Calavà
e il sesso nella storia recente Gioiosana
di Vinciguerra
d'Aragona
Il dopo Carnevale gioiosano mi ha fornito fino ad oggi un solo spunto di riflessione. Sul resto è, infatti, cosa buona e giusta soprassedere; oltretutto il livello delle copiose discussioni apparse sui portali era elevato in tasso e sostanza, e voglio sinceramente abbassarlo onde renderlo più sobrio e accessibile a niautri, comunissimi mortali.
Lo spunto ha, comunque, una breve premessa storica. E, mi
raccomando, non deve essere lontanamente associato al contenuto primario di
quanto voglio dire; però mi serve, se non altro, per contestualizzare
l’inizio della storia. Amuninni.
nella foto di sinistra l'ingegnere Luigi Batolo , a destra il
dottore Baslio Cusmà Piccione
Nel lontano, freddissimo, febbraio del 1967, l’allora
sindaco di Gioiosa Marea, dottor Cusmà, ricevette una raccomandata da parte
della ditta milanese ‘Club 7’. Nella raccomandata si chiedeva al Comune un
terreno, per pochi soldi, su cui poter costruire un villaggio turistico. Il
Sindaco non cestinò la lettera, ma purtroppo ne dimenticò il contenuto. E lo
dimenticò fino a che, nel seguente settembre, non ricevette una telefonata dal
responsabile della ditta che preannunciava una sua prossima visita a Gioiosa
Marea. Iapriti celu.
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Il sindaco chiese alla buonanima dell’ingegner Batolo di
far vedere ai milanesi la zona marina di Capo Calavà, ove c’era
disponibilità. Alle proposte della ditta milanese l’ingegner Batolo non
seppe però come replicare, poiché, non solo lui, ma tutti, sconoscevano
a quei tempi in Sicilia il valore economico dell’area turistica.
L’ingegner Batolo ribatteva infatti alle proposte dei milanesi dicendo
di tummula, ovvero
l’equivalente di circa mille e ottanta metri quadri. L’affare si concluse però, rocambolescamente, grazie
alla fortuita presenza nel paese dei coniugi Enrico e Lella Keppel, mentre
si offriva una cena agli ospiti milanesi presso il palazzo Batolo. I
coniugi Keppel, anch’essi al ricevimento, conclusero, praticamenti
per conto dell’Ingegnere Batolo, l’affare, proponendo l’allora
altissima somma di 500 lire a metro quadro. Somma speditamente accettata
dai milanesi. |
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palazzo Batolo
Mi piace inoltre ricordare in questa sede che nel contratto si comprese quale regalia anche un fienile, che altro non era se non l’attuale, rinomato, locale detto La Marea.

Potrei continuare la storia – soprattutto ricordare che negli anni
Settanta, grazie ad un decreto che stanziava 88 milioni, firmato dall’allora
assessore onorevole Natoli, si collegò la Strada Nazionale con Calavà - ma
siccome di recente tutti mi dicono che divago, torno di corsa ad oggi J Ma quel che è certo, e di rilevanza per l’economia di quanto sto per
dire, è che nessuno poteva prevedere l’importanza storica di quella
compravendita.

Qualche giorno fa, mi è stato girato da un amico (a), cui
lo aveva girato un comune amico (b), che sicuramente aveva avuto modo di
conoscerne il contenuto in anticipo, un video con splendide ragazze, tutte nude,
che posavano nelle nostre zone. Il video me lo avevano presentato come straordinario
evento culturale, e pensandolo tale ne scaricai il contenuto nel computer
dell’Università, sperando di poterlo vedere al più presto.
foto tratta da picasaweb
Il giorno dopo, l’amico (a) mi chiese in chat che ne
pensavo del video. Ero malauguratamente in ufficio. Risposi di aspettare, ed aprì
il file. Malafigura. A quel
punto non potevo che continuare a vedere il
video (che dura circa 2 minuti), spiegando a chi, sbalordito, si era accorto
che c’era qualcosa di strano che trattavasi di cosa
culturale sul mio paese e che mi si chiedeva una recensione. Ilarità
generale. Comunque, il video, era degno di attenzione.

foto tratta da www.photodromm.com e scattata al Lido Calavà
Passa un giorno e mi ritrovo le stesse immagini in prima
pagina sul portale
nazionale di Repubblica e, nella realtà locale, su quello di Antenna del
Mediterraneo. I due portali per una volta trattavano dello stesso argomento J Solo che l’attenzione nazionale si posava sul
fatto che alcune immagini erano state filmate presso il Santuario di Maria
Santissima di Capo d’Orlando. Ventu di
Libbici.

