Questa libricino, realizzato nel 1995, rappresenta un punto di partenza per tutti gli appassionati di TREKKING ( turisti e non )  che scopriranno grazie ad esso il magnifico territorio Gioiosano.
Il libro è stato curato da Caterina Otera, Bruno Lena, Saro Spanò e Tonino Coletta che, con il patrocinio dell'Amministrazione Comunale di Gioiosa Marea, hanno regalato alla collettività questa importantissima opera, curandone testi e disegni.

I nostri personali complimenti agli autori.

 

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GUIDA A SEI PERCORSI

DI TREKKING NEL TERRITORIO DI 
GIOIOSA MAREA  
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    Gioiosa Marea

- A CURA DI : TONINO COLETTA, SARO SPANO', CATERINA OTERA, BRUNO LENA -

CON IL PATROCINIO DEL COMUNE DI GIOIOSA MAREA

PRESENTAZIONE

  Il territorio di Gioiosa Marea costituisce un patrimonio naturale di rilevante importanza, per la peculiarità del paesaggio, unica nel suo genere nell'intera area costiera dei Nebrodi. La presenza di forme geologiche e morfologiche particolari, associate alle bellezze faunistiche e floristiche, evidenziano l'importanza che assume la tutela e la valorizzazione di un territorio così ricco, preservandolo da ogni manomissione che possa compromettere la qualità del paesaggio, ricchezza  ormai rara in un contesto ampiamente deturpato. La presente guida è stata realizzata per consentire di approfondire la conoscenza del territorio di Gioiosa Marea; la realizzazione della nuova viabilità carrozzabile, se da un lato ha consentito una migliore vivibilità delle nostre campagne, dall'altro ha fatto dimenticare la fitta rete di trazzere e viottoli, più o meno importanti, che univano vari punti del territorio; alcune di queste vie di comunicazione avevano interesse regionale, quali li regie trazzere. La guida si articola in due parti, nella prima si descrivono brevemente i caratteri fisici del territorio, la flora e la fauna osservabili, inoltre, si sintetizza la storia di Gioiosa per consentire all'escursionista di leggere il territorio nella sua globalità naturale e antropica. Nella seconda fase si passano in rassegna gli itinerari nel dettaglio indicando per ognuno il percorso, la durata, il grado di difficoltà e le soste più importanti. Tutti gli itinerari proposti sono stati controllati dagli Autori, al fine di avere indicazioni circa il loro stato e il grado di difficoltà.

