A sostegno dei Giovani Gioiosani

Amo la
vita e con essa tutto quello che la rende meravigliosa. Fra questi vi sono i
ragazzi, i giovani. La loro intraprendenza, la loro voglia, quella di costruire
e la loro voglia di evasione. La loro parvenza inetta.
Amo il
loro dire, scanzonato, indifferente, ma dentro tanto, tanto malinconico. Ma
quali sono i loro pensieri più profondi, più reconditi?
Amo il loro scrigno, chiuso ermeticamente, nel quale con molta cautela e senza invadere il loro IO mi appropinquo al dialogo. E nasce da questo l’intesa. Il confronto. E loro seguono il mio dire ed io seguo meticolosamente il loro. Con molta, molta attenzione, ritenendoli un grande patrimonio umano.

Sembrano
giovani senza progetti, senza programmi. Ma nei loro pensieri più profondi, più
reconditi è davvero così inesistente tutto? La loro
silente richiesta. Richiesta di aiuto. Chiedono ascolto, anche per i desideri più
intimi, spesso non esplicitati per troppa indifferenza altrui.
Vivono
nell’incomprensione, nella solitudine, forse anche allo sbando e tutto si
arrovella attorno a dentro loro.
Ed
ecco trovarsi dentro il pianeta chiamato Disagio.
Che cos’è il disagio? La sintomatologia dello stesso esplicita in maniera tangibile ciò che nella vita crea disappunto, irregolarità, mancanza. Frustrazione.

foto tratta dawww.provincia.palermo.it
Si
parla tanto di disagio, ma poco di fatto, per risolverlo è stato intrapreso.
Bisogna
andare alla radice ed è una realtà
che abbiamo sottomano ma che preferiamo non vedere. Per esimerci da qualsiasi
responsabilità, dal porci domande. Siamo abituati alle magniloquenze, vane ai
quattro venti.
Ma la
visibilità è necessaria.
Chissà
se buttando un seme, in questo terreno arido e incolto non possa venire fuori un
arbusto, forte e vigoroso.

foto tratta da http://th01.deviantart.com/
Il
seme deve indurre alla riflessione, oltre a svegliare le coscienze su qualcosa
in cui urge la necessità di confronto e soprattutto la presa d’atto.
Questo
apporto ha una grande incidenza sulla risoluzione, affinchè tutto possa trovare
nella comunicazione efficace una forma di sodalizio.
Perché
il disagio non nasce a caso.

foto tratta da http://economia.tesionline.it
Vi è
una causa, un’origine ed una responsabilità e soprattutto vi è
una netta distinzione fra disagio, devianza e disadattamento. Sono
branche assai diverse, seppur collegate. Sotto la voce
disagio vi è un riferimento chiaro: l’adulto, colui che manca nella
vita del ragazzo, del giovane disperso, che non sa dove affondare la propria
ancora, su quale barca navigare, in quale porto approdare e viaggia in lungo e
in largo, spesso in un mare in tempesta. Nell’inutilità del tempo che passa.
L’adulto distratto, egocentrico, narciso è il solo punto di riferimento che fa capo al ragazzo che cresce.
Ma è
di altro che necessita. Quel che si cerca non attraverso modelli o parametri.
Non cerca il genitore onnipotente o onnisciente. Non cerca il genitore amico,
benchè lo proclama tale, condizione assai errata.

foto tratta da www.sambenedettoggi.it/
Cerca colui che lo prende in considerazione, magari mettendosi nei panni propri. Cerca colui che lo ascolta, che lo attenziona. Cerca l’educatore.
Da qui l’esternazione al disappunto, alla trasgressione. Perché dietro l’angolo non vi è nessuno. Non trovano altro che il vuoto. Vuoto a rendere diceva una famosa pubblicità, attendibile ai nostri giorni.
Trasgrediscono.
Ma trasgrediscono cosa? Regole non ve ne sono e poche ne hanno…! Vivono su
quel che trovano, che vedono…poco hanno, così mi riferiscono. Sulle loro
labili certezze e sulle loro innumerevoli incertezze. Su stenti affettivi e
principi poco conformi alla sana vita.
Nasce da questo la “ Catastrofe Adolescenziale “.
La società rimane inerme di fronte a questo fenomeno che si sta espandendo in maniera esponenziale.
E’ la concentrazione focalizzata solo sul proprio io che ha ridotto ai minimi termini, fatto a brandelli sicurezza, autostima, riferimenti.

foto tratta da www.sanponziano.net
Tutto questo porta alla conduzione di una sola strada, quella del disagio.
E si
brancola nel buio, con la certezza che il domani non sarà migliore dell’oggi
vissuto.
Ma…
rimane un ma immutato .. Irrisolto…
Giuliana Scaffidi