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LE
ORIGINI E LA STORIA DI
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La rivisitazione del passato è un fatto altamente culturale perchè non vi
può essere crescita civile in una comunità senza lo studio delle proprie
radici. Non vi è
futuro senza
presente, non vi è presente
senza passato, non vi è avvenire senza passato.
FONTI
- Prima di entrare in argomento dirò brevemente che ho attinto queste mie
note dai seguenti testi:
1) Gioiosa Guardia e Gioiosa Marea di Giuseppe Forzano edito nel 1887.
2) Patti e la cronaca del suo Vescovato del can. Nicola Giardina edito nel
1888.
3) Gioiosa nelle sue origini e nella sua evoluzione storica di Giovanni Gaetani
edito nel 1929.
4) Guardia Allegra e Gioiosa Guardia di Giovanni Raffaele edito nel 1993.
A loro volta i
citati autori hanno attinto sia da vari autori quali il Busacca, il
Pietrè, il Sidoti, lo Sciacca sia dall’Archivio Segreto Vaticano,
dall’Archivio di Stato di Palermo, dall’Archivio della Cattedrale di Patti e
dell’Archivio di San Nicolò di Bari in Gioiosa Marea.
Da parte mia, sin da bambino ascoltando dai miei nonni le storie tramandate oralmente sono rimasto affascinato dalla vicenda storica dell’abbandono di Gioiosa Guardia avvenuto nel 1795, che ritengo sia un unicum rispetto alle vicende storiche di altri centri vicini. Infatti mentre in altri Comuni del Messinese, come Piraino, Naso, S. Marco D’Alunzio, l’esodo verso la zona costiera è avvenuto gradatamente, ma sono rimasti in vita, sia pure depauperati, i vecchi centri arroccati sui monti; il trasferimento e quindi l’abbandono di Gioiosa Guardia è avvenuto in massa ed il vecchio centro ha definitivamente cessato di vivere.

CENNI SULLA FONDAZIONE DI
GIOIOSA GUARDIA
Come
voi tutti sapete la Sicilia nel passato era divisa in tre valli: Val Demone, Vai
di Noto e Vai Mazzara. Il nostro territorio ha fatto sempre parte della vai
Demone. Nel 1088 il Conte Ruggero della Casa di Altavilia concesse al monastero
dei Benedettini di Patti, unitamente ad altri terreni, un “tenimento
montuoso” denominato MELLUSO o MELLIUSO o ZAMPARDINI, ad uso pascolo,
seminagione di biade e per fabbricarvi un Casale al servizio personale a favore
dei monaci, consistente nell’eseguire gratis un certo numero di giornate
lavorative.
Nell’Arca Magna Capitolare di Patti è stato ritrovato un monitorio vescovile in lingua latina che tradotto in italiano suona più o meno così:
“Il Vescovo di Patti ha diritto sugli uomini di Meliuso e tale diritto
consiste nel dovere impiegare ciascuno nove giorni in un anno per servizio del
monastero nel modo seguente: tre giorni zappando bene il terreno con vanghe e
zappe (zappandum), tre giorni adoperando piccole zappe e cavando terra (zappuliandum)
e tre giorni infine a mietere foraggio (mitendum). Chi possedesse buoi da lavoro
deve impiegare tre con un paio di essi e così quelli che possedessero cavalli,
muli e asini. Nella festa di S. Bartolomeo dovevano portare sulla testa legna e
rami di alloro”.

Sotto il regno di Federico III di Aragona venne eletto Capitano di Patti
tal Vinciguerra d’Aragona, Gran Giustiziere del Regno, al quale il Sovrano
concesse facoltà di costruire torri e fortezze ove lo ritenesse necessario, per
difendere il territorio dalle frequenti incursioni dei pirati.
Il
Vinciguerra dopo aver ispezionato la zona ritenne opportuno costruire una torre
di avvistamento sul Monte Meliuso, alto 795
metri, che donominò OPPJDUM GUARDIA JOUSA e
pensò bene di riunire attorno a questa torre la popolazione sparsa nel
territorio, promettendo di fornire gratuitamente il terreno necessario alla
costruzione delle case.
Ciò
avvenne presumibilmente nel 1364 epoca in cui si fa risalire la nascita di
Gioiosa Guardia.
Perchè questo nome?
Gioiosa evidentemente perchè sorgeva in un sito ridente e panoramico, Guardia o
perché sorgeva la Torre Guardia o perché il monte su cui sorgeva veniva
comunemente chiamato Monte Guardia, oltre che Monte Meliuso.