San Giorgio - palascarmo

PARTE GENERALE

STORIA  

Gioiosa Marea, ridente cittadina balneare, deve le sue origini a Gioiosa Guardia antica comunità agricola fondata nel lontano 1364 su un'altura a 828 metri sopra il livello del mare. Dai ruderi del vecchio centro, è possibile ancora oggi spaziare con lo sguardo da Monte Pellegrino, alle Isole Eolie, a Capo Milazzo, ai Nebrodi fino all' Etna. Queste sua posizione strategica ebbe molta importanza nella sua storia. Punto di osservazione e di "guardia" (da qui il nome), fu importante per la difesa delle popolazioni della costa dai continui saccheggi dei pirati. La storia ufficiale di Gioiosa Guardia inizia nel 1094, quando dopo la cacciata degli arabi, il conte Ruggero donò, in qualità di possesso feudale, all'abate Ambrogio del monastero di Patti, la zona del Monte Meliuso (come veniva chiamato dagli arabi). Questa pratica corrente disobbligava i regnanti per appoggi militari o politici ricevuti e consentiva, inoltre, una più capillare colonizzazione ed organizzazione statale del territorio. Nel 1361 Vinciguerra Aragona, come premio per i servigi prestati, ricevette dal re la capitanìa a vita di Patti e il diritto di costruire torri e fortezze e di concentrarvi intorno comunità contadine. Nel 1364 iniziarono sul monte Meliuso le costruzioni delle prime case e della Chiesa del Giardino (in seguito ingrandita e chiamata Santa Maria delle Grazie). Nel contempo ebbe origine un interminabile conflitto tra potere religioso da una parte e potere nobiliare dall'altra che si protrasse fin dopo l'abbandono di Gioiosa Guardia e si definì solamente nel secolo scorso con l'abolizione dei diritti feudali. Pur di prevalere, nella diatriba,  sulla parte avversa fu adoperato ogni mezzo, dalla scomunica papale allo scontro fisico, ma la giustizia ufficiale favorì sempre, in un modo o nell'altro, il vescovado. Infatti nel 1397 dopo avere sconfitto in battaglia il vescovo di Patti Bartolomeo, re Martino demanializzò Gioiosa Guardia decretando la fine del potere vescovile, ma due anni dopo per ordine di Federico III il dominio della capitanìa torno al vescovo. Nel 1442 il Gubbio (Gurbs) ed i suoi seguaci insorsero contro il vescovo di Patti a causa del suo diritto di eleggere il capitano di Gioiosa e, ancora una volta, per deliberazione del re (Alfonso), il vescovo ebbe la meglio mantenendo i diritti di elezione degli ufficiali e del giudice ma soprattutto, vero nodo della questione, quello di riscuotere tributi e decime. Intanto la città cresceva demograficamente sia per il fiorire dell'agricoltura sia per lo spostamento delle popolazioni dalla costa verso l'interno per sfuggire alle sempre più frequenti scorrerie dei saraceni. Per prevenire fatti analoghi a quello occorso alla città di Patti quando nel 1544 il pirata Ariadeno Barbarossa la saccheggio, asportando per poi fonderle e farne cannoni  le campane, cominciò (come in tutta la Sicilia) la costruzione, nei punti nevralgici della costa, di torri di avvistamento. Fra esse ricordiamo quelle di Ciappe di Tono e di San Giorgio, dove esistevano comunità di pescatori, e quella di Calavà la cui sorveglianza era affidata quotidianamente a due uomini, uno di Gioiosa e l'altro di Patti, la qual cosa consentiva, in caso di pericolo, all'uno di restare di vedetta e all'altro di dare l'allarme. La crescita urbanistica e di popolazione del paese continua al punto che Gioiosa supera in numero di abitanti la stessa Patti. Ciò durerà fino alla fine del XVIII° quando le mutate condizioni di sicurezza della costa per la fine delle scorrerie saracene e l'esodo della popolazione nel nuovo sito ridaranno a Patti il suo antico primato. Intanto la disputa fra terrazzani e vescovado di Patti continuava fra delibere della Gran Corte (1635) che sancivano la mancanza di autorità da parte del vescovo di eleggere gli ufficiali (amministratori) di Gioiosa, l'inosservanza di tali sentenze da parte del vescovo e le petizioni cittadine per denunciare tale situazione (1693, 1696). La popolazione oltre alle angherie degli uomini subisce, nel 1693, le conseguenze del primo di una serie di sismi che si abbatteranno sulle povere abitazioni dei contadini del Meliuso. Con il dominio sabaudo sull'isola, come conseguenza del conflitto tra i Savoia e il Papa, Gioiosa riuscì per un breve periodo (fra il 1713 e il 1724) ad eludere il pagamento delle decime fin quando, in cambio della Sardegna, subentrarono in Sicilia i cattolicissimi Borboni che riconfermarono con un editto (1738) i diritti sulle decime in favore della chiesa  a scapito della popolazione; proprio nel 1738, anno infausto, si registra il secondo grosso terremoto. Nel 1771 la Giunta di Sicilia in Napoli limitò i diritti giurisdizionali del vescovo di Patti confermandone però il diritto a riscuotere le decime sulle produzioni. Comincia a maturare intanto la decisione di trasferire il paese altrove. Le spinte definitive all'esodo vengono date dal terremoto del 1783 che rase al suolo il paese, dalla carestia e dall'invasione delle cavallette dell'anno successivo ma anche da motivi economici quali il declino dell'attività serica, che era stata il sostentamento per secoli della fragile economia della zona, e l'esenzione quindicennale dalle imposte per favorire la ricostruzione post-sisma. Comunque l'esodo fu segnato prima da una disputa sulla scelta del nuovo sito, Ciappe di Tono, nelle adiacenze della foce del Torrente Zappardino, o Contino, località nei pressi di San Giorgio, Gioiosa Marea testimonia che si scelse la prima soluzione, e poi dalla volontà di non abbandonare quello che era stato per più di quattro secoli un sicuro rifugio. Avuta l'approvazione del Governo, lo spostamento della popolazione durò circa un ventennio infatti agli inizi del secolo scorso, Gioiosa Guardia, era ancora abitata; ma non tutta la popolazione di trasferì sulla costa,  parte rimase nelle campagne dove aveva la terra dando così vigore alle innumerevoli contrade che caratterizzano il territorio di Gioiosa. Il nuovo paese, in virtù della posizione, assunse il nome di Gioiosa Marea e a partire dal 1788 inizierà la sua crescita con l'edificazione della chiesa di San Nicola (1795)  e di tutti gli edifici civili e religiosi che già esistevano sul monte, costruzioni talvolta realizzate con le stesse pietre.  Man mano che Gioiosa Marea si riorganizza organicamente come paese si realizzano le prime opere pubbliche,  si aprono le prime botteghe, si trafora Capo Calavà e si realizza la strada carrabile che porta a Messina e a Palermo, e la ferrovia Siamo già nel 1892 ed è storia dei nostri giorni. Di Gioiosa Guardia, paese di tremila abitanti, cinta di mura già nella metà del XVII° secolo, collegata alla Sicilia da trazzere che conducevano a Randazzo, Patti Marina e Calavà e nel quale si contavano più di dieci chiese, oggi non restano che ruderi.

