Pino Cirincione

 

Carissimi amici e compaesani:

Una voce gioiosana vi parla dalla piccola cittadina di Apex nello Stato della Carolina del Nord, nel centro sud-est degli Stati Uniti. Questa incredibile tecnologia moderna mi permette d’inviarvi un istantaneo, caloroso saluto attraverso l’oceano ed un cordiale augurio di continua prosperita`e pace.

Mi chiamo Pino Cirincione ( Joseph Cione in America) e nacqui a Gioiosa Marea nel lontano 1925. Come vedete non sono piu`giovane, ma il mio cuore ed il mio cervello continuano a celebrare ogni giorno, ogni ora, questa affascinante avventura che chiamiamo vita.

Vissi a Gioiosa con mia madre Rosina, i miei due fratelli Taddeo ed Andrea e mia sorella Anna fino al 1933. Mio padre, Gaetano Cirincione, emigro`negli Stati Uniti subito dopo che sposo` mia madre nel 1912. Ritorno` a visitarci di tanto in tanto, e in ognuna delle visite lascio` mia madre incinta. Mio padre non fu mai presente alla nascita di nessuno di noi.

Io lo vidi per la prima volta nella primavera del 1933, in quella che fu la sua ultima visita a Gioiosa. Durante uno di quei giorni, mio padre, un avido giocatore di poker, passo` un’intera notte giocando con suoi amici al cosidetto Circolo dei Nobili.

Alla fine, mio padre subi` una perdita enorme, e per coprire i debiti accumulati durante quella memorabile notte di pazzia, fu costretto a vendere la casa.

Subito dopo, fummo costretti a lasciare Gioiosa in fretta e furia. Mio padre decise di trasferirci a Palermo. Trovo` un modesto appartamento ad affitto in una delle piu popolose e modeste zone di Palermo, chiamato il Capo.

Una settimana dopo, mise nelle mani di mia madre i soldi che gli erano rimasti, ci saluto`e parti` alla volta della sua New York, a bordo della motonave Vulcania.

Dopo le vicissitudini del Fascismo e la spietata violenza della guerra che reclamo` la vita di mio fratello Taddeo (28 anni) e di mia sorella Anna (21 anni), io, in compagnia di mia madre e mio fratello Andrea, reduce della guerra, ebbi l’opportunita` di emigrare negli Stati Uniti.

Arrivammo a New York il 27 marzo del 1947. Quella fu per me la seconda volta nella mia vita che incontrai mio padre. Per quanto riguarda mia madre, era evidente dal suo nervoso portamento di quel giorno che lei avrebbe preferito non incontrarlo affatto.

Tre anni dopo, mi sposai con una magnifica ragazza di origine siciliana, i cui genitori erano nati a Torretta, nella provincia di Palermo.

Ebbimo sei figli, quattro femine e due maschi, dal 1951 al 1968. Negli anni che seguirono, arrivarono quattordici nipotini e due pronipoti.

La mia vita in America ebbe i suoi difficili momenti e richiese una buona dose di autodisciplina e perseveranza. Alla fine pero`, il mio agognato sogno divenne realta`. Infatti, mi laureai in Lingue Romanze all“Universita`dello Stato di New York, e subito dopo, nel 1961, insegnai Italiano, Spagnolo e Francese al livello liceale nelle scuole pubbliche della citta` di New York. Insegnai ininterrottamente per 28 anni. Andai in penzione nel 1989.

Nel 1996, Sara ed io lasciammo la fredda temperatura di New York per rifuggiarci in un’area dove la temperatura e` piu` mite, quasi come quella di Gioiosa.

Negli ultimi sei anni, ho scritto in inglese e pubblicato tre libri, il primo dei quali, intitolato “Sicily On My Mind - Echoes of Fascism and World War II”, si riferisce ai miei ventun anni di vita in Sicilia con riverberi di Fascismo e appunti personali sulla Seconda Guerra Mondiale. Il secondo libro, “Yearning to Breathe Free” e` la continuazione del primo e si riferisce all mia vita a New York, da povero immigrante a rispettato e prospero cittadino. Il terzo, appena pubblicato, e` un libro di poesie e saggi, inspirati dalle presenti condizioni sociali. Il suo titolo e` “Grains of Sand and Murmurs of the Sea”

Adesso, sono in procinto di finire la traduzione in italiano del primo libro “Sicily On My Mind”.Spero molto di pubblicarlo a Palermo verso la prossima primavera. Lo intitolero` “ Ricordi di Sicilia - Brezze Fragranti e Vampe di Sole-”

Le poesie che seguono rappresentano i piu recenti esempi della mia collezione di poesie in italiano e anche in siciliano.

