Questa
libricino, realizzato nel 1995, rappresenta un punto di partenza per tutti gli appassionati di TREKKING ( turisti e non ) che scopriranno grazie ad esso il magnifico
territorio Gioiosano.
Il libro è stato curato da Caterina Otera, Bruno Lena, Saro Spanò e Tonino
Coletta che, con il patrocinio dell'Amministrazione Comunale di Gioiosa Marea,
hanno regalato alla collettività questa importantissima opera, curandone testi
e disegni.
I nostri personali complimenti agli autori.
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GUIDA A SEI
PERCORSI
DI TREKKING NEL
TERRITORIO DI
GIOIOSA MAREA
Gioiosa
Marea
- A CURA DI : TONINO COLETTA, SARO SPANO', CATERINA
OTERA, BRUNO LENA -
CON IL PATROCINIO DEL COMUNE DI GIOIOSA MAREA
PRESENTAZIONE
San Giorgio - palascarmo
PARTE GENERALE
STORIA
Gioiosa
Marea, ridente cittadina balneare, deve le sue origini a Gioiosa Guardia antica
comunità agricola fondata nel lontano 1364 su un'altura a 828 metri sopra il
livello del mare. Dai ruderi del vecchio centro, è possibile ancora oggi
spaziare con lo sguardo da Monte Pellegrino, alle Isole Eolie, a Capo Milazzo,
ai Nebrodi fino all' Etna. Queste sua posizione strategica ebbe molta importanza
nella sua storia. Punto di osservazione e di "guardia" (da qui il
nome), fu importante per la difesa delle popolazioni della costa dai continui
saccheggi dei pirati. La storia ufficiale di Gioiosa Guardia inizia nel 1094,
quando dopo la cacciata degli arabi, il conte Ruggero donò, in qualità di
possesso feudale, all'abate Ambrogio del monastero di Patti, la zona del Monte
Meliuso (come veniva chiamato dagli arabi). Questa pratica corrente disobbligava
i regnanti per appoggi militari o politici ricevuti e consentiva, inoltre, una
più capillare colonizzazione ed organizzazione statale del territorio. Nel 1361
Vinciguerra Aragona, come premio per i servigi prestati, ricevette dal re la
capitanìa a vita di Patti e il diritto di costruire torri e fortezze e di
concentrarvi intorno comunità contadine. Nel 1364 iniziarono sul monte Meliuso
le costruzioni delle prime case e della Chiesa del Giardino (in seguito
ingrandita e chiamata Santa Maria delle Grazie). Nel contempo ebbe origine un
interminabile conflitto tra potere religioso da una parte e potere nobiliare
dall'altra che si protrasse fin dopo l'abbandono di Gioiosa Guardia e si definì
solamente nel secolo scorso con l'abolizione dei diritti feudali. Pur di
prevalere, nella diatriba, sulla
parte avversa fu adoperato ogni mezzo, dalla scomunica papale allo scontro
fisico, ma la giustizia ufficiale favorì sempre, in un modo o nell'altro, il
vescovado. Infatti nel 1397 dopo avere sconfitto in battaglia il vescovo di
Patti Bartolomeo, re Martino demanializzò Gioiosa Guardia decretando la fine
del potere vescovile, ma due anni dopo per ordine di Federico III il dominio
della capitanìa torno al vescovo. Nel 1442 il Gubbio (Gurbs) ed i suoi seguaci
insorsero contro il vescovo di Patti a causa del suo diritto di eleggere il
capitano di Gioiosa e, ancora una volta, per deliberazione del re (Alfonso), il
vescovo ebbe la meglio mantenendo i diritti di elezione degli ufficiali e del
giudice ma soprattutto, vero nodo della questione, quello di riscuotere tributi
e decime. Intanto la città cresceva demograficamente sia per il fiorire
dell'agricoltura sia per lo spostamento delle popolazioni dalla costa verso
l'interno per sfuggire alle sempre più frequenti scorrerie dei saraceni. Per
prevenire fatti analoghi a quello occorso alla città di Patti quando nel 1544
il pirata Ariadeno Barbarossa la saccheggio, asportando per poi fonderle e farne
cannoni le campane, cominciò (come
in tutta la Sicilia) la costruzione, nei punti nevralgici della costa, di torri
di avvistamento. Fra esse ricordiamo quelle di Ciappe di Tono e di San Giorgio,