 

    PAESAGGIO GEOLOGICO

  Il territorio comunale di Gioiosa Marea si colloca lungo il versante tirrenico della provincia di Messina. La morfologia è particolarmente aspra con rilievi collinari dai versanti ripidi e incisi da frequenti corsi d'acqua a carattere torrentizio. Limitate pianure costiere, come San Giorgio e altre sottilissime strisce, lasciano subito il posto a versanti scoscesi che in certi punti della costa costituiscono delle ripide falesie a picco sul mare. Così a Gioiosa Marea in un breve spazio si passa da quota 0 dal mare a quota 1.013 di Monte Centarberi. L'assetto morfologico è legato alle litologie affioranti, alle azioni tettoniche che hanno deformato e sollecitato le masse rocciose. L'area si colloca  dal punto di vista geologico strutturale nel Complesso Calabride, unità che interessa l'intero arco Calabro-Peloritano. Affiorano in prevalenza terreni metamorfici, cioè rocce che hanno subito trasformazioni fisico-chimiche per le forti azioni dinamiche che hanno interessato il settore; di conseguenza Gioiosa Marea si colloca in quella striscia più o meno ampia che è stata compressa per le enormi spinte che hanno portato il continente Africano a convergere verso l'Europa. Il paesaggio geologico è quindi vario ed interessante, anche un osservatore meno esperto può percepire, dalla sua visione , quali siano state e quali sono le forze di dinamica endogena che hanno sollecitato questa regione della Sicilia. Le rocce che si possono osservare durante gli itinerari sono quasi tutte di origine metamorfica, con grado di metamorfismo variabile. Si passa da filladi-scisti filladici a micascisti e gneiss, questi ultimi spesso attraversati da filoni pegmatitici-aplitici più chiari. Capo Calavà merita qualche notizia in più. Formato da un grosso dicco pegmatitico alto 137 m., dalla parte del mare presenta pareti quasi verticali, con una verticalità massima sul lato orientale. Alla base di Capo Calavà si aprono diverse grotte, dovute all'erosione marina e attualmente in parte riempite da ghiaia e sabbia. L'abitato di Gioiosa Vecchia è posto su calcari cristallini (marmi) come parte dell'abitato di Gioiosa Marea. In seno a tali rocce è frequente l'azione erosiva dell'acqua (fenomeni carsici), ed è proprio grazie a questi fenomeni che si è venuta a formare la grotta che si rinviene nei pressi della stazione ferroviaria. Grotta ricca di stalattiti e stalagmiti, sede di ritrovamenti del XV° secolo A.C..  

