ENNIO SALVO D’ANDRIA
APPREZZABILE LETTERATO SICILIANO DEL NOVECENTO
  ( a cura del Prof. Giuseppe Costa )

Ennio Salvo D’Andria, nato a Patti (Me) il 15 settembre del 1915, fu il mio professore di Italiano negli anni 1948 e 1949.
Ricorrendo il trentaseiesimo anniversario della sua morte, lo voglio ricordare con un breve, ma significativo profilo.
Il giovane Ennio Salvo frequentò a Patti, negli anni trenta, il Regio Ginnasio e completò, successivamente, gli studi classici a Firenze, dove si occupò di bibliografia e antiquariato del libro.
Sempre a Firenze, a diciannove anni, pubblicò il volume di liriche "Lupesuche", edito dalla Bemporad.
Nel 1939 vinse il Premio Nazionale per soggetti cinematografici con il dramma " I Picciotti Di Gilbirossa", giudicato dal regista cinematografico e teatrale di fama internazionale, Alessandro Blasetti, la migliore opera di quel periodo.
Nel corso degli anni, il legame con la sua terra natia fu sempre vivo: "La sua terra che gli sorride nella città tumultuosa con un fascino di lontananza, di ricordo e di gioia" (G.M.Ponzano).

Il giovane, ormai diventato uomo, era solito, infatti, trascorrere lunghi periodi in Sicilia ed, in particolare, a San Giorgio di Gioiosa Marea - Provincia di Messina; qui soggiornava in una casa degli avi, situata su di un’amena collina, dalla quale si poteva godere di un incantevole panorama e ammirare la lussureggiante vallata di Magaro, il borgo marinaro di San Giorgio con la sua tonnara, il mar Tirreno con lo splendido arcipelago delle isole Eolie, Capo Milazzo, il golfo di Patti e il promontorio roccioso di Tindari, sul quale si erge il maestoso Santuario della SS. Madonna Nera.

Proprio in Sicilia si dedicò, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, alla politica e ad attività sindacali: fu lui a risollevare dalla miseria e dalla schiavitù i marinai della tonnara e del borgo di San Giorgio, facendo ottenere, fra le altre cose, gli assegni familiari per tutti gli iscritti alla cooperativa locale, la prima in provincia di Messina ad avere tale riconoscimento.

Nel 1948, dopo aver ottenuto, per il piccolo borgo di San Giorgio, l’istituzione della Delegazione Comunale fu il promotore della realizzazione del locale cimitero. A tal proposito, particolarmente toccante è il contenuto della lapide affissa all’ingresso del cimitero di San Giorgio di Gioiosa Marea: " Per non dimenticare coloro che nel 1948, facendosi interpreti di una sentita esigenza del paese, con decisa volontà e con spirito di dedizione, riuscirono a superare intralci burocratici e ogni genere di difficoltà per l’edificazione di questo cimitero:

Ennio Salvo D’Andria,
Carmelo Accordino,
Nicola Garito,
Nino Danzì,
Giuseppe Alibrandi,
Biagio Scibilia,
Salvatore Canfora,
Carmelo Cicirello,
Tindaro Agati,
Francesco Spinella,
Antonino Alibrandi,
Giavanni Russo,
Rocco Russo,
Nunzia Russo".

Successivamente, diventato primo cittadino del borgo marinaro di Oliveri, svolse anche lì attività sindacali, tutelando i diritti dei marinai della locale tonnara: a Oliveri dedicò ben 7 anni di intenso lavoro, determinando la modernizzazione di un paese che si presentava squallido, privo di strade, di fognature, di acqua e di farmacia.
Al contempo continuò la sua opera di scrittore: a Firenze nel 1964 fu pubblicato il suo primo romanzo, intitolato "Sicilia Un Giorno", romanzo ambientato a Patti e nei suoi dintorni e ispirato alle memorie della sua prima giovinezza. Tale edizione è stata integralmente distrutta dall’alluvione
dell’Arno del 1966 e se ne trova oggi una unica copia originale presso la biblioteca dell’amico On. Luigi Preti, donatagli da lui stesso.

Pubblicò molti volumi di saggistica e commedie oltre a racconti e articoli politici su quotidiani italiani e europei; inoltre, per molti anni, a Firenze fu giornalista, direttore e redattore capo di giornali e agenzie di stampa.

Ennio Salvo D'Andria con l'attrice di Hollywood Linda Cristian (Madre dell'attrice e cantante Romina Power)

"L’Undicesimo Comandamento" è uno dei suoi ultimi scritti: un’opera ironica e mordace, la cui trama è sorretta da un dialogo vivacissimo, ricco di battute irresistibili, nella quale il Professore Ennio Salvo D’Andria celebra una sorridente, ma feroce vendetta nei confronti delle convenzioni che opprimono la società e dell’apparato burocratico.
Morto nel 1974, in seguito ad una malattia incurabile, oggi riposa, in un modestissimo loculo, in quel cimitero di San Giorgio di Gioiosa Marea che egli stesso volle.
Il Prof. Ennio Salvo D’Andria, uomo di cultura dall’ intelligenza viva, ha trasmesso valori intramontabili quali giustizia, equità, patriottismo, amicizia, solidarietà umana…
E proprio per questo ha lasciato, con il suo esempio e grazie alla sua non esigua produzione letteraria, una eredità che merita di essere tenuta in conto e mantenuta viva per l’uomo dell’oggi e del domani.

V° OSCAR DELLA MODA - Casino de la Vallée, a Saint Vincent Ennio Salvo D'Andria e Romina Power con la madre Linda Cristian

Concludo questo mio breve profilo riportando la lirica "Sicilia", pubblicata all’interno della raccolta La Terra Del Sole a Firenze nel 1935, lirica che rappresenta un inno alla sua terra natia :

Per la tua forza indomita,
per l’impeto feroce della tua natura,
ch’esplode fremente da l’Etna,
t’amo, terra possente.

Pei i tuoi grandi geni
che imperano ancora incontrastati
infondendo il loro spirito
ai grandi figli,
t’amo, patria dell’arte

Per il sentimento nascosto
che freme, che bolle,
che brucia i petti della tua gente,
soli adoratori ormai
del canto di Teocrito,
t’amo terra dei vati.

Per le tue strane leggende
d’amore
create da un genio divino,
t’amo, terra di sogni.

T’amo per le tue dolci stagioni,
per l’incanto infinito dei tuoi paesi,
per le brezze olezzanti di mare
che ci bruciano il cuore,
per il tuo sole feroce
che indurisce la pelle
e rafforza lo spirito.

T’amo per l’incanto divino
delle tue notti di luna,
ma più t’amo perché hai dato al mondo
prodigi di valore.

Perché mai tollerasti il dominio
della gente straniera
con la tua fierezza indomita,
Terra dolce e possente
dei Vespri e dei Mille.

Ennio Salvo D’Andria
(In arte Livio D’Andria)

"Perché egli l’ama tanto la sua Isola?
Perché è tutta fuoco, perché è terra d’arte, d’amore, di sogni,
di bellezze, di valore, di patriottismo. Così egli giustifica ciò che non si può giustificare: l’amore di terra natia".
(G.M.Ponzano)

Messina, 22 Novembre 2010 Prof. Giuseppe Costa