Il coraggio degli altri, spaventa i deboli
Caro
Marcello,
lo
storiografo, lo studioso che scrive di storia, va per archivi od Istituti
similari, accumula prove, estrae fatti dagli atti, sentenze, senza tralasciare
nulla che possa fare luce sugli avvenimenti. La verità è una brutta bestia se
gli viene fatto il torto di metterla a tacere.

Il borgo di San Giorgio ha percorso le strade e le piazze, diviso per fazioni. Le case di destra invise a quelle di sinistra, nella stessa traversa, la dignità era diversa. I pantaloni rattoppati, il di dietro abbassato sui ginocchi, si spiavano a vicenda in una guerra senza quartiere. Ognuno diviso dall’altro, tiravano la cunnana spalle alla muntagna, con la cicca della sigaretta incuneata nell’orecchio. I Padroni di mestieri, i pescivendoli, il Rais, invero un’unica corporazione, pesavano sulla loro miseria.

I
Sagnuggioti, figure fatiscenti, tenute sotto controllo, camminavano spinti dal
vento, la Baronia che amava questo giogo, si crogiolava bevendo spremute
d’aranci “i villa”, protetti dai guardiani di terra che come cani
azzannavano chi s’avvicinava, perfino i ragazzi con la palla. Ogni tentativo
di coagulazione, dunque aveva breve esistenza, le provocazioni, i sotterfugi,
l’avevano vinta. Il coraggio degli altri, spaventa i deboli. L'interesse
personale è un amo nella mano pronto per essere lanciato, dunque si creano
alibi, privano le opere della sostanza, annacquano la verità ed
ottengono il potere che altrimenti non avrebbero raggiunto.

Il Professore Ennio Salvo d’Andria è la fonte politica, in un mare di semianalfabeti, attrezzi da lavoro. Il suo carisma culturale oltre che umano, raccoglie i giovani e riesce ad inculcare nella coscienza di alcuni, il valore della dignità, il principio della libertà. Il fascismo aveva intimorito gli animi, privandoli della libertà, la Democrazia Cristiana, aveva sbiancato la camicia nera e vi aveva attaccato la croce, dunque la ragione si piegava nel confessionale. L’insegnamento sotto il simbolo del Partito Socialista Democratico, del Professore Ennio Salvo D’Andria, seppure con indicibile fatica, era riuscito ad infondere il necessario coraggio, il significato delle sue parole, avevano penetrato la scorza, il resto, è ascritto al sindacato. Un'altra storia è quella del cimitero ma il minimo comune denominatore, è la sua presenza, l’incitamento con l’attività politica. Lo sciopero della Tonnara, ebbe inizio, il sindacalista Messina, guidò il fronte con questa forza alle spalle ed i Tonnaroti, non retrocedettero di un passo. Il sindacalista assegnati gli emolumenti, aveva svolto il suo compito, i Tonnaroti, con il basco in mano, ritornarono a servire il padrone, i più riottosi furono sbarcati.

Il
borgo di San Giorgio, dunque riprese il viatico che gli era noto, d’altronde
chi ha vissuto camminando con la testa chinata sul mento, pur avendo la
possibilità di alzarla, non riesce, l’abitudine gli mantiene la postura,
insomma la corporazione perpetra il suo potere sui buoni Sagnuggioti.

La condizione dei Pescatori, dei Tonnaroti, dei subalterni, era aberrante, il rapporto umano inesistente. Il Maestro Angelo Accordino, insegnante di scuola elementare, dunque è documentato sulla storia locale, insomma ha la conoscenza della realtà degli avvenimenti. La verità, invero è una brutta bestia se si cerca di assoggettarla agli interessi personali. L’autore, è ossessionato dal potere della politica, ha tentato candidature nelle Amministrative, con esito negativo, per riuscirci non gli restava che ingraziarsi gli uomini di Gioiosa Marea, dunque ha piegato la verità, al suo tornaconto e chissà in quante altre occasioni. Io ho un episodio, sono stato testimone. Una sera, per la Festa del Santo Patrono – Estate in – i Palischermi appaiati dietro la porta del campo di calcio, sotto la Cattolica, il San Giorgio ed il Santa Flavia, adibiti a palcoscenico, con accortezza e disinteresse, mandati in fumo, ospitavano la compagnia teatrale del Maestro Angelo Accordino