Marta a Capo Calavà nei pressi del roccione : foto tratte da www.amnotizie.it
In rete sono presenti altre 12 foto della modella scattate tutte sul roccione di Capo Calavà, ma dato il loro forte contenuto il sito ha deciso di non linkarle .... almeno per il momento.
Come, mi chiedo, neanche una parola sul fatto che le
riprese più belle sono state fatte a Calavà? La mia Calavà, che in quanto a
nudità e nudisti aveva dettato legge e fatto scuola in tutta la provincia?
Ritorniamo allora currennu alla nostra
storia e seguitiamo nella contestualizzazione.

Con l’apertura del villaggio di Capo Calavà, il paese
di Gioiosa Marea, ma anche l’interland, trasse immediato ed innegabile
beneficio. A dire il vero, il paese aveva da qualche anno preso a prosperare
anche perché erano giunti i soldi dell’indotto prodotto da altri due eventi
di fondamentale rilevanza nella storia contemporanea di Gioiosa Marea: da un
lato i lavori per l’autostrada Messina-Palermo e dall’altro i lavori di
ricostruzione che seguirono al terremoto del 1978. Ma cosa era invece successo
di così straordinario a Calavà? Ebbene, erano semplicemente arrivati i turisti.

foto tratta da www.capocalava.it
Il turismo ed i turisti portarono novità dirompenti, non
solo per ciò che riguardava il riscontro economico - soprattutto lavoro
stagionale per centinaia di persone - ma ci furono sorprendenti novità anche
d’ordine strettamente culturale. Ne
voglio sviluppare uno, quello che cioè si lega al video che avevo ricevuto da
amico (a) via amico (b).
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Il video tratto dal sito www.phododromm.com
con gli scatti di Filippo Sanò,
un eccezionale fotografo siciliano di fama mondiale, presentava la splendida e
formosissima modella Marta sulla spiaggia di Capo Calavà (ed a tal proposito,
non possiamo che non suggerire a chi di competenza all’amministrazione
comunale di valutare un eventuale invito J). |
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Ma la notizia era però rimasta sfortunatamente sottesa,
perché l’attenzione della stampa, ahimé anche locale, era tutta concentrata
sul presunto scandalo delle nudità immortalate presso il Santuario mariano di
Capo d’Orlando.

foto apparsa e tratta da www.amnotizie.it e www.repubblica.it
D’altronde la stampa non era nuova a coprire la
variabile nudismo quando trattava di
beni culturali locali. Stessa sorte era difatti toccata l’anno scorso anche ad
un calendario per il Parco dei Nebrodi con ragazze prosperose che posavano,
dirompenti, presso alcuni edifici religiosi.

Ma per quanto mi sforzassi di pensarla diversamente, per
me era assolutamente naturale vedere invece ben integrate quelle nudità allo
splendore di Capo Calavà, associate alla sua spiaggia ed al suo promontorio; e
non ci vedevo nulla che mi facesse anche lontanamente poter pensare di gridare
allo scandalo. Anzi. Pretestuosa mi
sembrava anche la polemica su Capo d’Orlando, ma lascerei questa discussione
ad altri.

foto tratta da flick.com
Quanto invece a Calavà, era per anni stata
all’avanguardia per il turismo e per i turisti e specie per alcune aree della
spiaggia dove le turiste mostravano le loro bellezze. E non furono poi poche le
ragazze nostrane che ne seguirono le tendenze (spero nessuna me ne vorrà per
questa frase J).
Calavà divenne così luogo di turismo variegato, con
turiste nordiche che non solo prendevano il sole con il seno scoperto ma che
parzialmente svestite andavano addirittura nei pressi de La
Marea a prendere gelati e granite. Ciò causò un indubbio incremento di
presenze, non stagionali ma giornaliere, anche da parte di tanti locali, non
ovviamente turisti e non solo di Gioiosa.

Bande di gioiosani presero così ad organizzarsi come
potevano (con motorini, biciclette, macchine, a passaggi, e financo a nuoto) per
cercare di conquistare le ragazze nordiche con strategie che negli anni avevano
partorito dei veri manuali di comportamento e prodotto strutturatissime
metodologie di approccio. La cosa era addirittura tramandata di generazione in
generazione.
La dinamica era semplice.
E poi le ovvie, agognate, conseguenze per i più bravi, con incluso scavalcamento notturno di mura, nelle cui cinta però solo gli amici degli amici riuscivano a rimanere, in quanto la gran parte veniva fatta uscire dalle porte secondarie.

nella foto i due mitici e storici animatori del Villaggio Turi Olivo e Gino
Agnello
Il vecchio detto a
giuisa cu du sordi na carusa si era quindi accantonato. O se non lo si era
del tutto accantonato diciamo che si prendeva una pausa per il periodo estivo.
Alla fine dell’estate, quando si rientrava alla ‘base’, non era poi
infrequente sentirsi rispondere in paese unni
ti facisti a stati ti fa u ‘nvernu.

