro: oltre al danno psicologico e al trauma di un'operazione mutilante, Magistro ha dovuto subire anche la beffa di sobbarcarsi la trafila burocratica e le spese di un “funerale” tragicomico quanto surreale. Senza contare lo shock di vedere su una lapide di marmo il proprio nome seguito – ovviamente – dalla sola data di nascita, 29 giugno '46. «E adesso – si è chiesto amaramente Magistro – quando avrò una protesi e potrò camminare cosa dovrò fare, portare i fiori e accendere il lumino? O devo già prepararmi all'idea del ricongiungimento del piede con tutto il resto?».

    





 

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