dove esistevano comunità di pescatori, e quella di Calavà la cui sorveglianza
era affidata quotidianamente a due uomini, uno di Gioiosa e l'altro di Patti, la
qual cosa consentiva, in caso di pericolo, all'uno di restare di vedetta e
all'altro di dare l'allarme. La crescita urbanistica e di popolazione del paese
continua al punto che Gioiosa supera in numero di abitanti la stessa Patti. Ciò
durerà fino alla fine del XVIII° quando le mutate condizioni di sicurezza
della costa per la fine delle scorrerie saracene e l'esodo della popolazione nel
nuovo sito ridaranno a Patti il suo antico primato. Intanto la disputa fra
terrazzani e vescovado di Patti continuava fra delibere della Gran Corte (1635)
che sancivano la mancanza di autorità da parte del vescovo di eleggere gli
ufficiali (amministratori) di Gioiosa, l'inosservanza di tali sentenze da parte
del vescovo e le petizioni cittadine per denunciare tale situazione (1693,
1696). La popolazione oltre alle angherie degli uomini subisce, nel 1693, le
conseguenze del primo di una serie di sismi che si abbatteranno sulle povere
abitazioni dei contadini del Meliuso. Con
il dominio sabaudo sull'isola, come conseguenza del conflitto tra i Savoia e il
Papa, Gioiosa riuscì per un breve periodo (fra il 1713 e il 1724) ad eludere il
pagamento delle decime fin quando, in cambio della Sardegna, subentrarono in
Sicilia i cattolicissimi Borboni che riconfermarono con un editto (1738) i
diritti sulle decime in favore della chiesa
a scapito della popolazione; proprio nel 1738, anno infausto, si registra
il secondo grosso terremoto. Nel 1771 la Giunta di Sicilia in Napoli limitò i
diritti giurisdizionali del vescovo di Patti confermandone però il diritto a
riscuotere le decime sulle produzioni. Comincia a maturare intanto la decisione
di trasferire il paese altrove. Le spinte definitive all'esodo vengono date dal
terremoto del 1783 che rase al suolo il paese, dalla carestia e dall'invasione
delle cavallette dell'anno successivo ma anche da motivi economici quali il
declino dell'attività serica, che era stata il sostentamento per secoli della
fragile economia della zona, e l'esenzione quindicennale dalle imposte per
favorire la ricostruzione post-sisma. Comunque l'esodo fu segnato prima da una
disputa sulla scelta del nuovo sito, Ciappe di Tono, nelle adiacenze della foce
del Torrente Zappardino, o Contino, località nei pressi di San Giorgio, Gioiosa
Marea testimonia che si scelse la prima soluzione, e poi dalla volontà di non
abbandonare quello che era stato per più di quattro secoli un sicuro rifugio.
Avuta l'approvazione del Governo, lo spostamento della popolazione durò circa
un ventennio infatti agli inizi del secolo scorso, Gioiosa Guardia, era ancora
abitata; ma non tutta la popolazione di trasferì sulla costa,
parte rimase nelle campagne dove aveva la terra dando così vigore alle
innumerevoli contrade che caratterizzano il territorio di Gioiosa. Il nuovo
paese, in virtù della posizione, assunse il nome di Gioiosa Marea e a partire
dal 1788 inizierà la sua crescita con l'edificazione della chiesa di San Nicola
(1795) e di tutti gli edifici civili e religiosi che già esistevano
sul monte, costruzioni talvolta realizzate con le stesse pietre.
Man mano che Gioiosa Marea si riorganizza organicamente come paese si
realizzano le prime opere pubbliche, si
aprono le prime botteghe, si trafora Capo Calavà e si realizza la strada
carrabile che porta a Messina e a Palermo, e la ferrovia Siamo già nel 1892 ed
è storia dei nostri giorni. Di Gioiosa Guardia, paese di tremila abitanti,
cinta di mura già nella metà del XVII° secolo, collegata alla Sicilia da
trazzere che conducevano a Randazzo, Patti Marina e Calavà e nel quale si
contavano più di dieci chiese, oggi non restano che ruderi.