 FLORA E FAUNA

  Gioiosa presenta una grande varietà di ambienti naturali concentrati in poche decine di chilometri quadrati. La fascia costiera e delle fiumare basse è costituita da macchia mediterranea; macchia mista, in quanto spesso vi fanno apparizione specie non tipiche frammiste di alberelli e arbusti sempreverdi che rappresentano in varie zone una vera e propria vegetazione di sostituzione agli interventi antropici. Nelle vallate e nelle zone umide (alla sorgente dello Zappardino e di altri torrentelli), e in terreni alluvionali, si incontrano pioppi, canneti, salici, l'elicriso, l'equiseto, macchie di rovi, cardi ed altri elementi tipici dei valloni. Sui costoni tormentati di Monte Castelluccio, Monte Centarberi, Monte Gioiosa e a discendere fin quasi sulla Rocca Calavà,si possono notare tipiche forme di vegetazione rupicola che bene si presta a quelle condizioni di siccità e di esposizione ai venti (maestrale, ponente e tramontana). La ginestra spinosa, la ginestra odorosa, le felci, l'erica, il lentisco, il sommacco, il blopeuro, la ruta Chalepensis, l'Ampelodesma Mauritanica (disa), ecc. formano un tappeto erboso ideale per il pascolo. I boschi; composti prevalentemente da querce sempreverdi, sughereti, lecci, ontani, robinie e roverelle, rappresentano il 20% del territorio comunale. Un discorso a parte meritano i boschi di castagno da legno e da frutto (Castanea sativa) ed i noccioleti che coprono ampie superfici anche su declivi scoscesi. Tali colture agrarie insieme agli agrumeti delle vallate, agli uliveti, ai vigneti, ai frutteti misti ed alla cerealicoltura hanno dato fonte di sostentamento di intere generazioni. La fauna trova tra i carnivori il gatto selvatico, la donnola (beddula) e la volpe queste ultime due specie rappresentano il terrore dei pollai domestici; tra gli erbivori la lepre, il coniglio, l'istrice; tra i roditori il ghiro e il riccio (dai movimenti notturni).I rettili sono rappresentati in massima parte da lucertole, dal biacco e da bisce d'acqua. Lungo i torrenti e nelle zone umide è facile imbattersi in una moltitudine di girini accompagnati nelle ore notturne dal gracchiare delle rane e granchi d'acqua dolce, che di tanto in tanto  fanno capolino sotto le pietre alluvionali. Più ricca e variegata si presenta la categoria degli uccelli; corvi reali, cornacchie, gazze ladre, il capovaccio, il barbagianni (fuano), la civetta (zzivittula), la poiana, il gufo comune, il lanaio sono facilmente avvistabili sulle rocche di Monte Gioiosa e sui declivi di Monte Centarberi. Mentre la macchia e il bosco sono l'habitat ideale del merlo, delle varie specie di picchio, cuculo, pettirosso, scricciolo, cinciallegra, allodola ecc.. Molte altre specie si avvistano durante il passo primaverile ed il passo autunnale, in questi periodi è facile vedere il volo alto ed angolare delle gru ().

  GLI  ITINERARI

ITINERARIO 1 (colore verde)

 

CALAVA'  -  SCOGLIO NERO  -  FETENTE

 

Informazioni generali sull'itinerario

Presumibilmente questo sentiero sarebbe un tratto della via Consolare Pompea realizzata in epoca romana per favorire lo spostamento lungo il versante tirrenico dell'isola da est verso ovest. Il percorso inizia in corrispondenza di Villa Giulia di Capo Calavà, al Km 86,400 della SS 113. Si snoda a mezzacosta lungo la Regia Trazzera "costiera" che consentiva ai viandanti di un tempo di oltrepassare la rupe di Capo Calavà e di dirigere verso Patti. Si passa su ripide falesie, fino a raggiungere lo Scoglio Nero e poi giù fino alla località Fetente, ritornando sulla SS 113 al Km 84,100.

DURATA ORE :  tre ore

GRADO DI DIFFICOLTÀ :  basso

 

Descrizione dell'itinerario

Raggiunto il Km 86,400 della SS 113 nei pressi del ponte sul Torrente Calavà, si trova l'imbocco della trazzera. Nel primo tratto si attraversa un boschetto di querce da sughero, osservando sulla sinistra la spiaggia di Capo Calavà. Lungo il percorso si passa dietro il villaggio turistico, il sentiero è frequentemente lastricato in pietra, segno evidente dell'importanza della via che, attraversando la fiorente macchia mediterranea, conduceva alle città poste lungo la costa tirrenica. Raggiunta la sella di Capo Calavà, si trova un quadrivio, prima di proseguire con direzione est (verso Patti), vale la pena di soffermarsi a contemplare l'imponente massiccio granitico-pegmatitico di Capo Calavà, unico nel suo genere nella Sicilia; è possibile, ai più esperti, e con molte cautele raggiungere la vecchia torretta posta in cima al Capo. Dopo questa sosta si riprende la trazzera principale,  proseguendo lungo il versante orientale di Calavà, in basso la spiaggia del "Bue" e la falesia continua fino allo Scoglio Nero. Il primo tratto percorre un tracciato a mezzacosta in un versante scosceso ed impervio, con pareti rocciose verticali e spesso franose, sotto la baietta del "bue", una sottile striscia di sabbia, che si assottiglia verso il Capo Calavà. Proseguendo si raggiunge una diramazione, si prende il tratto a valle, dopo circa 400 metri  si raggiunge la parte alta dello Scoglio Nero, qui si trova un boschetto di eucaliptus e pini di recente impianto. Voli radenti di gabbiani reali, che formano una colonia negli anfratti del capo, di corvi imperiali e falchi accompagnano il cammino. Giunti in prossimità dello Scoglio Nero si apre la baietta della Fetente, da qui  si inizia la discesa seguendo il sentiero e la segnaletica, fino a raggiungere la SS 113 al Km 84,100, fra una macchia mediterranea spesso continua e impenetrabile. Questo itinerario fino a poco tempo fa veniva utilizzato dagli abitanti delle contrade Galbato, Rocca e Ringata per raggiungere il paese di Gioiosa, dove spesso ci si recava solo di domenica per acquistare suppellettili, vestiti e alimenti, cose che non si potevano ricavare dal lavoro dei campi.

