"Giuseppe Villanti ha scritto un bel libro di poesie. Le poesie non sono sinceramente il mio forte e l'ho anche confessato durante la presentazione. Ma cio' non vuol dire che io non le legga e che poi non mi diverta leggendole. Anzi nei poeti trovo una tranquillita' descrittiva che mi e' estranea. Non che non riescano ad essere dirompenti in poche righe, com'e' daltronde talora lo stesso Giuseppe, ma sinceramente non e' da me calcolare e pesare le parole o rilegare al titolo stesso un'intera introduzione.

 

Giuseppe e' riuscito ad esprimere 
di tutto in quelle poesie.
 Ovviamente lui avra' scritto per se 
ed io avro' letto per me: 
che e' poi il bello del creato. 

E quindi io ho visto un bordello di cose che lui non credo avesse immaginato scrivendo e lo stesso credo sia accaduto a tutti quelli che quelle poesie hanno letto e leggeranno. Lo stesso credo accada tutte le volte che si leggono le poesie di altri.

 

 

Nella sua "Tavolozza" (Armando Siciliano Editore, Messina, 2003) ho visto mischiati i colori delle sue tele alle sensazioni piu' viscerali che l'animo irruento ed impetuoso del giojosano verace riesce a trasmettere sulla carta. E questo e' un assunto storico: a partire dal mitologico Carme Agreste del Gaetani del 1928, alle malinconiche poesie descrittive di Lilla Natoli Pisani, alle mirabili costellazioni in vernacolo che Rosalia Perlungo ci ha recentemente regalato ricamandole sui trascorsi della nostra Guardia.

Ovviamente, non vi diro' del libro altrimenti non lo comprerete.
 Ma vi diro' di qualcosa che mi ha colpito, che ovviamente non c'entrava un c**zo con quello che lui voleva dire (come appunto volevo dimostrare). Ma auguro a tutti quelli che leggeranno quelle poesie di leggere cose proprie e vedere i propri oggetti ed i propri luoghi coi suoi colori.

  

Innanzi tutto ho visto ed ho ricordato di una discoteca che era all'avanguardia quando andavo all'universita' a Messina, di quando il sabato si doveva andare a ballare fuori citta' perche' la mafia messinese aveva letteralmente bombardato tutte le discoteche cittadine (come credo perseveri ancora...). Una poesia di Giuseppe mi ha ricordato quella discoteca, sotto il Pilone in terra calabra, solo che poi laconicamenente Giuseppe mi ha confessato che trattavasi del Pilone di questa parte del Faro. Intanto la mia mente era andata a ben altro...

Secondo, ho visto scannerizzata tra quelle poesie una marea di ragazzi gioiosani che si rincorrevano per la spiaggia di Gioiosa di notte, tra falo', angurie e sangria. Un tipico falo' estivo di 50 pagine, uno dei tanti di pieno agosto quando parti da Zappardino a piedi via mare e giungi sotto lo Skino ubriaco di fumi ed alcol, senza aver fumato o bevuto. Non so se era questo a cui Giuseppe faceva riferimento, ma questo e' quello che io ho letto, ed in ogni caso, pur smentito, questo vi leggero' sempre..."

  
Le foto riguardano la conferenza di presentazione del libro tenuta presso il Circolo Roma di Gioiosa Marea

 

Per gentile concessione dell'autore pubblichiamo 2 poesie tratte dal libro
LA TAVOLOZZA
di Giuseppe Villanti
 edizioni Armando Siciliano Editore 2003

IL CARCERATO

I tuoi occhi blu
sono come quelli del mare,
ma al centro,
nel loro cuore
come nel tuo,
il rosso ti anima
e ti infuocherà
per quella libertà
che non potrai avere,
costretto come sei
dietro quelle marroni sbarre.
Tu mi assomigli molto,
il tuo viso è stravolto
perchè riflette il tuo animo,
ma
con grande freddezza esteriore
e interno logorio
affronti con me
il tuo carcere.
T dietro le sbarre,
io dietro questa facciata.

 


STELLE

Il silenzio
 della loro luce
può essere spiegato
solo
 con il silenzio
 delle parole.
Con enorme grandezza
 risplendono in cielo,
come nuvole all'alba,
 come occhi
di giovane vagabondo
 riscaldati
dalla prima luce del sole.
Perchè ci rendono
 cosi poeti,
forse è il mistero che le avvolge,
 che mai lo scienziato
 potrà spiegare,
ma solo la loro bellezza diminuire.
Ridi ancora quando le vedi,
 cosi solo capirai
che sei ancora vivo.