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Unitamente
ai primi fabbricati sorse la prima Chiesa denominata del Giardino con una statua
della Madonna attribuita alla scuola del Gagini, che oggi trovasi a Gioiosa
Marea nella Chiesa di S. Maria. Il paese fu completato nel giro di un paio di
anni ed il suo primo protettore fu S. Giovanni Battista. Dopo qualche anno gli
abitanti del centro elessero a loro padrone S. Nicola di Bari, in omaggio ad una
leggenda che si tramanda di padre in figlio e che io vi racconterò. |
Una
grande carestia affliggeva Gioiosa Guardia ed i poveri abitanti non avevano di
che cibarsi, quando dall’alto scorsero sulla Marina una nave a vela, di cui
scesero degli uomini che scaricavano dei sacchi. I Gioiosani si precipitarono
sulla spiaggia ed avvedendosi che i sacchi erano ricolmi di grano supplicarono
il Capitano di vender loro il contenuto, ma con grande loro sorpresa, questi
ordinò ai suoi uomini di consegnare gratuitamente tutto il grano. Dopo di chè
il Capitano, senza aspettare i dovuti ringraziamenti, diede ordine che la nave
salpasse. Dopo qualche anno un gioiosano recatosi a
Bari vide in una chiesa l’immagine di S. Nicola di Bari e si accorse che
l’effige rassomigliava moltissimo al Capitano benefattore.
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Ritornato
al paese raccontò del riconoscimento ed i
Gioiosani decisero di
scegliere come nuovo protettore S. Nicola di Bari, in onore del quale fecero
scolpire prima una statua e poi edificarono una Chiesa. La festa del Santo
ricorreva il 6 Dicembre, ma essi preferirono festeggiare otto giorni dopo la
Pasqua ed ancora oggi, secondo la tradizione tramandata nei secoli, la
processione si svolge in detto giorno. |
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DESCRIZIONE
DEL CENTRO URBANO - POPOlAZIONE
- ATTIVITA’
CONTROVERSIE GIUDIZIARIE
TRA
GIOIOSA GUARDIA ED IL VESCOVO DI PATTI
Gioiosa guardia era interamente circondata da mura, mentre
anche all’esterno di esse esistevano parecchie casette rurali lungo le pendici
del colle. Il paese era diviso in quattro quartieri
1) S. Nicola,
2) Madonna delle grazie e del Giardino,
3) S. Giovanni Battista
4) La Catena.
La
strada principale da cui si dipartivano parecchie viuzze era larga 4,50
metri e sfociava in
un’ampia piazza, al cui centro si elevava un cippo di pietra con palo, ove si
additavano al pubblico disprezzo i rei
di qualche delitto ( Gogna ).
La strada finiva al Castello di Vinciguerra che ovviamente era il principale del
paese. Tre Trazzere partivano dal centro,
la prima denominata Scaletta conduceva sino a Patti Marina,
la seconda Malu Passu portava sino a Randazzo
e la terza raggiungeva il monte Calavà.
Gioiosa
Guardia contava una popolazione che è
variata nel tempo da un minimo di
millecinquecento ad un massimo di oltre tremila. Secondo lo storico Amico nel
1593 gli abitanti sarebbero stati 1347 per arrivare nel 1650 a 2769 e nel 1757
di Gioiosa Guardia superava quella di Patti che contava 2420 abitanti.
Le chiese principali del, paese, secondo una relazione del 1666, erano le parrocchie di S. Nicola, S. Maria delle Grazie, S. Giovanni Battista, S. Maria della Catena, S. Maria della neve, S. Maria della visitazione, S. Leonardo, S. Maria del Carmelo, Immacolata Concezione, oltre varie cappelle sacramentali sparse sul territorio.
Esse,
a giudicare dai resoconti delle ispezioni pastorali, erano ben tenute e ricche
di suppellettili e arredi sacri dei quali si redigevano inventari precisi e
dettagliati. Esistevano pure un ospedale, varie fondazioni umanitarie quale il
Monte Frumentario che soccorreva i
poveri dell’epoca, specie
in caso di epidemia e pestilenze, due colleggi e reclusori per fanciulle orfane
e povere, la c.d. Ruota dei Proietti che assisteva i
bambini abbandonati (in
tutta la Sicilia mediamente secondo le statistiche dell’epoca vi erano da due
a tremila proietti l’anno). Il clero era numeroso e potente. Sempre nel 1666
si contavano ben 40 sacerdoti, 2 suddiaconi, 13 chierici, oltre ad un certo
numero di frati e suore. La popolazione era dedita principalmente
all’agricoltura e coltivava gelsi per l’industria della seta, viti, grano e
foraggere.
Vediamo
ora brevemente gli avvenimenti più importanti dei quattro secoli di vita di
gioiosa Guardia. Il primo primo periodo fu turbolento perchè
a Vinciguerra successe il figlio Bartolomeo D’Aragona che si rifiutò di
prestare giuramento al Re Martino I° e per questo fu sgominato in un epico
assalto al Castello di Capo d’Orlando, nel quale si era rifugiato.