FLORA
E FAUNA
ITINERARIO
1 (colore verde)
CALAVA'
- SCOGLIO NERO
- FETENTE
Informazioni generali sull'itinerario
Presumibilmente
questo sentiero sarebbe un tratto della via Consolare Pompea realizzata in epoca
romana per favorire lo spostamento lungo il versante tirrenico dell'isola da est
verso ovest. Il percorso inizia in corrispondenza di Villa Giulia di Capo
Calavà,
al Km 86,400 della SS 113. Si snoda a mezzacosta lungo la Regia Trazzera
"costiera" che consentiva ai viandanti di un tempo di oltrepassare la
rupe di Capo Calavà e di dirigere verso Patti. Si passa su ripide falesie, fino
a raggiungere lo Scoglio Nero e poi giù fino alla località Fetente, ritornando
sulla SS 113 al Km 84,100.
DURATA ORE : tre ore
GRADO DI
DIFFICOLTÀ :
basso
Descrizione dell'itinerario
Raggiunto il Km 86,400 della SS 113 nei pressi del
ponte sul Torrente Calavà, si trova l'imbocco della trazzera. Nel primo tratto
si attraversa un boschetto di querce da sughero, osservando sulla sinistra la
spiaggia di Capo Calavà. Lungo il percorso si passa dietro il villaggio
turistico, il sentiero è frequentemente lastricato in pietra, segno evidente
dell'importanza della via che, attraversando la fiorente macchia mediterranea,
conduceva alle città poste lungo la costa tirrenica. Raggiunta la sella di Capo
Calavà, si trova un quadrivio, prima di proseguire con direzione est (verso
Patti), vale la pena di soffermarsi a contemplare l'imponente massiccio
granitico-pegmatitico di Capo Calavà, unico nel suo genere nella Sicilia; è
possibile, ai più esperti, e con molte cautele raggiungere la vecchia torretta
posta in cima al Capo. Dopo questa sosta si riprende la trazzera principale,
proseguendo lungo il versante orientale di Calavà, in basso la spiaggia
del "Bue" e la falesia continua fino allo Scoglio Nero. Il primo
tratto percorre un tracciato a mezzacosta in un versante scosceso ed impervio,
con pareti rocciose verticali e spesso franose, sotto la baietta del
"bue", una sottile striscia di sabbia, che si assottiglia verso il
Capo Calavà. Proseguendo si raggiunge una diramazione, si prende il tratto a
valle, dopo circa 400 metri si
raggiunge la parte alta dello Scoglio Nero, qui si trova un boschetto di
eucaliptus e pini di recente impianto. Voli radenti di gabbiani reali, che
formano una colonia negli anfratti del capo, di corvi imperiali e falchi
accompagnano il cammino. Giunti in prossimità dello Scoglio Nero si apre la
baietta della Fetente, da qui si inizia la discesa seguendo il sentiero e la segnaletica,
fino a raggiungere la SS 113 al Km 84,100, fra una macchia mediterranea spesso
continua e impenetrabile. Questo itinerario fino a poco tempo fa veniva
utilizzato dagli abitanti delle contrade Galbato, Rocca e Ringata per
raggiungere il paese di Gioiosa, dove spesso ci si recava solo di domenica per
acquistare suppellettili, vestiti e alimenti, cose che non si potevano ricavare
dal lavoro dei campi.
