Le
"caricature gioiosane" di
Natale Argentina
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DON NINU U LUPU
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tratto da - "A'NGIURIA" Repertorio dei soprannomi di Gioiosa Marea - di Natale Argentina e Riccardo Ferlazzo Ciano - ediz.Pungitopo 1996
Esisteva
a Gioiosa un personaggio che aveva una
dote particolare: la capacità innata di coniare stupendi soprannomi. Accanito
fumatore, segaligno, il viso segnato da profonde rughe (è questo il nostro
ultimo ricordo), stava tutti i pomeriggi, tempo permettendo, seduto comodamente
all’angolo del marciapiedi vicino al bar Merendino.
Per intenderci al Canapé o, per
dirla alla gioiosana, o Carapé,
luogo questo rinomato in tutta la costa nord della provincia dì Messina per
i paesaggio e i tramonti che si potevano e si possono ammirare affacciandosi.
Il luogo fu originariamente chiamato canapé con un chiaro riferimento al divano imbottito e forniro di spalliera e braccioli sul quale potevano sedersi comodamente due persone e che solitamente arredava i grandi salotti.
U
Conapé stava appunto a significare il salotto buono di Gioiosa, l’angolo più bello del paese, quello più
prestigioso. Era il luogo dove immancabilmente tutti si recavano a passeggiare -
cosa che avviene anche oggi - quindi una postazione ideale dove Don
Nino u
lupu.poteva avere sotto controllo, momento per momento,
stagione per stagione, tutta la cittadinanza. Essendo avanti con gli anni non
era in grado di riconoscere gli appartenenti alle nuove generazioni e allora
chiedeva agli amici che gli stavano intorno: - A'ccu
apparteni?
-E ricevuta l'informazione aggiungeva prontamente
Ah.. u
figghju dì. - - (e citava il
soprannome del padre), quindi soffermandosi
a guardare con dovuta attenzione aggiungeva:
‘E precisu!
Non c’è dubbiu.
So figghju
è! -
Facendo ovviamente riferimento at soprannome che, molto probabilmente, lui
stesso aveva affibbiato al padre.
Per cui, quell’ignaro ragazzo che era stato oggetto della sua attenzione, da quel; momento in poi, si sarebbe ritrovato ad essere per sempre: "U figghju dì....."
Ma se con i figli poteva anche essere tenero (a volte), non andando oltre il patronimico con i genitori oggetto dei suoi strali invece, aveva rappresentato una vera e propri iattura perché don Nino u Lupo non si limitava a creare banali e scontati soprannomi con facili riferimenti a marcati difetti fisici, ma sapeva scrutare più a fondo, riuscendo ad andare oltre la prima immagine e impressione.
Aveva la capacità dell'artista,del pittore che sa cogliere l’interiorità del personaggio e che ci riesce con quel particolare tratto della sua pennellata. Era soprattutto un fustigatore a volte impietoso ma forse per questo corrosivo, vero, caustico; oseremmo definire velenoso a volte. Temuto da tutti per questa sua capacità era, gioco forza, accettato anche perché ognuno andava ripetendosi tra sé: “Oggi è toccato a me, domani però toccherà ad un altro .... nessuno si salva di ‘dda lingua maliditta!’
Era
il cesellatore per eccellenza da
‘ngiuria, l'Archiloco della quotidianità gìoiosana. Popolare, sociale,
ironico, poeta, don Ninu u Lupu coniava soprannomi epici, mitici.
Zero Capitale e Ariddu ‘i Frasca. quest’ultimo inserito a pieno
titolo dal Centro Studi Filologici e Linguistici di Palermo, tra i soprannomi
caratteristici di Gioiosa Marea, sono suoi. Li creava traendoli fuori da un
cilindro che altro non era che un pozzo di San. Patrizio di sottile, attenta
osservazione dei pregi e dei difetti dei gioiosani.
Compreso
quello di avere anche avuto Don Nino o Lupu.
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