 

pinocione@earthlink.net

RICORDI LONTANI

C' incontrammo nella primavera della vita 

in un mondo dalla voce altera,  

facile preda della calunnia e della violenza.

Eppur vivemmo,

fra i disagi e le macerie,    

i verdi anni della nostra adolescenza,

e dietro il velo della nostra esuberanza

celammo,

forse senza saperlo,

i nostri timori e la nostra pena.

Passarono gli anni

e fra tumulti, polemiche e schiamazzi,

ritorno` un alito di speranza,

e con essa, un nuovo stimolo di vita.

Un giorno di primavera,

sotto un cielo limpido,

sfiorato da una brezza di zagara,

ci demmo l'addio.

Sul molo affollato, Bonuccio, Armando, Lino, Roberto,

quattro nomi,

quattro vite,

parti essenziali della mia,

restarono immobili a guardare,

e fra le lacrime, li guardai anch'io,

uno ad uno,

attraverso lo sventolio dei fazzoletti ed il vocio della folla.

Pochi minuti passarono,

e poi il silenzio.

Rimase solo l'orma schiumosa sul mare

e il viavai continuo dei gabbiani.

Tutta una vita e` passata da quell'attimo,

ma io vedo ancora le giovani sembianze, gli sguardi beffardi

e mi par di sentire le loro voci gioiose

o associarmi nei loro profondi sospiri.

Ora, dove sono, il cielo e` limpido

e spesso, quando la brezza soffia

chiudo gli occhi e respiro,

ma non sento piu`il profumo di zagara.

LA CERIMONIA

 

Una donna vestita di nero

resta in piedi,

triste,

immobile.

Accanto a lei, uomini in uniforme salutano

per onorare la memoria di un Caduto.

La donna,

i suoi occhi fissi nel nulla,

forse vede, fra le lacrime, una zolla di terra lontana

intrisa dal sangue del figlio.

Una bara giace sull'erba,

colpi di fucile echeggiano nell'aria.

Una bandiera e` presentata alla madre

per alleviarle il dolore.

I tamburi rullano,

mentre la bara e` calata lentamente nella fossa.

E la cerimonia finisce.

 

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MA CHI SUNNU STI "TANGENTI"?

 

Signuri mei, scusatimi la 'gnuranza,
                                                                                                      iu leggiu li giurnali e mi cunfunnu,

                                                                                                     sti tangenti, dicitimi chi sunnu? 

Sentu diri ca sunnu cosi necessarii

    'ntra lu munnu di la pulitica e di l'affari.

                     Mi dicinu ca c'e` cu li duna e c'e` cu li pigghia,

          Accussi`, comu si fa 'ntra 'na famigghia.

     Ma allura, chi sunnu cosi di manciari?

       Certu ca comu si li passanu 'ntra d'iddi

                                                                                                      pari ca fussiru nuciddi.

                                                                                                      Forsi sunnu cosi pi gghiucari ?

    Ma allura, picchi sunnu accussi cari?

              Signuri mei di miliuna si parla, a non finiri !

                    Almenu, accussi` dicinu all'ENI e puru all' IRI.

                                                                                                      Iu 'ntisi diri ca tutti sti tangenti

                          fannu comudu a genti di pulitica e puru dirigenti.

       Ma allura, all'omu onestu chi ci resta?

                                                                                                       Li cosi di sempri:

Sacchetti vacanti e duluri di testa.

 

 

SOLO UN ATTIMO FUGACE
 

 

Nascosto fra gli alberi nudi,
uno stagno momtano giace solitario
fra le falde d'un colle.
Rami spogli s'elevano al cielo come braccia
in supplichevole preghiera.
Nascosta fra le rocce,
una rana gracida la sua rauca cadenza.
Dall'alto d'una rupe,
un corvo risponde col suo stridente lamento.
Raggi di sole filtrano fra i rami
e sullo specchio dello stagno
dipingono riverberi di luce.
E` solo un attimo fugace di vita,
solo una nota
nell'eterna sinfonia dell' Infinito.
Ed io vi partecipo
in muta riverenza 

 

 

 

LU IARDINO DI LU RE

 C’era ‘na vota ‘nu Re

C’aveva ‘nu iardino a non finiri

C’eranu ciuri, arbuli di pinu, di quercia e puru frutti,

Ma lu granni misteri era ca “Maista`, iu sugnu troppu nica, iu vulissi essiri granni comu ’n’arbulu di piru.