GIOIOSA
VECCHIA -
CAPO CALAVA'
Informazioni generali sull'itinerario
Raggiunta
la sommità di Monte Gioiosa, percorrendo le strade provinciale e comunali di
Gioiosa Marea, si trovano i ruderi del vecchio centro abitato di Gioiosa
Guardia. Effettuata una breve visita ai ruderi, si inizia la discesa verso Capo
Calavà, percorrendo la vecchia Regia Trazzera che si articola lungo il ripido
crinale che unisce Gioiosa Vecchia (Serro Croce, Monte Palombaro, Monte
Pizzicalori) con Capo Calavà. I panorami sono innumerevoli, a nord le Isole
Eolie, a sud i Monti Nebrodi (Rocche del Crasto, Monte Soro) e l'Etna, a ovest
la costa sicula fino a Monte Pellegrino, a est il golfo di Patti, Capo Milazzo e
i monti della Calabria. Raggiunto Capo Calavà (quota 100 m.s.l.m.) si scende
fra voli di falchi, corvi imperiali e gabbiani reali fino alla SS 113.
DURATA : quattro ore
GRADO DI
DIFFICOLTÀ : medio
Descrizione dell'itinerario
Seguendo le indicazioni che conducono a Gioiosa
Vecchia si raggiunge il colle su cui sorgono i ruderi del vecchio abitato di
Gioiosa Guardia. Per effettuare questo itinerario si consiglia di lasciare un
mezzo nella zona d'arrivo e farvi accompagnare nella zona di partenza.
Prima di iniziare la discesa, si sale su fra i ruderi
di Gioiosa Guardia. Suggestivo è il paesaggio che ci circonda, irreale
l'atmosfera fra i ruderi abbandonati, vale la pena soffermarsi a curiosare,
immaginando la vita quotidiana che scorreva tra queste pietre. Nel pendio
nord-est del Monte Meliuso è stato scoperto un abitato di notevole importanza
soprattutto per la consistenza e lo stato di conservazione delle strutture
murarie, queste presentano particolari e accurate tecniche di costruzione e, in
alcuni tratti, sono conservate fino ad oltre due metri di altezza. I materiali
ceramici recuperati si datano al V° secolo A.C., anche qui si consiglia una
sosta. Dunque un abitato che denumera la presenza greca in una zona
particolarissima che domina tutto il golfo di Patti.. Si ritorna giù e si
inizia la discesa a nord, verso il mare. Si cammina lungo il crinale che
delimita i due versanti del territorio di Gioiosa , la trazzera è evidente e a
tratti costeggia un muretto di pietra a secco che ne delimita un lato; dopo
circa un'ora di cammino si raggiunge la contrada Palombaro (passando per Serro
Croce e il Monte Palombaro). Qui si attraversa la S.P. passando di fianco alla
chiesa (Tindarello), seguendo la strada carrabile asfaltata e lasciandola un
centinaio di metri dopo, seguendo lo stretto crinale, si prosegue per Monte
Pizzicalori fino a raggiungere Capo Calavà; da qui dopo una breve sosta si
riprende il cammino verso Gioiosa Marea, seguendo la trazzera con direzione
ovest che conduce alla SS 113 al Km 86,400.
Lungo
il percorso si incrociano alcune strade, in ordine, nella zona Palombaro la
provinciale che dalla contrada San Leonardo conduce a Sorrentini e Montagnareale
e sopra Calavà la strada provinciale che da Santo Stefano conduce a Galbato e
Patti. Questi incroci possono consentire di spezzare il percorso e di
effettuarne alcuni tratti.
ITINERARIO
3 (colore arancio)
FRANCARI
- GIOIOSA VECCHIA
- FRANCARI
Numerose
sono le contrade di Gioiosa , questo rende il territorio comunale intensamente
abitato. Questo stretto rapporto del Gioiosano con la terra è legato alle
origini prevalentemente contadine della popolazione. Abbandonata Gioiosa
Guardia, non tutti si trasferirono lungo la marina, molti restarono in campagna
fondando le numerose contrade distribuite lungo tutto il territorio, da ciò le
peculiarità del paesaggio agricolo Gioiosano. Raggiunta la Chiesa della
contrada di Francari si inizia la risalita del pendio lungo stretti viottoli e
attraverso la campagna verso Cozzo Rocca Bianca, da qui si continua per il Monte
di Gioiosa (828 m.s.l.m.) addentrandosi fra i ruderi di Gioiosa Guardia.
DURATA :
quattro ore.
GRADO DI
DIFFICOLTÀ : medio.