Gioiosa
fu allora incorporata al Regio Fisco divenne terra di pubblico demanio, ma il
Vescovo di Patti appellandosi all’editto di Re Ruggero e ai privilegi goduti,
reclamò rendite e proventi ed il diritto di eleggere i
Pubblici Ufficiali che
governavano il Paese. La contesa durò secoli ed ebbe alterne vicende. I
Gioiosani mal sopportavano ovviamente la potestà feudale e vessatoria del
Vescovo e preferivano essere governati dai Capitani di Giustizia, nominati
direttamente dal Re.
Tra essi vengono ricordati Pietro Gubbio Giovanni Volpes e Artale Gorgone che
governarono con equità e giustizia, abolendo le regalie e ponendo fine ai
soprusi tipici dell’età feudale.
Nel
1445 il Tribunale di Palermo reintegrò il Vescovo di Patti, facilitandolo a
scegliere tutte le Autorità di Gioiosa guardia e a pretendere le decime
baronali. Altra sentenza sostanzialmente identica fu emessa nel 1495 dal
Tribunale della Corte Siciliana, ma, seguendo una certa alternanza di decisioni,
la stessa Corte neI 1635 escluse i diritti
vescovili e lo stesso responso diede successivamente la Consulta di Sicilia,
vietando al Vescovo di Patti di fregiarsi del titolo di Barone di Gioiosa
Guardia.
Ed
arriviamo al 1762 quando la Gran Corte criminale di Palermo, composta da cinque
Magistrati giudicò che fosse di competenza del Vescovo di Patti la nomina degli
ufficiali di Gioiosa Guardia. Contro detta sentenza fu proposto appello davanti
la Suprema Giunta di Sicilia, avente sede a Napoli, e questa ultima riformò la
precedente decisione, riconoscendo al Principe il privilegio di eleggere gli
Ufficiali di Gioiosa Guardia, lasciando al Vescovo la riscossione dei teraggi e
delle decime su frumento, olio, orzi e vini. Detto privilegio fu mantenuto fino
al 1818, epoca in cui fu promulgato in Sicilia il Nuovo Codice Civile che
aboliva per sempre ogni balzello di natura feudale.
Di
queste lunghe e complesse controversie giudiziarie vi sono innumerevoli
riferimenti sia nei testi del Forzano che in quelli del Giardina. Ed io per
darvi un esempio della virulenza delle polemiche e del linguaggio altisonante
dei tempi vi leggerò alcuni brani del libro del Giardina.
Leggasi nella prefazione: “e sfoglia sfoglia il libro
del Forzano ci siamo accorti non solo che i
fatti sono fabbricati, ma
con andatura spavalda e spaccona, con un rantolo impertinente e minaccioso, per
amore smodato di campanile, la verità è
falsata, si rovesciano
addosso a rispettabili figure storiche tante e tali ingiurie plateali da fare
spiritare i
cani”. Ed
ancora: “Solo a smentire l’audacia di chi schicchera e raffazzona cantafére
delle quali non sa ponderare gli effetti di chi nella sua vita non ha saputo
farsi un repertorio di modi meno offensivi e più gentili, solo per questo
abbiamo raccolto le presenti notizie storiche”. Ed infine: “Col suo
libercolo ha voluto il Forzano provarci che il fango ricade ad inzaccherare il
capo di chi ebbe l’ardire di lanciarlo in alto, ma non ci ha saputo dire se ci
siano pipistrelli in Gioiosa o cani che abbaiano alla luna. Oh se le ranocchie
mordessero quanto gracidano; a quest’ora il mondo non sarebbe corroso"
Ho voluto citare integralmente questi periodi perchè ho ritenuto che essi siano
emblematici di un linguaggio del secolo scorso in cui si usavano espressioni che
oggi sono scomparse del tutto dalla lingua italiana.
A
questo punto sorge spontaneo un interrogativo: come può essere giudicata nel
tempo la “politica” dell’Autorità Ecclesiastica nei confronti degli
abitanti di Gioiosa Guardia? Io molto modestamente semplicemente la definirei
quella del bastone e della carota, perchè a comportamenti autoritari ed esose
pretese fiscali del Vescovo fecero da contrappeso innumerevoli gesti di grande
benevolenza e lungimiranza, che riuscirono a mantenere inalterato e costante un
rapporto di devozione e di grande religiosità della Comunità Gioiosana, sia
pure con qualche parentesi di giustificata ribellione ed insofferenza.
ESODO DA GIOIOSA GUARDIA
Parlerò
ora dell’abbandono di Gioiosa Guardia e della fondazione della nuova Gioiosa.
I motivi che indussero gli abitanti all’esodo furono molteplici:
1) Un disastroso. terremoto verificatosi nel 1783.
2) Un invasione di cavallette avvenuta l’anno successivo.
