Il garibaldino giojosano
La Sicilia gode, canta e balla
L’11
maggio del 1860 Garibaldi sbarcò a Marsala, il successivo 27 maggio ordinò
alla brigata Turr di percorrere la strada interna ed alla brigata Medici di
avanzare per la costa settentrionale passando da Cefalù e Patti, fino a
Messina.
Scrive
Irato che Garibaldi e garibaldini giunsero, via mare, a Patti, la notte tra il
18 ed il 19 luglio del 1860.
Nel
mentre, nella vicina Gioiosa Marea, a quanto riporta Gaetani, «tutta la
popolazione andò a gara per accoglierli festosamente, e non pochi ufficiali
furono ospitati da famiglie benestanti del luogo».
Resta
oggi una testimonianza di quegli eventi lungo la Strada Statale 113
Messina-Palermo al Km. 86, in località Calavà. Trattasi di un muro di
contenimento, ricordato dagli anziani come Muro di Garibaldi, ubicato a
monte della carreggiata, lungo circa 12 metri e alto circa 2 metri (per la parte
emersa), che conserva ancora incisi numeri graffiti.
Orbene,
non è da escludere che in occasione della sua costruzione o di un suo restauro
“un simpatizzante” abbia vergato sul muro scritte di “adesione alla nuova
situazione politica”. Vari sono infatti gli “autografi”, specie quelli a
firma Giuseppe Molica.
D'altronde,
per la stessa Soprintendenza di Messina, che pure ammette che una datazione
certa di muro e intonaco non è attribuibile con certezza dati la tecnica ed i
materiali propri di un “arco di tempo piuttosto lungo, l’ipotesi di una
certa contemporaneità con il passaggio dell’esercito garibaldino sembrerebbe
plausibile”.
Quanto,
invece, alla strada, prospiciente il Muro di nostro interesse, è punto
di intersezione con la vecchia trazzera che da Casini saliva per Skino e
ridiscendeva proprio a Calavà. La Statale venne invece iniziata nel 1857,
quando si ultimò la perforazione della Rocca di Calavà. Mentre la ferrovia
venne iniziata solo nel 1860.
Sembrava
quindi plausibile che nel luglio del 1860 un tale Giuseppe Molica avesse inciso
sul muro la frase La Sicilia gode, balla e canta.
Nell’agosto
del 1997 il sottoscritto e l’Ispettore della Soprintendenza Piero Airaghi
iniziammo un’indagine sul Muro, già allora all’attenzione del Comune
di Gioiosa Marea e della Soprintendenza di Messina.
Iniziammo
la ricerca analizzando dapprima le scritture murarie, consultammo quindi il Liber
Baptizatorum presso il locale Archivio Parrocchiale, ed infine i registri
anagrafici presso l’Archivio Comunale. In quegli anni un solo Giuseppe Molica
sapeva firmare.
Confrontati
i potenziali omonimi e soprattutto le firme, trovammo l’unico compatibile
nella persona di Giuseppe Molica Lazzaro. La cui firma rintracciammo nelle carte
matrimoniali dell’Ufficio di Stato Civile.
A
quel punto ci affidammo alla Scuola per Consulenti e Periti Grafodiagnostici di
Milano, sperando in una perizia che chiarisse se le scritte vergate sul muro
erano della stessa mano che aveva firmato il documento cartaceo, ovvero tale
Giuseppe Molica, vissuto in Sicilia nel secondo Ottocento.
Sul
muro si ripetevano le scritte:
1860
La Sicilia gode, canta e balla.
Scritte
che potevano essere della stessa mano di Giuseppe Molica. Mentre sembrava di
mano diversa la scritta Ora piange (ulteriori studi si necessitano per
chiarirne la paternità).
I materiali di studio erano tre fotografie recanti le seguenti scritte vergate su muro:
Giuseppe Molica;
anno 1860 La Sicilia, gode, balla e canta;
Giuseppe Alibardo (Garibaldi).
Mentre il confronto era su una fotocopia autenticata del documento con firma autografa di Giuseppe Molica.
La
perizia giunse a conclusioni “sufficientemente univoche”.
Si
ravvisarono, tra l’altro, una costante irregolarità della pressione
nonostante strumenti scrittori diversi, un andamento del rigo costantemente
oscillante, delle lettere occhiellate e sostanziali similitudini tra le lettere s,
p, e, d ed n.
Il
responso aveva chiarito che i documenti in verifica, con ogni probabilità,
erano stati vergati dalla stessa mano.
Di
Giuseppe Molica Lazzaro sappiamo che nacque nel 1827 in contrada Francari e che
fu battezzato da tale Salvatore Pugliesi. Genitori e padrino non avevano titoli.
Ma quando si cresimò (1857) suo padrino fu il dottor Giacinto Pisano, allora Presidente
del Comitato Civico, ed il suo nome venne preceduto dall’appellativo don.
Nel
1859 si sposò con donna Rosalia Dainotti (figlia di don Antonino
Dainotti di Tusa, già Ufficiale Capoposto Telegrafico) in santa Maria della
Catena, nel cui quartiere lei abitava. Li sposò lo stesso arciprete Emanuele
Barbera, e tra i testimoni c’era il dottor Pietro Barbera, allora Presidente
del Municipio.
Don
Giuseppe firmò quell’atto: era la firma che cercavamo per il confronto
grafodiagnostico con le scritte sul Muro di Garibaldi.
Nel
1860 nacque la figlia Rosa, che morì però dopo un anno. Nel 1863, nella stessa
casa, morì anche la moglie. Aveva 24 anni.
Da
questo momento si perdono le notizie su Don Giuseppe Molica Lazzaro. Il padre di
lui morirà nel 1879 nella sua casa di Francari, il fratello Salvatore a Gioiosa
nella sua casa di vico Cairoli (oggi via Roma) nel 1910 e la sorella Maria
ancora a Francari nel 1915.
Questo
era quanto negli archivi e qui c’eravamo persi. Poi rintracciammo una
discendente: la signora Carmela Maniaci, figlia di Teresa Molica Lazzaro, figlia
di Salvatore, fratello di Giuseppe. Con lei aggiungemmo altri tasselli, grazie
ai ricordi dei racconti di suo zio Giovanni, unico ad aver mantenuto rapporti
con Giuseppe.
Don Giuseppe visse dapprima a Francari.
Poi si trasferì a Palermo, parrebbe dopo le morti che lo colpirono. E nella città ebbe una farmacia ed un’amante.
Quando, però, un giorno, Giovanni (ad inizio Novecento) andò a trovarlo, come faceva spesso, trovò la porta della farmacia chiusa. Tutto era scomparso: amante e farmacia.
La
signora Carmela ricordava inoltre che a farlo studiare era stato un suo zio
sacerdote. Lo fece studiare a Palermo. Ed era quindi da lì che vennero i titoli
improvvisi e l’innalzamento sociale.
Scrive
d’altronde Forzano che alla sottoscrizione dei lavori per la nuova Matrice
(metà Ottocento) contribuì pure tale beneficiale Giuseppe Molica (ulteriori
studi si necessitano per chiarirne eventuali relazioni di parentela).
Quanto
infine alla Gioiosa Marea del 1860, sindaco era il dottor Francesco Forzano, si
contarono 112 nascite, 39 matrimoni e 75 morti.
Si
seppelliva ancora in chiesa (san Nicolò, santa Maria delle Grazie e Catena) e
mons. Orsino vi cresimò per l’ultima volta nel 1857.
Erano
inoltre in attività la confraternita di san Francesco, l’Opera del Bambin Gesù
e la congregazione del SS.mo Nome di Gesù.