  ITINERARIO 2  (colore rosso)

GIOIOSA VECCHIA  -  CAPO CALAVA'

Informazioni generali sull'itinerario

Raggiunta la sommità di Monte Gioiosa, percorrendo le strade provinciale e comunali di Gioiosa Marea, si trovano i ruderi del vecchio centro abitato di Gioiosa Guardia. Effettuata una breve visita ai ruderi, si inizia la discesa verso Capo Calavà, percorrendo la vecchia Regia Trazzera che si articola lungo il ripido crinale che unisce Gioiosa Vecchia (Serro Croce, Monte Palombaro, Monte Pizzicalori) con Capo Calavà. I panorami sono innumerevoli, a nord le Isole Eolie, a sud i Monti Nebrodi (Rocche del Crasto, Monte Soro) e l'Etna, a ovest la costa sicula fino a Monte Pellegrino, a est il golfo di Patti, Capo Milazzo e i monti della Calabria. Raggiunto Capo Calavà (quota 100 m.s.l.m.) si scende fra voli di falchi, corvi imperiali e gabbiani reali fino alla SS 113.

DURATA : quattro ore

GRADO DI DIFFICOLTÀ : medio

 

Descrizione dell'itinerario

Seguendo le indicazioni che conducono a Gioiosa Vecchia si raggiunge il colle su cui sorgono i ruderi del vecchio abitato di Gioiosa Guardia. Per effettuare questo itinerario si consiglia di lasciare un mezzo nella zona d'arrivo e farvi accompagnare nella zona di partenza.

Prima di iniziare la discesa, si sale su fra i ruderi di Gioiosa Guardia. Suggestivo è il paesaggio che ci circonda, irreale l'atmosfera fra i ruderi abbandonati, vale la pena soffermarsi a curiosare, immaginando la vita quotidiana che scorreva tra queste pietre. Nel pendio nord-est del Monte Meliuso è stato scoperto un abitato di notevole importanza soprattutto per la consistenza e lo stato di conservazione delle strutture murarie, queste presentano particolari e accurate tecniche di costruzione e, in alcuni tratti, sono conservate fino ad oltre due metri di altezza. I materiali ceramici recuperati si datano al V° secolo A.C., anche qui si consiglia una sosta. Dunque un abitato che denumera la presenza greca in una zona particolarissima che domina tutto il golfo di Patti.. Si ritorna giù e si inizia la discesa a nord, verso il mare. Si cammina lungo il crinale che delimita i due versanti del territorio di Gioiosa , la trazzera è evidente e a tratti costeggia un muretto di pietra a secco che ne delimita un lato; dopo circa un'ora di cammino si raggiunge la contrada Palombaro (passando per Serro Croce e il Monte Palombaro). Qui si attraversa la S.P. passando di fianco alla chiesa (Tindarello), seguendo la strada carrabile asfaltata e lasciandola un centinaio di metri dopo, seguendo lo stretto crinale, si prosegue per Monte Pizzicalori fino a raggiungere Capo Calavà; da qui dopo una breve sosta si riprende il cammino verso Gioiosa Marea, seguendo la trazzera con direzione ovest che conduce alla SS 113 al Km 86,400.

Lungo il percorso si incrociano alcune strade, in ordine, nella zona Palombaro la provinciale che dalla contrada San Leonardo conduce a Sorrentini e Montagnareale e sopra Calavà la strada provinciale che da Santo Stefano conduce a Galbato e Patti. Questi incroci possono consentire di spezzare il percorso e di effettuarne alcuni tratti.