L’Alternativa
era omaggiata dal successo. Mi fermai ad ascoltare, la scena della messa in
acqua delle barche per calare la tonnara, varò al grido di “ VIVA SAN NICOLA
“ La circolazione del sangue, mi si fermò, le gambe non sapevano dove andare
e restavano inchiodate al terreno, gli occhi stralunati guardavo il palcoscenico
e non credevo alle mie orecchie. Avrei voluto entrare in scena e gridargli
“MANIPOLATORE”, il teatro è la casa della verità. San Nicola, patrono di
Gioiosa, non aveva nulla a che vedere con i Tonnaroti. Un mistificatore, il
rispetto che nutrivo, di colpo è scemato e se per caso, nelle venute a San
Giorgio, vedevo arrivare la sua alfa, evitavo d’incontrarlo. Mi rivoltava lo
stomaco.
La
verità è della storia e nessuno si può arrogare il diritto di genufletterla
ai propri interessi.
Se
questa è la base sulla quale è stata collocata l’attività sociale del
Professore Ennio Salvo D’andria e presumo la dimenticanza artistica, mi pare
che necessiti di una revisione, della luce della verità. Questa storia, deve
avere la sua naturale collocazione.

Malamura, con due alti pini ai lati dell’ingresso, apriva le sue porte e finestre, il terrazzo, sul golfo di San Giorgio, il panorama era un incanto, una bellezza mozzafiato. Le opere d’arte coprivano le pareti, le ante delle porte, mi davano qualche brivido, la creazione pittorica, insomma era un’altra bellezza, nelle pennellate, scorreva il dolore e la sofferenza. Il servizio militare mi rimandò a casa, stressato e debilitato ed una mattina, cercando di recuperare la gioia, che avevo lasciato sulle onde del mare che avevano cullato la mia infanzia, le forze, nell’orizzonte che tratteneva sospese le isole, camminando sulla spiaggia verso “petra longa”, ecco che ad un tratto m’accorgo che sull’arenile, si svolgeva attività lavorativa. Il Professore Salvo, Pippo, mio fratello, Nino Currò, qualche altro che mi sfugge, stavano gettando le fondamenta del “Brigantino”. Ciccio Brunone, nipote del prete Risica, emigrato in Scozia e vecchio amico del Professore, venuto in vacanza, si adoperò nel suo lavoro di Chef e Disc Joker e l’estate esplose con Beatles e Rolling Stones. San Giorgio si svegliò e divenne un luogo di turisti e vacanzieri.

La gente dei paesi vicini, accorreva festosa, ritrovandosi a ballare fino a notte inoltrata. Il Professore, seduto sulla poltrona, stava in pausa con i gattini, Chinotto e Tamarindo sulle ginocchia, Black, un cane di grossa stazza, nero con delle strisce bianche sul muso e sugli orecchi, seduto sulle zampe posteriori, in silenzio, ascoltava Carlo Salvo, il fratello, che alla pianola suonava l’Opera 47. La mattina che l’alba tentava d’affacciarsi, mi accompagnava a casa proteggendomi dai cani randagi. Il suo sguardo sereno incuteva rispetto. La mia abitudine di scherzare, nel servizio ai tavoli, che svolgevo in collaborazione con Santino, mio fratello, una sera sciroccosa, subì un arresto. Un attacco pretestuoso, sconsiderato, una provocazione fascistoide, in determinate categorie di persone, ancora alberga, questa inciviltà. Il Signor Ciccino Cicirello detto u mocu, figlio della corporazione dei pescivendoli, con un’acrimonia inusitata, m’inchiodò ai tavoli, disprezzando il mio servizio, non soddisfatto, saltando a criticare “La Testa del Dragone”, sapendomi amico del Professore Giuseppe Alibrandi. Il coraggio degli altri, spaventa i deboli e le accuse più insensate, mortificano la ragione. La speculazione stupra la natura, l’amministrazione pubblica che ha l’obbligo di proteggerla, la butta a mare con un bel calcio.
Cordiali saluti.
Antonio Accordino - antonioaccordino@gmail.com
La ringrazio per questa comunicazione; mi auguro
contribuisca alla conoscenza di realtà abbandonate, non solo la Tonnara ma pure
l’idea del costituendo Museo sulla Tonnara, e di personaggi lasciati
colpevolmente sottesi, come il Prof D’Andria, cui è tempo di dedicare una
via.
Marcello Mollica
Ringraziamo per le foto il sito http://villettavacanze.altervista.org , Roberta Fonti , Giuseppe Alibrandi, Egidio Marziano e lo stesso autore del testo.