 

Lu Re cull’occhi tristi cuntinuo` a caminari pi tuttu lu iardinu.

A un certu puntu, su firmo` davanti a ‘nu garofalu, beddu, drittu e prufumatu.

Lu talio`, lu tucco`e lu truvo`accussi friscu e dilicatu ca li pampini parevanu di sita.

Cu lu surrisu ‘mbucca, lu Re ci dissi: “Com’e` ca tu si accussi` tisu e chinu di vita?”

 

“Maista` - lu ciuri rispunniu - Iu sugnu cuntentu di cu sugnu.

Iu nasciu pi essiri ‘nu garofulu, e crisciri ‘cca dintra e` un granni onuri.

Ci sunnu autri pero`, arbuli e puru ciuri chi dicinu ca nun ci piaci essiri cu sunnu.

A mmia ‘nveci mi piaci essiri cu sugnu. Anzi, vogghiu essiri lu megghiu garofulu du munnu.

 


GIUIUSA  BEDDA


Giuiusa bedda,
terra di li me patri,
e matri mia,
oggi, comu sempri,
lu me cori batti pi 'ttia.
'Ntra lu celu e 'tra lu mari,
lu me pinseri vola
pi diriti cu granni amuri:
Ti vogghiu beni !
E ti ringraziu pi la vita chi mi dasti.
Strittu 'ntra lu to pettu
m'insignasti lu rispettu
pi la terra e pi la genti,
e la fidi a lu Patri Onniputenti.
Ti ringraziu puru pi lu caluri di lu suli,
 pi lu suspiru allegru di lu mari
azzurru e trasparenti
e pi lu profumu di li ciuri
supra all'altari.
E pi finiri,
cu la coppula 'mmanu,
comu all'antica,
Giuiusa bedda
'ssabbinidica !
NATALI  A  GIUIUSA
 
Ogni annu, pi li festi di Natali
pensu a Giuiusa, lu me paiseddu,
e mi ricordu di quann'era picciriddu.
Chiudu l'occhi
e sentu ancora l'aduri di lu manciari
misu supra la tavula cunzata
cu 'na tuvagghia bianca
cu la frinza arraccamata.
Sentu l'aduri di li pisci fritti,
di li crispeddi di patati,
 e 'ntra la bucca
sentu lu sapuri di li castagni,
ficu sicchi
e cucciddati.
Sentu puru la vuci di me matri,
duci comu lu meli
e china d'amuri
chi canta canzuneddi
a lu Signuri.
'Ntra lu presepiu tuttu addumatu
vidu a Gesu`bambinu,
chi dormi 'ntra l'animali e l'anciuleddi,
mentri fora
li pasturi sonanu li ciarameddi.
 
E` SOLO UNA PRESENZA FUGACE
 
In un giardino,
avvolto nell'afa d'un pomeriggio di luglio,
un bocciolo di rosa,
emerge timido
 sulla soglia del creato.
Stretto nel suo verde amplesso
sembra ansimare
sotto i raggi ardenti del sole.
Poi, nella frescura mattutina,
i suoi petali vermigli,
esili e fragranti,
si liberano dall'amplesso,
e fra le gocce di rugiada,
si distendono tutti attorno
ed annunziano al mondo:
" Qui` nasce una rosa!"
In un giardino,
avvolto nell'afa d'un pomeriggio di luglio,
i petali d'una rosa,
mesti ed appassiti,
penzolano dallo stelo
e cadono sulla terra,
nel silenzio e nell'oblio.
Rimane solo il ricordo della sua fragranza,
e della sua presenza
fugace
sull'eterna scena dell'universo.
 

 

pinocione@earthlink.net

Altri siti dell'autore

http://www.theapexherald.com/news/2004011600326.html

http://www.apexnc.com/news/newsarchives011504.htm