Stralci dell’intervento di Vinciguerra d’Aragona al Convegno sulla Pace dell’11 gennaio 2003 tenutosi presso il Salone della Chiesa di Gesù Buon Pastore a Gioiosa Marea a conclusione di una serie di incontri avuti con gli studenti e nel pomeriggio della Giornata della Pace e che ha visto i ragazzi delle Scuole dei comuni compresi tra Patti e Capo d’Orlando sfilare per le vie di Gioiosa Marea.

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"Scopo del mio campo di ricerca, ovvero la “risoluzione dei conflitti”, è quello di contribuire alla creazione di un mondo salvo dai conflitti. La ricerca è quindi soprattutto sulla risoluzione preventiva dei conflitti e sulla ricerca dei mezzi d’intervento più idonei. Il tutto è rivolto all’individuazione di quegli strumenti da adottare prima che un conflitto superi la cosiddetta soglia della violenza, ovvero passi da uno stato di latenza allo stato di conflitto manifesto. L’obiettivo finale è fornire dei dati, ovviamente facendo riferimento ai passati conflitti e guerre, per prevenire altri conflitti [...]

Purtroppo la storia recente è costellata da una serie infinita di conflitti violenti, sottolineo violenti perché non tutti i conflitti sono violenti ed anzi talvolta i conflitti (base del pluralismo) sono utili. Ma la storia recente è pure costellata da una serie infinita di “opportunità perse”. E pare ovvio citare il caso della recente ultima vicina guerra dei Balcani.

Le “opportunità perse” , cioè i non interventi, perché il conflitto era visto come troppo lontano o perché si voleva aspettare, sono innumerevoli:

a)      prima dello scoppio della guerra: la campagna scatenata dai media serbi; un documento programmatico (redatto nelle università), il famoso “manifesto”, che invitava alla creazione della grande Serbia; la militarizzazione di alcune zone e la smilitarizzazione di altre; la serbizzazione dell’esercito;

b)      ad inizio conflitto: nessuna seria risposta ai massacri di Vukovar e l’onta della fuga dei caschi blu dell’ONU da Sebreniza con conseguente abbandono dell’enclave musulmana ai paramilitari serbi;

c) a conflitto avanzato: il carattere asimmetrico dell’embargo, che difatti favoriva i serbi danneggiando le altre due etnie; la creazione del Tribunale Internazionale per i Crimini di Guerra nell’ex Jugoslavia con ancora Milosevic al potere (Reychler:1999).

Questo è un esempio di dati che bisogna analizzare, per quanto possibile, in uno studio che vuole la prevenzione dei conflitti [...]

Quanto invece a me, il mio campo di ricerca è uno studio comparato tra Irlanda del Nord e Palestina. In Irlanda ho passato due anni, mentre da altri due continuo i miei studi presso l’università Cattolica di Lovanio in Belgio, comunque non è di questo che voglio parlare in questa sede.

Dirò invece di un progetto che da qualche anno stiamo promovendo e di cui oramai parliamo in ogni convegno. Ed è stato questo uno dei temi più dibattuti nei vari incontri promossi dal Comitato pro Erigenda Campana di Antillo. Parlo della creazione in Sicilia di un Centro Studi sulla Risoluzione dei Conflitti, un Centro Studi sulla Pace, la cui idea ha destato notevole interesse ed il consenso dello stesso Rettore dell’Università degli Studi di Messina, che in prima persona, ad Antillo, ha significato l’attenzione che l’Università vuole dare. Data oltretutto la cronica carenza italiana (se si escludono alcuni centri sul peacekeeping ed alcuni sui diritti umani) l’area di ricerca è negletta [...]

Ed infine parliamo di questi incontri avuti con gli studenti delle varie scuole dell’hinterland (da Patti a Capo d’Orlando). Il messaggio che ai ragazzi delle scuole si è voluto trasmettere è stato molto semplice, e tale non poteva che essere.

Si è così spiegato che noi viviamo in un mondo che è difatti paradisiaco, pur tenendo conto delle varie violenze che da noi si compiono; il nostro è però un mondo che ha lottato per diventare tale e tale non era il nostro mondo appena 60 anni fa. Parlo della mia Sicilia, che è parte della mia Italia, che è parte della mia Unione Europea, dove la risoluzione violenta dei conflitti tra stati appare oggi impensabile, per cui ho spiegato come tra Francia e Germani, o tra Portogallo e Spagna, non si pone più il problema della risoluzione violenta dei conflitti, ma tutto rientra nei parametri che il processo di democratizzazione ha prodotto [...]

Ovviamente ho spiegato che non è così altrove, a cominciare dalla vicina Algeria, passando poi per la Palestina e via via in Asia, e purtroppo ho detto che non è così nemmeno in alcuni luoghi della nostra Europa, a cominciare dall’Irlanda del Nord, dove i ragazzini stessi vivono i problemi di una discriminazione dettata dalla religione. Ho detto anche che spesso la religione e la politica si confondo, ma anche che alla fine sono i soldi a dettare le condizioni e di recente è purtroppo il petrolio [...]

Con i ragazzi abbiamo discusso, l’abbiamo fatto perché questa manifestazione ha quali protagonisti i ragazzi e solo i ragazzi, mentre il resto è destinato ad essere scordato e spesso è solo coreografia, mentre i ragazzi non scorderanno più questo giorno.

