La mitica Racchia

Arriva così, mai inaspettatamente e mai in modo silente … tutt’altro.
Una stretta di mano con la befana e corre, corre verso
Gioiosa, la cui attesa è ormai nota a tutti, vicini e lontani.
Ed è proprio così che la lunga attesa cessa e con essa svaniscono tutti i pensieri crudi e irrisolti.
Con la racchia tutto cambia, tutto si trasforma e noi
cittadini gioiosani viviamo questo cambiamento con divertimento ed allegria.

La racchia, unica nel suo genere, si propone solo a
Gioiosa, dove i veri protagonisti del carnevale sono i gioiosani stessi, che
senza remore, senza vergogna, scendono in piazza con un sorriso a 32 denti,
mettendo a nudo questo antico ingrediente chiamato divertimento, che non è
certo una maschera.
La Racchia risale ai tempi dei tempi, di mia nonna, di mia bisnonna e forse di una mia trisavola, folle allo stesso modo e sempre piena di euforia.

Il carnevale
è sempre stato un ottimo accompagnatore della racchia, quasi cavaliere, quando
prendeva la “consorte” sotto
braccio ed iniziava a ballare.
Il marito carnevale, dava, da buon amatore, la precedenza
sempre alla racchia, figura diversificata, ma eccentrica, che usava cambiare
d’abito proprio per dare il benvenuto a quanto procedeva in riti

I gioiosani, rinomati per questo, per la goliardia,
ingrediente tipico del vivere quotidiano, il cui periodo carnascialesco
l’accentua di più.
Non vi sono classi sociali, non vi sono limiti di età per
questo evento annuale tanto atteso, ma solo voglia, di partecipare, tutti in
massa.
E la racchia, che ha aperto il carnevale 2010, è stata densa
e folta di partecipazione, ma questa volta non solo di pubblico.

Tante le maschere che hanno partecipato, dai più piccoli ai
più grandi e festosa è stata l’atmosfera, mai mutata nel corso degli anni
… perlomeno questa.
La Racchia, è capeggiata dai sempre presenti, che nel
tempo che scorre hanno fatto in modo di rimanere intatti per età e
costume.
Giosuè, Turi Borà, Giulio, Turi Miragliotta e Federico, i
quali, con le rispettive famiglie, sono da sempre, per nostra fortuna, i
protagonisti assoluti di questa inimitabile e introvabile apertura
carnascialesca.


Ma il nostro sguardo necessariamente deve rivolgersi a ciò
che per antonomasia viene definito l’Emblema del Carnevale, in questo caso al
plurale.
Le ormai tipiche e famose sorelle Materasso, affettuosamente
da me chiamate, le quali, con spirito ed energia e qualche lieve, ma proprio
lieve dolorino alla gamba, alzano il livello del Carnevale.

Senza loro non è CARNEVALE, perché sono UN’ ISTITUZIONE.
Il tempo, è ovvio, passa anche per loro, qualche dolorino incombe nei periodi pre-carnascialeschi, ma poi, come d’incanto, tutto passa e le mitiche Marè e Ianciulina tornano alla ribalta, con i riflettori puntati sempre su di loro.

A loro diciamo grazie, per aver teneramente trasmesso un culto e, grazie anche a chi porta ancora avanti la racchia, con spirito e dedizione, a questa grande e particolare nascita annuale del Carnevale i cui retaggi sono sicuramente di indubbio successo e così si tramandano ogni anno.
la Scellerata