3) La nebbia che spesso gravava sulla zona.
4) L’assoluta mancanza di sorgenti d’acqua.
5) Il venir meno delle scorribande dei corsari.
Due furono le località prese in esame per far nascere il nuovo paese: una in contrada Cicero e Contini, l’altra in località Ciappe di Tono.
Si
effettuò una democratica votazione tra i maggiorenti
del paese e vinse la seconda proposta.
L’autorizzazione
per lo spostamento fu concessa dall’autorità Regia nel 1788. La località
Ciappe di Tono, ubicata sul mare, era un terreno roccioso, coperto di pochi
ulivi, di proprietà della famiglia Giardina di Patti, ed il prezzo di vendita
fu di 660 onze (un’onza equivaleva a L. 12,75 e si divideva in
trenta tari, un tarì valeva 20 grane).
Nel 1795 ultimate le fabbricazioni di molte case tracciate le strade principali, si costruì la prima Chiesa.

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Lo
spostamento del Santo Protettore avvenne nello stesso anno e precisamente il 15
febbraio. Fu un avvenimento memorabile, che così fu descritto dal Forzano:
“si vide un accorrer di gente, uno scoppio di applausi, un grido assordante e
frenetico di
" Viva S.
Nicola ".
La bara del Santo Patrono uscendo in solenne processione
dalla Madre Chiesa si indirizzava al novello Tempio con concorso immenso di popolo
che a capo scoperto, accalcantesi sulla via, si pigiava per contrastarsi il
merito di mettere una spalla per il trasporto del Santo. Cresceva il fragore
reso più assordante dallo sparo dei mortaretti. Seguiva delle frotte di
contadini e contadinelle, che nei loro tradizionali cangianti, abbandonato il
loro consueto lavoro, si mettevano sotto la protezione del Santo; alcune
empiendo l’aere di preci e invocazioni, altre con le chiome sparse e coi piedi
scalzi.
Era
uno di quegli
spettacoli commoventissimi che convertono la fantasia dei miscredenti al
profondo sentimento della religione.
Seguivano il patrono le rappresentanze civili in abito ufficiale e lo
procedevano le confraternite ed il clero con le insegne religiose use in simili
congiunture. Il corteo si diresse verso la Trazzera che portava alla frazione
Casale e dopo un’altra sosta nella Chiesetta di S. Michele di Caferì giunse
nel nuovo Paese, ove percorse tutte le strade e, prima di entrare in Chiesa, fu
portato alla Marina per benedire il Mare e dopo all’estremità sud per
benedire la Campagna.
Ancora oggi questa tradizione viene mantenuta in occasione della
Processione dell’Ottava di Pasqua.
Per completare va detto che gli uffici comunali furono definitivamente spostati nel 1798, quando tutta la popolazione si era trasferita al Nuovo Paese, mentre le ultime a lasciare l’antico borgo furono le Suore di S.Anna che scesero a valle nel 1801.

RESTI DI GIOIOSA GUARDIA . Vediamo brevemente come si presenta Gioiosa Guardia oggi. Le pietre corrose dal tempo sbucano dai ciuffi d’erba, indicano il tracciato delle strade, i perimetri delle case del tutto distrutte, i resti delle Chiese e del Castello con gli orli delle cisterne per la raccolta dell’acqua piovana. Nel quartiere di S. Giovanni Battista si notano i resti di un Castello (quello del Vinciguerra) contrassegnato da alte mura e dalla sagoma della Torre di Guardia, resa riconoscibile da un cordolo marcapiano di pietra chiara. Accanto al Castello vi sono i resti di un’ampia Chiesa di cui rimangono la parte centrale e cinque vani laterali ad arco. Trattasi della Chiesa della Madonna del Giardino.

Ma
quel che interessa oggi più il visitatore è
lo stupendo panorama che si
gode. Di fronte si scorgono le sette Isole Eolie, poi tutto il Golfo di Patti,
il promontorio di Tindari, Capo Milazzo, la cima imponente dell’Etna e
dall’altro lato Capo d’Orlando e i Monti del Palermitano. Nei giorni più
nitidi si scorgono pure le Coste Calabre e dal lato opposto l’Isola di Ustica.
E’ veramente uno spettacolo meraviglioso!
Ed io ringraziandoVi della Vostra attenzione e pazienza , lancio un invito a chi non è mai stato a Gioiosa Guardia :
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Ci
vada perchè lì ascolterà la Voce del Passato, la Voce del Silenzio, la Voce del Vento, che fusi in una mirabile armonia, lo libreranno in una dimensione magica ed affascinante, aI di fuori del Tempo e dello Spazio. |
Salvatore Natoli
tratto da "Storia dei Nebrodi" Armenio Editore
1995
a cura della Ass.Tur.Pro Loco Ficarrese