Emanuela Incognito
| La gioiosana Emanuela Incognito scrive poesie perché
poetando si sente libera, perché componendo riesce a trasmettere molto più di
quanto non riesca a fare parlando.
A stuzzicarla basta un odore, un colore: lo stupore di un momento. Non è costante, anzi alterna periodi di intensa attività a lunghissimi periodi di distacco, di forzata pigrizia. Emanuela è d’altronde così: ed il suo umore si specchia nelle sue composizioni: poesia ‘altalenante’, per come lei stessa la definisce, financo lunatica. |
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La sua prima raccolta (I sospiri dell' anima, MAGI, Patti, 2000), era da intendersi come un tentativo di interpretarsi, fino a scindersi, toccandosi con mani d’altri, osservandosi estranea, nella vita di tutti i giorni e nelle storie degli altri. Vivere era, quindi, poesia: dalla sofferenza alla gioia; la vita si considerava grazie ai suoi scritti: che di rime e note si nutriva, in un dualismo che la liberava fino a farla filtrare con occhi diversi. Era vita volutamente diversa, fuori contesto, sdoppiata e vista con altri occhi: quindi sfruttando ogni libertà che la scrittura concedeva. Da qui nasceva la forza della sua poesia, attraente per capacità innata, laddove riusciva ad entrare in sintonia col lettore, sfruttandone proprio il suo maggior pregio, ovvero la ferma consapevolezza di non temere alcun giudizio.

Seguono alcune poesie di quella prima raccolta (per gentile concessione dell’autrice).
| CIVIL WAR ( Guerra civile ), 2000 Gocciola sul pavimento verde come le praterie; fischia forte come il vento delle ferrovie; accarezza le pelli bianche e rosee dei bimbi, lo sguardo che attraversa il loro dolore ed il loro tormento. Chi volle un tale massacro è seduto ora su ampi divani che un giorno diverranno la sua tomba; non vi saranno né musica né fiaccole ad accompagnarlo. Rivedrà con i suoi occhi quelle praterie, quelle ferrovie che han spazzato via ogni felicità; verrà poi sommerso da una valanga di lacrime per morire annegato proprio dal gioco che aveva iniziato |
NOTTE DI LUNA, 2000 Questa sera la luna sogna con più pigrizia come una bellissima donna che accarezza il proprio seno con aria distratta, adagiata su soffici cuscini, lentamente, prima di addormentarsi : come gli angeli dalle ali dipinte che scivolano verso il cielo senza fare rumore, sogna insieme alle ombre della notte, baci freddi e carezze vuote. Questa sera la luna non sognerà più, troverà il mio posto asciutto, il mio sguardo spento e il mio cuore vacillante. |
BARRAGE ( Barriera ), 2000
Riuscirai mai a rompere
quella barriera che separa il suono dal silenzio ?
Sfido te a scommettere
tempo
sfido te a scommettere
foga
sfido te e la tua ostinazione.
E quando Emanuela scrive si commuove sempre, quando legge o ascolta una poesia che reputa bella riesce a continuare indisturbata a piangere di gioia, specie se la composizione è percepita come autentica, come vera, a prescindere dai canoni: è quindi costantemente solleticata da piume invisibili, piume che prima sfiorano cuore e corpo e che, infine, rapiscono. Ed è lì, nel folgorio d’una fugace lettura o di un suono, che giace il frutto del suo nuovo creare. Ma Emanuela poetessa necessita di lunga gestazione, di lunghe metabolizzazioni, di sentieri contorti: necessita la via più lunga: quella via che sovente allontana.

Ed è proprio da una lunga fuga, segnatamente da una pausa di vita, che nasce questa nuova raccolta, e di cui anticipiamo alcune poesie, che Emanuela ha voluto condividere. La mostrano più matura: un intreccio che ora sommerge quanto già scritto di nuovi interessi (come la lettura di poeti francesi, in un crescente decadentismo che si incunea anche nelle righe più felici) e dalle novità che la vita le ha riservato: a cominciare dai due splendidi figli. Ed emergono, soprattutto, assai più articolati, il senso dello stupore e la sua costante ricerca.

Le poesie che seguono sono quindi da intendersi come anticipo, in attesa di leggere la nuova raccolta.
Vinciguerra
d'Aragona
Capitano d’Arme
| IL RESTO è POLVERE, 2008 Al di là del nostro pensiero più puro il resto è polvere ; dunque mi chiedo non è meglio stare qui con te all'inferno piuttosto che vivere da sola in paradiso ? |
LASCIA..., 2008 Lascia il tuo cuore inebriarsi d'amore lascia che a parlare solo per una volta sia la ragione lascia la tua anima volteggiare con stupore lascia che la libertà possa spaziare nei frammenti infiniti del tuo ardore se della vita ti restasse tutto questo, potrai urlare al mondo d'aver trovato la felicità in un secondo |
FEBBRAIO, 2008
Baciami febbraio
e sdraiati dentro di me,
porta via gli ombrelloni,
la sabbia e i giochi ;
diamoci un appuntamento,
un momento eterno con musica e colori d'inverno ;
baciami come quel pomeriggio
quando anche mamma lo fece per la prima volta ,
baciami come nessuno ha fatto mai.
| IL CIELO, 2008 Il cielo non muore mai, sta sempre sopra di noi e sorride ai nostri guai e tu che ancor non sai guardandolo penserai che il cielo non muore mai ; che fatica star sempre giù e non poterlo afferrare, con occhio adulatore e sognante prova a farlo precipitare ; che possa con un sol gesto entrare in noi, renderci infiniti col senno di poi ; ma il cielo non muore mai, rassegnati e vedrai, di te è fratello, ti copre come un mantello... Quando capirai che il blu non muore mai, il tuo " io " stupirai. |
LES TACHES D'ENCRE ( MACCHIE D'INCHIOSTRO), 2008 Gli uccelli non sfiorano mai il fango, volano alti nel cielo, prendono quel che gli serve e poi vanno avanti, toccano le corde dell'animo, leggendo la melodia più bella. Il loro è un canto sublime, riempie lo spazio di mille colori, si arrestano ad intervalli tanto intensi quanto il " nero " di una macchia d'inchiostro su un foglio completamente bianco. |
