Eppur si muove … la frana? Quasi quasi un evento annunciato
Un miscuglio di pensieri, di verità, di tristezze e di rimostranze.
Una tragedia annunciata quella di Giampilieri, Scaletta Zanclea ed i paesi vicini. Una tragedia annunciata. Annunciata dagli eventi e soprattutto da storie molto antiche.

foto tratta da http://webstorage.mediaon.it/
Lo si sapeva.
Ma il Dio danaro prende il sopravvento. In tutte le amare situazioni. Anche
Gioiosa Marea è stata colpita da eventi calamitosi.
La tragedia, oltre ad essere stata annunciata a Gioiosa, è stata anche sfiorata. E sono state molteplici quelle sfiorate. In primis nel 2004, quanto ci fu il primo cedimento del manto stradale sulla Statale 113.
Vi fu il ripristino, non
immediato, seguito da ulteriori eventi calamitosi che diventavano preoccupanti,
allarmanti. E si è gridato. Ad alta voce.Ma a questo grido di allarme nessuna
risposta. Silenzio
tombale.
La vita ha continuato nel disinteresse da parte di tutti. Questa l’immagine
che ci identificava e ci identifica.
Ed ecco che silente silente arriva dicembre 2007, mese in cui tutto crolla, o meglio, lo stesso costone cede e la strada (Statale 113) ripiomba nella chiusura ad oltranza.
Si riapre con miseri e forse errati interventi tampone, sino a quando, nel 2008, non crolla nuovamente; ed oggi, quasi allo scadere del primo anno di vita della frana tutto tace, ed i lavori nessuno sa se iniziano, quando, come e forse anche perché.

E noi figli di un Dio
minore siamo in costante pericolo. Alle volte è come se questo appellativo ci
facesse piacere. Lo teniamo ben alto, ma non per farlo vedere meglio.
Non abbiamo vie di fuga
ed i soldi per la messa in totale sicurezza non ci sono. Per
noi non ci sono. Per le opere faraoniche sì. Ah,
se avessero ascoltato i due BRAVISSIMI geologi locali.
Loro, dopo aver fatto un’accurata relazione geologica ( inviata agli enti preposti ) scrivevano: “attenzione la strada non è sicura e tracciano i punti cruciali” - e sarà la millesima volta che lo dico. Parliamo di anni or sono ovviamente, quando il pericolo si poteva prevenire. Non sappiamo perché non vi sono state risposte. Esaustive no, nemmeno chiare e non chiare. Almeno quelle. Come se gli abitanti gioiosani non avessero corpo, mente, abitazione, lavoro, Dignità, VALORE.
Orecchi da mercante, sino
a quando il pericolo si manifesta in tutta la sua forma. Splendente, per altro.
(Nessuno, forse, credo, spero, vuol prendersi la responsabilità del passaggio
sulla Statale 113. Della riapertura). Questo accadeva.
Il loro dovizioso studio
non aveva certo errato. Meno
male che il Buon Dio ha preso tutti per i capelli.
Qualche giorno dopo il
consueto ed annuale pellegrinaggio al Santuario di Tindari, dove parecchie
centinaia di pellegrini hanno percorso la parte più debole della Statale, vi è
stato un ulteriore cedimento del manto.

Sotto vi era il vuoto.
Come vogliamo chiamarla? Clemenza Divina? Ed ora? Il pericolo è davvero finito? E stare in silenzio serve? Per me, il pericolo è sempre incombente. Perché dobbiamo camminare su strade strette ed insicure ?
Una strada alternativa,
assai poco a norma, ed una Statale 113 di cui non sappiamo - lo ripeto - lo
stato in cui versa. Mi riferisco a quella che in questo momento percorriamo per
arrivare a Patti. A quel tratto appunto. E mi chiedo ancora se è mai stato
fatto un monitoraggio.
Dopo vari solleciti,
forse, la Strada Provinciale è stata decespugliata e ripulita. Forse … perché
la manutenzione manca. Diverse denuncie sono state fatte a riguardo Ne hanno
parlato in molti. Mass media e società civile.
Speriamo non vi sia pericolo, in nessuna delle strade che percorriamo
attualmente. Speriamo. Ma se il pericolo c’è, come si fa a dormire sonni
tranquilli? Mah!
Sorrido in primis, e poi rido. Sappiamo
fare passerelle di “abiti politici“, discorsi, e tanti bla bla bla.
Ho letto qualche volta su
questo frequentatissimo sito: “scendiamo in piazza“. E poi nessuno si
muove. Capisco essere
soprattutto una questione di fiducia verso chi propone, perché i gioiosani non
sono intenzionati a seguire un chicchessia qualsiasi.
In ogni caso sembriamo
non essere gioiosani e non amare Gioiosa.
Lo abbiamo seriamente dimostrato in questa occasione, questa estate quando non
so chi, ha denunciato, mettendo in piazza, ed anche oltre, comunicandolo in
pieno agosto, quando cioè l’onda turistica è al suo massimo, che le fogne
erano aperte ed i liquami in superficie. Messaggio fatto divulgare anche da
un’emittente televisiva. Che ci ha fatto vivere momenti “esilaranti” di
orgoglio.
Sappiamo pure che le
correnti marine hanno la loro importanza. Quando il mare è relativamente
“sporco“ al mattino, il levante pomeridiano, come è tradizione gioiosana,
spazza via tutto. Ma intanto, pure la bella e inconfondibile immagine che
avevamo, si è sostituita con un’immagine sguarnita. E l’economia, il
turismo e il suo indotto parlano da sé.