ITINERARIO 3 (colore arancio)

FRANCARI  -  GIOIOSA VECCHIA  -  FRANCARI

  Informazioni generali sull'itinerario

Numerose sono le contrade di Gioiosa , questo rende il territorio comunale intensamente abitato. Questo stretto rapporto del Gioiosano con la terra è legato alle origini prevalentemente contadine della popolazione. Abbandonata Gioiosa Guardia, non tutti si trasferirono lungo la marina, molti restarono in campagna fondando le numerose contrade distribuite lungo tutto il territorio, da ciò le peculiarità del paesaggio agricolo Gioiosano. Raggiunta la Chiesa della contrada di Francari si inizia la risalita del pendio lungo stretti viottoli e attraverso la campagna verso Cozzo Rocca Bianca, da qui si continua per il Monte di Gioiosa (828 m.s.l.m.) addentrandosi fra i ruderi di Gioiosa Guardia.

DURATA : quattro ore.

GRADO DI DIFFICOLTÀ : medio.

 

Descrizione dell'itinerario

 

Per raggiungere Francari bisogna risalire il Torrente Zappardino fino al bivio di Francari-Maddalena dove seguendo la segnaletica si raggiunge la Chiesa di Francari. Nei pressi della chiesa, lasciata la macchina, inizia l'itinerario; si salgono le scale poste subito dietro la chiesa percorrendo il sentiero fino alla strada asfaltata, qui si gira a sinistra fino al primo bivio a monte. La strada si inerpica fra le abitazioni della contrada; nei pressi delle case Lena (vedi cartina) si devia verso destra seguendo prima la strada carrabile sterrata e dopo circa cento metri si imbocca il viottolo, seguendo la segnaletica, che si snoda all'interno di noccioleti e castagneti. Dopo una breve marcia si raggiunge la stradella carrabile che percorsa verso nord (verso il mare) ci conduce a Monte di Gioiosa passando per Cozzo Rocca Bianca. Questo tratto di itinerario è parzialmente su strada asfaltata che va seguita sempre con direzione nord.  Arrivati nei pressi della recinzione che delimita un'area di pertinenza della Regione si lascia la strada carrozzabile e ci si inerpica lungo il crinale panoramico raggiungendo la sommità del Monte di Gioiosa. Progressivamente ci si avvicina al vecchio abitato di Gioiosa Guardia, transitando fra i ruderi si possono ammirare a nord le Isole Eolie, con Vulcano più evidente e più vicina delle altre isole. Deviando dal percorso si possono visitare gli scavi archeologici in prossimità del monastero posto alle pendici del monte. Visitati i ruderi si continua scendendo lungo il sentiero alla contrada Fico che si trova ad ovest del monte; da qui si prosegue sulla strada asfaltata verso sud attraversando alcune vallate e le contrade di San Biagio e Casale fino ad arrivare al punto di partenza. Nei mesi di luglio e agosto l'origano, ormai ricco sprigiona un odore gradevolissimo.

  ITINERARIO 4 (colore giallo)

PORTELLA SANTA DOMENICA - MONTE CENTARBERI

Informazioni generali sull'itinerario

Questo percorso si snoda lungo i crinali più interni del territorio di Gioiosa Marea. Dalla località Portella Santa Domenica si raggiunge Monte Centarberi (1013 m.s.l.m.) quota più alta del Comune. Da qui, è possibile raggiungere, seguendo il crinale, Monte Fossa della Neve (1100 m.s.l.m.). Il nome "Monte Centarberi" sta a indicare la presenza di una fitta vegetazione; in realtà i continui disboscamenti, operati dall'uomo nel corso dei secoli, hanno modificato il paesaggio rendendolo sempre più piatto e spoglio. L'ultimo intenso disboscamento è avvenuto in seguito alla costruzione della ferrovia; per anni squadre di boscaioli abbatterono alberi di querce per farne traversine ferroviarie. Di recente il Corpo Forestale ha iniziato opere di rimboschimento per restituire a queste zone quel manto arboreo,una volta esistente quasi senza soluzione di continuità.