Descrizione dell'itinerario
Per
raggiungere Francari bisogna risalire il Torrente Zappardino fino al bivio di
Francari-Maddalena dove seguendo la segnaletica si raggiunge la Chiesa di
Francari. Nei pressi della chiesa, lasciata la macchina, inizia l'itinerario; si
salgono le scale poste subito dietro la chiesa percorrendo il sentiero fino alla
strada asfaltata, qui si gira a sinistra fino al primo bivio a monte. La strada
si inerpica fra le abitazioni della contrada; nei pressi delle case Lena (vedi
cartina) si devia verso destra seguendo prima la strada carrabile sterrata e
dopo circa cento metri si imbocca il viottolo, seguendo la segnaletica, che si
snoda all'interno di noccioleti e castagneti. Dopo una breve marcia si raggiunge
la stradella carrabile che percorsa verso nord (verso il mare) ci conduce a
Monte di Gioiosa passando per Cozzo Rocca Bianca. Questo tratto di itinerario è
parzialmente su strada asfaltata che va seguita sempre con direzione nord.
Arrivati nei pressi della recinzione che delimita un'area di pertinenza
della Regione si lascia la strada carrozzabile e ci si inerpica lungo il crinale
panoramico raggiungendo la sommità del Monte di Gioiosa. Progressivamente ci si
avvicina al vecchio abitato di Gioiosa Guardia, transitando fra i ruderi si
possono ammirare a nord le Isole Eolie, con Vulcano più evidente e più vicina
delle altre isole. Deviando dal percorso si possono visitare gli scavi
archeologici in prossimità del monastero posto alle pendici del monte. Visitati
i ruderi si continua scendendo lungo il sentiero alla contrada Fico che si trova
ad ovest del monte; da qui si prosegue sulla strada asfaltata verso sud
attraversando alcune vallate e le contrade di San Biagio e Casale fino ad
arrivare al punto di partenza. Nei mesi di luglio e agosto l'origano, ormai
ricco sprigiona un odore gradevolissimo.
PORTELLA
SANTA DOMENICA - MONTE CENTARBERI
Informazioni generali sull'itinerario
Questo
percorso si snoda lungo i crinali più interni del territorio di Gioiosa Marea.
Dalla località Portella Santa Domenica si raggiunge Monte Centarberi (1013
m.s.l.m.) quota più alta del Comune. Da qui, è possibile raggiungere, seguendo
il crinale, Monte Fossa della Neve (1100 m.s.l.m.). Il nome "Monte
Centarberi" sta a indicare la presenza di una fitta vegetazione; in realtà
i continui disboscamenti, operati dall'uomo nel corso dei secoli, hanno
modificato il paesaggio rendendolo sempre più piatto e spoglio. L'ultimo
intenso disboscamento è avvenuto in seguito alla costruzione della ferrovia;
per anni squadre di boscaioli abbatterono alberi di querce per farne traversine
ferroviarie. Di recente il Corpo Forestale ha iniziato opere di rimboschimento
per restituire a queste zone quel manto arboreo,una volta esistente quasi senza
soluzione di continuità.
DURATA : tre ore
GRADO DI DIFFICOLTÀ : medio
Descrizione dell'itinerario
Per raggiungere la località Santa Domenica, si
risale il Torrente Zappardino seguendo le indicazioni per San Francesco-Casale;
giunti alla Chiesa di contrada Casale si continua a salire fino al quadrivio di
portella Santa Domenica. Da qui si percorre un primo tratto di strada asfaltata
che va lasciata dopo circa 400 metri, per proseguire lungo il crinale che da
Monte Santa Domenica porta a Rocca Saracena. Attraversando rigogliosi vigneti;
si domina un vasto e vario paesaggio: sulla destra la valle del Torrente
Zappardino con in fondo l'abitato di Gioiosa Marea, alle spalle il Monte di
Gioiosa con i ruderi di Gioiosa Guardia; a sinistra il territorio comunale di
Montagnareale, con in fondo Patti e il suo golfo delimitato dalla penisola di
Milazzo. Di fronte la catena dei Nebrodi, dalla Rocca di Novara di Sicilia a
Monte Soro e poi l'imponente apparato vulcanico dell'Etna. Questa vecchia
traccia collegava Randazzo alla costa Tirrenica Sicula. Arrivati a Rocca
Saracena si sale a sinistra seguendo la segnaletica che conduce alla pineta
della Forestale, posta nel territorio comunale di Montagnareale. Proseguendo
lungo il percorso all'ombra di pini, ci si può soffermare negli appositi
settori attrezzati per la sosta. Attraversata tutta la pineta si raggiunge Monte
Centarberi.. Da qui si può proseguire verso l'alto fino a Monte Fossa della
Neve, oppure ridiscendere lungo lo spartiacque fino a Rocca Saracena per poi
ritornare al punto di partenza.