Un’immagine certamente catastrofica. E in un paese già seriamente compromesso, quanto enunciato, ha distrutto il rinverdire dello stesso. Ma in nome e per conto di chi si è agito? Di una Gioiosa già distrutta? Abbiamo così fatto conoscere al mondo intero il nostro serio disastro. Fosse stato il primo!
I panni bisognava lavarli in casa e le cose bisognava dirle a tempo debito. Quello, a mio avviso, è stato il momento sbagliato. Amare il proprio paese non significa non accorgersi dell’evidenza, tutt’altro. Significa tutelare l’immagine. Così come, furbamente, hanno fatto tutti i paesi della costa, essendo questo un problema comune. Ma gli altri sono stati assai reticenti nel denunciarlo.
La verità è che
situazioni disperate si sono registrate in altri Comuni della costa tirrenica,
ma lungi da loro (maggioranze e opposizioni!!!) denunciare la cosa. E questo
proprio per evitare di ledere l’immagine. Lo dovevano fare prima (perché si
sapeva da tempo) o dopo (come hanno fatto gli altri), non certamente durante!!!!
Questo modo di “fare politica“ non dimostra certo Amore per Gioiosa. Ma
l’opposizione lasciamola fare a chi è deputato.
E’ vero, sono
arrabbiata. Per una situazione che mi ha lasciato molta amarezza. Perché Amo
davvero Gioiosa e l’ho dimostrato pienamente. Sono
arrabbiata per una strada che continua ad essere chiusa, per i lavori che ancora
non sono iniziati, per una procedura d’urgenza che non è stata ancora
attivata e Dio sa se lo sarà mai.
Paese di serie B
Altro che riunioni.
Nessuno è riuscito a fare nulla. Non prendiamoci meriti che non abbiamo.
Lasciamo parlare i fatti e le date e non inganniamo la gente con falsi proclami.
Un’altra cosa mi preme
dire, malgrado sembri non avere attinenza con la prima parte. Sembra solo però.
Non ergiamoci a giudice,
poveri cittadini comuni. Non scriviamo neppure lettere quando non siamo deputati
a farlo.
Nel paese si scrive di cose che sono all’Ordine del Giorno in Consiglio
Comunale da non consiglieri, e l’effetto che si sortisce è di mettere in
ridicolo i consiglieri vicini, scatenando poi ridicole e funeste opinioni da
bar, sotto gli alberi, nei saloni e, purtroppo, anche nei salotti.
Come se non avessimo già fatto ridere abbastanza.
Sono arrabbiatissima, ma non sconclusionata.
Sono arrabbiata perché … il perché non ho bisogno di dirlo.
Era un’altra la Gioiosa che volevo e che ci meritavamo, non foss’altro per il duro e proficuo lavoro fatto in precedenza, da chi ha davvero costruito Gioiosa, rendendola celebre nel mondo, come fosse una Star. E non è la solita solfa o il solo termine di paragone. So che le cose mutano. Ma proprio così? E molti altri come me volevano una Gioiosa diversa. Forte, combattiva.

Il maestro della
fotografia Egidio Marziano ha scattato una foto che fornisce bene l’idea di
questo Paradiso Terrestre che mi appartiene, per il quale ho lottato, ma forse
non appartiene a tutti.
Essere gioiosani significa altro.
Amare il proprio paese
significa altro. E noi siamo sembrati solo un fenomeno da baraccone.
La Scellerata