DURATA : tre ore

GRADO DI DIFFICOLTÀ : medio

 

Descrizione dell'itinerario

Per raggiungere la località Santa Domenica, si risale il Torrente Zappardino seguendo le indicazioni per San Francesco-Casale; giunti alla Chiesa di contrada Casale si continua a salire fino al quadrivio di portella Santa Domenica. Da qui si percorre un primo tratto di strada asfaltata che va lasciata dopo circa 400 metri, per proseguire lungo il crinale che da Monte Santa Domenica porta a Rocca Saracena. Attraversando rigogliosi vigneti; si domina un vasto e vario paesaggio: sulla destra la valle del Torrente Zappardino con in fondo l'abitato di Gioiosa Marea, alle spalle il Monte di Gioiosa con i ruderi di Gioiosa Guardia; a sinistra il territorio comunale di Montagnareale, con in fondo Patti e il suo golfo delimitato dalla penisola di Milazzo. Di fronte la catena dei Nebrodi, dalla Rocca di Novara di Sicilia a Monte Soro e poi l'imponente apparato vulcanico dell'Etna. Questa vecchia traccia collegava Randazzo alla costa Tirrenica Sicula. Arrivati a Rocca Saracena si sale a sinistra seguendo la segnaletica che conduce alla pineta della Forestale, posta nel territorio comunale di Montagnareale. Proseguendo lungo il percorso all'ombra di pini, ci si può soffermare negli appositi settori attrezzati per la sosta. Attraversata tutta la pineta si raggiunge Monte Centarberi.. Da qui si può proseguire verso l'alto fino a Monte Fossa della Neve, oppure ridiscendere lungo lo spartiacque fino a Rocca Saracena per poi ritornare al punto di partenza.

ITINERARIO 5 (colore azzurro)

MULINO FEO - MONTE CASTELLUCCIO - MULINO FEO

Informazioni generali sull'itinerario

Lungo il crinale che separa il Torrente Zappardino dal Torrente Sant'Angelo si trova il Monte Castelluccio (810 m.s.l.m.). Si tratta di una cima aguzza, facilmente distinguibile pure per chi naviga lungo la costa tirrenica. Esiste una leggenda su questa montagna che narra dell'esistenza di un tesoro nascosto e delle modalità per poterne entrare in possesso, ma fino ad oggi nessuno è riuscito a trovarlo e chi lo ha fatto si è girato all'indietro, cosa severamente vietata, perdendo ogni cosa. Una volta in cima si chiude il percorso ritornando al punto di partenza percorrendo la S.P: che in parte è sterrata.

DURATA : cinque ore

GRADO DI DIFFICOLTÀ : alto

 

Descrizione dell'itinerario.

 

Percorso tutto il Torrente Zappardino, fino a incontrare l'ultimo ponticello che lo attraversa, si lascia il mezzo. Da qui si inizia la risalita del Torrente Zappardino e, superata  di un centinaio di metri la diramazione del Vallone Valanche e Fosso Centarberi, si trova (alla destra di chi sale) fra i noccioleti il bivio per raggiungere Monte Castelluccio; in questo primo tratto il corso d'acqua ha inciso profondamente i versanti  ricoperti da una fitta  vegetazione arborea e  l'acqua scorre per tutto l'anno consentendo lo sviluppo di una ricca vegetazione ai bordi dell'impluvio. Si inizia la salita seguendo il viottolo per Monte Castelluccio fra boschi di querce, castagni e noccioleti, il sentiero è evidente e a tratti delimitato da muretti in pietra. E' piacevole soffermarsi all'ombra dei grandi alberi e volgere lo sguardo fra le fronde alla ricerca di ghiri, scoiattoli e picchi. A tre quarti del percorso di salita il sentiero confluisce in una più larga strada carrabile, ormai abbandonata, che conduce ad un incrocio, proprio sotto il cucuzzolo del monte, qui abbandonando la strada carrabile si segue il sentiero (e le indicazioni) che conducono in vetta. Raggiunto Monte Castelluccio, dove la vista può spaziare su ampie porzioni di territorio, si prosegue sempre lungo il crinale che fa da spartiacque con la fiumara di Sant'Angelo per Monte Petraro; 

alla destra dell'escursionista, proprio sulla vetta del monte e di fianco al sentiero, è di notevole interesse geologico una frattura del terreno che crea un piccolo canyon profondo circa tre metri e che, colonizzato dalla ginestra, rappresenta un'anomalia vegetativa sulla desolata vetta. Da Monte Petraro dove si trovano i pini marini, propaggini della pineta di Piraino, si continua fino a giungere ad una strada carrabile non asfaltata e seguendola con direzione sud (tornando a monte) cento metri dopo si trova sul versante del torrente Zappardino il viottolo che conduce alla contrada Passolauro. La discesa  avviene fra vigneti, noccioleti e querceti; il sentiero benché ripido è facile da seguire e conduce fino ad una strada asfaltata la quale andando a destra, rispetto al senso di discesa del viottolo, porta, passando tra le case sparse della contrada Passolauro, al torrente Zappardino dove  poche centinaia di metri più in alto abbiamo iniziato l'escursione.