Le turiste erano d’altronde parzialmente svestite, e se
non lo erano, erano in fasi di trasparenza acuta che rincoglionivano
l’immaginario dello spettatore. Meglio anzi precisare che le nudità si
presentavano con maggiore intensità in alcune zone della spiaggia.
Per l’esattezza si trovavano presso il versante di
ponente, dove c’erano delle spiagge isolate; e presso il versante orientale,
praticamente sotto il roccione. Ma non si disdegnavano nemmeno le zone centrali.
Ed in ogni caso era anche accettata informalmente la presenza di una piccola
spiaggia di nudo integrale, raggiungibile solo a nuoto, non lontana da Capo
Skino (una fila di persone sulla Nazionale ne documentava giornalmente la
popolarità, alcuni spettatori non disdegnavano nemmeno l’uso del cannocchiale
o per comodità l’impiego di sedie).

foto degli anni 70 dei primissimi alloggi del villaggio Capo
Calavà
Le ragazze venivano anche a passeggiare nel paese,
stavolta vestite. E quando venivano, o visitavano il Mercato del Venerdì o
facevano bella mostra accanto a sorridentissimi e felicissimi playboy gioiosani che le costringevano a lunghissime, interminabili,
lentissime, passeggiate serali al Canapè. Non c’erano difatti ancora le
strabilianti offerte complete dei villaggi turistici, che col tempo hanno
contribuito a ridurre il turismo nei paesi per favorire il pacchetto completo
nell’area specifica del villaggio stesso.

foto tratte da www.zarattini.it e
www.migliorscelta.it
Ricordo bene il commento di una anziana di Zappardino: passammu du fazzulettu ‘ntesta o pareu … si dici accussì veru? La battuta simboleggiava un drastico cambiamento: era antropologicamente esaustiva.
Era d’altronde fin troppo ovvio che le ragazze non
venivano solo per prendere il sole, ed era ancor più ovvio che i ragazzi
gioiosani non andavano a Capo Calavà con il fine primario di abbronzarsi. Ma
era parte del gioco, e tutto sommato era accettato.
Ma per alcuni la spiaggia di Calavà divenne un luogo di
perdizione, di cose indecorose, di nudità aberranti, di sesso libero, di poca
moralità. Ma solo per pochi, perché la sera La
Marea era strapiena, e strapiena era la Grotta, ed in alcune ore della notte
strapiena era anche la spiaggia J.

foto
tratta da www.capocalava.it
Ovviamente col tempo cambiò l’offerta, e mutò pure la
tipologia del turista. Villaggi e campeggi crebbero e si impose il turismo
familiare, ma sulla spiaggia zone con percentuali relativamente alte di nudità
continuarono a resistere. E con esse, anche zone di incontri diversificati.
Le nudità del video che l’amico (b) girò all’amico
(a) che girò a me, non dovrebbe quindi sorprendere. La realtà storica di Calavà,
la sua importanza nel turismo regionale ancorché nazionale, non potrebbe per
onestà non far riferimento a quel suo particolare momento. Visto soprattutto
che anche in questa componente, non sicuramente marginale nel gioco della
domanda e dell’offerta turistica, la zona era stata all’avanguardia.
Che ben vengano quindi questi servizi video (magari così
evitiamo per qualche ora di trattare solo di seni cadenti come le montagne che
ci circondano). Ben vengano queste riprese, laddove si uniscono bellezze
femminili a bellezze naturalistiche: laddove si propone con onestà quello che
si potrebbe trovare e quello che si potrebbe cercare. Senza preamboli di sorta.
Dispiace solo che la polemica sulle poche immagini girate
presso il Santuario ha finito con l’occultare le bellissime riprese che
immortalano la modella Marta sulla passerella di Capo Calavà con sullo sfondo
il roccione. Anzi, penso che anche queste polemiche siano state costruite ad
arte, onde spostare l’attenzione su Capo d’Orlando; e come sempre affossare
Gioiosa Marea.
Sveglia quindi, inventatevi qualcosa amministratori, o ci
levano pure quei bei seni al sole sotto la punta di Petra Pirciata e li fanno
assoluta proprietà della già bella Capo d’Orlando, in quanto la comproprietà
pare l’abbiano già acquisita per diritti televisivi J
Vinciguerra d’Aragona
Capitano d’Armi