ITINERARIO
5 (colore azzurro)
MULINO
FEO - MONTE CASTELLUCCIO - MULINO FEO
Informazioni generali sull'itinerario
Lungo
il crinale che separa il Torrente Zappardino dal Torrente Sant'Angelo si trova
il Monte Castelluccio (810 m.s.l.m.). Si tratta di una cima aguzza, facilmente
distinguibile pure per chi naviga lungo la costa tirrenica. Esiste una leggenda
su questa montagna che narra dell'esistenza di un tesoro nascosto e delle
modalità per poterne entrare in possesso, ma fino ad oggi nessuno è riuscito a
trovarlo e chi lo ha fatto si è girato all'indietro, cosa severamente vietata,
perdendo ogni cosa. Una volta in cima si chiude il percorso ritornando al punto
di partenza percorrendo la S.P: che in parte è sterrata.
DURATA :
cinque ore
GRADO DI
DIFFICOLTÀ : alto
Descrizione dell'itinerario.
Percorso tutto il Torrente Zappardino, fino a incontrare l'ultimo ponticello che lo attraversa, si lascia il mezzo. Da qui si inizia la risalita del Torrente Zappardino e, superata di un centinaio di metri la diramazione del Vallone Valanche e Fosso Centarberi, si trova (alla destra di chi sale) fra i noccioleti il bivio per raggiungere Monte Castelluccio; in questo primo tratto il corso d'acqua ha inciso profondamente i versanti ricoperti da una fitta vegetazione arborea e l'acqua scorre per tutto l'anno consentendo lo sviluppo di una ricca vegetazione ai bordi dell'impluvio. Si inizia la salita seguendo il viottolo per Monte Castelluccio fra boschi di querce, castagni e noccioleti, il sentiero è evidente e a tratti delimitato da muretti in pietra. E' piacevole soffermarsi all'ombra dei grandi alberi e volgere lo sguardo fra le fronde alla ricerca di ghiri, scoiattoli e picchi. A tre quarti del percorso di salita il sentiero confluisce in una più larga strada carrabile, ormai abbandonata, che conduce ad un incrocio, proprio sotto il cucuzzolo del monte, qui abbandonando la strada carrabile si segue il sentiero (e le indicazioni) che conducono in vetta. Raggiunto Monte Castelluccio, dove la vista può spaziare su ampie porzioni di territorio, si prosegue sempre lungo il crinale che fa da spartiacque con la fiumara di Sant'Angelo per Monte Petraro;
alla destra dell'escursionista, proprio sulla vetta del monte e di
fianco al sentiero, è di notevole interesse geologico una frattura del terreno
che crea un piccolo canyon profondo circa tre metri e che, colonizzato dalla
ginestra, rappresenta un'anomalia vegetativa sulla desolata vetta. Da Monte
Petraro dove si trovano i pini marini, propaggini della pineta di Piraino, si
continua fino a giungere ad una strada carrabile non asfaltata e seguendola con
direzione sud (tornando a monte) cento metri dopo si trova sul versante del
torrente Zappardino il viottolo che conduce alla contrada Passolauro. La discesa
avviene fra vigneti, noccioleti e querceti; il sentiero benché ripido è
facile da seguire e conduce fino ad una strada asfaltata la quale andando a
destra, rispetto al senso di discesa del viottolo, porta, passando tra le case
sparse della contrada Passolauro, al torrente Zappardino dove
poche centinaia di metri più in alto abbiamo iniziato l'escursione.
