Riccardo Natoli

Giorni nefasti

 Ieri odoravo una fragranza lieta,

oggi odoro una fragranza inquieta,

che mi prende alle spalle,

mi gira sottosopra,

mi leva l'orologio,

per porlo innanzi agli occhi.

Le ore non passano mai,

in tempo di battaglia,

in odore di sconfitta,

le madri non possono scacciare le loro ansie,

per i figli che perderanno.

 

I gerani del balcone...

 

 

I gerani del balcone in fronte a me,

piangono;

una casa abbandonata,

è una storia d' amore che finisce,

fra le onde di piena,

di un fiume sconosciuto agli Dei,

ma che i santi han toccato con mano,

e si sono lavati la faccia,

mentre io ti guardavo ammirato,

nell'estate di quella primavera.

 

 

Giorno di festa  

 Nel brume mattutino ho incontrato una gioconda,

che passeggiava coi capelli come un onda,

con un bimbo in una mano e lo scialle sulle spalle,

guardavano congedarsi le ultime stelle,

che si scorgevano lontane e velate,

e che la prima luce rendeva sempre più appannate.

Oggi è giorno di festa e dalla piazza,

s' ode lo strumentista che strombazza,

le prime note di questo strano giorno,

mentre pian piano il resto della banda gli va attorno,

per allietar con delle note anziani e bambini,

che gli correranno appresso con gonne e calzoncini.

Poi coll' arrivar dell' ora di pranzare,

la moglie e il pescatore inizieranno a cucinare,

i pettini, i mupi e i calamari sulla griglia,

per fare un gran banchetto col figlio e con la figlia

che han trascorso la notte alla festa al cascinale,

e che ora ancora accarezzano il guanciale.

E in questo gregge di cuori pieni e cuori vuoti,

oggi le nonne riabbracceranno figli e nipoti,

e a rimembrare il passato decorrerà questa giornata,

partendo dalla pasta per arrivare alla cassata,

e quando s' accorgeranno che fuori già bruneggia,

torneranno ognuno alla sua reggia.

Un altro anno ci sarà da passare con gli amici,

un anno ancora pria di riveder tutti i parenti ed essere felici,

nel raccontarsi che Concetta cresce bene e Bruno forte,

del tempo ancor pria di ribussare a quelle porte,

per raccontarsi storie vecchie e nuove,

e nonna che solo a guardarci si commuove.

 

Seccano

 

    Seccano gli alberi

 alle finestre di chi soffre,

ignorati dagli uccelli

nei loro cinguettii,

soffrono di solitudine

e chiedono del sole,

che li scaldi ancora un po'

in questo calvo autunno,

che mi squama il cuore

che col suo freddo,

gela tutto dentro me,

gela tutto dentro me.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Solitudo

 

Solitudo dentro me,

come un corvo che passeggia,

avanti e indietro,

senza neanche cercar verme,

per sfamarsi,

inghiotto case che non digerirò mai.

 

 QUANTO VORREI

   

Quanto vorrei tu fossi al mio nido,

ti cullerei come una barca il mare,

spazzolerei le tue fronde di grano,

con i miei baci con la  mia mano.

 

 

 

Se volete contattare l'autore delle poesie     riccardo.natoli@fastwebnet.it