Disadattamento Sociale

Chi sono i bulli e come si diventa e soprattutto perché si diventa.

Nella mia relazione d’aiuto, ciò che è emerso, è che spesso, per motivi di abbandono o di mancanza di punti di riferimento, il ragazzo si trova in una dimensione di disadattamento che trasporta lo stesso verso una situazione di emulazione, ricca di contrasti e vicissitudini di prevaricazione da ricondurre a carenze affettive, laddove il modello educativo è spesso carente o addirittura assente e così a grandi errori educativi.

La trasformazione sociale ha preso il sopravvento.

Vi è una grossa disattenzione al soggetto che manifesta situazioni di disagio e la speranza in un futuro migliore
ovviamente si perde.

I media con il loro “ spirito di collaborazione “ fanno la loro parte, attenzionando in modo molto energico il problema che però sottolineano, sembra non avere possibilità di risoluzione.

La forma di prevaricazione che imperversa e che non da tregua fa la propria parte, facendo si che questa diventi e si trasformi in un capisaldo raggelante.

La famiglia, luogo primario educativo, sembra non accorgersene.

Troppe cose da fare, il proprio Io che non può essere accantonato e “ l’altrui Io “ diventa inesistente. Così lo si avverte in famiglia ed i luoghi ed i contesti dove il giovane-ragazzo-adolescente è inserito sembra consolidare la parte già carente,ma non con dei messaggi positivi, ma con modi, termini e comportamenti sicuramente deleteri.

La carenza affettiva è senz’altro un problema di natura contingente, ma la causa principale è solo dettata da un non esserci e dal non essere considerato.

I genitori si trovano ad essere impreparati in situazioni di scontro e di tensione,

 

laddove mancano le linee guida e la sindrome del genitore perfetto diventa un assillo continuo, tanto da portare sia il figlio che il genitore stesso all’esasperazione.

Ma come bisogna rimediare?

Bisogna colloquiare. Capire il perché. Cercare di andare a fondo senza essere invasivi.

Trasmettere attraverso il dialogo le regole  l’importanza che queste hanno, richiedendo un preciso impegno di coerenza. Bisogna imparare a distinguere tra errante ed errore. Far capire che nessuno sbaglio può essere definitivo se c’è la volontà di cambiare.

 La scuola può fortificare la struttura, in quanto ci si trova a contatto non con il branco, ma con sistemi educativi generalizzati.

Proprio per questo il punto cardine è il senso delle regole. Dare loro delle regole, uguali per tutti. La regola tutela soprattutto i più deboli, ma la stessa deve essere da insegnamento anche a coloro che si intendono i forti e prepotenti, in modo da avvicinarsi all’altro con umiltà, senza limiti invalicabili.

Bisogna anche comprendere che dietro un’azione turbolenta e turbativa vi è uno strano modus pensandi, legato soprattutto ad un esigenza di affermarsi.

 CHI CERCA DI ATTIRARE L’ATTENZIONE SU DI Sé, VIOLANDO LE REGOLE, HA SEMPRE UN DISPERATO BISOGNO DI ATTENZIONI E DI AMORE.

La “Comunicazione silente“ è quella che manda dei messaggi chiari, che sempre, non vengono recepiti.

Se vi fosse Amore e considerazione in famiglia sicuramente molte azioni violente sarebbero attenuate, per la forza dell’Amore che prevarica.

Purtroppo la presa d’atto è una conseguenza della non accettazione, perchè genitori insicuri, con poco senso di responsabilità portato ad autoassolversi dagli insuccessi educativi, e questo non induce a nessuno sforzo per recuperare chi ha sbagliato.

La crisi della società, com’è ovvio, si riversa sulla famiglia.

Mi chiedo: ma cosa succede ai figli del sessantotto? Perché proprio chi sognava l’uomo libero e realizzato, senza mai prescindere dalle regole, ha procreato la generazione di adolescenti più cinica forse che la storia ricordi.

Averli fatti crescere senza divieti e buona famiglia?

Aver così dissacrato il senso della famiglia e della buona famiglia?

E’ stato rilevato come la famiglia sembra essere diventata terreno di scontri in cui le varie componenti fanno a gara nell’accampare dei diritti, ignorando i propri doveri.

Il mancato distacco da parte della famiglia, per cui tanti adolescenti e giovani tardano a raggiungere quella maturità che permette loro di reggersi in piedi da soli o la separazione precoce, il bruciare le tappe, per cui i ragazzi ancora immaturi si staccano dalla famiglia e giocano a fare i grandi, soprattutto in campo affettivo e sentimentale.

La carenza oggi più grave è quella di educatori, di persone che sappiano affiancarsi alla famiglia per insegnare ai giovani i fondamenti della vita, per far si che un giovane possa stare alle regole, darsi dei limiti, magari anche controllare l’istinto di rabbia che nasce dal fallimento o dall’essere scoperti in fallo.

Particolarmente allarmante è la mancanza di educazione all’insuccesso: l’aiuto concreto a valorizzare anche i momenti negativi della vita, trasformandoli opportunatamente in occasioni di maturazione e di crescita.

Il dare ai giovani tutto, senza sforzo, senza futuro e privarli della gioia della conquista, del sogno, dell’attesa del futuro da costruire giorno dopo giorno.

Attiviamoci per questo, genitori, insegnanti, educatori, società. Sovvertiamo le regole sinora adottate.

Avremo sicuramente più controllo e meno dispersione. E sicuramente meno dolori!

la Scellerata