Giuseppe Romano

Giuseppe Romano č nato a Bronte il 06 Agosto del 1976 ed ivi residente.

Si sente molto Gioiosano perchč ha una casa a San Giorgio di Gioiosa Marea.

Diplomato in ragioneria all'itc Radice di Bronte
lavora come impiegato amministrativo in un'impresa edile.

Non si definisce un poeta ma un " osservatore che descrive  ".

Dice di essere uno strano miscuglio di Pascoli, Montale e Gozzano,
e non ama le rime classiche, ma il ritmo dei versi.

Ama scrivere di oggetti e non di sentimenti:  č un neocrepuscolare.

Ha vinto molti concorsi ma non ha mai pubblicato poesie per non spendere 
......... denaro inutilmente  !

giusepperomano35@virgilio.it

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Questa č una selezione delle poesie pių significative dell'autore.

COMPASSIONE PER UN CHIODO 

(1995)

Ne vidi pių sparsi

sull'arida terra

che fieri e possenti

su quadri piantati,

bloccati in prigioni

dal morso di tavole

o in strada morenti

feriti di ruggine.

 

Dai resti d'un muro,

condanna del fato,

chiedevi notizie

d'amici dispersi.

 

Ne incontro spezzati

da obliquo martello

o morti inclinati

da colpi violenti,

dal muro pių bello

caduti di schianto,

col muro in rovina

crollavi umiliato.

SEGRETE RELAZIONI

(1991)

 

 

Abbiamo costretto

le nostre passioni

in fondo all'abisso.

 

Distrutto di forza

con troppa impotenza

gli eterni sigilli.

 

Abbiamo slegato

spargendole al vento

le nostre fragranze

e la sola ragione

per cui ci parliamo

e' che i nostri discorsi

non vanno all'orecchio

ma incontrano zitti

segreti pensieri.

 

 

 

SE MI STROPICCIO GLI OCCHI

(1994)

Floridi incostanti

deserti celebrali,

divani vellutati

di elettrici messaggi.

(Chiusi sicuro di viaggi).

Alterno comandi

momenti alati,

neuroni spaziali

in molli caverne.

(Occhi a vedute moderne).

Costanti floride

di scatto immobili,

ricordi nitidi

e mille foreste.

(Scossi miliardi di teste).

Rischiate le vite

d'errori impudichi,

sbagli frequenti

genero in lieviti.

(Creando geometriche in fremiti).

Neanche sensazioni

chiuse da recinti,

figure mitiche,

sinistre a volte.

 

(Figure frattaliche svolte da note cromatiche avvinte).

IL SEMINATORE NERO (LA MORTE)

(2002)

 Trasportano tempeste

il nero sabbiato

di finissima grana;

deposte le tue ombre

su corpose masse

come su carri a morte.

 

Copri ove capita quel che e' stato,

ingravidi il caso

e con grave pesantezza

sopprimi la coerenza

e dimenticanza accogli.

 

Calpesti trame

(fallaci destini)

ed alta in volo dividi

la furia spettacolare

e la paurosa lentezza,

seminatore senza semi,

con cieca ragione

raccogli la tua messe,

mentre l'urlo

che rispettoso ascolti

e' il tuo che non uscendo

implode primordiale

nel divino della tua imponenza.

 

 

SIGNORA IGNUDA (LA NOTTE)

(2003) 

Il numero delle tue pupille

e' un affare invariabile

dell'albe inusuali

e dei crepuscoli sommessi.

 

L' eleganza foriera

d'incalcolata perdizione

scocca frecce impressionanti.

 

Signora ignuda

in abito impalpabile,

subire l'onor magico

delle tue prestazioni,

esiguo esperimento.

 

C'e' una violenza

e risorta sopisce

le ludiche atmosfere

che trascinandoti rimuovi.

 

giusepperomano35@virgilio.it