  ITINERARIO 6 (colore blu)

SAN GIORGIO - GALBATO - SAN GIORGIO

Informazioni generali sull'itinerario

Il percorso si snoda lungo il versante orientale del territorio di Gioiosa Marea, dalle adiacenze del cimitero dell' abitato di San Giorgio fino alla contrada Galbato e poi giù fino al mare, in contrada Fetente per poi ritornare lungo la spiaggia a San Giorgio.

DURATA : quattro ore

GRADO DI DIFFICOLTÀ : medio

Descrizione dell'itinerario.

Di fronte all'imbocco stradale del cimitero di San Giorgio, sede di un'antica tonnara di cui oramai non restano che poche tracce, si inizia a salire costeggiando il torrente Monaci. La salita è impervia e di quando in quando si trovano scalini in pietra, muretti e tracce di pavimentazione, ogni tanto è gratificante voltare lo sguardo verso mare e perdersi fra isole e penisole. Proseguendo sul sentiero si giunge alla strada carrabile asfaltata che riconduce a San Giorgio, si segue questa strada nel senso di discesa fino alla prima curva dove a destra si riprende il sentiero di prima. La salita adesso è meno impegnativa, il sentiero attraversa due piccoli torrenti dove si puo notare una vegetazione più rigogliosa. Giunti al successivo torrente lo si costeggia per circa 80 metri indi il sentiero continua sulla destra attraversando la campagna fino a giungere ad una casa rurale e da qui fino alla successiva strada asfaltata che è la provinciale che conduce a Patti o Gioiosa. Si prosegue lungo la S.P. con direzione Gioiosa Marea (ovest) fino alla chiesa di Galbato, da dove è possibile osservare panorami di notevole bellezza. Una breve sosta, magari all'ombra di una vecchia casa rurale e poi giù percorrendo un tracciato stradale esistente in terra battuta che prende origine proprio di fronte alla chiesa e che si snoda a mezzacosta fino ad incrociare la SS 113 in contrada Fetente. La parola Fetente è da collegare alla fuoriuscita di gas di origine vulcanica che ci fanno ricordare la vicinanza con l'isola di Vulcano e che impregnano l'aria con i loro odori così forti e caratteristici. Raggiunta la SS 113 con direzione Palermo dopo circa 50 metri, prima del ponte, si scende nel torrente Fetente, dove esiste una fontana e ci si può dissetare, e da qui giù fino al mare e seguendo la spiaggia si continua fino a giungere a San Giorgio da cui eravamo partiti alcune ore prima.

CONSIGLI  PRATICI

Segnaletica

I sentieri proposti sono segnati con adeguata segnaletica per facilitarne il riconoscimento, utilizzando macchie di colore posizionate in posti evidenti (i colori sono quelli che caratterizzano il percorso).

  Equipaggiamento

Per affrontare un'escursione è bene essere ben equipaggiati per non avere problemi.

 Si consigliano:

- pedule  da  escursione  del  tipo  leggero  con  suola  artigliata  per

  aderire su qualsiasi tipo di terreno;

- calze di cotone del tipo imbottite, traspiranti;

- pantaloni larghi di cotone;

- maglietta di cotone;

- giacca a vento;

- cappello parasole;

- occhiali da sole;

- borraccia;

- macchina fotografica;

- zaino del tipo semplice, con dorso anatomico, leggero;

- binocolo.  

  NOTIZIE UTILI

  Gioiosa è raggiungibile:

- in treno con le FFSS con treni regionali o con treni espressi fino a Patti provenendo da Messina e Capo d'Orlando provenendo da Palermo.

- in automobile percorrendo la S.S. 113 (Settentrionale Sicula) o mediante l'autostrada con uscita allo svincolo di Patti provenendo da Messina e allo svincolo di Brolo provenendo da Palermo.

Periodo consigliato: da aprile ad ottobre, cautelandosi nei periodi più caldi dal sole; sono da considerare idonei anche gli altri mesi dell'anno dato il clima mite del luogo.

   testi a cura di: Tonino Coletta, Bruno Lena e Saro Spanò.

disegni di: Tonino Coletta e Caterina Otera.

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