La giornata della Trebbiatura

Grazie alla disponibilità del Signor Pippo Buzzanca, l'associazione La Spiga è stata ospitata qualche settimana fa in contrada Fico/Armo, per effettuare la trebbiatura del grano mietuto a luglio. L'operazione è stata fatta con una trebbia meccanica risalente agli anni '60, restaurata dal sig. Buzzanca e messa in funzione per l'associazione e altri privati della zona che ancora coltivano per sè modeste quantità di grano. 
L'associazione intende proporsi come luogo di incontro e di aggregazione, per favorire l’integrazione e lo scambio interpersonale e culturale tra le categorie sociali; favorire e sviluppare iniziative sociali, culturali e ricreative; promuovere e potenziare le risorse culturali, turistiche ed economiche del territorio e dei suoi abitanti; svolgere att
ività che consentano ai turisti di entrare in contatto con le comunità locali, permettendo agli stessi di fruire dei prodotti e servizi delle stesse, ed alle comunità locali di utilizzare il turismo come risorsa di sviluppo.

La trebbiatura è l'attività conclusiva del raccolto consistente nella separazione della granella del frumento e degli altri cereali dalla paglia e dalla pula.

Le fasi della trebbiatura possono essere riassunte in:

  1. Battitura della fascina di grano;
  2. Separazione della paglia dalla granella tramite la ventilazione e scuotitura della paglia;
  3. Concia del grano:
  4. Raccolta del grano nel contenitore in legno posizionato nella parte anteriore bassa.

La trebbiatura era nel passato, per i contadini, un evento molto importante e faticoso. Il lavoro, iniziato a ottobre, novembre con l'aratura e la semina, si presentava particolarmente difficile al momento della mietitura, quando con una piccola falce bisognava tagliare il grano ormai maturo, con l'incombente pericolo di rimetterci il mignolo, vuoi per la fatica, vuoi per i raggi roventi che dardeggiavano sui mietitori.

Dopo la mietitura, i nostri contadini erano soliti lasciare stagionare il grano per un periodo di circa 40 giorni. In questo periodo lo mettevano al riparo dalle intemperie nelle cascine oppure lo sistemavano in pile sulle aie, dopo aver indurito il suolo con escrementi bovini diluiti in acqua che, asciugando, divenivano una specie di bitume: potevano così raccogliere tutti i chicchi caduti dai covoni. Il grano veniva trebbiato nei mesi estivi. Nei tempi più remoti la sgranatura era fatta battendo i covoni con le verghe.

Dopo la Prima Guerra Mondiale, quando la produzione granaria crebbe anche a seguito dell'uso dei concimi chimici, arrivarono anche da noi le prime trebbiatrici. Tre erano le macchine che formavano il complesso per la trebbiatura: la trebbiatrice, l'imballatrice ed una grossa caldaia (alimentata con legna) detta "fugon" che, con il calore, metteva in moto le altre due macchine alle quali era collegata con cinghie di cuoio.

L'arrivo delle macchine per la trebbiatura era un avvenimento per i bambini e per gli adulti. Infatti, questi mezzi erano trainati da lunghe file di buoi, condotti dai contadini, che andavano a prelevarle nei paesi vicini o in fondovalle.

Il tempo della trebbiatura era un periodo di duro lavoro ma anche, in qualche modo, di festa popolare per i nostri contadini perché, richiedendo molta mano d'opera, essi si davano reciproco aiuto, si fermavano a pranzo o a cena presso le famiglie che avevano trebbiato in giornata (era occasione in cui si mangiava la carne), bevevano buon vino ed alla sera cantavano.
Era un momento per stare insieme, di solidarietà, di comunione tra loro.

 

Anche le donne prestavano la loro opera per la trebbiatura nei lavori più leggeri, come il togliere la pula e il preparare il fil di ferro; agli uomini più robusti toccava invece portare nel granaio i sacchi di grano, del peso di mezzo quintale l'uno, detti  "bisachen".

I "bisachen" venivano segnati dalla persona incaricata (alla sorveglianza) alle bocche della trebbiatrice, con incisioni su un bastoncino di salice. Motivo di grande curiosità, per piccoli e adulti, era conoscere quanti quintali di grano avevano prodotto le famiglie più ricche (allora nei paesi si misurava così la ricchezza). Per saperlo, i ragazzi correvano a contare le incisioni sul bastoncino che l'incaricato custodiva gelosamente.
L'associazione La Spiga ringrazia il sig. Pippo Buzzanca per aver messo a disposizione l'antica trebbia, risalente agli anni '60, e l'aia in contrada San Filippo.

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