SE ESISTE UNA QUALITA’ DI VITA!
Butto
giù due parole, che formano una catastrofe di pensieri, di riflessioni, di
analisi e la voglia di rimediare a questo cercando la formula giusta, che non è
certo personale, ma che i vari psicologi,sociologi
ne fanno una seria, giustamente, questione di buon vivere.
Da trovare. Ma come?
Chissà, magari,con un po’ di attenzione, forse, potremmo…
Basta
considerare ed accorgersi che ciò che caratterizza l’essere vivente è
riconoscere la propria identità e sapere di averla.
Nel
riuscire a fare questo, secondo la mia visione, ci vuole una presa di posizione
sulla conferma del proprio Io e trovare il modus agendi per ottenere una
comunicazione che nella maggior parte dei casi risulta essere un buon tramite
per stabilire rapporti, scambi, interrelazioni, considerando che se non ci sono
questi interventi la solitudine incombe e diventa l’asse portante nella vita
di ognuno di noi.
Ma la
ricerca di incontro esiste?Solo lo scambio di opinioni, il riconoscimento
dell’Io, il superamento dell’alter –ego ci pone nei confronti dell’altro
in una maniera accettabile e comprensibile, tanto da permettere
l’incontro.Alle volte trovare una modalità di comunicazione attraverso
l’accettazione dell’altro è senz’altro una via eccellente per ritrovarsi,
recuperare la compagnia ed il dialogo anche con se stessi, fonte primaria della
costruzione della propria vita.
E’
proprio percorrendo la via del dialogo e della riflessione che si uniscono
quelle parti tanto incomplete di ognuno di noi, ma forse nessuno si sofferma e
cerca di cambiare questo status, che è motivo o uno dei motivi di
insoddisfazione.
Vero è
che ricercarne la causa, non è certo mia intenzione, ma sperare che questo
messaggio, che a molti apparirà confusionario, sia invece motivo di vedere
oltre e rivedersi.
Quando
siamo sfiduciati, pieni di angoscia, ci rendiamo conto di come questi stati
d’animo che teniamo ben stretti dentro di noi, condizionano i rapporti, di
“buon vicinato”, per usare un’ eufemismo, proprio perché delusi dai
comportamenti altrui…ma è proprio così?
Oppure
questa scusa ci sgrava di quella responsabilità che da voce alla nostra intimità,
a quello che siamo e che non riusciamo a trasmettere?
Quei
vuoti che grossolanamente tendiamo a coprire,a falsificare, a contenere, ad
omettere, senza dare altre possibilità.
Lungi
da me dal fare una vera lezione di psicologia. Ma una riflessione va fatta
sull’impossibilità di guardare oltre il palmo del nostro naso, per scarsa
fiducia, ovvio, o sullo stress, sul non essere cauti,sull’ansia che ci
portiamo dentro che ci agita, ci logora e nello stesso tempo, pur riconoscendone
i sintomi non riusciamo a difenderci da questa. A disfarcene e tutto ciò rende
difficile i rapporti che vengono privati di una natura positiva, creando così
una visione falsata delle persone.
Il non
fidarsi comporta l’isolamento.
Anche
il lavoro e l’immagine sociale ci costringono a “sopportare”…senza
vedere quanti colori o le diverse sfaccettature ha la vita.
Ed
eccoci pronti, all’erta, per trovare il giusto equilibrio? Non credo proprio,
anche se secondo i miei modesti parametri questa carenza nasce, sì da un
consequenziale inopportuno stile di vita, ma anche dalla dipendenza che questo
stile di vita assume in noi.
Ed ecco
qui il punto di svolta. Se si distorce la lettura della realtà attraverso
l’arrivismo, il relativismo, la mancanza di ideologie è ovvio che questi
“non alleati del buon vivere” rendono incompleta la vita, senza punti di riferimento.
Ciò
che siamo e che possediamo, secondo il mio modesto parere lo troviamo in coloro
che incontriamo ed è una
rispondenza che ci aiuta, riconoscendo in quello che incontriamo, in una sola
parola, in un gesto di aiuto…..in una leggera malinconia…noi stessi e così
anche l’altro.
La
possibilità di essere se stessi senza atteggiamenti invalidanti,
anzi….possibilità di costruire dei legami, dati dallo scambio, dalle
emozioni. E’certamente non discutibile la considerazione che per vivere
abbiamo bisogno di serenità, per vivere bene, di una pace interna solida e
stabile che ci lasci gustare il presente che stiamo vivendo.
Il
tanto desiderato “qui ed ora”, senza lasciarci travolgere da quella
mole…..
Anche
perché la vita ci regala di bello e di buono, giorno dopo giorno, seppur con
parsimonia e con generosità scampoli di sereno e raggi di sole, così come le
passeggere nuvole grigie della vita.
Nel mio
lavoro ho avuto modo di ascoltare molte persone logorate dalle tensioni, dallo
stress, da quella conflittualità persistente che si avverte non solo nei
riguardi degli altri, ma anche verso noi stessi, tra la differenza che
intercorre tra la realtà sognata e
quella
vera,
che ci presenta il giorno che nasce.
Dalla
difficoltà a lasciarsi andare,come dicevo prima a
creare dei legami.
Ed è
proprio attraverso il dialogo con me stessa che mi concedo spesso, come una
forma nuova di vitalità, che viene fuori ciò in cui credo e ciò che amo,
proprio perché mi rendo disponibile....e non faccio passare il giorno che muore
senza pormi interrogativi, o godere delle emozioni che colgo, non per
sopravvivere, ma per vivere, per accostarmi a quelle che sono le intenzioni del
Cuore.
Bisogna
camminare anche andando a ritroso nel tempo per solidificare quella opportuna
consistenza di vita che è data dagli incontri, proprio dall’entrare in
contatto con l’altro.
Ma
questo dipende da noi, da quanto siamo disposti ad investire, da quanto siamo
relegati nei nostri possedimenti che ci dimentichiamo dell’altro e come
attraverso il dialogo si diventa amici.
E tutto
viene da se.
Ecco
perché mi prendo tempo.
Per
toccare le stelle, per Amare nuovamente….non ha più senso rimandare….
…..e
tutto con il tempo viene da solo.
Non lo
spingo, né lo assillo.
Mi
limito a seguirne il corso nella piena accettazione dell’altro.
la Scellerata