SAN
GIORGIO - GALBATO - SAN GIORGIO
Informazioni generali sull'itinerario
Il
percorso si snoda lungo il versante orientale del territorio di Gioiosa Marea,
dalle adiacenze del cimitero dell' abitato di San Giorgio fino alla contrada
Galbato e poi giù fino al mare, in contrada Fetente per poi ritornare lungo la
spiaggia a San Giorgio.
DURATA :
quattro ore
GRADO DI
DIFFICOLTÀ : medio
Descrizione dell'itinerario.
Di
fronte all'imbocco stradale del cimitero di San Giorgio, sede di un'antica
tonnara di cui oramai non restano che poche tracce, si inizia a salire
costeggiando il torrente Monaci. La salita è impervia e di quando in quando si
trovano scalini in pietra, muretti e tracce di pavimentazione, ogni tanto è
gratificante voltare lo sguardo verso mare e perdersi fra isole e penisole.
Proseguendo sul sentiero si giunge alla strada carrabile asfaltata che riconduce
a San Giorgio, si segue questa strada nel senso di discesa fino alla prima curva
dove a destra si riprende il sentiero di prima. La salita adesso è meno
impegnativa, il sentiero attraversa due piccoli torrenti dove si puo notare una
vegetazione più rigogliosa. Giunti al successivo torrente lo si costeggia per
circa 80 metri indi il sentiero continua sulla destra attraversando la campagna
fino a giungere ad una casa rurale e da qui fino alla successiva strada
asfaltata che è la provinciale che conduce a Patti o Gioiosa. Si prosegue lungo
la S.P. con direzione Gioiosa Marea (ovest) fino alla chiesa di Galbato, da dove
è possibile osservare panorami di notevole bellezza. Una breve sosta, magari
all'ombra di una vecchia casa rurale e poi giù percorrendo un tracciato
stradale esistente in terra battuta che prende origine proprio di fronte alla
chiesa e che si snoda a mezzacosta fino ad incrociare la SS 113 in contrada
Fetente. La parola Fetente è da collegare alla fuoriuscita di gas di origine
vulcanica che ci fanno ricordare la vicinanza con l'isola di Vulcano e che
impregnano l'aria con i loro odori così forti e caratteristici. Raggiunta la SS
113 con direzione Palermo dopo circa 50 metri, prima del ponte, si scende nel
torrente Fetente, dove esiste una fontana e ci si può dissetare, e da qui giù
fino al mare e seguendo la spiaggia si continua fino a giungere a San Giorgio da
cui eravamo partiti alcune ore prima.
CONSIGLI PRATICI
Segnaletica
I
sentieri proposti sono segnati con adeguata segnaletica per facilitarne il
riconoscimento, utilizzando macchie di colore posizionate in posti evidenti (i
colori sono quelli che caratterizzano il percorso).
Per
affrontare un'escursione è bene essere ben equipaggiati per non avere problemi.
Si consigliano:
-
pedule da
escursione del
tipo leggero
con suola
artigliata per
aderire su qualsiasi tipo di terreno;
-
calze di cotone del tipo imbottite, traspiranti;
-
pantaloni larghi di cotone;
-
maglietta di cotone;
-
giacca a vento;
-
cappello parasole;
-
occhiali da sole;
-
borraccia;
-
macchina fotografica;
-
zaino del tipo semplice, con dorso anatomico, leggero;
-
binocolo.
-
in treno con le FFSS con treni regionali o con treni espressi fino a Patti
provenendo da Messina e Capo d'Orlando provenendo da Palermo.
-
in automobile percorrendo la S.S. 113 (Settentrionale Sicula) o mediante
l'autostrada con uscita allo svincolo di Patti provenendo da Messina e allo
svincolo di Brolo provenendo da Palermo.
Periodo
consigliato: da aprile ad ottobre, cautelandosi nei periodi più caldi dal sole;
sono da considerare idonei anche gli altri mesi dell'anno dato il clima mite del
luogo.
disegni di: Tonino Coletta e Caterina Otera.