Degli incontri ricordo una domanda, formulata da una ragazzina che stava seduta in prima fila, attentissima, alla “Pirandello” di Patti. La ragazzina chiese: “Ma secondo lei Bush farà la guerra a Saddam?”.

Una frase la cui semplicissima costruzione spiazzava. La ragazzina aveva metabolizzato la parola Bush, capo indiscusso del fronte armato contro l’Iraq, non aveva metabolizzato gli Stati Uniti d’America o il Regno Unito o meglio l’Organizzazione delle Nazioni Unite, ma Bush, ed allo stesso modo aveva individuato nel nome Saddam (nel vezzeggiativo), non in Saddam Hussein o nel presidente dell’Iraq o semplicemente nell’Iraq (ente di diritto internazionale libero ed indipendente), un nome per creare il nemico [...]

Speriamo di aver dato un contributo e speriamo inoltre di poter continuare con le scuole a parlare di pace, a parlare di pace e non di guerra per gli anni a venire".

    Vinciguerra d’Aragona

                                                                           Capitano d’Arme  

 

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Cari frequentatori del sito dei “Gioiosani”,

volevo comunicarvi la mia grande gioia perché giorno 11 gennaio 2003 si è finalmente materializzato un sogno.

Se ne era parlato l’estate scorsa con alcuni amici, gli amici ne hanno nel mentre parlato con altri amici, e col tempo si è finalmente concretizzata l’idea.

Giorno 11 gennaio 2003 ci è tenuta la prima 
Marcia per la Pace” a Gioiosa Marea.

Trattasi di un evento che potrà avere, come sta già avendo, valenza nazionale.

Nei giorni precedenti, dal 7 al 10 gennaio, sono state incontrate le Scuole Medie Inferiori e Superiori dei plessi scolastici situati nei comuni di Brolo, Piraino, Gioiosa Marea e Patti. Le scuole tutte hanno partecipato alla “Marcia”.

Giorno 11 mattina, alle 9.30 circa, due cortei, con partenza l’uno da Zappardino di Piraino e l’altro dalla zona Skino di Gioiosa Marea, si sono diretti verso il lungomare Canapè
 (donde tra l’altro il nome del nostro “forum”) di Gioiosa Marea.

Dal Canapè di Gioiosa Marea i due cortei, oramai riuniti, si sono incamminati per la salitella che scorrendo la via Mazzini sono giunti fino a Piazza Santa Maria di Tutte le Grazie (ovvero Piazza Municipio).
 

Verso le 12.00, Padre Salvatore Danzi in rappresentanza dell'influenzato  Vescovo della Diocesi di Patti ed i Sindaci dei Comuni di Gioiosa Marea,Piraino,Brolo e Ficarra hanno salutato i partecipanti alla Marcia.

Nel pomeriggio, presso i locali del salone parrocchiale della Chiesa di Gesù Buon Pastore di Gioiosa Marea si è tenuta una conferenza sui temi della “Pace”, con partecipanti delle Università di Messina e di Lovanio, della Commissione Parlamentare Antimafia, del Sindacato Confederale Nazionale, della Tavola per la Pace di Assisi, del Forum Enti Locali per la Pace, nonché con i sindaci dei comuni di Brolo, Piraino, Gioiosa Marea, Patti ed Antillo (il cui comune è da decenni in prima fila in difesa della pace).

L’idea è quella di fare di Gioiosa Marea una “Città per la Pace”, prima in provincia di Messina, e purtroppo tra pochissime in Sicilia.
 E Gioiosa Marea potrà così aderire al Forum Italiano degli Enti Locali per la Pace, previa una delibera del Consiglio Comunale che, promotore il Presidente dello stesso Consiglio, giungerà nella prossima riunione.

Un'altra associazione gioiosana, “Progetto33”, sta raccogliendo le adesioni (al sito dell’associazione “Progetto33” ci si può collegare direttamente dalla home page di “Gioiosani”).

Quanto a me nello specifico, Vinciguerra d’Aragona, Capitano d’Armi in Jojusa Guardia, ci sono stato e sono partito a piedi  dal mio castello.

Credo che nel marasma generale della politica internazionale, ahimè asservita agli interessi di alcuni stati ricchi, l’Organizzazione delle Nazioni Unite, sia pure talvolta soggetta agli interessi dei più ricchi, rimane baluardo di democrazia e pilastro per i vari processi di democratizzazione. Credo in un mondo equo, eguale per tutti gli stati del mondo: e credo quindi che bisogna dare forza alle Nazioni Unite che spesso sono troppo deboli, deboli anzi a tal punto che talvolta non possono neanche fare rispettare le loro risoluzioni in tutti i posti!

Mi si dirà che il contributo è minuscolo, ma tanti minuscoli contributi fanno un contributo più grande: di cui i governi non potranno non tener conto.

Poiché noi siamo parte della nostra Isola che è parte della nostra Italia che è parte della nostra Unione Europea che è isola di pace nel mondo. Per cui abbiamo la fortuna di vivere in un mondo che si è abituato a vivere, riconoscendo e metabolizzando negli anni fino a istituzionalizzarla, la risoluzione pacifica di ogni conflitto che tra le sue variopinte parti può sorgere. Ma questo era credetemi impensabile a metà secolo!

 Eppure, se si è fatto nella nostra Europa perché non farlo in tutto il mondo?!

Questo potrà essere il nostro contributo. Anche se minuscolo.

                                                                   Vinciguerra d’Aragona

                                                                           Capitano d’Arme